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mercoledì 1 maggio 2013

Marco Travaglio, 5 punti chiarissimi



Visto che non mi sogno nemmeno di partecipare alla “festa” del primo maggio, men che meno perderò tempo a dedicargli un post. Preferisco postare questi 5 punti scritti da Marco Travaglio, giusto per fare un po’ di chiarezza nella politica nostrana.
Di chiarezza e di onestà intellettuale c’è bisogno in questo cazzo di Paese dove stampa e tv unite sotto il segno dei padroni e dell’inciucio bipartisan tendono sempre a distorcere nascondere occultare la verità dei fatti. Questi 5 punti servono a chiarire 5 cazzate che i servi di regime van ripetendo in queste settimane.
Un’ultima cosa ai “politici” del pd. Carissimi, purtroppo per voi l’elettorato cosiddetto di Sinistra non è composto da una manica di coglioni pronti a bersi le vostre stronzate. Ve lo scrivo come semplice avvertimento.
1. ”Il governo Letta non ha alternative: i 5Stelle hanno detto no a Bersani e il Pdl ha detto sì a Letta”. Ma i 5Stelle han detto no a Bersani che chiedeva la fiducia a un suo governo di minoranza, fondato su 8 genericissimi punti, che per sopravvivere avrebbe raccattato i voti qua e là in Parlamento. Nessuno ha proposto un governo Pd-M5S presieduto da un uomo super partes. Errore di Bersani, che non andava al di là del proprio nome, convinto di aver vinto le elezioni. Ed errore dei 5Stelle che, quando salirono al Colle la seconda volta coi nomi di Settis, Zagrebelsky e Rodotà intasca, non li fecero perché Napolitano disse no a un premier extra-partiti. Così rinunciarono a vedere il bluff del Pd: anche se Bersani fosse stato sincero, un suo governo con M5S non avrebbe mai ottenuto la fiducia da tutto il Pd (che s’è spaccato persino su Marini e Prodi, figurarsi su un’alleanza coi grillini).
2. “M5S, se voleva governare col Pd, doveva votare Prodi”. Ma M5S aveva candidato Rodotà, uomo storico della sinistra, uscito al terzo posto delle loro Quirinarie, mentre Prodi era a fondo classifica. Chi ridacchia dei pochi voti raccolti da Rodotà (4677) dovrebbe ridacchiare di più di quelli avuti da Prodi (1394). Ma soprattutto: mentre i 5Stelle facevano scegliere a 48 mila iscritti il loro candidato, Bersani faceva scegliere il suo a uno solo: Berlusconi. Che indicava Marini, poi impallinato dal Pd. Che allora mandava allo sbaraglio Prodi. Ma, mentre Grillo chiedeva ufficialmente al Pd di votare Rodotà per governare insieme, Bersani non ha mai chiesto a M5S di votare Prodi per governare insieme (con Rodotà premier). Si è tentato invece lo“scouting” sottobanco per strappare i 15 voti che mancavano a Prodi al quinto scrutinio. Ma Prodi non ci è neppure arrivato, perché al quarto gli son mancati 101voti Pd. Come poteva il Pd pretendere che M5S votasse spontaneamente, senza richieste ufficiali, un candidato osteggiato dal suo partito, rischiando di spaccarsi e di non riuscire neppure a eleggerlo a causa dei franchi tiratori Pd?
3. “Grillo voleva fin dall’inizio l’inciucio Pd-Pdl”. Ma, se così fosse, avrebbe lasciato andare le cose com’erano sempre andate, anziché fondare un movimento contro “Pdl e Pdmenoelle”. E soprattutto avrebbe scelto un candidato di bandiera per il Colle (se stesso o Fo o un parlamentare qualunque), per blindarsi in un dorato isolamento: non avrebbe certo interpellato la base online, notoriamente influenzata da grandi personalità della sinistra come quelle poi uscite dalle Quirinarie. In realtà Grillo aveva semplicemente previsto l’inciucio, previsione che non richiede particolare acume a chi segue la politica da un po’.
4. “Quello di Letta è un governissimo di larghe intese”. A contare gli elettori che rappresenta, è un governino di minoranza: su un corpo elettorale di 47 milioni (di cui 35 hanno votato), i partiti che l’appoggiano raccolgono appena 20 milioni di voti, avendone persi per strada 10 rispetto a cinque anni fa. Gli stessi partiti che sostenevano il governo Monti e che, dopo le urne, riconobbero che quel governo era stato bocciato. E ora riesumano lo stesso ménage à trois, con ministri più giovani ma meno autorevoli e competenti dei tecnici. Come se gli italiani non avessero votato.
5. ”Il governo Letta pone fine a vent’anni di guerra civile fredda”. Sarà, ma a giudicare dagli inciuci ventennali, dai teneri abbracci Bersani-Letta-Alfano e dagli occhi dolci che si fanno gli ex combattenti, non si direbbe. Spaccato su nonno Marini e papà Prodi, il Pd ritrova una rocciosa compattezza su padron Silvio, da sempre al centro dei sogni erotici dei suoi dirigenti. Più che di una guerra, è la fine di una lunga relazione clandestina con l’outing liberatorio dei due amanti: “Sì, è vero, andiamo a letto da vent’anni: embè?

domenica 7 aprile 2013

Travaglio e Emma Bonino ovvero oddioooo boninooooo (alla toscana)



