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mercoledì 29 agosto 2012

Dai, ti confesso alcune cose


Oggi avevo deciso di non frustare a sangue le mie piccole donne e di lasciare Meg, Jo, Beth ed Amy March scorazzare liberamente nel giardino tra alberi, ghirlande di fiori e ditalini dietro la siepe.
Volevo insomma cogliere un momento in queste sporche 24 ore per farti una confessione, dirti qualcosa che non ti ho mai detto. Ringraziarti.
Perché non te l’ho detto a voce? Perché è mancato sia il tempo che l’occasione e anche se ci fosse stato il tempo ed avessi avuto l’occasione non te l’avrei detto lo stesso. Perché? Perché è un discorso che mi riesce difficile e volendoti dire grazie magari mi usciva brutta troia. In realtà non te l’ho detto a voce perché forse non ti avrebbe interessato quel che avevo da dirti o, peggio ancora, ti saresti inorgoglita. Non sia mai.
Volevo dirti grazie per alcune cose che mi hai insegnato.
Innanzitutto mi hai insegnato che una cosa bella della vita è perdere la testa per qualcuno. Senza essere troppo timidi, orsi, stupidi, calcolatori o paurosi. Senza fare troppi calcoli, perdi la testa per una donna! È sempre bello. Come va, va. Quanto dura, dura. Fosse pure perdere la testa per una storia che duri una settimana. Buttatevi. Non farlo sarebbe sciocco e alzerebbe l’asticella del rimpianto al massimo.
Poi mi hai insegnato a essere più attento alle variazioni di umore, anche le più piccole. I segnali, le micro mutazioni facciali. Le piccole increspature, insomma. Stare attento, guardare col cervello non semplicemente un vedere oculare distratto.
Mi hai insegnato anche la misura del gesto. Non bisogna essere precipitosi, farsi prendere dall’ansia. È un esercizio difficile, ma bisogna evitare l’orribile goffaggine.
Capitolo corpo femminile. Qui è dove mi hai ammaestrato di più. Non si finisce mai di imparare sul corpo femminile, come prendersene cura, come accarezzarlo, come “curarlo”. Con te mi sembra di aver fatto dei passi in avanti importanti, un’esperienza che mi servirà di sicuro in futuro. Anche qui bisogna essere più calmi, assaporare ogni momento, assecondare i movimenti, capire le reazioni, ecc. è difficile, ma estremamente gratificante.
Mi hai insegnato ad essere un po’ più esigente. Nei rapporti con le donne bisogna mettere qualche paletto. Non puoi essere troppo free e liberale. È inutile. Se accetti tutto, se non discrimini almeno un minimo ti ritroverai a braccetto con una inadeguata, con uno sbaglio col rimmel. Qualche pretesa la devi avere, a meno che tu non ti ritenga un disperato. Io un disperato non sono e quindi ho deciso di essere molto più selettivo. E questa è una lezione che ho appreso da te.
Infine mi hai insegnato che i rapporti a due devono essere presi con molta più leggerezza di quello che pensavo. Non bisogna essere pesanti, “stringere” troppo. Prenderla molto dal punto di vista ludico. Ho detto molto e non tutto, attenzione.
Siate light, fischiate un motivetto simpatico, saltate sotto la pioggia e trallallallà.

giovedì 8 marzo 2012

La festa della donna è peggio di Halloween

(l'unica donna a cui mi piacerebbe fare gli auguri per l'otto marzo)

Eh, ma hai fatto gli auguri a tua madre e tua sorella?
No, perché? Che auguri?
Ma come, oggi è l’otto marzo! È la festa delle donne!
Sì, vabbè, ciao. Ma figurati se faccio gli auguri a mia madre e mia sorella per la festa delle donne.
Almeno alle amiche, li hai fatti questi benedetti auguri?
No; primo perché non me ne strafrega una ceppa di questa festa, secondo perché quando fai gli auguri per la festa della donna ti becchi 4 tipi di risposta: a) un “grazie” stupido, accondiscendente, che non mi va di ricevere; b) un pistolotto femminista sull’inutilità della festa che non ho NESSUNA voglia di ascoltare; c) il commentino ironico “grazie, ma non è il mio compleanno”, con tanto di occhiolino e d) l’immancabile “a noi donne, dovreste festeggiarci tutti i giorni”.
E poi io non seguo le feste idiote di questo calendario squallido fatto per il popolino e i proprietari di pasticcerie, discopub e fiorai.
L’otto marzo escono fuori da chissà dove un sacco di “mostri ideologici” che hanno da dire la loro su questa festa. Sono divertenti, lo spettacolo è assicurato. Ho deciso di regalarvene una carrellata.
La prima perla viene da un tizio che ha così commentato l’otto marzo: “È una festa bolscevica a cui con piacere non partecipo”. Gli ho fatto notare che la Festa della donna è nata negli Usa all’inizio del Novecento e non è che gli Usa siano propriamente un Paese bolscevico. Al che lui ha replicato: “Il germe, la metastasi, la necrosi del bolscevismo purtroppo si diffonde dappertutto...anche negli USA, che appunto hanno pensato di darci un taglio, mentre da noi prolifera...” Insomma s’è fissato che questo Otto marzo sia una festa bolscevica e a nulla è servito fargli notare che in Italia fu adottata nel 1922 da un certo Mussolini, non proprio un comunista insomma.
C’è la donna che ha la frase evergreen per questa ricorrenza: “Niente mimose, niente auguri, un po' di rispetto per tutte le donne anche negli altri giorni dell'anno sarebbe il regalo più gradito”.
C’è il commento, altrettanto classico, che io definisco “terzomondista”: “Invece di festeggiare questa scemenza, ricordiamo piuttosto le donne che oggi, nei paesi mediorientali, sono umiliate, vessate, non considerate esseri umani e non sono riconosciuti loro i diritti elementari...”
C’è l’uomo “romantico” che l’otto marzo dedica una poesia a tutte le donne, tipo questa che posto casomai qualcuno volesse rivendersela:
Soavi creature che ogni giorno sognano,
principi azzurri o ranocchi che le amino,
su pensieri leggeri come il vento camminano
e senza che le sfiori neanche un tormento sembra che volino.

Già, i tormenti che in passato spesso
le han fatte nascondere dietro un sorriso oppresso
o anche soltanto dentro al cuscino di un letto
che raccoglieva dolci lacrime
e oscurava quel disegno così perfetto.

Chissà quante gocce di tenero pianto sono state versate
per permettere oggi a noi tutti di vederle fragorosamente fiorite,
in ogni angolo di questo pianeta
dove la femminilità rimane bellezza suprema.

Quello che scrivo non ha una rima perfetta
e spero che nessuno leggendola ci rifletta,
ma infondo credo che senza donne ogni giorno,
l'uomo non saprebbe di cosa esser contorno,
se non di una vita spenta e pianeggiante
che non avrebbe senso senza una figlia d'Eva come regnante.
C’è l’uomo spiritoso che fa battutine tipo: ”Ah, oggi è la Festa delle donne? Vuol dire che la daranno gratis e senza ricatti?”
Stamattina ho letto un commento che non ho capito: “Auguri a tutte le donne over 40”. Mi sono incuriosito e ho chiesto “Perché fai gli auguri solo alle donne sopra i quarant’anni?” Risposta: “Perché per me questa è una festa che riguarda solo quelle nate negli anni ‘60 o prima, vedere giovincelle offendersi perché non le porti i fiori per l'otto marzo mi dà il voltastomaco, massimo rispetto per le altre invece, che non hanno avuto vita facile”. Boh???
Ci sono poi quelle che stigmatizzano il comportamento delle loro “colleghe” durante la festa delle mimose: “La festa in sé non è inutile se serve a ricordare che durante l'anno la donna va rispettata... il problema è che la donna stessa l'ha resa inutile usandola come pretesto per trasformarsi, lecitamente se vogliamo dire così, in una sanguisuga assetata di maschio. Le donne di una certa età vestite che manco le figlie vanno in giro così a fare le maiale attaccate al perizoma dello spogliarellista... il giorno dopo ricominciano a tirare la pasta con rosario al collo. Non è moralismo ma realtà”.
Concludo con un commento non so quanto pertinente con l’otto marzo, ma che mi ha fatto troppo ghignare: “Voi donne vi fate i piercing ai capezzoli, vi tatuate, vi togliete le ciglia con le pinzette, vi fate la ceretta alle parti intime, vi fate la plastica, vi fate le iniezioni di botuline e vi fate mettere il silicone nelle tette. Ma quando si tratta di prendere un pisello nel culo all'improvviso fa troppo male!"

