Filosofia, Letteratura, Poesia, Storia, Arte, Capitalismo, Politica, Sesso... [Blog delle ossessioni, non delle idee. Le idee non mi piacciono perché con le idee non è mai sprofondato nessuno]
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giovedì 15 marzo 2012
Un'amara considerazione...
Entrammo nell’unico bar della città e ci sedemmo e il nonno ordinò del vino e io una birra. Il vecchio riattaccò la solita solfa della moglie morta e io mi spostai all’estremità opposta del bar. Una ragazza messicana scese le scale e mi si sedette accanto. Chissà perché diavolo scendevano sempre le scale in quel modo, come se fossero in un film. Comunque, persino io avevo la sensazione di essere in un film. Le offrii una birra.
“Mi chiamo Sherry” mi disse, e io: “Non è un nome messicano” e lei: “E perché dovrei avere un nome messicano?” e io: “Hai ragione”.
Andare al piano di sopra costava cinque dollari e lei mi lavò prima e dopo. Mi lavò servendosi di un piccolo catino bianco con dei pulcini dipinti che si rincorrevano tutt’attorno. In dieci minuti intascò gli stessi soldi che io avevo guadagnato in una dura giornata di lavoro, straordinari inclusi.
Finanziariamente parlando era un dato di fatto che te la passavi meglio se avevi la passera invece dell’uccello.
mercoledì 17 agosto 2011
E così vorresti fare lo scrittore?
:**
Apro talmente tante rubriche, che ho trascurato uno dei miei più grandi interessi: la scrittura.
Rimedio ora con qualcosa di sublime.
Perchè dico sublime?
Perchè in un colpo solo pubblico frasi vere e meravigliose sulla scrittura, una folgorante poesia e do voce a uno scrittore che amo, Charles Bukowski.
L'andamento draconiano della poesia è quello che ci vuole, perchè lo scrivere va scoraggiato, non incoraggiato. Solo quando ti sarai tagliato tutte e dieci le dita, meriterai di scrivere. Questa poesia dovrebbero leggerla tutti gli aspiranti scrittori; io me la sono appesa in camera.
Ora silenzio e godiamo insieme.
E così vorresti fare lo scrittore?
se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sè e continuerà
finchè tu morirai o morirà in
te.
non c'è altro modo.
e non c'è mai stato.
Apro talmente tante rubriche, che ho trascurato uno dei miei più grandi interessi: la scrittura.
Rimedio ora con qualcosa di sublime.
Perchè dico sublime?
Perchè in un colpo solo pubblico frasi vere e meravigliose sulla scrittura, una folgorante poesia e do voce a uno scrittore che amo, Charles Bukowski.
L'andamento draconiano della poesia è quello che ci vuole, perchè lo scrivere va scoraggiato, non incoraggiato. Solo quando ti sarai tagliato tutte e dieci le dita, meriterai di scrivere. Questa poesia dovrebbero leggerla tutti gli aspiranti scrittori; io me la sono appesa in camera.
Ora silenzio e godiamo insieme.
E così vorresti fare lo scrittore?
se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sè e continuerà
finchè tu morirai o morirà in
te.
non c'è altro modo.
e non c'è mai stato.
martedì 14 giugno 2011
Chiudere la scuola con il vecchio Hank
Il sogno di ogni professore è quello di non rompere le palle ai propri studenti con noiosissime lezioni come i suoi professori avevano fatto con lui quando era anch'egli uno studente. È anche il mio sogno e ci provo, ci provo davvero.
All’inizio dell’anno scolastico, consegnai ai ragazzi di V questo frammento di Deleuze.
Il frammento deleuziano è nel mio cuore perché dà un’idea precisa di quello che può essere la filosofia e quale uso se ne può fare ai nostri giorni. Al di fuori delle dinamiche scolastiche, universitarie, cattedratiche e cacalibresche.
Del resto è una superstizione di questi tempi malandati credere che la filosofia sia solo teoria, un vuoto arzigogolare in astratto, insomma qualcosa per masturbarsi il cervello. Ritengo sia compito di un professore di filosofia estirpare le credenze sciocche e stereotipate sulla sua materia e cercare di far capire ai ragazzi come stanno davvero le cose con essa.
In questi ultimi giorni di scuola, mentre affrontavamo la storia della filosofia del Novecento (Sartre, Heidegger, gli esistenzialisti, la Scuola di Francoforte ecc.), ho portato loro un frammento tratto da Musica per organi caldi del mio amato Bukowski.
Era un modo per far capire che la filosofia non è confinata ai filosofi, né si trova soltanto nelle loro opere o nei manuali scolastici. Voleva essere un tentativo per dire loro che un compito prettamente filosofico è quello di allargare gli orizzonti, andare oltre le etichette e diffidare sempre e comunque anche dei filosofi stessi. C’era un po’ di ironia in tutto questo, chissà quanti di loro l’hanno colta...
Lo regalo anche a voi, mes amis.
All’inizio dell’anno scolastico, consegnai ai ragazzi di V questo frammento di Deleuze.
Il frammento deleuziano è nel mio cuore perché dà un’idea precisa di quello che può essere la filosofia e quale uso se ne può fare ai nostri giorni. Al di fuori delle dinamiche scolastiche, universitarie, cattedratiche e cacalibresche.
Del resto è una superstizione di questi tempi malandati credere che la filosofia sia solo teoria, un vuoto arzigogolare in astratto, insomma qualcosa per masturbarsi il cervello. Ritengo sia compito di un professore di filosofia estirpare le credenze sciocche e stereotipate sulla sua materia e cercare di far capire ai ragazzi come stanno davvero le cose con essa.
In questi ultimi giorni di scuola, mentre affrontavamo la storia della filosofia del Novecento (Sartre, Heidegger, gli esistenzialisti, la Scuola di Francoforte ecc.), ho portato loro un frammento tratto da Musica per organi caldi del mio amato Bukowski.
Era un modo per far capire che la filosofia non è confinata ai filosofi, né si trova soltanto nelle loro opere o nei manuali scolastici. Voleva essere un tentativo per dire loro che un compito prettamente filosofico è quello di allargare gli orizzonti, andare oltre le etichette e diffidare sempre e comunque anche dei filosofi stessi. C’era un po’ di ironia in tutto questo, chissà quanti di loro l’hanno colta...
Lo regalo anche a voi, mes amis.
Prese L'uomo in rivolta di Camus e ne lesse qualche pagina.
Camus parlava di angoscia, di terrore e dell'infelicità della condizione umana, ma ne parlava in modo così sereno e fiorito... il suo linguaggio era tale da dare l'impressione che niente sarebbe mai riuscito a scalfire né lui né il suo stile. In altre parole, era lo stesso che se tutto fosse andato nel migliore dei modi. Il suo modo di scrivere era quello di un uomo che aveva appena finito di mangiare una grossa bistecca, con contorno di insalata e di patate fritte, accompagnandola con una bottiglia di buon vino francese. Forse l'umanità soffriva, ma lui no di sicuro.
Molto saggio da parte sua, ma Henry preferiva qualcuno che urlasse quando il mondo andava a fuoco. Lasciò cadere il libro e cercò di dormire.
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