lunedì 11 aprile 2011

Fatti l'habitat

Prima di affrontare l'interfaccia sessuale, preoccupiamoci che la casa abbia un'area idonea e funzionale a tale attività.
Questa area servirà da "zona di riscaldamento" per un processo di transizione cruciale: dalla fase di seduzione a quella dei preliminari al rapporto sessuale vero e proprio. Ogni elemento dovrà contribuire a creare l'atmosfera e lo stato d'animo desiderati.
Il primo elemento da definire è il divano. Assicuriamoci che abbia le dimensioni idonee, sia collocato in un punto strategico e, soprattutto, sia comodo.
Il divano dovrebbe essere abbastanza largo per ospitare due persone, ma non così tanto da farle sedere a più di un braccio di distanza.
Posizionatelo in un'area facilmente accessibile, ma lontana dalle principali zone di passaggio (per esempio l'accesso alla camera da letto o alla cucina e il passaggio dalla cucina al bagno).
Il divano deve essere comodo e rilassante. Verificate che i cuscini non siano talmente soffici da farvi sprofondare, limitando la vostra mobilità. Una morbidezza eccessiva può infatti ostacolare le varie manovre e un agile riposizionamento durante la seduzione e i preliminari.
Esaminata la centrale questione del divano, passiamo ad elementi secondari ma ugualmente importanti.
Bevande: ricordate che un po' d'alcool aiuta a rilassarsi e a essere più ricettivi al processo di seduzione, abbassando il livello di stress e i freni inibitori. Dotatevi di scorte di super alcolici vari, oltre a birra e vino. Non dimenticate di avere, altresì, pure succhi di frutta e bibite gassate. Esistono pure le astemie.
Tavolino: collocatelo davanti o accanto al divano, che funga da base di appoggio per bicchieri e altri oggetti.
Musica: le vibrazioni musicali possono mettere una persona nello stato d'animo giusto e rilassarla; hanno anche il vantaggio di coprire altri rumori dall'esterno o dagli appartamenti vicini. Tenete pronta una buona scelta di brani per soddisfare qualsiasi gusto musicale.
Luce: Rimuovete lampade o lampadine che emanino una luce troppo intensa o diretta. Un'illuminazione "aggressiva" può bloccare o intimidire una persona. Sostituite le lampadine ad alto voltaggio con altre più fioche e sistemate le lampade in modo da ottenere una luce morbida e soffusa: si creerà subito un'atmosfera più rilassante.
Un ultimo consiglio: nell'allestire la location prevedete anche attività alternative divertenti, come un gioco da tavolo o un televisore: molti soggetti tendono a chiudersi a riccio di fronte ad approcci seduttivi troppo diretti. Distrarsi un po' dopo essere arrivati a casa può alleviare la tensione e rendere entrambi più propensi al rapporto sessuale.

sabato 9 aprile 2011

Canini alla giostra

(il quadro è stato dipinto dal Tesorello)