Ieri pomeriggio, mi sono seduto comodo sul divano e ho letto la mia copia del Fatto quotidiano.
Il primo articolo che ho letto è stato, come al solito, quello di Marco Travaglio ieri dedicato alla Bonino e intitolato “Si fa presto a dire Bonino”. Cercatelo, se volete, è in rete.
Che dice codesto articolo? Per prima cosa rende onore a Emma Bonino per la sua azione politica, le sue battaglie, la sua specchiata onestà, ecc.
Successivamente, seguendo la frase di Luigi Einaudi “Conoscere per deliberare”, Travaglio fa luce su un aspetto importante della biografia politica di Emma Bonino: il suo stare con Berlusconi a partire dall’anno santo 1994. Giustamente, scrive Travaglio, visto che la Bonino è una delle papabili scelte per la presidenza della Repubblica bisogna sviscerarne completamente la figura sia per completezza di informazione, sia per rinfrescare la memoria storica agli italiani da sempre con la memoria corta e quasi completamente ignoranti della loro storia, sia per evitare di trovarci al Quirinale un altro bel presidente come Giorgio Napolitano (a proposito, presidente, complimenti per la grazia a Romano).
La militanza di Bonino fianco a fianco con Berlusconi è stata lunga e durante questa militanza non sono mancati elogi a Silvio mentre costui approvava porcate e altre cosucce politiche. (ripeto, leggetevi l’articolo con calma).
Orbene, stamattina sono andato sul sito di Emma Bonino e ho cliccato su “biografia”. È uscito un articolo bello lungo lungo e volete sapere una cosa? Il nome di Berlusconi non compare MAI. Allora mi sono chiesto: Perché in una biografia politica non compare mai il nome di Berlusconi nonostante dieci anni circa di vicinanza? Pentimento vergogna irriconoscenza? Questa è la mia domanda.
Ho postato questa domanda su facebook è un’amica mi ha risposto “forse non l’ha citato perché Berlusconi non è degno di essere nominato”. Capisco, però se passi più di dieci anni con uno che non merita di essere nominato, l’errore resta.
Sono andato sulla pagina facebook di Travaglio e ovviamente c’era chi approvava l’articolo e chi buttava merda su Travaglio. Un classico. L’unica cosa buona è che vi ho trovato qualche link di siti Radicali che ovviamente sono andato a visitare.
Il primo è stato radicalweb.org, che elegantemente titolava il post così: “Si fa presto a dire cazzate”.
Ho letto il post che essenzialmente contesta a Travaglio di confondere il 2006 col 1999, cioè in pratica la berlusconite di Bonino sarebbe durata 5 anni e non 12 anni. Sarà, ma allora oltre Travaglio deve essere corretta pure wikipedia dove c’è scritto: ”Dopo un decennio trascorso con posizioni inizialmente vicine alla Casa delle Libertà, pur con molti distinguo, e poi di opposizione a entrambi i poli, alle Elezioni politiche del 2006 si presenta con la lista della Rosa nel pugno, un nuovo partito nato dall'unione di Radicali Italiani e Socialisti Democratici Italiani di Enrico Boselli.”
Quindi wikipedia dà ragione a Travaglio: la Bonino con Silvio dal ’94 fino a quando alle elezioni del 2006 la Bonino passa con Prodi (cioè con quelli che fino al giorno prima chiamava “komunisti" e “cattocomunisti”).
Comunque la mia domanda resta intatta 1999 (falso) o 2006 (vera) che sia.
Un utente di quel blog mi ha detto che Silvio nel ’94 non era quello che è oggi, che nessuno ha la sfera di cristallo, ecc. E non è vero. Silvio nel ’94 era quello che è oggi: un piduista, con un conflitto d’interessi enorme, con un’accozzaglia di impresentabili. Io certo posso scusare il comune mortale che lo votò, ma non scuso certo intellettuali, personalità e politici navigati. Questi non li scuso; si devono assumere le loro responsabilità. Aggiungo poi, che data per buona l’ipotesi che uno non poteva sapere le cose nel ’94, e cazzarola ci metti anni per accorgertene? Devo pensare che la Bonino sia lenta di mente? Gli altri commenti non li cito perché sparano merda su Travaglio senza affrontare le questioni dell’articolo di Marco e non m’interessano.
Sono andato poi su agenzia radicale.com dove ho trovato un altro post intitolato “Bonino al Quirinale, si fa presto a dire Travaglio”; un post molto breve che non affronta in toto l’articolo di Travaglio, ma pensa solo a difendere Emma Bonino dall’attacco di Travaglio.
C’è solo una citazione incompleta dell’articolo di Travaglio sulle idee in comune tra la Bonino e Berlusconi. Oddio, incompleto è un eufemismo visto che viene riportato solo la parte dell’articolo che fa più comodo ai radicali e non il pezzo intero. Io ho commentato: “Ebbene? queste 4 righe dove smentirebbero Travaglio? dov'è l'analisi punto per punto dell'articolo di Travaglio? Io per ora so solo una cosa: Sono andato sul sito di Emma Bonino per leggerne la biografia politica. Berlusconi non è MAI citato. Perché? vergogna pentimento irriconoscenza?” ho ricevuto 3 apprezzamenti su 5.