venerdì 24 febbraio 2012

Donne visibili che sarebbe meglio fossero invisibili


Abbiamo molto lottato per i pari diritti delle donne, sia in campo sociale che in quello politico.
Le quote rosa, le battaglie perché le donne potessero ambire a posti importanti e di comando come gli uomini, ecc. ecc. ecc.
Tutto giusto, direi sacrosanto.
Però il problema vero, ora, è un altro. Io lo chiamo il problema del neutro.
Noi italiani, linguisticamente, siamo più poveri dei Latini o dei Tedeschi perché abbiamo solo due generi: il maschile e il femminile, ma non conosciamo il terzo genere che è quello del neutro.
Il potere, il comando, i posti di responsabilità, non sono né maschili né femminili, ma neutri.
Il Potere è un entità neutra che se ne frega se tu sia maschio o femmina, vuole solo essere servito e riverito, dando in cambio soldi e potere.
Anche la Politica è un’entità neutra che se ne fotte della distinzione maschile/femminile. È un ingranaggio che stritola le migliori intenzioni, che è capace di far emergere la feccia del Paese e che serve solamente a far intascare soldi ai suoi “schiavi” e a servire un’altra entità neutra: l’Economia.
Basta guardare l’attualità e ci rendiamo contro che o maschio o femmina non cambia un cazzo. La salvezza, e uso con dolore questa parola, non verrà dalle donne ma da eroi che sapranno essere più forti delle malefiche Istituzioni che vanno a servire.
È stata una vittoria per l’Italia avere un ministro dell’Istruzione donna come la Gelmini? Io non credo proprio. Anzi, ha sparato spesso cazzate colossali facendo più danni che altro (ve la ricordate la storia del tunnel del Gran Sasso?, giusto per fare un esempio).
Per quanto riguarda la politica che benefici abbiamo avuto da donne quali Alessandra Mussolini, Daniela Santanchè, Gabriella Carlucci, Paola Binetti, Nicole Minetti e Mara Carfagna? Leggendo questi nomi mi viene voglia di abolire le quota rosa, davvero.
A RaiDue ci hanno piazzato Lorenza Lei e allora? È pur sempre una serva della politica, della tv pubblica lottizzata.
Hanno fatto presidente di Confindustria una donna, Emma Marcegaglia. E quindi? L’industria e l’imprenditoria italiana sono in mani migliori?
Monti ha nominato tre ministri donne - bene, bravo. La Fornero si fa la chiagnuta in diretta però poi il popolo con le pensioni se la piglia in culo lo stesso. Paola Severino alla Giustizia e Anna Maria Cancellieri aspetto un altro po’ per giudicarle, ma intanto alcune dichiarazioni della Severino non mi sono piaciute per niente.
Susanna Camusso è diventata segretaria della CGIL, ma mi sembra che non sia in grado di contrastare il potere del Governo e della Confindustria e quindi di tutelare i lavoratori. In più aspetto che faccia chiarezza sui soldi pubblici e gli imbrogli vari dei CAAF.
Per quanto riguarda la televisione, Emma Marrone ha vinto il Festival di Sanremo, ma uomo o donna Sanremo mi fa sempre cacare.
L’altra sera da Bruno Vespa era pieno di ospiti donna. Alba Parietti che non ho capito che cazzo ci fa sempre in tv. Ma che ha da dire alla gente sta femmina? Una volta finito di girare i filmetti softcore gente simile dovrebbe sparire tra gli anonimi. C’era pure Anna Kanakis che ora veniva presentata come scrittrice. Ma sticazzi! Lo vorrei proprio conoscere uno che esce di casa per andarsi a comprare il libro della Kanakis.
Le uniche che salvo in questa attualità deludente sono Belèn Rodriguez e Sara Tommasi.
Almeno loro, con lo sventolare la farfallina, mostrare il culo e spaparanzare le tette, una importante e insostituibile funzione sociale la svolgono.

lunedì 6 febbraio 2012

La donna telecomandata


Me ne stavo seduto sul muretto della litoranea fumando una Camel e a guardare il mare, quando s’avvicina un vecchio che mi chiede se posso offrirgliene una. Io tiro fuori il pacchetto dalla tasca del giubbino, lo apro e glielo porgo. Lui prende una meravigliosa e mi fa capire che vuole pure accendere.
Non gli domando “per caso vuole anche un polmone?” perché questa stronzata si dice agli amici e non agli sconosciuti, per giunta vecchi.
Dopo aver fatto accendere il matusa torno a guardare il mare e faccio una profonda tirata di sigaretta. Mentre caccio via il fumo con voluttà, guardo di sottecchi alla mia sinistra e vedo che lo scroccone è ancora lì.
Spero che se ne vada e che soprattutto non cominci a parlare magari narrando qualcosa di cui a me non frega un cazzo, tipo un commento sul freddo che fa a fine gennaio.
Il vecchietto mi guarda e mi sorride, con la sigaretta in bocca che gli pende da un lato in precario equilibrio. Io non rispondo al sorriso e comincio a pensare che sia meglio cambiare posto.
A un certo punto il vecchietto dice: “Uagliò, voglio farti un regalo”.
“Un regalo? A me?”
“Sì, proprio a te”.
Ecco qua, lo sapevo. Non posso stare cinque minuti per strada che mi s’attacca un vecchio pazzo.
“Lasciate stare”, gli dico.
“No, tu sei stato gentile e tieni una faccia simpatica. Ho un oggetto che non mi serve più e ho deciso di darlo a te”.
Detto questo, tira fuori dal cappotto un telecomando e me lo porge.
Io lo prendo più per curiosità che altro. Guardo i tasti e noto che ci sono stranissime scritte.
C’è un equalizzatore per decidere se aumentare o diminuire le Tette, il tasto Muta, il tasto OFF, poi c’è un'area DAMMI che comprende i tasti: Birra, Sesso, Cibo. C’è il tasto Basta Frignare, il tasto Dormi, due piccoli tasti Dire sì-Dire no, e altri ancora.
Rido guardando e riguardano questo insolito telecomando e per scherzo domando al tipo se funziona davvero.
“Certo!”, risponde lui. “E te ne faccio dono, a me ormai non serve più”.
Sarebbe davvero grandioso possedere ‘sto telecomando, penso tra me. Mai più problemi con le donne, zero discussioni e rotture di palle. Dovrei solo limitarmi ad ordinare, sarei il padrone assoluto, un despota felice e perennemente soddisfatto.
Mi fermo un po’ a riflettere.
Certo, questo telecomando risolverebbe molti problemi, farei sesso quando mi va, eviterei di sentire lamentele e piagnistei, mangerei agli orari più comodi, farei avere una sesta anche alle tavole da surf, però… però in questo modo la donna diventerebbe un manichino, un automa senza personalità.
Che fine farebbe l’amore? Che fine farebbe la personalità della donna, i suoi capricci, la sua fantasia, la sua imprevedibilità i gesti d’affetto spontanei? Perderei tutto ciò che c’è di bello in un rapporto d’amore. Perderei tutte le qualità che ci fanno innamorare delle donne.
No, questo telecomando è un orrore, è una trappola mortale. Questo vecchio è il diavolo!
“Grazie, signore”, gli dico al fine “ma questo telecomando non mi interessa. Lo dia a un altro”.
Ridò il telecomando a quel demonio, lui se lo rimette in tasca, abbozza un inchino e se ne va.
Quando è lontano circa 50 metri da me, lo richiamo a gran voce. Gli corro incontro e gli dico se può lasciarmi almeno i tasti Dammi BIRRA SESSO CIBO.

domenica 22 gennaio 2012

La figura del REFRATTARIO


I refrattari e gli iperborei sono fratelli di sangue dell’Ingestibile.
Degli iperborei e del poeta greco Pindaro parleremo un’altra volta, ora occupiamoci dei refrattari.
Perché lo dichiaro apertamente: Io sono un refrattario.
Cos’è un refrattario? Soltanto le autorità, che appioppano questo che secondo loro è un nomignolo dispregiativo, ne conoscono l’esatta definizione. Io posso solo darne una descrizione approssimativa. Il refrattario è una persona che ha la sfacciataggine di esprimere pubblicamente un’opinione non conforme a quella delle autorità e a quella della maggior parte delle persone che a questa autorità crede ciecamente per motivi di “ingenuità” o di comodo.
Le autorità dichiarano, ad esempio, che la crisi non c’è, che gli aerei, gli alberghi e i ristoranti sono tutti pieni. Il refrattario sogghigna: “Tutte stronzate”. Difficile capire cosa muove più a sdegno le autorità: se il termine stesso di stronzata, o l’ardire di mettere in dubbio l’autoritaria affermazione. Ed esprimendo la volontà del popolo da loro governato, le autorità dichiarano che le parole del refrattario sono perfide calunnie.
Il popolo approva in massa le dichiarazioni degli amati capi e stigmatizza il refrattario, insieme esigendo che si prendano severe misure onde purgare da simile degenerato la nostra pur così sana società. Alcuni esigono che lo si getti fuori. Ma sono una minoranza. La maggioranza esige invece che il refrattario venga messo dentro. Metterlo fuori, equivarrebbe a insignirlo di un’altissima onorificenza. E poi, gettarlo fuori dove? In altri paesi occidentali? In Usa? Oppure in Africa? No, non è assolutamente il caso. Sarebbe un’azione impraticabile. Dentro bisogna metterli. E alla svelta, o ne combineranno di cotte e di crude. I popolani maggiormente devoti alla causa reclamano la messa al muro del refrattario come un esempio edificante per gli altri. Dopotutto, sarebbe più umano. E magari ce lo metterebbero, ma non è il momento. È presto, ancora. Lascia che superiamo certe passeggere difficoltà, e allora…
Poiché nella sana società italiana (come in tutte le società) i refrattari sono molto rari (due ogni milione, nel corso di dieci anni), il popolo li stigmatizza con grande entusiasmo e in tutta sincerità, dicendo: Giacché, vedi, anche senza che tu faccia lo spiritoso noi sappiamo che ci riempiono di chiacchiere. Eppure non fiatiamo. Ce ne freghiamo, noi, che là in alto dicano delle stronzate. Facciano pure. Le autorità sono fatte appunto per gettar polvere negli occhi e sputare menzogne a ogni passo. Tu invece tappatela la bocca. Approva, abbi fiducia, e la cosa è fatta. Vedrai – rinsaviranno da soli. E ci scapperà anche qualche miglioramento.
E tuttavia ne compaiono sempre, di refrattari. Nessuno sa da dove saltino fuori e perché. Compaiono, ed è tutto. Come afferma la genetica, tempestivamente riabilitata, si tratta di una mutazione dei geni. Sia pure. L’importante è che compaiono. E vanno sbraitando per l’intero Paese: “Son tutte stronzate!”.
In ognuno di noi si nasconde un refrattario, anche nella persona più insospettabile, anche nella più normale, nella più educata, nella più ammaestrata e quadruplamente intimorita. Anche nei cosiddetti membri modello. Forse un giorno, durante una riunione di lavoro, a un comizio elettorale, ascoltando un tg, seguendo la conversazione di alcuni benpensanti, potrebbe capitarvi di esplodere in un sonoro: “Stronzate, sono tutte stronzate!” e magari proverete la gioia immensa di veder fiorire nella vostra mente pensieri straordinari, inusitati e di pensare, guardando le cose con occhi nuovi: Che il diavolo mi prenda, ma dove minchia vivevo, prima di adesso?! Quanti anni ho perduto inutilmente!
Colui che si rende conto che le cose vanno male è più uomo di chi non se ne accorge.

