Io mi sono lanciato in un accalorato panegirico del gelato artigianale, della schifezza che fanno quelli industriali e sulla panna che fanno buona solo dalle mie parti perchè non sa di ricotta fetida, ma semplicemente di panna.
Lei ha insistito e ha ribadito ancora la domanda, perchè non mi aveva chiesto di declamare le virtù del gelato artigianale nè le proprietà delle viarie panne italiche. Voleva soltanto sapere il mio gusto preferito.
Ne ho due, ho risposto. Quando prendo il gelato, mi faccio dare una coppetta media e ordino pistacchio e nutella.
Nutella?, fa lei, ma ti sembra un gusto artigianale? Un gusto da vero intenditore di gelato?
Non me ne fotte niente se sia o no un gusto da intenditore, ho sbottato, mia madre la nutella non me l'ha mai comprata e quindi io la prendo sempre quando vado in gelateria e poi è buonissima perchè ci sono dei veri pezzettoni di nutella che mi fanno andare fuori di testa.
Ora, per ricompensarvi di questa stronzata dolciaria, vi dono la più bella poesia che essere umano abbia mai scritto. E' di Giacomo Leopardi e se pensate che Giacomo era un pessimista vuol dire che v'è rimasta appiccicata la solita coglioneria scolastica. Ne riparleremo. E' inutile che replichiate se è vero o no che questa sia la più bella, al massimo potete dirmi quale sia la vostra preferita.
Per me questa è la più sublime, fantastica e magnifica mai scritta e qui comando io.
Silenzio e godete.
L'INFINITO
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