Il terzo sito che ho visitato è stato CNLRadicaleDemocratico dove c’è un post intitolato : “Travaglio, l'acqua di fogna e l'odore di bucato pulito”. Anche questo post è breve, anche questo post difende la Bonino, anche se in realtà difende più i Radicali perché Travaglio si è permesso di parlare (brevemente) di soldi pubblici destinati a loro. L’unica cosa interessante è l’accostamento Bonino/Forza Italia. Io m’informerò meglio ma a me risulta che nella XII legislatura la Bonino stava con Silvio e con Forza Italia per il grande sogno libertario e liberista (ahahhahahaha!).
Poi sinceramente a me per ora della storia dei Radicali tanto difesa dall’autore frega poco perché non è l’argomento dell’articolo. Di buono c’è che almeno l’autore confessa che solo nel 2006 la Bonino passò con Prodi ricevendone apprezzamenti. Anche a questo post ho messo un commento: “Nel mio piccolo, quando voglio contestare un articolo o un'intervista la posto pezzo per pezzo e la critico pezzo per pezzo. Questa qui è solo una difesa un po' infantile di Emma Bonino, non un'analisi dell'articolo di Travaglio "Si fa presto a dire Bonino". Travaglio le ha reso gli onori e le ha contestato la lunga militanza berlusconiana con tanto di elogi, voti e "belle cose" fatte in commissione vigilanza. Insomma ha parlato di politica. Poi nella XII legislatura Emma dov'era? Io per ora so solo una cosa: sono andato sul sito di Emma Bonino e nella sua biografia politica Berlusconi non è MAI nominato. Perché? Vergogna pentimento irriconoscenza?”
Concludo con twitter dove ho scritto la solita cosa: “Sono andato sul sito di Emma per leggere la biografia politica. Berlusconi non è mai citato: vergogna pentimento irriconoscenza?"
Un tipo mi ha risposto con una domanda alla mia domanda (che non si fa): “Perché dovrebbe?”
Cazzo. Si ricomincia. Io ho risposto: “Scusami...io scrivo una biografia politica e taccio il nome di un tizio che ho appoggiato tipo 10 anni. Ti pare normale?”
Lui: “E quello che in malafede induce a pensare travaglio infatti ma non corrisponde al vero. Diversificare le fonti fa bene”.
Wow, ho trovato un genio. Cioè per sapere che la Bonino è stata anni con Berlusconi devo diversificare le fonti; la storia recente non basta. Ho risposto: “Ti ho dimostrato che le sto diversificando. Travaglio, sito di Emma e continuerò. La domanda rimane senza risposta, però”.
Lui: “Nel ‘94 lista "riformatori liberali" ha appoggiato circa 6 mesi Berlusconi. Quando Berlusconi era altro. Da allora avversari feroci”. Ancora la storia che Silvio nel ’94 era altro e la coglionata dei pochi mesi. Poi dopo sono stati avversari FEROCI.
Sulla storia del ’94 quando Silvio era Maria vergine voglio citare il commento di un ex radicale:
“Da ex radicale fino al ‘93 (ho smesso il giorno che Pannella si mise a fare gli "autoconvocati" per difendere i Ladri di partito, ma questa è un'altra storia) mi sono sempre chiesto se è la troppa ingenuità certe volte che vi guida. Dico così perché siete onesti, lo so, ma io (ingenuamente...) avevo pensato che di fronte al più mostruoso conflitto di interessi MEDIATICO/POLIT ICO/GIUDIZIARIO /CALCISTICO/EDI TORIALE/BANCARI O/ASSICURATIVO/ FINANZIARIO/EDI LE ECC... dei Liberal come i Pannelliani si sarebbero come minimo dati fuoco, invece abboccarono al partito liberale di massa... difendendo per anni lo "sciancato di Arcore" come lo definì Capezzone fino a 5 minuti prima di passare da Arcore, dal quale ne uscì trasformato..." Perfetto.
Non ho più replicato al tizio su twitter che insisteva sui meriti dei radicali e di Emma Bonino (mai messi in discussione né da me né da Travaglio) perché la discussione era davvero di basso profilo e il tipo manco aveva letto l’articolo secondo me.
Siccome lui insisteva sul fatto dell’opposizione FEROCE di Emma Bonino a Berlusconi, gli avrei voluto domandare: “Ma come mai non è presente nella biografia del sito questa benemerenza, cioè questa FEROCE opposizione a Berlusconi?” Mah, e chi lo sa.
Concludo dicendo che in realtà ho incontrato solo post che difendevano in maniera infantile il santino di turno, che non argomentavano per niente l’articolo di Travaglio e ho capito soprattutto una cosa: Travaglio non si doveva permettere di ricordare il passato berlusconismo di Emma Bonino.
Io, invece, lo ritengo importante. Un presidente fa tante cose, firma leggi, fa moniti, sta in silenzio, sgrida la magistratura, difende i politici…insomma è meglio averlo amico.
Magari non eleggere un amico di Silvio, è un buon inizio.

