Io, fortunatamente, ho preso tutto da mia madre a cominciare dall’indole, dal carattere, dal colore degli occhi e dei capelli. Certamente ho preso anche i suoi difetti e non so se sia un bene il fatto che io sia visceralmente “materno”. [anzi, sicuramente no e mi spiace aver causato diminuzioni di libido nel pubblico]
Mio padre non m’è mai piaciuto e da piccolo era solo una sensazione che non riuscivo né a capire né ad accettare; da adulto credo di dover imputare questa insofferenza nei suoi confronti al fatto che è egoista e meschino; cioè il tipo di persona che io più odio e che più non voglio essere o diventare. [oddio, credo proprio che anche quest’odio verso il padre faccia di me un uomo medio borghese di mezza tacca]
Chissà se è un fatto d’età e prima o poi sarò anch’io così, oppure la radice essenzialmente e profondamente buona di mamma mi salverà. Lo scoprirò solo vivendo. [a proposito, ma le persone egoiste sanno di esserlo o non se ne rendono conto?]
Comunque non divaghiamo, la vera notizia è che a diciassette anni decisi che la mia vita sarebbe stata il più possibile piena di poesie e di poeti. Non speravo certo che avrei goduto di essi tutti e 365 giorni dell’anno, ma puntavo almeno all’onorevole quota di 150.
Il mio poeta preferito è Dino Campana. Rimando ai prossimi post la spiegazione di questa mia preferenza, dico solo che l’estate scorsa ebbi la fortuna di recarmi a Marradi (il suo paese natio) e di visitare la sua casa così isolata, austera e quasi spettrale con tutte le finestre chiuse. Ma più che il paese, la casa o il museo a lui dedicato ero andato da quelle parti soprattutto per aggirarmi tra i monti dove lui si ritirava per leggere, studiare e scrivere.
Fu un’emozione stupenda, una gioia nel cuore camminare su quelle montagne, respirare quell’aria e fu per me divertentissima la scena dei passanti che mi guardavano come fossi un marziano. C'avevano ragione, poverini.
Che pensereste voi vedendo un tizio con la barba sfatta, mezzo ubriaco, che con due valigie scala montagne in pieno agosto indossando una maglia nera con la faccia di Gesù Cristo con la scritta Never Trust A Hippy?
Godetevi La Chimera.
Non so se tra rocce il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfi rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.