domenica 20 novembre 2011

Non si fuma!


La battaglia contro il fumo, contro le sigarette è una battaglia sacrosanta.
Fumare fa male e costa pure un sacco. C’è un rischio quadruplo di beccarsi un tumore ai polmoni (e non solo…) e con tutte le tasse che c’hanno messo sopra, fumare è dispendioso per le nostre povere tasche. Se ci fate caso in Italia aumentano sempre benzina e sigarette, in pratica pure uno scimmione col cervello bruciato dall’acido lisergico potrebbe fare il ministro dell’economia.
Le sigarette puzzano, ti mandano in merda i sensi del gusto e dell'olfatto e ormai la sigaretta non è neanche sexy.
Mi piace molto il fatto che ormai il “vietato fumare” sia entrato nella nostra cultura e che non si possa più fumare né sui treni, né nei locali pubblici. È un segno di rispetto per chi non fuma.
Così come mi piace il divieto di vendere le sigarette ai minori. Era davvero una cosa indegna che lo Stato, attraverso i tabaccai, permettesse la vendita di un veleno mortale ai minorenni.
Ultimamente poi sono usciti libri che affrontano questa maledetta dipendenza, in tv c’è sempre qualche campagna anti fumo e anche la medicina sta andando incontro ai fumatori.
Cerotti, pasticche alla nicotina e poi ho letto che hanno inventato una sigaretta elettronica dove si aspira vapore acqueo invece di nicotina e catrame. Non so se sta sigaretta elettronica funzioni, indagherò meglio, però è importante, secondo me, dare un palliativo ai fumatori. Se può interessarvi vi consiglio il rametto di liquirizia da mettere in bocca quando vi viene voglia di fumare. Soluzione economica e ottima per chi soffre di pressione bassa.
Poi una domanda per chi si atteggia a intellettuale: nella sigaretta sono contenute migliaia di sostanze che per la maggior parte sono dannose per il fisico. Cosa sono queste sostane? Lo sapete o no? E allora come fate a fumare se non sapete neanche quello che la sigarette contiene? Suvvia…
Poi sinceramente è vergognoso dipendere da una sigaretta. Essere schiavi del condensato e del monossido di carbonio è umiliante oltre che letale.
Ok, il mio contributo l’ho dato.
Ora mi vado a fumare una meravigliosa Marlboro.

martedì 25 ottobre 2011

Li ho visti l'altra sera


L'altra sera a cena mi son bevuto un bel po' di vino rosso (anche stasera per la verità). Appena si abbassano un po' le temperature io corro dal vinaio e faccio la scorta di bottiglie di vino rosso del Vesuvio.
E che me ne fotte a me? Il vino rosso mi fa sentire un re, mi fa stare troppo bene.
Il vino rosso è mio amico.
Ok, comunque non c'entra un cazzo.
Dicevo che ieri sera dopo la cena e la susseguente bevuta sono andato a buttare i tifosi della juve, cioè la spazzatura.
E li ho visti.
Lui, un ex amico appoggiato al muretto, e lei, una tipa che conosco di vista, appoggiata su di lui.
Lei aveva quella faccia che fanno le donne quando stanno per romperti i coglioni con qualche discussione stupida.
Lui era lì e non si sarebbe mai potuto sottrarre.
Io gli sono passato accanto, li ho salutati, ho detto una frase scema e sono andato a comprare le sigarette.
Durante il tragitto verso la macchinetta ho pensato: ma chi glielo fa fare a quello di sorbirsi le stronzate di quella tipa? Fosse almeno una strafiga...
Ho ripensato a quando avevamo vent'anni e ci divertivamo alla grande. Canne, alcool, corse in motorino, risse nei bar, mani in culo alle ragazze, feste, festini e chitemmuort.
Poi a questo gli è venuta la mania di fidanzarsi. Questa è la quarta in pochi anni.
Sembrano coccodrilli, prima si vogliono fidanzare e poi si lamentano delle stronze.
Un po' tutti siamo coccodrilli, a dire il vero.
La verità è sempre la stessa e cioè che l'uomo è troppo stupido.
Si fissa col fidanzamento, con la monogamia e altre stronzate inventate dalla società e quindi dall'uomo stesso.
Si dovrebbe fare, invece, uno scambio perenne del partner.
Io sto con Lucia, poi dopo un po' passo a Maria e poi a Rita, e poi ad Alessandra, ecc. ecc. ecc.
La vita di coppia dovrebbe essere un continuo change la dama, come quando si balla.
Aboliti tutti i fidanzamenti lunghi.
Io scambio la donna con Guglielmo, che la scambia con Arturo, che la scambia con Roberto ecc. ecc. ecc.
Sempre una donna nuova, sempre nuove cose da dirsi, da fare, nuovi modi di baciare e di scopare.
Perchè la donna, il rapporto, a lungo andare è solo una gran rottura di coglioni. Le donne dopo un paio di settimane al massimo andrebbero cambiate.
Purtroppo c'è ancora gente con la mania del principe azzurro, con l'ideale dell'anima gemella, con l'amore...puah! V'ha rovinato Grand Hotel a voi!
Come al solito, è un'idea troppo intelligente per avere seguito. Il problema non è che l'uomo abbia il peccato originale, ma che ne ha centomila di peccati originali.
Buonanotte.

venerdì 7 ottobre 2011

Il/La partner ideale


Stamattina sono uscito a fare un giro perchè ndringhete ndrà miez 'o mar nu scogl ce sta.
A mezzoggiorno mi sono unito alla comitiva di sfaccendati, drogati, alcolisti, in attesa di lavoro, nobiluomini napoletani dell'Ottocento della mia zona.
Siamo andati al bar di Gustavo La Mazza e tra uno spumantino e una canna abbiamo parlato dell'argomento introdotto da Robbè.
Ne riporto degli stralci anche perchè proprio tutto non me lo ricordo.