giovedì 7 marzo 2013

Bollettino per chi NON ha la memoria corta ovvero il PD e la truffa della legge anticorruzione



E mentre tv e giornali continuano lo sfrenato e becero sputtanamento bipartisan nei confronti di Grillo e del Movimento 5 Stelle, e mentre i piddini continuano a sparare cazzate di infimo livello davanti a obiezioni e questioni politiche serie, io posto un breve stralcio di un articolo di Marco Travaglio.
Perché qui, signori, nessuno è fesso. Io non mi faccio fregare dai giornali e dalle tv di regime.
Io non seguò né Mèrdaset, né Rai, né le odierne Pravda (Libero, il Giornale, l'Unità o la Repubblica).
A proposito dei giornali, qui l'unica cosa certa è che si fottono decine di milioni di euro. Si fottono decine di milioni di euro di soldi pubblici.
Buona lettura e usate sempre il vostro cervello.
Un paio di mesi fa, mentre la stampa progressista era impegnatissima nella campagna elettorale per il Pd e i suoi mirabolanti gridi di battaglia contro la corruzione, il Fatto pubblicò in beata solitudine la notizia che l’anticorruzione Severino, appena approvata da Pd, Pdl e Centro, avrebbe salvato le coop rosse imputate nel processo Penati. Infatti derubricava la concussione per induzione in un reato minore, con pene più miti e prescrizione più breve: quel che tanto che bastava a farla scattare prim’ancora della sentenza di primo grado. Per avere osato scriverlo fummo severamente redarguiti dalle zarine pidine Finocciaro e Ferranti, madrine dell’emendamento pro-concussori.
L’altroieri, puntualmente, è arrivata la sentenza del gip di Monza che, grazie alle nuove norme volute dal Pd, dichiara prescritte le tangenti alle coop rosse finite, secondo l’accusa, anche ai Ds per il “recupero” delle ex aree Falck e Marelli. Lo stesso accadrà presto per il grosso delle accuse a Penati. Ieri l’Unità, comprensibilmente, non riservava alla faccenda nemmeno un rigo, mentre giustamente Repubblica le dedicava una cronaca e un commento critico contro il “colpo di spugna”. Mancava soltanto un dettaglio: il voto dato al colpo di spugna dal Pd di Bersani. Lo stesso Bersani di cui Penati fu a lungo il capo della segreteria. Lo stesso Bersani che ora chiede a Grillo di appoggiare un suo governo per “fare la legge anticorruzione” e altre mirabilie.
Che cos’è, uno scherzo?

lunedì 18 febbraio 2013

Travaglio e la Sinistra furba, moooooolto furba [seconda parte]



Pubblico per iscritto la seconda e ultima parte dell’intervento pronunciato da Marco Travaglio a Servizio Pubblico il 7 febbraio scorso.
Questo intervento è utile per ripassare la storia politica recente e per mostrare quanto siano scarsi e in malafede quelli del PD in particolare e quelli del centro sinistra in generale.
Ovviamente parlo di forze parlamentari che hanno finora fatto solo schifo.
Io il PD, dopo quindici anni, non lo voto più. Non sanno stare al governo, come opposizione fanno semplicemente CACARE e quindi, siccome io lo stesso cesso non lo voto, ho deciso di votare una cosa nuova: il Movimento 5 Stelle. Spero che tanti seguano il mio esempio.
Visto che non sono così cretino da essere un ultras (sono ultras delle idee, non dei partiti) mi farebbe piacere se gli italiani votassero anche altri movimenti nuovi tipo SEL, Rivoluzione Civile, Fare per fermare il declino.
PDL LEGA PD, mandateli affanculo.
Buona lettura.

Berlusconi è fatto così. Come dice Vergassola “mente sapendo di smentire”.
Dice tutto e il contrario di tutto, perché? Perché così prende i voti sia di quelli che credono a tutto, sia di quelli che credono al contrario di tutto. E costringe gli altri a riprenderlo. Quando ha detto “restituisco l’IMU in contanti”, proprio il ragionier Spinelli con le buste arriva, Repubblica ha titolato in prima pagina “Berlusconi: restituirò l’IMU” ed è giusto che sia così; i giornali devono riprendere quello che dicono i politici e se poi non è vero, smentirlo.
Anche noi, quando è venuto a Servizio pubblico, gli abbiamo smontato in diretta le balle sull’IMU e quelle sul complotto delle banche tedesche, ma il giorno dopo, Repubblica e Saviano, hanno detto che avremmo dovuto proprio ignorarlo e allora perché non lo ignorano anche loro? Si rendono conto che è impossibile ignorare un protagonista.
Quello che stona in questa campagna elettorale non è che Berlusconi sta dappertutto e parla dappertutto; perché? Perché l’ha sempre fatto e poi perché anche gli altri hanno le loro televisioni, insomma vanno anche loro dappertutto.
Il problema è che quando parlano gli altri, di solito, non lasciano segni tangibili. Se invece di ridere o indignarsi per le sue bugie, lo sfidassero con delle proposte chiare semplici popolari, provando una volta tanto a fare le lepri anziché i cacciatori, magari invertirebbero il trend. E dire che hanno delle praterie, davanti. Non so, potrebbero fare una bella proposta legge ordine per mandare in galera evasori corrotti concussori falsificatori di bilanci amici dei mafiosi, oppure una bella proposta per un taglio netto ai costi della casta di cui non parla più nessuno tranne il solito Grillo.
Invece balbettano, cincischiano; perché? Perché altrimenti di qua si sfila Vendola, di là si sfila Monti, in centro si irrita Casini (noto trascinatore di folle…) e c’è pure il rischio che magari Ingroia sia d’accordo, che è il timore peggiore che hanno.
L’altro giorno è uscito un Manuale del perfetto candidato del PD, con le rispostine precotte da dare nel caso che un giornalista faccia domande. È una robina, un po’ un brodino, ecco. Per esempio sulla corruzione e l’evasione sono riusciti a scrivere cinque righe cinque di pura banalità. Sulla riforma Fornero, sentite cosa devono rispondere i candidati: “Noi non intendiamo toccare la riforma dell’articolo 18 nella formulazione alla tedesca” che è un’ottima risposta per le elezioni in Germania, ma si vota in Italia, l’hanno capito o non lo sanno?
L’ha ammesso persino Massimo D’Alema: “La campagna elettorale è iniziata male. Abbiamo avuto l’impressione di avere già vinto, pensavamo a chi fa il ministro e il sottosegretario e mentre eravamo impegnati in questo dibattito inquietante che porta pure male, Berlusconi ha recuperato otto punti. Sottovalutarlo è un errore che abbiamo già fatto e che non dobbiamo ripetere. Diamoci una mossa!” E proprio adesso che D’Alema comincia a capire non lo candidano? Ma allora vuol proprio dire suicidio.
Intanto gli elettori, poveri martiri, assistono a questo spettacolo senza avere la più pallida idea di che cosa il centro sinistra vuole fare al governo e nemmeno con chi vuole fare questo benedetto governo. Non hanno ancora nemmeno capito se Vendola è un alleato fino al 26 febbraio e poi dal 27 arrivano Monti, Fini e Casini.
Nel ‘76 Montanelli lanciò il famoso slogan “Turatevi il naso e votate DC”, adesso quello slogan è superato da un altro molto più moderno e anche più riformista “Bendatevi gli occhi e votate PD”.