Venerdì scorso mi trovano in ufficio seduto alla mia scrivania lavorando come al solito il meno possibile. Il pc era acceso e avevo due pagine aperte: una riguardava le pratiche che avrei dovuto sbrigare quel giorno, l'altra su wikipedia dove leggevo articoli dedicati alla storia della mafia, le biografie di Al Capone, Lucky Luciano e altri simili personaggi.
Nella stanza, oltre il sottoscritto, c'erano altri tre impiegati, colleghi di sventura in quella galera burocratica situata al nono piano di un grattacielo della metropoli partenopea.
Giuseppe Gazzoli, detto Peppone, per la sua pancia enorme, con i capelli più grigi che neri arruffati e la barba lunga di almeno una settimana che smanettava con lance e spade al computer impegnato in non so quale dannato gioco di ruolo; Flavio Saponetti, il raccomandato, il fresco laureato, lo scemo patentato che sonnecchiava bellamente con la testa appoggiata sulle braccia che teneva conserte sul tavolo. Ogni tanto s'alzava di scatto, strabuzzava gli occhi e poi tornava a dormire. Infine c'era lei, la signorina De Petis, seduta con le gambe accavallate in modo tale da mostrare bene le cosce intenta a rifarsi il trucco. Quando la signorina De Petis (di cui non conosco il nome perchè non dà confidenza a nessuno) indossa le sue minigonne, è facile comprendere che è un piacere venire al lavoro e si riesce a sopportare meglio l'alzarsi presto la mattina e il dover affrontare dapprima una metropolitana affollata e puzzolente e poi una noiosissima giornata di lavoro.
Tutto era tranquillo quella mattina, tutto filava come al solito quando d'improvviso la porta si spalancò senza che nessuno avesse bussato e sull'uscio si stagliò l'imponente figura del dottor Stazzarone, il nostro temuto e venerato capoufficio.
Noi quattro scattammo in piedi contemporaneamente ed esclamammo a tutta gola Buongiorno signor direttore!
Il dottor Stazzarone ci guardò come si guarda della merda di cane che finisce in un rigagnolo durante un temporale, poi disse Comodi, comodi.
Avanzò di qualche passo dentro la stanza dirigendosi proprio verso di me e notai che aveva una busta bianca rettangolare in mano. Ci siamo, pensai, ecco sto stronzo che viene a licenziarmi...
Signor Pelcane, cominciò l'esimio con voce stentorea, da quant'è che lavora in codesto ufficio?
Prima di rispondere mi venne automatico cercare di capire se alla parola “lavora” ci fosse un sottofondo ironico d'accompagnamento; mi parve di no e risposi nel modo più secco e asciutto che potei Cinque anni e mezzo, signor direttore.
Cinque anni e mezzo, ripetè lui, e sembrò rimanere pensieroso su quel mucchietto di tempo. Bene signor Pelcane, riprese dopo un po', in questa busta ci sono due biglietti per la Carmen di Bizet, spettacolo che si terrà stasera al Teatro Ludwig Vonfireracket. Metta lo smoking, ci porti la sua ragazza e si diverta! Io non posso andarci e ho deciso di premiare lei perchè qui dentro è quello che lavora di più lavorando di meno. Buona serata e continui il lavoro.
Detto questo mi porse la busta, che afferrai con un movimento meccanico del braccio sinistro, e se ne andò sbattendo la porta quando la chiuse. Rimasi in piedi per qualche istante, con quell'inaspettato dono tra le mani, e osservai, girando la testa dall'uno all'altro lentamente, le reazioni dei miei colleghi. Fui un po' deluso perchè Peppone bestemmiò che un elfo gli aveva inflitto una ferita da dieci punti e riprese a giocare, Flavio tornò a dormire come se nulla fosse accaduto e la signorina De Petis finì con tutta calma di mettersi lo smalto.
Poco male, mi dissi, meglio così. Ripresi posto sulla mia sedia che per la prima volta mi sembrò comodissima e aprii la busta. Ne estrassi i due biglietti che erano lucidi, lisci, colorati...ci feci scorrere le dita sopra a mo' di carezza ed ebbi l'impressione che il polpastrello del medio si incastrasse sulla superficie.
Bene, avevo l'occasione di poter passare una bella serata all'Opera. All'Opera! Magari, poi, dopo la rappresentazione saremmo potuti andare a cena e magari dopo la cena...già, ma con chi ci sarei andato a vedere la Carmen? Riposi la busta con i biglietti nella tasca della giacca e dalla tasca interna presi la mia fedele agendina. Conoscevo tante donne, una l'avrei trovata che diamine!