Robbè: uagliù, qual è la vostra partner ideale?
Io: ricca, mora e con un piede nella fossa.
Francè: io son meno razzista di te. Mi basta che sia ricca e con due piedi nella fossa.
Riccà: Bona.
Francù: Non deve essere per forza figa, non deve essere per forza ricca, ma deve essere per forza simpatica e maiala.
Savè: la mia donna ideale deve prendermi mentalmente, sia chiaro anche la chimica e la forma sono importanti, ma dopo un po' di tempo a certe cose ci fai gli anticorpi...
Morrì: deve essere bona come il pane, affettuosa, con pochi grilli per la testa...mi bastano queste tre caratteristiche.
Robbè: anche se è un cesso? siate sinceri.
Francù: ma assolutamente no. Se non mi colpisce esteticamente io non tento neanche l'approccio
diciamo che l'estetica è la base da cui partire, ma se una ragazza mi sa colpire nei punti giusti può prendermi anche non essendo una gran figa, viceversa una gran figa con la quale non riesco ad avere un determinato tipo di rapporto la mollo il giorno dopo... che me l'ha data.
Pietrù: non necessariamente figa, ma deve avere assolutamente cervello ed essere simpatica.
Sabry: molto intelligente, moooooolto sicuro di se e mooolto protettivo. Mi deve far ridere.
Giusè: passionale il resto non conta.
Stefano: e basta co sto far ridere...
Sabbry: mi deve far piangere? La vita fa già schifo di suo...almeno sorridiamo, ridiamo… l'ironia e l'auto ironia è tutto.
Robbè: all'inizio ci sta di fare i simpatici, diciamo nella fase della "conquista" ma dopo si deve capire anche se uno c'ha i cazzi suoi, non siamo mica degli attori comici?
Sabbry: questo è estremizzare perdonami....tra uno belloccio e musone...e uno meno bello ma che mi fa stare bene e serena e mi fa divertire....dalla torre faccio fare un bel volo al primo.
Stefano: hai perfettamente ragione, le persone allegre, con la battuta pronta sono sempre ben accetti...però io detesto quei ragazzi che si rendono ridicoli per strappare un sorriso ad una fanciulla, i peggiori sono quelli che nella comitiva prendono in giro i più sfigati della cricca per far ridere le ragazze...
Robbè: non ci sto, allora io non sono molto allegro pretendo la ragazza mega simpatica ( e sono molto meno numerose degli uomini), sembra quasi un obbligo dovervi farvi ridere sennò vi annoiate...e non ci possiamo annoiare noi allora? Non lo dico come critica a te, è un discorso in generale.
Dennis: Diane Kruger è il mio tipo di donna…dolce, raffinata… viso d'angelo… fisico da modella, bionda occhi chiari.
Davide: deve avere temperamento, la risposta pronta, essere indipendente e ironica.
Deve piacermi mentalmente più che fisicamente, fondamentale che sappia litigare con me, mandarmi affanculo e farmi capire quando sto facendo una stronzata.
Essere semplice, concreta, e avere un lato dolce. Esteticamente preferisco sia carina piuttosto che bellissima, meglio se mora e occhi scuri, ma deve avere qualcosa che nel tempo mi colpisca, un particolare che quando sono da solo me la faccia venire in mente, una cosa qualsiasi, sorriso, broncio, il mettersi i capelli dietro le orecchie, non so una cosa così che mi rimanga in testa.
Sara: di questo passo diventerò presto lesbica.
Antò: mi piace il tipo mediterraneo e deve essere simpatica, carina ed intelligente. Comunque preferisco cento volte una donna acqua e sapone ad una che si deve per forza truccare prima di uscire. Una alla mano, non troppo complicata. Insomma una ragazza normale, non è che chiedo il cielo Il fisico, beh... chi non vorrebbe una gran passera? In ogni caso però se fosse come descritto prima, cumula tanti punti che può tranquillamente perderne con il fisico.
Poi se è pure tifosa del Napoli e mi accompagna allo stadio me la sposo. Naturalmente deve saper cucinare e avere l'intenzione di partorire minimo tre figli per poi crescerli.
Ilaria: carismatico, sicuro di sé, protettivo e passionale...deve essere Uomo con la U maiuscola
Fausto: di aspetto piacevole (non necessariamente una top model), non rompicoglioni e molto maiala.
Barry: deve avere un bel culo: è l’unica cosa su cui non transigo.
Vittorio (il porta sfiga): non esiste....

lunedì 3 ottobre 2011

Federico, dicci qualcosa sulle donne e sul matrimonio...


La donna perfetta. La donna perfetta è un tipo umano più alto dell'uomo perfetto; anche qualcosa di molto più raro. La zoologia offre un mezzo per rendere verosimile questa proposizione.

Derivata dalla madre. Ognuno porta in sè un'immagine della donna derivata dalla madre: da essa ognuno viene determinato a rispettare o a disprezzare le donne in genere, o a essere generalmente indifferente verso di loro.

Una malattia da uomini. Contro la malattia maschile del disprezzo di sè giova nel modo più sicuro l'essere amati da una donna intelligente.

Differenti sospiri. Alcuni mariti hanno sospirato sul rapimento delle loro mogli; la maggior parte nel fatto che nessuno gliele abbia volute rapire.

Amicizia femminile. Le donne possono stringere benissimo amicizia con un uomo; ma per poterla conservare - a tal fine deve ben aiutare una piccola antipatia fisica.

Un elemento dell'amore. In ogni specie di amore femminile viene in luce anche qualcosa dell'amore materno.

L'unità di luogo e il dramma. Se i coniugi non vivessero insieme, i buoni matrimoni sarebbero più frequenti.

Non c'è stasi nell'amore. Un musicista che ami il tempo lento, sonerà le stesse composizioni sempre più lentamente. Così in nessun amore v'è stasi.

Pudore. Con la bellezza delle donne cresce in genere il loro pudore.

Matrimonio di buona durata. Un matrimonio in cui ciascuno dei coniugi vuol raggiungere tramite l'altro uno scopo individuale, si tiene bene insieme, come per esempio quando la moglie vuol diventare celebre per mezzo del marito e il marito popolare per mezzo della moglie.

Amare e possedere. Le donne amano per lo più un uomo importante in modo da volerlo avere tutto per sè. Volentieri lo metterebbero in clausura se la loro vanità non le dissuadesse: questa vuole che egli appaia importante anche di fronte agli altri.

Il matrimonio come lungo dialogo
. In procinto di contrarre un matrimonio bisogna porsi la domanda: credi tu di poter conversare fino alla vecchiaia con questa donna? Ogni altra cosa nel matrimonio è transitoria, mentre la maggior parte del tempo della vita comune è presa dalla conversazione.

Le donne nell'odio. Nello stato di odio le donne sono più pericolose degli uomini; innanzitutto perchè esse, una volta che il loro sentimento ostile sia suscitato, non sono trattenute da nessun riguardo di equità e lasciano invece crescere indisturbato il loro odio fino alle ultime conseguenze; poi perchè sono esercitate a trovare punti deboli (che ogni uomo, ogni partito ha) e a colpire in essi: nella qual cosa il loro intelletto, affilato come un pugnale, rende loro eccellenti servigi (mentre gli uomini alla vista delle ferite si trattengono e divengono spesso magnanimi e concilianti).

domenica 2 ottobre 2011

La femmina e l'esperto di musica


Ieri sera mi andava di scherzare e quindi mi son divertito a fare il critico musicale, l'intellettuale delle sette note con una tipa. Del resto quando incontro una stronzetta che non è degna di essere mia amica e non è possibile manco instaurare un raporto fisico che altro si può fare se non percularla? Ormai è lì, alla festa, e non potendo cacciarla o sopprimerla bevo tanto alcol e do libero sfogo allo spirito rabelaisiano che è in me tanto presente.
Volete provare anche voi? Volete ghignare vedendo come a un certo punto la ragazza, prima di svenire, segua il vostro discorso a bocca aperta?
Innanzitutto dovete usare paroloni, termini stranieri e concetti artistici così articolati che manco a decrittarli per due secoli si capirebbe qualcosa.
Dovete parlare di gruppi e di musicisti quanto più sconosciuti possibile (senza inventarli però, altrimenti rischiereste di fare la figura dei cazzari) e, tocco di classe, lanciarsi in un peana di un musicista degli anni 60/70 poco noto al grande pubblico che dichiarerete essere il vostro nume tutelare per quanto riguarda la musica.
Ok, questa è la teoria, ma siccome la teoria da sola non serve a niente vi posto un discorso che potrete tenere come facsimile.
Come consiglio preliminare vi dico di evitare di citare Battiato e il verso
Non sopporto i cori russi la musica finto rock la new wave italiana il free jazz punk inglese. Neanche la nera africana
della canzone Centro di gravità permanente. Non funziona.
Partite subito forte, mostrando come da soli vi siate costruiti la vostra cultura musicale e affinato il gusto in fatto di musica e musicisti.

A un certo punto pensai che la musica era una cosa troppo importante per me e così decisi di farmi una cultura musicale personale. Ho cominciato con il post rock, con canzoni che ricordano l'apice del jazzcore, con gruppi come Saccharine Trust, Universal Congress, the Ex; con pezzi di free-jazz e funk spruzzati in un contorto mix alla maniera di Captain Beefheart e Contortions e con musicisti quali il sassofonista Ken Vandermark , il trombonista Jeb Bishop e il violoncellista Fred Lomberg-Holm.
Ho sempre ascoltato musica che fosse come un tour de force di brutale e destrutturata musica strumentale che raggiunga il raro equilibrio fra l'accademico e l'emozionale, che spazia fra il jazz-rock di Canterbury ed il free-noise, facendone derivare un jazzcore cerebrale ed uno psicotico funk rock.
Preferisco un linguaggio musicale che attinga a fonti tanto spericolatamente diverse come il folklore delle fiabe, la pittura astratta di Jackson Pollock, l'associazione libera del surrealismo, le sinfonie di Charles Ives, le filastrocche dell'infanzia, van Gogh, il free-jazz, la musica dei commercial, il tutto contaminato dal blues del Delta, quello più ruvido e primitivo, come fondamenta e impalcatura dell’edificio artistico.
Il mio dio musicale, il mio Dioniso è Don Van Vliet un cantante, musicista e pittore statunitense, celebre con lo pseudonimo Captain Beefheart che fu tra i precursori e maggiori esponenti del rock sperimentale d'oltre oceano. Van Vliet che ha compiuto una prodigiosa operazione di abuso fisico e psicologico e psichedelico attingendo alle fonti più disparate e in particolare al blues, ottenendo l'equivalente musicale di una spaventosa deformazione visiva, una sorta di esagerazione demenziale dei dogmi artistici di surrealismo, dadaismo e cubismo.
Quella folle deformazione, quel "warping" spaziotemporale, quella prospettiva apocalittica e blasfema, Van Vliet ha fatto soprattutto leva sulla mostruosa apertura vocale che, come cantante, gli consente di impersonare personalità sempre diverse ed estreme (in un sublime atto di schizofrenia), anche all'interno dello stesso brano, e di visitare depressioni psichiche e stati di allucinazione con la delicatezza di un rinoceronte.
Mentre gran parte della musica rock assumeva una qualità "mitologica" che alla fin fine si riduceva a un'operazione sciamanica e taumaturgica nei confronti di una realtà angosciante, Van Vliet procedeva in direzione opposta, accentuando gli squilibri psichici causati da quella realtà, spingendoli all'eccesso della pazzia, cibandosene come un cannibale spirituale. Se il resto della musica rock metteva il cuore nella musica, Van Vliet ci metteva la mente, e non la mente razionale, bensì la mente istintiva e primordiale, la mente dilaniata dalle frustrazioni e dalle contraddizioni della società moderna, la mente del subconscio collettivo che si esprimeva per spasimi, ringhi, ruggiti e ululati, come un animale in gabbia.
Van Vliet stese un ponte ideale fra l'animale che si agita ancora dentro il nostro repertorio genetico e l'uomo sintetico del duemila.
La sua era una forma di iper-realismo innestata sulle ansie e fobie dell'era atomica, un iper-realismo che sfociava in una grottesca rappresentazione pagana di quell'era.
Ha adottato un numero impressionante di soluzioni d'avanguardia, l’acid jazz e, in particolare, lo sperimentalismo free che è il vero ispiratore dell'opera.

