Filosofia, Letteratura, Poesia, Storia, Arte, Capitalismo, Politica, Sesso... [Blog delle ossessioni, non delle idee. Le idee non mi piacciono perché con le idee non è mai sprofondato nessuno]
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mercoledì 4 giugno 2014
Anche il manifesto con la porcata del 1977
Ci risiamo. A neanche due mesi dalla figura di merda del Corriere della sera, stavolta tocca a il manifesto quotidiano comunista (e Marx ogni giorno si rivolta nella tomba). Per farvi un’idea veloce leggete questo post di dagospia.
Ovviamente se il Corriere della sera è ignorante con questa storia della disoccupazione più alta dal 1977 il manifesto, venendo dopo, non solo è ignorante ma è pure ritardato.
Uso “ignorante” giusto per dire, ma io non credo che questo fatto della disoccupazione del 1977, di questo titolone fasullo sia ignoranza. Il termine giusto è collaborazionismo.
C’è una strategia ben precisa che porta a scrivere questo DATO FALSO, e chi collabora a questa strategia non è né più né meno che un collaborazionista. Uno sporco collaborazionista.
Vi linko l’articolo di Alberto Bagnai che spero vorrete leggere sia per capire come stanno veramente le cose con la disoccupazione, sia per farvi due risate alla faccia di questi sedicenti giornali (in realtà eredi del MinCulPop) e di questi sedicenti giornalisti (servi del padrone).
E ora, servi ottusi, ripetete col prof. Bagnai:
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
martedì 15 aprile 2014
Le conseguenze social del NO euro
Il titolo del post è un piccolo omaggio a John Maynard Keynes che nel 1919 scrisse Le conseguenze economiche della pace (ve lo consiglio perché è davvero da leggere).
Succede che da un po’ di tempo sto seguendo l’economista Alberto Bagnai, autore di quel capolavoro che è Il tramonto dell’euro (questo non ve lo consiglio, ma vi ordino di leggerlo).
Bagnai lo seguo anche sul suo bellissimo blog e su twitter. È professore universitario, da quello che scrive si evince che è serio, onesto, coerente, che non ha paura di dire quello che pensa né di combattere battaglie solitarie. Ha pure dimostrato, empiricamente, di saper leggere benissimo le dinamiche economico-politiche di questo Paese.
È sanguigno, simpatico, ironico, corrosivo, suona il clavicembalo e sabato scorso ha organizzato con a/simmetrie un convegno fantastico a Roma Un'Europa senza euro – cercate i video su youtube.
E allora qual è il problema? Il problema è che io seguo Bagnai sia per capire qualcosa di economia, sia perché per me è una fantastica avventura intellettuale e purtroppo, seguendo Bagnai, mi sono ritrovato dietro e sul groppone tutto un variopinto gruppo di leghisti e gente di destra varia.
Addirittura, per seguire Bagnai, sono incappato in un fan di Fabrizio Bracconeri, anche detto il Che Guevara dei Pariolini è pertanto mi trovo invaso dai pensieri dell’ex Bruno Sacchi:
NOI DIAMO TANTO A L'EUROPA VOGLIAMO DI PIÙ X LE FAMIGLIEEEEE E DISABILIIIIIE dici vabbè, che sarà mai…è ruspante, spontaneo e simpatico il buon Fabrizio candidato alle europee con Fratelli d’Italia.
SONO CONTRO FISCAL COMPAT ED ERF E CONTRO TUTTI QUELLI CHE LO HANNO VOTATO ...LI RIVOLETE IN EUROPA? IO NON CI STO IO STO CON IL POPOLO
Ho cambiato idea mille volte...solo la squadra non si cambia...credo nelle persone fino alla delusione SPERANDO DI NON DELUDERE MAI
Infatti il problema non è tanto lui, ma la gente.
Seguendo Bagnai e le argomentazioni contro l’euro mi devo sorbire i post dei leghisti e dei fascisti.
I soliti post contro gli immigrati, i post pseudo patriottici, centinaia di bandiere italiane, i nostri eroi/ragazzi/leoni dei marò in India e tante altre belle cosette.
Però, ripensandoci, c’è anche un lato buono in questa vicenda.
Seguendo Bagnai mi son tenuto lontano dalle stronzate dei piddini, dai luogocomunismi dei piddioti. Che fuori dall’euro c’è la guerra, l'invasione delle cavallette, la rata der mutuo, la spesa con la carriola ecc.
Proprio stamattina un piddino molto illuminato cianciava che una svalutazione del 30% è seguita da un’inflazione del 30%, che la benzina arriverà a livelli stratosferici...poi ha sparato altre cazzate al che io gli ho consigliato la lettura del libro di Bagnai per cominciare a parlare con un minimo di cognizione di causa.
La risposta è leggendaria (a proposito della benzina, argomento che sta molto a cuore alla gente):
“Io negli anni ’70 facevo benzina alla pompa, non ho bisogno di leggere alcun libro”.Sì, una risposta da morte civile. Tanto è vero che ho lasciato perdere e non gli ho linkato né un’intervista di Bagnai a proposito né uno dei tanti post che il prof ha dedicato all’argomento.
In definitiva, bisogna ignorare tutti per non rovinarsi la vita e farsi il fegato fradicio.
Ignorare i leghisti, i fascisti e i piddioti.
venerdì 5 aprile 2013
Un simpatico aneddoto economico

Sto leggendo l'interessantissimo libro di Alberto Bagnai, Il tramonto dell'euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa, e nell'attesa di parlarne diffusamente in questo blog ho deciso di postare questo simpatico aneddoto.
Ho messo in grassetto la parte più interessante.
Fra gli economisti romani circola un divertente aneddoto, che credo veritiero, per la serietà di chi me l’ha riportato, e per il suo contenuto. Pare che nell’estate del 2011 una delegazione di economisti “critici”, “eterodossi”, insomma, “de sinistra” (per dirla alla romana) abbia cercato un abboccamento con un esponente molto in vista della sinistra di centro (di quelli che in Abruzzo chiamano i “ravanelli”, rossi fuori e bianchi dentro). Lo scopo era nobile e assolutamente tempestivo: spiegare al politico la relazione fra ingresso nell’euro e crisi, argomento che, pur essendo ancora tabù nel dibattito politico (le esternazioni di Berlusconi sarebbero seguite poco dopo), ormai non poteva più essere ignorato, visto che certe verità cominciavano comunque a trapelare, soprattutto a opera di autorevoli commentatori esteri (Krugman, Roubini, Wolf).
I colleghi vanno, parlano, spiegano come sanno e come possono, e si arriva al dunque, che poi è: “Caro esponente politico in vista, che dici, te la senti di dire certe verità ai tuoi elettori, di traghettare l’Italia fuori da questa trappola?” La risposta spiazzò i miei colleghi: “Cari professori, quello che dite mi sembra sensato, l’euro ci ha portato alla crisi, e non è certo di sinistra un sistema monetario nel quale ogni shock avverso si scarica sui lavoratori, imponendo tagli dei salari. Ma purtroppo io queste cose ai miei elettori non posso dirle, perché io sono un politico, io devo vendere un sogno”.
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