domenica 17 febbraio 2013

Travaglio e la Sinistra furba, moooooolto furba [prima parte]



Pubblico per iscritto un intervento pronunciato da Marco Travaglio a Servizio Pubblico il 7 febbraio scorso. L'intervento è lungo, quindi oggi posto la prima parte e domani la seconda.
Questo intervento è utile per ripassare la storia politica recente e per mostrare quanto siano scarsi e in malafede quelli del PD in particolare e quelli del centro sinistra in generale.
Ovviamente parlo di forze parlamentari che hanno finora fatto solo schifo.
Io il PD, dopo quindici anni, non lo voto più. Non sanno stare al governo, come opposizione fanno semplicemente CACARE e quindi, siccome io lo stesso cesso non lo voto, ho deciso di votare una cosa nuova: il Movimento 5 Stelle. Spero che tanti seguano il mio esempio.
Visto che non sono così cretino da essere un ultras (sono ultras delle idee, non dei partiti) mi farebbe piacere se gli italiani votassero anche altri movimenti nuovi tipo SEL, Rivoluzione Civile, Fare per fermare il declino.
PDL LEGA PD, mandateli affanculo.
Buona lettura.

C’era una volta un politico piccolo piccolo che tutti davano sempre per morto, ma regolarmente risorgeva dalle sue ceneri. Montanelli lo chiamava il Rieccolo. Era Amintore Fanfani.
Poi è arrivato un altro, che almeno per la statura gli assomiglia un po’, anche se lui l’altro giorno ha detto che da giovane era un centravanti molto alto: 1 e 71, poi è rimpicciolito con l’età.
Nel ’94, la prima volta, doveva perdere di sicuro contro la gioiosa macchina da guerra di Occhetto. La Sinistra, furba, rideva di lui e diceva che la tv non porta voti e infatti lui occupò le tv e vinse le elezioni.
Il suo primo governo cadde dopo sette mesi e tutti lo diedero subito per morto. Faceva talmente pena che la Sinistra, furba, appena andò al governo decise di dialogare con lui sulla giustizia e la Costituzione in bicamerale e per non irritarlo non fece l’antitrust e la legge sul conflitto di interessi.
Poi, la Sinistra furba s’è mangiata 4 governi in 5 anni e alla fine lui ha fatto saltare la bicamerale e ha stravinto le elezioni nel 2001. Montanelli profetizzò: Ci vuole il vaccino, dobbiamo sorbircelo per dieci anni e poi ci immunizziamo dal vaiolo.
Berlusconi infatti ha governato così male che la Sinistra ha vinto tutte le elezioni intermedie: Comunali, Provinciali, Regionali ed Europee.
A dicembre 2005, a cinque mesi dalle elezioni del 2006, la Sinistra aveva 15 punti di vantaggio; ma Montanelli aveva sottovalutato l’antidoto al vaccino che è la Sinistra che è infallibile a neutralizzare immediatamente gli effetti del vaccino.
Infatti, siccome il Cavaliere era dato per morto, la Sinistra furba iniziò a buttar voti per evitare una vittoria schiacciante. Prima pensò bene di farsi una banca, la BNL, e di farsi pure beccare, così il distacco scese da 15 a 5 punti; poi perse anche quei 5 punti con una campagna elettorale in cui si parlava solo di tasse. Così, ci fu il pareggio al Senato e il povero Prodi si fece due anni di agonia, finché Mastella, astutissimamente nominato ministro della Giustizia, gli staccò la spina.
Altri quattro anni di Berlusconi, poi nel 2011 lo ammazzano le tre F: Fini, finanza e la terza F…diciamo Ruby, ecco, per capirci…
Siccome Berlusconi era morto, gli strateghi della Sinistra furba, da Napolitano in giù, hanno deciso di non mandarci a votare subito, ma di dare agli italiani un annetto di tempo per dimenticarsi i disastri suoi…tanto è morto… E lui lo faceva il morto, benissimo tra l’altro.
Il PDL ha votato tutto quello che decideva Monti, IMU compresa, ma lui non ci metteva mai la faccia. Sparito dalle TV, inabissato, in attesa di poter dire che lui non c’era e se c’era era in Kenya con Briatore, e se fosse stato per lui mai avrebbe approvato tutte quelle tasse. E poi al momento buono è ricicciato fuori, il Rieccolo.
Ma la Sinistra furba mica pensa a lui, ha ben altro a cui badare. Tipo spartirsi i ministeri del suo futuro governo. Qualche mese fa il Foglio ha pubblicato un pizzino, dimenticato in Parlamento da uno dei furbi, con l’organigramma del Regno del centro sinistra prossimo venturo.
C’era scritto: Bersani premier più economia, Bindi vice premier, Veltroni Camera, D’Alema Esteri-Commissario UE (una delle due, naturalmente), Letta Sviluppo, Franceschini Segretario.
Quando poi Bersani ha battuto Renzi alle primarie ha annunciato: “Adesso arriva lo squadrone”…che ricordava vagamente quella “macchina da guerra”…infatti i più religiosi si sono segnati e i più laici si sono toccati. Quando si dice vendere la pelle dell’orso, non solo prima di averlo ucciso, ma prima di avere preso il porto d’armi e di aver comprato il fucile.
Poi all’improvviso hanno guardato i sondaggi e hanno scoperto che c’è di nuovo Berlusconi, cioè che il 40% di italiani che cinque anni fa lo votavano non possono essere spariti all’improvviso. È risorto un’altra volta, o forse non era morto, o forse i vivi sono più morti del morto.
Qualcuno si ricorda una cosa detta da Bersani in tutta questa campagna elettorale, a parte che vuole sbranare quelli che lo accusano per Monte dei Paschi? Buio fitto.
Magari, dice anche delle cose serie e sensate, ma non lascia mai il segno, non buca, perché non parla…biascica. Sembra una pentola di fagioli in ebollizione. “Sto paese qua” “Non siam mica qua” “Un po’ di soldi qua” “Sto coso lì”, non finisce mai una frase, parla di alleanze continuamente, una volta dichiara amore eterno a Vendola, una volta fa il patto con Monti, è sempre tutto alleanze, convergenze, insomma…politichese.
Naturalmente tutti, invece, si ricordano tutto di quello che dice Grillo, qualcosa si ricordano di Ingroia, qualcosina persino di Monti, quasi tutto si ricordano di Berlusconi che per quanto morto è riuscito a tornare al centro della scena costringendo tutti gli altri a parlare di lui. Lui fa la lepre e gli altri fanno i cacciatori. È vero che racconta un sacco di balle, naturalmente, ma non è che gli altri non ne raccontino eh, intendiamoci. Il fatto è che se si fa il campionato dei ballisti è ovvio, vince lui. Perché non solo le spara più grosse, ma le sa raccontare pure meglio.
Anche Bersani ha detto che gli F35 bisogna tagliarli e poi Monti gli ha ricordato guarda che il percorso degli F35 è cominciato col centro sinistra. Anche Monti ha detto ridurremo subito le tasse, ma un mese prima aveva detto che era impossibile ridurre le tasse. E poi danno del ballista a Berlusconi, il quale oltre tutto di balle ne racconta molte di più. Mentre loro, faticosamente, gliene smontano una, lui nel frattempo si è già portato avanti e ne ha già raccontate altre dieci.