giovedì 11 agosto 2011

Le donne e il dramma della pizza senza olio


Le ultime esperienze mi hanno insegnato che la donna equilibrata è la migliore.
Sì, la donna matta è affascinante, la sua imprevedibilità non permette di annoiarsi, ti fa venire voglia di proteggerla, quando ha i suoi attacchi di pazzaria una volta che le sono passati ci scopi meravigliosamente ma, in fin dei conti, una matta sempre una matta rimane e il gioco non vale la candela. Perchè? Perchè la donna matta è la donna più rompicoglioni che possiate immaginare e, devo dirlo, il fatto che la donna sia intrinsecamente una rompicoglioni credo sia il suo difetto più grande.
Se la donna è equilibrata, anche il rompimientos de pelotas lo sarà.
Ultimamente, per pura casualità, sto prestando attenzione al rapporto che la donna ha col cibo e sto bocciando e approvando alcuni comportamenti.
Una donna che boccio subito è quella che mangia pure i mattoni di tufo e poi in pizzeria prende una margherita senza olio. No, non va assolutamente bene così. E' un comportamento illogico e, per di più, profana un piatto sacro come la pizza.
Magari quando le chiedi perchè la prende senza olio, ha pure il coraggio di rispondere che sta a dieta. Azz, un altro po' te magnavi pure i faraglioni di Capri e quando viene il momento di godersi una pizza stai a dieta???
Un'altra bocciatura riguarda quella donna che legge tutte le etichette, disquisisce di calorie, proteine e grassi, cinguetta di buona tavola e buona cucina e poi, quando ti invita a cena a casa sua, ti prepara le patatine fritte surgelate. Oddio mio. A parte che le patatine surgelate fanno schifo, ma perchè fai tanto l'esperta e la salutista se il massimo che mangi e sai cucinare sono i sofficini Findus? Su, fila in cucina a lavare, pelare e tagliare delle vere patate.
A proposito dei fritti. La frittura è il vero cibo degli dei, la frittura è la mia religione quindi la donna che non ama la frittura non esiste per niente, manco la considero.
Per quanto riguarda la roba integrale, sono diffidente verso la donna a cui piace sta roba. Diffidente, ma aperto; non boccio direttamente. La bocciatura scatta allorquando la donna parla di pasta integrale. Cocca mia, prendi il pane integrale, il pandoro integrale, il salmone integrale ma la pasta non si tocca! Se una donna non ama la pasta e non sa godersi un bel piattone di pastasciutta fumante è bocciata senza appello.
Capitolo dolci. Non sopporto la donna che dice: non mi piacciono i dolci. Dai, su.
Posso capire che non ti piacciano alcuni dolci, ma ci sono talmente tanti tipi di dolci che è impossibile che non te ne piaccia nessuno. Uà, come si fa a dire no al babbà, alla sfogliatella, agli sciù, ai bomboloni alla crema, ai maritozzi, ai cannoli, alle cassate? Una donna che non ama i dolci, qualcosa che non va ce l'ha per forza. (a proposito, non mi sta per niente simpatica la donna che vuole arraparti leccando il gelato come una pornostar. che scemenza è mai questa? mangia il gelato e poi dopo pensiamo al resto)
Con il pesce e la carne entrano in gioco dei pensieri che mi sento di riassumere nel modo seguente.
Io amo la carne di tutti i tipi e cotta nei più svariati modi, quindi con una che al posto della carne preferisce una zuppa di piselli non ci potrei mai stare.
Il pesce pure mi piace, soprattutto i frutti di mare. Se ad una donna non piacciono le cozze e le vongole può pure smammare alla svelta.
Per quanto riguarda le bevande, non sono molto fiscale eccezion fatta per il caffè. Se la donna prende un caffè decaffeinato, macchiato freddo, lungo, col dietor - ha chiuso ancor prima di cominciare e le faccio pagare pure il conto del bar.
Gli alcolici vanno bene, basta non esagerare e soprattutto nessuna donna può dirmi quando o come devo bere. Cazzo, se ho voglia di farmi una birra me la faccio e non farti venire i complessi che preferisco la birra a te. Vi amo entrambe allo stesso modo. (ultimamente ho conosciuto una tipa capace di essere gelosa pure delle birre; l'ho liquidata e mi sono sparato una doppio malto alla sua salute)
Bocciature veloci riguardano quelle che non amano la maionese, i frappè e scappare qualche volta da Mc Donald's. Vanno bene le donne che amano la frutta e le verdure, basta che non siano delle fissate e che non me le impongano a me.
Concludendo questa interessantissima panoramica dei miei pensieri sulle donne e sul loro rapporto col cibo, dico che anche in questo caso l'equilibrio è la cosa migliore.
Nessun uomo ama la donna grassa che si mangia pure le gambe del tavolo e che ti chiede di baciarla quando ha ancora il muso sporco di ragù, nè le anoressiche con le paranoie che contano quanti milligrammi di zucchero di canna hanno messo nel latte scremato. (a proposito: il latte non va preso nè scremato nè parzialmente scremato ma intero e lo zucchero deve essere bianco che la canna è un'altra cosa...)
Equilibrio, per favore. Un po' di equilibrio.

Pregherei, chiunque avrà mai voglia di commentare, di non usare espressioni tipo "l'uomo è ciò che mangia" o "dimmi quel che mangi e ti dirò chi sei".
Basta, mi sono rotto le palle di leggere ste frasi vecchie.

martedì 2 agosto 2011

La donna come alfabeto


Stamattina in spiaggia c’erano due gruppi di persone.
Il primo gruppo stava parlando della masturbazione maschile e ho captato qualche definizione interessante di autori celebri.
Il bello della masturbazione è che non sei obbligato a metterti elegante. (Truman Capote)
Talvolta la donna è un utile surrogato della masturbazione. Naturalmente ci vuole un sovrappiù di fantasia. (Karl Kraus)
Non si ha ogni momento sottomano un bordello o una bigotta, ma l'uccello c'è sempre per menarselo. (Jean-Charles Gervaise de Latouche)
La masturbazione è la luna di miele in mano propria. (James Joyce)
Dopo un po’ le loro chiacchiere mi hanno stancato. Allora mi sono rivolto all’altro gruppo, ma qui peggio che andar di notte! Parlavano della donna, anzi del ciclo mestruale della donna. Ho ascoltato qualche minuto, ma quando un tizio ha detto:
Non mi fido di una cosa che sanguina per 5 giorni e poi non muore…
me ne sono andato anche di là e ho preferito continuare a pensare per i fatti miei. Su per giù le mie elucubrazioni solitarie mi hanno portato a questo.
L’uomo è come il lineare B cretese, già decifrato. La donna, invece, è il lineare A cretese: inaccessibile alla comprensione seppur studiato da centinaia di cervelloni.
La donna è come i geroglifici egiziani, un sacco di simboli da interpretare e magari in venti anni ne riesci a decifrare soltanto un paio e la soluzione è pure sbagliata.
La donna è come l’alfabeto morse. Puntini e lineette che quando decifri è troppo tardi.
La donna è come l’aramaico, non si capisce un cazzo.
La donna è come l’arabo, un sacco di segni, svolazzanti e coreografici, belli a vedersi ma di cui non si capisce niente.
La donna è come l’alfabeto cirillico, che ti vien da pensare Cazzo, un altro po’ di sforzo e l’avrei capita!
La donna è come l’alfabeto tibetano, giapponese o cinese, piena di parole tonali, isolanti, omofone e vabbè ci siamo capiti: quello che c’è scritto e quello che dice non lo capirai mai.
Ora mi si dirà: Ok, ma hai scelto di proposito tutti alfabeti impossibili e lingue morte o strambe. Provati con l’alfabeto nostrano!
Giusto, eccolo.
Un uomo pensa A, dice A, vuole A.
Una donna pensa A, dice B, vuole C, ma spera D, pur tenendo conto delle opinioni E e F delle amiche. Non importa che tu le abbia procurato A, B, C, D, E o F perché in quel momento si accorgerà di aver sempre desiderato G. E mentre ti affretti a darle anche G, ti accorgi che nel frattempo non hai tenuto il passo di H, I ed L. Allora ti butti a capofitto, ma non serve. La donna è insoddisfatta e pretende M, N ed O. Ma forse non da te, forse da qualcun altro... Tu non ti arrendi e per riconquistarla le porgi su un piatto d’argento P, Q ed R. Lei ti guarda con indifferenza, con occhi gelidi. Vuol dire che è finita, ma tu non credi all’evidenza e in men che non si dica eccoti lì con S, T e U. Lei si prende tutto e poi va a godersi V e Z con qualcun altro.
Tu ti disperi e cerchi di fermarla giurandole che le porterai anche J, K, W, Y ed X! Lei non sente ragioni e tu rimani lì, con quelle cinque lettere dall’amaro suono straniero.

mercoledì 20 luglio 2011

Daniela, kiss me eh dai su!