Ovviamente cominciai dalla lettera A dove c'era Adelaide. Composi il numero, ma non rispose nessuno. Brutto segno, pensai istintivamente.
Passai alla B e chiamai Brunella che mi disse che non si ricordava di me e che non intendeva farlo quella sera. Vabbè, manco io dissi al telefono ormai muto.
Provai la C dove non ricordavo di conoscere una donna di nome Cesira. Feci il numero ma dopo numerosi squilli mi rispose una voce tutta assonnata che bofonchiò parole come turno di notte chi è che rompe i coglioni vaffanculo.
Voltai la paginetta alla lettera D e stavolta Daria me la ricordavo, una simpaticissima bionda un po' pazzerella. Rispose la madre che mi disse che Daria era in vacanza in una beauty farm e non sarebbe tornata prima di domenica.
Alla lettera E c'era Elena che tagliò subito corto dicendo che non poteva uscire con me perchè si vedeva con Paride e stava diventando una cosa seria.
Finsi di crederle e provai con Federica, ma andò male pure stavolta perchè lei era nel periodo in cui odiava gli uomini bastardi egoisti tutti uguali, insomma la solita solfa.
Attaccai mentre era ancora lì che si sfogava; dovevo chiamare Gigliola. Gigliola era felice di sentirmi, ma non accettava il mio invito perchè odiava l'Opera, gli snob che ci andavano e sopratutto quelle megere stronze con la pelliccia. Poveri animaletti.
Non ebbi tempo di commuovermi per la sorte dei visoni considerato il fatto che dovevo ancora trovare una che volesse uscire con me!
Alla lettera H avevo Helga, ma non ci provai nemmeno a telefonarle perchè sapevo che era a Berlino e non sarebbe venuta in Italia che in estate.
Così saltai direttamente alla I di Ilaria. Stasera non posso, mi rispose, esco con la mia compagna. Con la tua compagna?, mi venne da chiederle senza che potessi fermarmi. Sì, con la mia compagna, rispose, hai sentito bene. Sono lesbica e tu sei un bigotto bastardo. E m'attaccò il telefono in faccia.
Non mi persi d'animo e andai deciso alla L dove c'era segnato con la penna rossa il numero di Loredana. Chiamai e mi ripose una voce di donna, ma non compresi cosa mi diceva. Era come se avesse qualcosa in bocca e non riuscisse a parlare bene...
Quando arrivai alla lettera M vi trovai scritto il nome di Martina con un asterisco a fianco. Scesi con l'indice a pie' di pagina e vi trovai scritto: non chiamare, è una cretina.
Andai, allora, alla N dove c'era Nadia. Ti ringrazio, mi rispose, ma domani ho una gara di ginnastica artistica molto importante. Devo alzarmi presto, sarà per la prossima volta.
E' sempre per la prossima volta, ma quando arriva sta prossima volta nessuno lo sa.
Passai alla O di Ottavia. La conversazione fu brevissima perchè lei ora era una donna sposata e con un frego ripetuto più volte la cancellai dall'agendina.
Era la volta della lettera P e di Pasqualina. Una con un nome così non capivo che ci facesse nel mio archivio da playboy. Comunque chiamai lo stesso per poi pentirmene subito. Pasqualina mi disse che accettava l'invito a patto che potesse portare pure la sorella. Era in un brutto periodo e non voleva lasciarla a casa sola. E allora buona serata a tutte due, dissi un po' innervosito da quella proposta così sciocca.
La Q la saltai perchè non conoscevo e non conosco nessuna donna con il nome che cominci con la Q (mentre di quelle che ragionano e lavorano col Q ne conosco tante...)
Cazzo, stavo finendo le lettere e ancora non avevo una donna da portare all'Opera!
Impugnai con decisione il ricevitore e composi pestando i pulsanti il numero di Rosalia che invece di rispondere con un sì o con un no al mio invito si mise a parlare dei suoi problemi. Che palle! attaccai con una scusa qualunque.
Chiamai Simona, oramai un po' sfiduciato, e dall'altro capo del telefono udii la voce di Franco, il ragazzo di Simona.
Fu la volta di U e di Ursula che mi rispose che avrebbe volentieri visto la Carmen e che le piaceva l'idea della cenetta romantica, ma non con me.
Provai con Valeria che purtroppo non poteva venire perchè aveva la febbre alta.
M'era rimasta l'ultima lettera, la Z, e telefonai a Zazie. Era libero e sentii uno squillo, poi un secondo, un terzo, un quattro...
Appoggiai meglio la schiena alla spalliera della sedia, buttai con nonchalance le gambe sulla scrivania e decisi che avrei aspettato fino all'ultimo trillo.