[continua...]

domenica 11 novembre 2012

I consigli di Travaglio a Grillo che condivido in pieno

Giacché ho pubblicato il dodecalogo di Beppe Grillo che ci aiutava a chiarire alcuni punti del Movimento 5 Stelle pensiero, stasera posto i dieci consigli (non richiesti per la verità) di Marco Travaglio a Beppe Grillo.

Beppe, sorridi di più, cazzo. Lo so che in questo momento non c’è molto da ridere sotto nessun punto di vista, ma i musi lunghi e i denti digrignanti lasciali ai politici, che del resto ne hanno ben donde.
Beppe, sei troppo aggressivo. Un’esagerata aggressività mette ansia e non è per niente rassicurante. Nei casi di Giovanni Favia e Federica Salsi, un abbraccio pubblico sarebbe stato la scelta migliore; magari con una spiegazione delle critiche ai loro comportamenti.
Capitolo insulti. Molti di quelli che lanci alla casta e ai giornalisti leccapiedi sono sacrosanti. Ma ora la casta è morente e anche i giornalai prezzolati si sentono poco bene: il dispetto più feroce, d’ora in poi, è d’ignorarli.
Per quanto riguarda i rapporti con la stampa non fare come i politicanti che attaccano i giornalisti che li criticano. Molto meglio sarebbe confutare le critiche nel merito.
La tv fa schifo, è in mano a quelle chiaviche dei partiti e i talk show fanno cacare, ma vietare sempre e comunque a candidati ed eletti in tv è un errore. La libera stampa, quando è libera e rappresenta i cittadini, ha diritto di fare domande e obiezioni, e il candidato e l’eletto hanno il dovere di rispondere.
Il web è importante e tu lo stai utilizzando la meglio, ma molti italiani, per i più svariati motivi, internet o non ce l’hanno o non lo frequentano. Leggono i giornali, ascoltano la radio, soprattutto guardano la tv. Chi fa politica non può ignorarli, anche perché sono il grosso degli ASTENUTI.
Quelli che dicono che il M5S non ha un programma dicono una cazzata, il programma c’è eccome. È certamente un programma ancora in fieri in cui mancano spesso le spiegazioni sul “come” e sul “con quali soldi”. Mancano voci come la lotta alla criminalità economica, prima causa della crescita zero in Italia; lotta alla criminalità organizzata, seconda causa; riforma della giustizia per farla funzionare di più e meglio. Tanti magistrati e giuristi potrebbero dare consigli interessanti per rimpolpare il programma.
Per quanto riguarda il “referendum sull’euro” siamo un po’ nella nebbia. Come si vive con l’euro lo sappiamo, come si vivrebbe tornando alla lira (che poi figurati se sarà mai possibile) non lo sa nessuno. I salti nel buio sono controproducenti, perché spaventano gli elettori. Urge spiegazione, possibilmente convincente.
Per quanto riguarda i candidati del M5S è bella tutta questa gioventù piena di idee e di entusiasmo, ma mentre in Parlamento tutto ciò è un vantaggio al governo è un handicap. Lì ci vuole gente esperta e competente: indicare al più presto i nomi di chi, in caso di vittoria elettorale, sarebbero il premier e i ministri.
Ultimo consiglio. Di’ a Gianroberto Casaleggio de tajarsi i capelli, così nun se po’ guardà!