Eh dai su!
Drin drin drin
Chi èèèèèè???
Anrèèèèèè! Sono Daniela!
Uè Daniela, ciaooooo!
Ciao a te, come vaaaaaaaa?
Direi bene, su! Tu che dici eh eh eh?
Niente di che, però hai visto che caldooooo??
Sììììì, però me lo aspettavo il 18 luglio suuuuuu
Ma non così peròòòòò dai su!
Il caldo è caldo, c’è poco da dire daiiiii
Ma è un caldo eccezionale! Tu hai mai sentito così caldoooo?
Certo, l’anno scorso di sti tempiiiii
Sto ridendoooooooooooooooo
Daniela, ma mi chiamavi per parlare del tempooooooo?
Noooooooooo!! Ci vogliamo vedere? Magari andiamo in un bar a bere qualcosa insieme. Dai, su!
Occheiiiiii a che ora ci vediamoooo, dai su!
Ti va bene alle diciannoveeeeee! Daiiiiii!
Perfetto, alle diciannove il sole non è più così fastidioso, eh dai.
Allora passi tuuuuu? Ehhhhh??
No, passa tu che ho l’auto dal meccanico. Ti scoccia? Sii sincera, eh dai su!
Ma nooooooooooo! Per te questo ed altro, daiiiiiiiiiiiii!!
T’aspetto eh dai su!
Ciaoooooooooooooooooooooooooo!

Ma perché ho accettato? Ho inventato pure la balla dell’auto sperando che lei dicesse Ok, facciamo un’altra volta - ma non ho avuto fortuna.
È simpatica Daniela, per carità. Solo che è la classica persona accelerata ed entusiasta. A me gli accelerati mettono ansia e gli entusiasti li trovo odiosi.
Mi piacciono gli ottimisti, i propositivi, i solari ecc. ecc. Ma gli entusiasti non li reggo proprio.

Siamo al bar, anzi nel bar.
Daniela è indecisa su cosa prendere. Prima pensa ad un caffè, poi però il caffè è meglio freddo con sto caldo; poi è indecisa se il caffè freddo sia meglio a granita o a crema. Abbandona l’idea del caffè e si butta sul succo di frutta. Già ma che gusto? Pera mela pesca albicocca kiwi ACE, no. Lo vuole a lampone o a ribes. Siccome non c’è nessuno dei due, cambia idea ed è incerta se prendere una cedrata o una gassosa. Anzi, no; le scarta entrambe. Meglio andare sul classico e prendere una bella bibita gassata con tanto ghiaccio dentro. Coca, Fanta o Sprite? Ma no, dai! Fanno ingrassare e non dissetano. Poi si sofferma sul tè freddo. Però non sa se prenderlo a limone o a pesca.
Io cerco di essere propositivo, ho voglia di andarmi a sedere al tavolino e di consumare. Di stare in piedi con il barista con lo sguardo assassino che ci odia, mi sono rotto le palle.
Daniela caracolla per tutto il bar: dalle vetrinette, al frigorifero, al bancone.
Si ferma ed esclama: E se prendessi un gelatoooooo? Magari piccolino, nella coppetta! Che dici Andrè? Eh, daii!
Va bene Daniela, magari potresti prenderlo alla frutta che è meno calorico. (lo so è una cazzata, ma stavo perdendo la pazienza)
Dici? Ma allora, se devo prendere un gelato alla frutta a sto punto prendo un frullato, no?
Va bene, vada per il frullato!
Ok, è fatta. Daiiiiii!

Finalmente Daniela s’è decisa e ci dirigiamo ai tavolini. Io ho preso un caffè freddo a crema e non vedo l’ora che arrivi, di fumarmi una sigaretta e di tornare a casa.
Daniela, la sigaretta se l’accende prima dell’arrivo delle consumazioni. Aspira la prima boccata, mi guarda e dice: Andrè!
Che c’è?
Ma hai visto nonostante tutta l’aria condizionata che caldo che fa?
(cazzo, ancora) Daniela cara, basta parlare del caldo. Parliamo di ciò che vuoi ma non del caldo.
Ok, di che parliamo?
Non lo so, potremmo fare il gioco delle esclusioni. Cominciamo con l’escludere di cosa non vuoi parlare e spiega anche il perché. Poi io dirò un’altra cosa di cui non voglio parlare e così via. Ti va?
È un bellissimo gioco! Però non ho capito bene come funziona.
Bièn, procediamo per gradi. Di cosa non vuoi parlare? Di’ la prima cosa che odi che ti viene in mente.
Di politica!
Bene, non vuoi parlare di politica. Perché non ti piace parlarne?
Perché non ne capisco niente e poi mio papà dice che la politica è per i fessi e gli straccioni. Noi ci abbiamo i soldi e ce ne frega di tutto, tranne che di fare ancora più soldi.
(simpatico il babbo) Ok, io non voglio parlare delle vacanze.
Perché non ne vuoi parlare?
Perché tanto non vado da nessuna parte. Di cos’altro non vuoi parlare?
Delle mie amiche.
Perché?
Perché sono una massa di stronze invidiose. Mi hanno parlato alle spalle, io l’ho scoperto e le ho mandate a fare in culo!
Capisco, ma cosa dicevano?
Andrè! Mi stai imbrogliando! Ho detto che non ne voglio parlare e tu mi fai delle domande!
Hai ragione, scusa.
Ora tocca a te! Di cosa non vuoi parlare?
Del futuro, delle speranze e dei progetti.
Perché non ne vuoi parlare?
Perché non ho nessuna delle tre, al momento.
Eh mai come sei pessimista, dai su!
No, sono realista.
No, sei pessimista!
No, sono realista.
Uffa, sei pessimista e basta!

Fortunatamente arrivano le bevande e così s’interrompe questa conversazione idiota.
Daniela, alla vista del suo frullato color cacca di piccione, è felice come una pasqua. Io resto tranquillo; di caffè alla crema ne ho visti a milioni.
Ho appena poggiato le labbra al bicchierino, quando Daniela esclama: Allora, di che stavamo parlando? Eh, daii!
Io ci penso un attimo, poi le dico: Di niente.
Come niente? Di qualcosa stavamo pur discutendo!
Daniela…
Che c’è?
Stai zitta e dammi un bacio.

sabato 16 luglio 2011

Una doverosa ribellione femminile

Le donne hanno sempre dovuto lottare per essere considerate pari agli uomini.
All'inizio, nella mia ingenuità, mi chiedevo che senso avesse per la donna abbassarsi a volere codesta parità visto che per me loro erano esseri superiori.
Mi sembrava una richiesta stupida volersi equiparare a una bestia rozza e volgare che sputa, rutta e scorreggia come solo il maschio sa fare.
Poi ho approfondito il discorso, letto alcuni libri, studiato la Storia e ho capito che le donne volevano cose importanti come il diritto di voto, la parità di trattamento sul luogo di lavoro, gestire il proprio corpo senza le intromissioni della Chiesa, ecc. Insomma ho conosciuto le battaglie femminili per l'emancipazione e ho seguito con passione le puntate di RaiStoria sul femminismo degli anni '70.
Ultimamente ci sono state delle proteste per il diritto a vestirsi in maniera succinta senza per questo essere considerate delle puttane e, in Italia, molte donne sono scese in piazza contro la riduzione della donna a merce sessuale da parte di un vecchio signore settantenne che si considera il miglior statista italiano degli ultimi 150 anni.
Tutto giusto, io sono dalla loro parte e voglio offrire un mio piccolo contributo.
Quando in tv c'è la pubblicità di un assorbente, è ovvio che la protagonista sia una donna. Ed è pacifico che ciò accada anche per altri tipi di prodotti che possono interessare le donne come i cosmetici e i vestiti o per le campagne di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del tumore al seno e i numeri verdi che danno consigli su come affrontare la menopausa o una gravidanza indesiderata.
Ma perchè per la diarrea c'è una donna come testimonial? La diarrea è un disturbo unisex, colpisce sia l'uomo che la donna; perchè allora scelgono sempre le donne?
Posto un video di un po' di tempo fa, ma attualmente in tv ne sta girando un altro e la musica è sempre la stessa: la donna come testimonial della diarrea.
Perchè? A voi pare giusto?
Donne, ribellatevi!