venerdì 8 aprile 2011

Ordura di marzo

Che si fa in sti giorni, utili come le stufe in Kenya e piacevoli come un nugolo di zanzare nei pressi dell'ano?
Si svolgono i consigli di classe, dove ci son polemiche che non mi interessano, si danno i voti ai ragazzi e si premiano gli studenti meritevoli. Io ho tutta una teoria sui meriti dei ragazzi. Intanto ringrazio colei che ha detto che la scuola deve servire soprattutto ai caproni e alle teste di porfido; a quelli bravi i professori e la scuola non servono. Tranquilli, non vi si abbandona. seven Gut.

Si legge il primo capitolo de La scopa del sistema di D. F. Wallace e si rimane sempre incantati dalla scrittura di quell'uomo. Vero cara erba croccante sotto gli alonati dei lampioni? genius Gut.

Si recita a soggetto nelle labirintiche strade della coscienza mentre il corpo si barcamena per non crollare sotto futili regimi e massacranti ritmi compulsivi. eat Gut.

Si ripete la prima Guerra mondiale evidenziando il problema storico principale e analizzando con stupore et ghigno le teorie dei tattici militari. war Gut.

Si affronta Freud da un punto di vista storico filosofico, mentre il super Es adora le tette, l'Es caca, l'Io fotte e il super Io odia Fabrizio Corona. pippe Gut.

Si scarica bellamente la discografia di Keith Jarrett. very Gut.

Si osserva il nascere di mode alquanto strambe, la più terribile si dimostra poi essere il silenzio. Cioè io ti mando un messaggio e tu poni il silenzio. Bella moda, l'avrà inventata qualcuno o qualcuna che dev'essere chic. Il silenzio è chic, amici. mad Gut.

Si pensa che i maya e tutti gli apocalittici siano dei poveri ottimisti perchè preconizzano la fine, che è un'amica e una liberazione. Ma, cari miei, la fine non ci sarà. Tutto si perpetuerà in peggio, l'incubo si incupirà sempre di più, ma non vi libererete. Volete un'idea fedele e veritiera del futuro? Leggete Hokuto no Ken di Tetsuo Hara e Buronson. C'è tutto scritto lì. tsubo segreto Gut.

Si pensa alle friabili costruzioni di alcuni rapporti che non dipendono dall'impegno, dall'affetto o dalla cura, ma dalla prima idiozia che qualcuno dice fa o rappresenta. fear <3 Gut. Si aspetta l'estate perchè l'estate è un enorme sabato del villaggio e quando arriva è la domenica più lunga e noiosa che l'uomo abbia mai dovuto vivere. sun Gut. Si fonda il Partito dei Rivoluzionari da Tastiera che raccoglie molte adesioni, perchè in fondo fa sempre piacere far parte di un gruppo seppur piccolo e insignificante. victoria Gut.

Si guardano due ragazze salutarsi nei pressi di un binario ferroviario, scambiandosi i consueti baci sulle guance e ci si chiede il significato di questa abitudine. kiss Gut.

Si osserva la guerra in Libia con lo stesso interesse che può suscitare il volo di una mosca nei pressi di un escremento. impegnative Gut.

Si bevono almeno dieci caffè al giorno. drink Gut.

Si hanno in testa materiali vari per racconti, ma non si riesce a metterli per iscritto. no Gut.

Si chiude il post perchè l'autore deve dare il cambio a Superman e va pure di fretta perchè se fa tardi quello s'incazza e poi all'autore gli tocca di riempirlo di botte. Gut e nacht.

martedì 5 aprile 2011

Chissà perchè le buste di plastica sbattute dal vento sono così poetiche (forse per la mancanza di volontà propria)

Ma vedi un po' se una cretina mi deve dire come parlare dopo anni che lo faccio a modo mio. Ci troviamo proprio in assenza di materia cerebrale; anzi in un buco nero di materia cerebrale.
Poi devo essere offeso anche gratuitamente, senza aver fatto nulla e mi dico "meno male che non hai fatto nulla, altrimenti t'ammazzavano".
Bò, che dire? Devo dedicarmi di più alle cose importanti e che mi piacciono e mollare la merda, tanto dalla merda non esce altro che merda. Ho imparato che dai tarati non si ricava nulla di buono, puoi provarci e insistere ma sarà tutto inutile.
Mi piace la vanità non l'inutilità.
Che resti chiuso un bel po' fino a nuovo ordine, non ci perderò nulla.