(madonna santissima...)

giovedì 19 luglio 2012

Paolo Borsellino 19 luglio 1992 - 19 luglio 2012 Due anni di stragi. Vent'anni di trattativa


Per ricordare la strage di via D’Amelio, dove furono uccisi il giudice Paolo Borsellino, gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, ho acquistato il cofanetto (libro+dvd) 19 luglio 1992 – 19 luglio 2012 Due anni di stragi. Vent’anni di trattativa uscito con il Fatto Quotidiano.
Il libro contiene articoli sulla vita e la figura di Borsellino, sull’agenda rossa, un ritratto del figlio di Borsellino – Manfredi, il testo teatrale di Alessandra Camassa Noi e loro, uno scritto di Travaglio sulla trattativa tra Stato e mafia, altri articoli sui rapporti Stato-mafia e sulle notizie che stanno uscendo ultimamente sulle presunte interferenze di Napolitano sui giudici di Palermo (che stanno indagando sull’infame trattativa) in favore di Mancino. Il volume si chiude con un’appendice dedicata ai protagonisti della trattativa a cura di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.
Il dvd, che dura due ore e mezzo, narra la storia degli attentanti di via Capaci e di via D’Amelio, con immagini di repertorio, interventi sia dei protagonisti dell’epoca sia attuali. Interviste a Falcone e Borsellino, a politici, ecc. Non è facile da vedere, sinceramente, perché ti sale una rabbia enorme e un grande senso d’impotenza e di schifo.
Avete il dovere di conoscere la storia di Falcone e Borsellino, per capire dove vivete, lo schifo che vi circonda e per essere più responsabili nella vostra vita e quando andate a votare.
Se non conoscete la vostra storia recente siete semplicemente degli ZERI.
Chiudo con l’articolo di Marco Travaglio, compreso nel libro, del 13 marzo 2012 intitolato significativamente Fate schifo.
Ma interessa ancora a qualcuno sapere perché vent’anni fa è morto Paolo Borsellino con gli uomini di scorta? Sapere perché l’anno seguente sono morte 5 persone e 29 sono rimaste ferite nell’attentato di via dei Georgofili a Firenze, altre 5 sono morte e altre 10 sono rimaste ferite in via Palestro a Milano, altre 17 sono rimaste ferite a Roma davanti alle basiliche? Interessa a qualcuno tutto ciò, a parte un pugno di pm, giornalisti e cittadini irriducibili? Oppure la verità su quell’orrendo biennio è una questione privata fra la mafia e i parenti dei morti ammazzati?
È questa, al di là delle dotte e tartufesche disquisizioni sul concorso esterno in associazione mafiosa, la domanda che non trova risposta nel dibattito (si fa per dire) seguìto alla sentenza di Cassazione su Marcello Dell’Utri e alle parole a vanvera di un sostituto pg.
O meglio, una risposta la trova: non interessa a nessuno.
A parte i soliti Di Pietro e Vendola, famigerati protagonisti della “foto di Vasto” che va cancellata o ritoccata come ai tempi di Stalin, magari col photoshop, non c’è leader politico che dica: “Voglio sapere”. Anzi, dalle dichiarazioni dei politici che danno aria alla bocca senza sapere neppure di cosa parlano, traspare un corale “non vogliamo sapere”.
Forse perché sanno bene quel che emergerebbe, a lasciar fare i magistrati che vogliono sapere: il segreto che accomuna pezzi di Prima e Seconda Repubblica, ministri e alti ufficiali bugiardi e smemorati, politici, istituzioni, apparati, forze dell’ordine, servizi di sicurezza. Quel segreto che viene violato solo quando proprio non se ne può fare a meno perché mafiosi e figli di mafiosi han cominciato a svelarlo. Quel segreto che ha garantito carriere ai depositari e ai loro complici. Già quel poco che si sa – che poi poco non è – è insopportabile per un sistema che si ostina a raccontarci la favoletta dello Stato da una parte e dell’Antistato dall’altra, l’un contro l’altro armati. La leggenda del “mai abbassare la guardia”, delle “centinaia di arresti e sequestri”, “della linea della fermezza”, del “tutti uniti contro la mafia”, mentre dietro le quinte si tresca con quella per venire a patti, avere voti, usarla come braccio armato e regolare i conti sporchi della politica, rimuovendo un ostacolo dopo l’altro: da Mattarella, La Torre, Dalla Chiesa, giù giù fino a Falcone e Borsellino.
Ora, nel ventennale di Capaci e via D’Amelio, prepariamoci a un surplus di retorica, nastri tagliati, cippi, busti e monumenti equestri, moniti quirinalizi, lacrime tecniche e sobrie, corone di fiori delle alte cariche dello Stato (anche del presidente del Senato indagato per concorso esterno che spiega all’Annunziata la sua teoria di giurista super partes sul concorso esterno senza neppure arrossire). Sfileranno in corteo trasversale quelli che -come da papello – han chiuso Pianosa e Asinara, svuotato il 41-bis facendo finta di stabilizzarlo come da papello, abolito i pentiti per legge, tentato di abolire pure l’ergastolo, regalato ai riciclatori mafiosi tre scudi fiscali.
Quelli che han detto “con la mafia bisogna convivere” e ci sono riusciti benissimo. Casomai interessasse a qualcuno, i disturbatori della quiete pubblica riuniti nell’Associazione vittime di via dei Georgofili, guidata da una donna eccezionale, Giovanna Maggiani Chelli, hanno appena reso noto la sentenza con cui la Corte d’assise di Firenze ha mandato all’ergastolo l’ultimo boss stragista, Francesco Tagliavia. “Una trattativa – scrivono i giudici – indubbiamente ci fu e venne, quantomeno inizialmente, impostata su un do ut des. L’iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia”. Dopo il concorso esterno, se ci fosse un po’ di giustizia, la Cassazione dovrebbe abolire anche la strage. Oppure unificare i due reati in uno solo, chiamato “schifo”.