lunedì 11 luglio 2011

La donna in quanto spam

La donna è sempre più dell'uomo. No, non mi riferisco al mero fatto numerico - che le donne siano di più degli uomini è un fatto risaputo.
Intendo dire che se l'uomo è bello, la donna è dieci volte più bella; se l'uomo è stronzo, la donna è capace di essere dieci volte più stronza; se l'uomo è violento, la donna è dieci volte più violenta; se l'uomo è barbaro, la donna è dieci volte più barbara. E così via. All'inizio della storia umana, Eva costò una costola ad Adamo e da allora questo prezzo non ha fatto altro che aumentare.
Veniamo a noi.
Ieri nel giro di poche ore ho dovuto affrontare un problema causato dal cattivo uso di internet da parte dell'essere umano: lo spam delle prositute.
Il primo, addirittura, è capitato su anobbi, il sito dei libri. Ora, dico io, come fai a spammare prostitute su un sito dove gli utenti sono interessati a parlare di libri, a recensire romanzi, a scambiarsi versi poetici, ecc? Che cazzo, un po' di stile!
Fatto sta che nella casella dei messaggi ho trovato questo:
Hello My name is Christanne Lama, I would like to know you please,if you can send an email to ....., I will tell you more about me. yours sincerely Christanne
E c'era tanto di foto di una ragazza africana col dito in bocca. Non capisco perchè si reputi sexy fotografarsi col dito in bocca; forse perchè il dito dovrebbe rappresentare il fallo? Comunque le ho rispoto hi Christianne, nice to meet you and fuck you very very glow.
L'altro spam l'ho trovato nella mail di Libero.
Ciao ))) come stai? Ho 28 anni. Il mio nome e Irina. Sono una ragazza solitaria. Sto cercando per la tua altra meta su Internet. Sono molto allegro e socievole ragazza. Mi piace cucinare e amanti dello sport. Ho trovato te e tu mi fai molto interessato. Voglio davvero sapere di piu su di te. Ora, non voglio scrivere molto, vi lascio al tuo indirizzo e-mail e saro in attesa di vostra risposta. Mio e-mail: .... Se vuoi darmi la tua e-mail io ti scrivero . Se volete la mia immagine poi mi scrivi te lo mandero. Guardero avanti alla vostra risposta! Irina!
A questa non ho risposto proprio.
L'ultimo spam, cioè fastidio (perchè lo spam E' un fastidio), m'è capitato ieri sera su Facebook.
Una ragazza a cui voglio bene e che è una mia ex, mi annunciava che voleva cancellarmi dagli amici perchè tanto noi non siamo amici, mica è obbligatorio che gli ex siano amici, non parliamo mai e altre menate varie. Seghe mentali, proprio le cose che odio di più.
Le ho risposto che facesse come le pareva, che in questo periodo ho altri pensieri per la testa e soprattutto che non ho un cazzo da dire a nessuno.
Evvai.

sabato 9 luglio 2011

L'Uomo Confuso

Un'amica mi faceva giustamente notare che anche gli uomini soffrono, a modo loro, degli scompensi dovuti al mestruo.
M'ha fatto riflettere sulle cazzate che diciamo noi uomini alle donne. E' vero, a volte andiamo proprio nel pallone, siamo illogici, indecisi e pusillanimi. Molto pusillanimi. Io nel mio piccolo credo che le donne abbiano molta pazienza e capacità di sopportazione, ma tolleranza zero verso chi si comporta da omuncolo.
Posto di seguito alcune frasi storiche dell'uomo, diciamo così, "confuso".
Non mi manca la mia ex. Mi manca solo lei come persona ed alcune dinamiche che si erano venute a creare tra me e lei. (sono io)

"Ma scherzi, certo che ti sto solo invitando a cena, non serve che puntualizzi... vai tranquilla...non devi assolutamente pensare che io ti veda solo in un certo modo, dai, siamo amici, ed è passato un sacco di tempo ormai..." alcune ore dopo: "Ma scusa, secondo te perché ti ho invitato a cena?”...

Non è che non mi piace stare con te, però se stiamo in compagnia è meglio.

A me le coppiette ispirano sfiga e tristezza, per fortuna che noi non lo siamo! (ndr dopo 2 anni di relazione, al ristorante)

Potresti venire a vivere da me. Come fossimo due compagni di università.

Ciao. In questi tre mesi che mi sono preso per riflettere (ndr sparizione improvvisa) ho capito che sei importante. Non so ancora se saprei affrontare una storia “tradizionale”...vorrei comunque vederti. (ndr testo di un sms)

Sai che io amo vivere in mezzo alla natura, i laghi, i monti.. lo so che ti chiamavo spesso, sì, ma sento che ora non ho un buon rapporto col telefono, e quindi non ti chiamo...Ma ti penso eh, e mi fa piacere se mi chiami tu.

Sai perché ho capito che ti amo? Perché quando mi capita di stare con donne più belle di te, io ti penso comunque tantissimo.

Ho voglia di te, ti devo vedere assolutamente, farei qualsiasi cosa per te stanotte...perché non prendi la macchina e cerchi di essere qui in massimo 15 minuti? Dai, non ci dovrebbe essere traffico. (sms, ore 2:21 a.m.)

Non so cosa fare della mia vita capisci? (questa è mia)

Vedi...è che noi uomini sappiamo scindere il sesso dall'amore. Per questo quando ti ho tradita non te l'ho detto. Per me non significava nulla...

Ora che sei dimagrita inizio a vedere quanto tu sia realmente bella come persona. (ahuahuahuahuahuahua)

So che ti ho fatto soffrire, ma oggi sei una persona migliore e un po’ è anche merito mio... ci vediamo una di queste sere? (oddio, l'ho detta anche io)

Beh dai, è finita ma siamo comunque ottimi amici! A proposito, mi daresti il numero della tua collega? Non ti dà fastidio, vero? (ehm...)

Il mio analista mi ha detto di dirti che sto bene e che non mi manchi affatto.

Ci sentiamo in settimana! Se non mi trovi, manda un sms.

Sì ok, ti ho detto "tieniti libera per sabato sera, SE VUOI", però non ti ho mica detto che saremmo usciti per forza. Guarda che è importante che tu abbia una vita tua perché io non ci sono sempre, ho tanti impegni.

Tu mi piaci. C'è poco da dire però non so cosa fare. Mi destabilizzi... (eccomi)

Spesso in passato sono stato poco comunicativo con le mie partner, le ho ingannate, ho vissuto alle loro spalle. Ma tu sei diversa e con te voglio essere corretto; lasciarti prima di tradirti. E sento che questo è il momento.

Chi è quella che mi scrive sempre su Facebook? Come? Dici che ci sono anche varie foto in cui mi abbraccia… (silenzio..) Stai tranquilla, è una mia amica, ma non le piaccio eh, non è successo niente, non è il mio tipo e poi mi sa che le piacciono le ragazze… (Conversazione telefonica dell'Uomo Confuso mentre tenta di negare l'evidenza)

Tu sei meravigliosa, non lasciare che la rottura tra noi ti faccia cambiare idea a riguardo. (L'Uomo Confuso prova a fare il guru orientale)

Non so amare perché le donne mi hanno sempre dato troppo. Sono stato rovinato dalle donne, io. (questa è leggendaria)

Una donna meravigliosa come te non può amare un uomo che non ha niente da darle come me. Credimi, io penso che meriteresti di meglio. (subdola)

Sei la persona più importante di tutte nella mia vita e lo sarai sempre… ma non vedersi è meglio. (rieccomi)

Sono sparito senza darti una spiegazione perché sono stato educato in una certa maniera! Non si possono dire le cose spiacevoli alla gente... Io sono un gentleman. (ahahahahahahahahahaah chiedo scusa per questa!)

Ti lascio ma fidati, sto peggio io di te. (aiuto, questa è terribile)

Avrei potuto scegliere una donna meravigliosa fisicamente, ma alla fine credo di avere bisogno di stare con una persona magari meno bella ma più dolce e fedele, tipo te. Perché la bellezza svanisce con il tempo, le altre qualità no. Capisci? Credo di essere molto maturato. (sì, qui siamo al "grave senza speranza")

mercoledì 29 giugno 2011

ho scritto una poesia d'amore intitolata A morte i puttini del cazzo

m’hai rubato l’attenzione,
stravolto i miei pensieri
che indicibile violenza

è una rivoluzione
successa appena ieri
a cui fò resistenza

una maligna sorte
ha voluto t’incontrassi
meglio della Morte
seguire i neri passi

strega perfida e malvagia
predi l’alma mia randagia
ed il cuore poi mi squarti
che spettacolo ammirarti

quanto t’odio e ti disprezzo
non potrai saperlo mai
stringimi forte al petto
voglio e bramo guai

scappare lontano
dovrei certamente
ma mi avvicino
il rischio è eccitante

ora sorridi, lucente candore
io sono calmo, nel mio furore
dammi, ti prego, tanto DOLORE
quello che gli altri chiamano amore

venerdì 17 giugno 2011

Odio i tranci di baccalà

[Interno di una casa piccolo borghese o minimal chic. Un uomo è stravaccato sul divano e sta guardando la tv. D'improvviso, una donna si frappone fra lui e lo schermo]


