Visualizzazione post con etichetta Berberova Nina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berberova Nina. Mostra tutti i post

giovedì 27 settembre 2012

Nina Berberova e la no man's land


Il mio piccolo sogno sarebbe quello di accendere una stella ogni giorno. Una stella che può essere rappresentata da una poesia, da un racconto, da una frase letta in un romanzo, da un aforisma filosofico e così via. Mi piacerebbe che la mia vita scorresse così, nella costruzione di questo cielo stellato di pensieri meravigliosi.
Correlato a questo sogno c’è anche la voglia di condividere il più possibile queste gioie intellettuali con il popolo della rete. Io ci provo, poi quel che sarà, sarà.
Oggi posto questa “teoria” della no man’s land scritta da Nina Berberova.
Credo che molte persone si ritroveranno in questa teoria, almeno le migliori. Sarei curioso di conoscere le no man’s land di ogni persona che incontro e che conosco. Ma so che non è possibile perché la no man’s land è spesso avvolta dal mistero; come spiega bene Nina.
La no man’s land mette in luce l’essenziale scissione che alberga nell’essere umano spesso diviso tra un se stesso originale e un se stesso mondano e fa trasparire alcuni aspetti del mondo che da sempre attirano la mia attenzione e cioè quello di essere fastidioso, alienante e stupido.
Buona lettura.

Fin dai primi anni della mia giovinezza pensavo che ognuno di noi ha la propria no man’s land, in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla. Ciò non significa affatto che, dal punto di vista dell’etica, una sia morale e l’altra immorale, o, dal punto di vista della polizia, l’una lecita e l’altra illecita. Semplicemente, l’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un’ora al giorno, o una sera alla settimana, un giorno al mese; vive di questa sua vita libera e segreta da una sera (o da un giorno) all’altra, e queste ore hanno una loro continuità.
Queste ore possono aggiungere qualcosa alla vita visibile dell’uomo oppure avere un loro significato del tutto autonomo; possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la “linea generale” dell’esistenza. Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non s’è mai incontrato con se stesso, e c’è qualcosa di malinconico in questo pensiero. Mi fanno pena le persone che sono sole unicamente nella stanza da bagno, e in nessun altro tempo e luogo.
L’Inquisizione oppure lo stato totalitario, sia detto per inciso, non possono assolutamente tollerare questa seconda vita che sfugge a qualunque tipo di controllo, e sanno quello che fanno quando organizzano la vita dell’uomo impedendogli ogni solitudine, eccetto quella della stanza da bagno. Nelle caserme e nelle prigioni, del resto, spesso non c’è neanche questa solitudine.
In questa no man’s land, dove l’uomo vive nella libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità, o ascoltare musica in modo anch’esso inconsueto, oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza. Forse in questa no man’s land gli uomini piangono, o bevono, o ricordano cose che nessuno conosce, o osservano i propri piedi scalzi, o provano una nuova scriminatura sulla testa calva, oppure sfogliano una rivista illustrata con immagini di belle donne seminude e muscolosi lottatori – non lo so, e non lo voglio sapere. Da bambini e persino da giovani (come probabilmente anche da vecchi) non sempre avvertiamo il bisogno di quest’altra vita.
Ma non bisogna credere che quest’altra vita, questa no man’s land, sia la festa e tutto il resto i giorni feriali. Non per questa via passa la distinzione: solo per quella del mistero assoluto e della libertà assoluta.

mercoledì 26 settembre 2012

Il giunco mormorante


Nina Berberova scrive proprio da dio e per rendersene conto bastano le prime dodici pagine che formano il primo capitoletto di questo breve romanzo.
L’uso della metafora, del flashback, i pensieri che sanno vagare rimanendo magicamente coerenti con gli avvenimenti esterni e il flusso della storia, la dolcezza, l’ironia.... L’ho riletto più volte questo primo capitolo e sono ancora sotto l’effetto di questa grande arte narrativa di Nina. Mi verrebbe voglia di segnalarlo alle scuole di scrittura.
Il romanzo è la storia di un amore potentemente intenso e altrettanto potentemente insoddisfatto che deve affrontare una lunga (e lontana tanto quanto la Francia dalla Svezia) separazione, la Seconda Guerra mondiale e la guerra tattica e tremenda di una donna diabolica e manipolatrice: Emma.
A proposito della Seconda Guerra mondiale. Nel libro se ne parla in poche pagine, ma c’è tutto quello che serve per descrivere una guerra: le folle di reclute sui marciapiedi, il razionamento del cibo e della luce, i soprusi, le paure, la vita che si deforma a causa degli eventi bellici.
Nella “seconda parte” del romanzo, la protagonista va in Svezia e la tensione sale. Ho “inseguito” pagina per pagina la storia sperando che succedesse quello che il mio animo romantico voleva che succedesse. Non vi dirò, ovviamente, quel che succede. Lo scoprirete leggendo. Quello che voglio dire è che la Berberova ci insegna una grande cosa della letteratura: non è importante il lieto fine (gli happy end sono per gli stupidi), ma narrarci una grande trasformazione, una rivoluzione che sconvolge la forma mentis del personaggio. Ed è proprio questa rivoluzione interiore uno dei due motivi principali per cui vale la pena leggere Il giunco mormorante.
L’altra, sublime, riguarda il pezzo che parla della teoria del no man’s land.
Anzi, è talmente interessante questa teoria, è un pensiero che m’è piaciuto così tanto, che ho deciso di condividerlo con lor signori. A domani.