domenica 4 dicembre 2011

Eutanasia: un confronto a distanza con Marco Travaglio


Innanzitutto sono contento perché, almeno per una volta, non sono d’accordo con Marco Travaglio.
Porca vacca, almeno una volta su dieci si dev’essere in disaccordo con la persona che stimi altrimenti vuol dire che non hai cervello e stai supino a quello che dice l’altro. Come scriveva Nietzsche “si ripaga male il proprio maestro, se si rimane sempre scolari”.
Stima infinita per Marco, ma quello che scrive sull’eutanasia non mi piace.
Travaglio dice che lui è credente, ma che le convinzioni religiose le tiene per sé e che parla da laico.
Primo disaccordo. Io non sono credente e non mi piace la parola laico che per assonanza è troppo vicina a laido.
Travaglio poi contesta la scelta di Lucio Magri di aspettare la telefonata da Zurigo in compagnia di amici e bicchierini d’alcol. Altro disaccordo. Sinceramente a me piace la visione greca/romana, o anche quella dei paesi anglosassoni, dove il funerale è visto come una specie di festa mesta, dove si beve e si brinda al defunto. I nostri funerali sono solo una grandissima rottura di palle. Diciamolo.
Travaglio si propone di affrontare la questione dell’eutanasia da quattro punti di vista: logico, giuridico, deontologico e pratico.
Dal punto di vista logico Travaglio scrive: “chi sostiene il diritto al “suicidio assistito” afferma che ciascuno di noi è il solo padrone della sua vita. Ammettiamo pure che sia così: ma proprio per questo chi vuole sopprimere la “sua” vita deve farlo da solo; se ne incarica un altro, la vita non è più sua, ma di quell’altro. Dunque, se vuole farla finita, deve pensarci da sé”. A me, quest’argomento logico, mi pare veramente poco logico. Cioè per quale motivo sarebbe il suicidio la soluzione? Non mi convince.
Dal punto di vista giuridico Travaglio ricorda l’articolo 575 del Codice penale, che punisce con la reclusione da 21 anni all’ergastolo “chiunque cagiona la morte di un uomo”. Fa poi degli strani esempi di killer, di boia, ecc. che mi lasciano perplesso. Sono esempi che non calzano, così come il discorso. Se vuoi parlare dell’eutanasia dal punto di vista giuridico, dovresti discutere le legislazioni nei paesi in cui l’eutanasia è legale (stranamente paesi molto civili), proporre norme, codici di comportamento. Ma Travaglio non fa niente di tutto ciò.
Dal punto di vista deontologico, Travaglio cita il giuramento d’Ippocrate, ma non si sofferma su un’espressione che io metterò in grassetto: “Giuro di…perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale…”. Non lo cito tutto, ma secondo me Travaglio non dà l’importanza che merita l’espressione “alleviare la sofferenza”. Anche questo è il compito del medico, ricordiamolo. Travaglio poi insiste con il fatto che non puoi chiedere aiuto al medico, ma che devi suicidarti da solo. O, al limite, devi assoldare un killer. Discorso che sbarella parecchio, a mio parere. Come può essere ragionevole un ragionamento che privilegia il suicidio o che preferisce assoldare un killer invece che rivolgersi a un medico?
Concludiamo con il punto di vista pratico. Qui Travaglio fa un classico discorso all’italiana che personalmente mi fa incazzare parecchio. Il suicidio assistito non si potrebbe legalizzare perché sarebbero possibili un sacco di nefandezze. Omicidi per intascare un’eredità, infermieri e medici che ammazzano per il gusto di farlo dicendo che l’aveva chiesto il paziente, ecc. ma che è sto modo di ragionare? Cioè non legiferiamo perché si sa già che fatta la legge trovata l’inganno? Che stronzata tutta italiana. L’impegno dev’essere sempre teso a fare buone leggi e a controllare l’osservanza delle stesse, con la giusta punizione in caso di trasgressione. Altri pensieri, sono pensieri inutili. Come dicevo all’inizio, siamo in disaccordo caro Marco; ma l’importante è confrontarsi, dibattere e, a volte, anche scontrarsi.
Per quanto riguarda l’eutanasia, mi trovo molto più d’accordo con le posizioni libertarie di Paolo Flores d’Arcais.