- Ciao Andrè.
- Ciao pupa.
- Ascolta, dovrei dirti una cosa.
- Di' pure; tutto ciò che vuoi tesoro! ma scommetto che non sarà “una cosa”.
- In che senso?
- Nel senso che immagino tu voglia dirmi “più cose”; ho ragione?
- Sì, è vero.
- Vai, allora. Senza remore.
- Senza…?
- Remore, cioè senza paura. Rendimi partecipe di quello che la tua testolina ha deciso di espormi.
- Perché sei così scurrile quando parli?
- Ma non è vero, cazzo.
- Perché non cerchi di essere più profondo?
- Ok, da oggi in poi tirerò fuori la voce direttamente dal diaframma.
- Intendevo dire perché sei così superficiale?
- Perché è alla superficie delle cose che tutto avviene.
- Perché parli sempre di scemenze?
- Perché nessuno mi paga per essere impegnato.
- Perché non provi ad essere serio ogni tanto?
- C’ho provato una volta ed ero talmente concentrato ad essere serio che girai per tuto il paese con la patta aperta.
- Perché non stai più attento con i soldi? Sei uno scialacquatore.
- Vabbè, vorrà dire che mi accenderò le sigarette con i pezzi da 50 euro e non da 100.
- A proposito di sigarette, perché non cerchi di smettere di fumare?
- Perché non trovo nient'altro che mi uccida lentamente dandomi tanto piacere.
- Perché non cerchi di essere edificante?
- Scusa, rifammi la domanda. Mi stavo togliendo il cotone dall’ombelico.
- Voglio dire che dovresti provare ad essere un po’ più poetico.
- Ma per me tutto è poetico, anche un usignolo con la diarrea.
- Mi dispiace, ma devo dirti che sei insensibile.
- Solo perché l’altro giorno ho aiutato una vecchia ad attraversare la strada e l’ho lasciata in mezzo alla carreggiata?
- La delicatezza non sai nemmeno dove sta di casa.
- Certo che lo so, sta in via dai coglioni.
- Sei troppo brutale, troppo veemente.
- Son così: fecale e abbacinante.
- Vabbè, sei incorreggibile.
- Già, ma tu non ti arrendi e vuoi che cambi, vero?
- No, non voglio cambiarti. Vorrei solo che tu fossi diverso.
- Per te me la sentirei di provare a cambiare. Non ti prometto nulla, ma se sei tu a chiedermelo posso tentare di cambiare almeno qualcosina.
- Lo faresti? lo faresti per me??
- Certo.
- Dici davvero??
- No.

giovedì 16 giugno 2011

Sitting on a cornflake / waiting for the cow to come

Avevo nostalgia dei suoi abbracci e d’improvviso ho abbrancato, stringendola forte, un’estranea per strada che s’è messa a gridare e quattro o cinque uomini, accorsi alle sue urla, m’hanno fatto un mazzo così.
Avevo nostalgia dei suoi lunghi baci; ho mangiato quattro chili di aringhe e io le aringhe le odio.
Avevo nostalgia di quando col suo nasino si strusciava sulla mia guancia; ho afferrato un gatto che stava su un muretto e me lo sono strofinato sul viso. Ora son pieno di graffi e forse ho la toxoplasmosi.
Avevo nostalgia della sua voce e ieri notte ho ascoltato a tutto volume Finché la barca va di Orietta Berti, beccandomi una denuncia per schiamazzi notturni, disturbo della quiete pubblica e spargimento di merda nell’etere.
Avevo nostalgia del suo calore e di quando ci tenevamo per mano; mi sono rinchiuso nel forno di un panettiere che s’è arrabbiato tanto che ha tentato di infilarmi tre sfilatini nel culo.
Avevo nostalgia dei suoi sms; ho dato un foglio con una settantina di frasi dei baci perugina e 100 euro a mia sorella come compenso perché me li inviasse sul mio cellulare.
Avevo nostalgia della sua vivacità, della sua gioia e della sua allegria e sono andato a teatro a vedere l’Opera da tre soldi di Brecht.
Avevo nostalgia di quando insieme aspettavamo l’alba o ci fermavamo ad osservare un tramonto e ho pisciato dal balcone su un folto gruppo di pellegrini che si recava a piedi al Santuario della Madonna di Pompei.
Avevo nostalgia del suo modo di pensare, di ragionare, di essere profonda e intuitiva e mi sono chiesto come potessi avere nostalgia di qualità che Lei non aveva mai posseduto.
Avevo nostalgia del suo sorriso e dei suoi occhi luminosi; ho comprato una maschera di carnevale di Berlusconi e ho fatto una rapina a un gioielliere che vende oro falso.
Avevo nostalgia del suo corpo, delle sue spalle, del suo seno prosperoso e del suo culetto a mandolino e sono andato da una puttana per poi scoprire che sono molto più economiche di quanto pensassi.
Avevo nostalgia del suo essere comprensiva, paziente e dolce nei miei confronti e ho acquistato in libreria un'edizione economica del Mein Kampf di Hitler.
Avevo nostalgia di quando facevamo l’amore; ho infilato il pene in una crostata di fragole e mia zia Clorinda, dopo averla assaggiata, ha fatto i complimenti a mia madre dicendo che era venuta più buona del solito.
Avevo nostalgia del suo magnifico modo di dedicarsi alla fellatio e ho capito che in fondo era l’unica cosa di Lei che mi mancava.

domenica 12 giugno 2011

Non puoi togliermi l'illusione del cowboy solitario, tesoro

(opera dell'artista Orsa BIpolare)

- Che facciamo stasera, caro?
- Stasera c’è la finale di Champions League, avevo pensato di vederla con gli amici.
- Il calcio? Ma il calcio fa schifo, vero?
- Sì, tesoro.
- E poi i tuoi amici son tutti stupidi. Non preferisci stare con me?
- Sì, tesoro.
- Stasera ho deciso che andiamo al san Carlo perchè c’è un balletto che voglio vedere. Ti piace il balletto?
- Sì, tesoro.
- E’ meglio ammirare le piroette di Roberto Bolle o guardare alla tv ventuno deficienti in mutande che corrono dietro ad un pallone?
- Le piroette di Bolle, tesoro. Comunque i deficienti in mutande sono ventidue, non ventuno.
- Io mi ricordavo ventuno, sicuro di non sbagliarti?
- E’ vero, tesoro. Sono ventuno.
- Bene. Allora sarà meglio che scelga quale vestito indosserò stasera. Che dici? metto quello nero che mi rende sexy ed elegante nello stesso tempo o quello viola di seta così chic?
- Direi quello nero, ti sta d’incanto.
- Ma quello viola non mi sta ancora meglio?
- Sì, tesoro. Quello viola ti dona da morire.
- Ora che ci penso però, non ho dei gioielli da abbinare. Non mi regali mai niente.
- Il mese scorso ti ho regalato una parure di Bulgari.
- Il mese scorso è il mese scorso. Non merito almeno un brillante a settimana?
- Sì, tesoro.
- Prima che mi dimentichi. Ha telefonato quella megera di tua madre.
- Mia madre non è una megera e ti vuole molto bene.
- Non è vero, mi odia e ti mette contro di me.
- Ti giuro che non è così.
- Vuoi forse dire che sono paranoica?
- No, tesoro.
- Tua madre mi odia.
- Sì, tesoro.
- Ma tu sei dalla mia parte?
- Sì, tesoro.
- Pure tua sorella mi odia. È invidiosa perché io sono più bella di lei.
- Mia sorella? Ma se dice sempre che sei una cognatina adorabile.
- No, tua sorella mi odia e basta.
- Sì, tesoro.
- Poi insiste sempre per andare a mangiarci una pizza. Io non sopporto la pizza; è roba da barboni, no?
- Sarà da barboni, ma è buona dài! Margherita, capricciosa, marinara...
- No, la pizza fa schifo e basta!
- Sì, tesoro.
- Se si va fuori a cena bisogna prendere cocktail di scampi, aragosta e champagne, non sei d’accordo?
- Sì, tesoro.
- Che fai ora?
- Prendo una birra dal frigo.
- La birra? La birra è così rozza! Solo camionisti e muratori la bevono! Butta quella birra non la voglio neanche vedere!
- Sì, tesoro.
- Bravo, ora preparo una tisana. La tisana è meglio del caffe, non trovi?
- Bè, il caffè mi piace lo bevo da quando avevo dieci anni.
- No, il caffè è una bevanda stupida e macchia pure i denti.
- Sì, tesoro.
- Mentre l’acqua bolle, fumiamoci una sigaretta insieme. Le hai comprate le Lucky Strike?
- No, tesoro. Ho preso le Marlboro.
- Le Marlboro? Solo gli zoticoni fumano le Marlboro! Ora scendi e compri le Lucky Strike mentre io butto ste Marlboro puzzolenti.
- No, tesoro. Le Marlboro non si toccano.
- Non fare il cretino. Dammi quelle Marlboro o mi arrabbio.
- Arrabbiati pure, le Marlboro sono mie e ora me ne accendo una.
- Se lo fai non mi vedrai mai più. Scegli: o me o le Marlboro.
- Non sbattere la porta mò che esci.