lunedì 4 aprile 2011

Lasciarti non è

I napoletani oggi sono una grande tribù che, anzichè vivere nel deserto o nella savana, come i Tuareg o i Boja, vive nel ventre di una grande città di mare.
Questa tribù ha deciso – in quanto tale, senza rispondere alle proprie possibile mutazioni coatte – di estinguersi, rifiutando il nuovo potere, ossia quella che chiamiamo la storia, o altrimenti, la modernità. La stessa cosa fanno nel deserto i Tuareg o nella savana i Boja (o fanno anche, da secoli, gli zingari): è un rifiuto sorto nel cuore della collettività; una negazione fatale contro cui non c’è niente da fare. Essa dà una profonda malinconia, come tutte le tragedie che si compiono lentamente; ma anche una profonda consolazione, perchè questo rifiuto, questa negazione alla storia è giusto, è sacrosanto. Sì è proprio così, purtroppo o per fortuna. Una nostra particolarità, un atavismo per la precisione, è che diamo un’importanza grandissima ai sogni che dividiamo in varie categorie. Una di queste è quella di usare i sogni come pretesti per dire qualcosa di particolare a un parente o ad un amico. Per esempio, mia madre sogna i suoi genitori e riferisce i loro consigli ai fratelli, soprattutto quando litigano tra loro. Lei allora telefona e dice di aver sognato il papà che chiedeva in lacrime una loro riappacificazione. Ovviamente è tutto inventato, ma non fa niente. Poi c’è l’uso classico del sogno da cui ricaviamo i numeri da giocare al lotto dopo attenta lettura della Smorfia. Un terzo tipo di sogno è quello che al risveglio non svanisce semplicemente con la luce diurna, ma ti rimane attaccato anche molto tempo dopo che ti sei levato. Allora, che si fa in questi casi? Nel nostro quartiere si fa così. Le donne si recano dalla Vecchina al Pallonetto e si fanno leggere i tarocchi. Gli uomini vanno dal Morente, al rione Sanità. Il Morente è colui che gode del rispetto massimo da parte di tutti ed è molto ascoltato, una specie di vecchio saggio. Una notte mi accadde di sognare che camminavo in una grande prateria e all’improvviso mi trovavo davanti ad una staccionata dove un portiere d’albergo vestito in maniera elegantissima mi sbarrava il passaggio.
“Dove credi di andare?”, mi urlò in faccia.
“Veramente, non lo so", risposi, "è la prima volta che sto qua. Non si può entrare?”
“E vuoi entrare così, a mani vuote?”
“Bè, cosa dovrei portare per avere il passaggio libero?”
“Guarda gli altri, non vedi? Ognuno porta un sacco di farina. Procuratene anche tu e ti farò passare”.
Girai la faccia alla mia destra e vidi una processione enorme di uomini che portavano un sacco di farina. Cercai di avvicinare qualcuno per chiedere dove potessi procurarmela, ma nessuno mi rispondeva, mi ignoravano tutti. Cominciai a correre velocissimo per vedere da dove partiva quella marea di gente casomai dessero la farina lì, ma niente, e continuavo a correre, a correre, e più correvo più mi saliva una grande ansia e tristezza, finchè mi svegliai sgomento e molto triste. Avevo il cuore in gola!! Subito mi frullò in testa la domanda: che significa tutto ciò? La questione era importante e decisi che dovevo saperne di più. Feci una doccia veloce, mi vestii alla buona e di gran passo mi recai dal Morente. Ovviamente bisogna portargli qualcosa per essere ricevuti e il classico è zucchero e caffè. Fui fortunato perchè quel giorno ero l’unico “cliente”; consegnai il pacco dono alla perpetua che mi introdusse nello studio dove il Morente giaceva su un letto cosparso di libri. C'erano libri ovunque e lui era lì con la sua enorme capigliatura bianca e la barba di molti giorni. Il suo nome è don Alfonso.
“Buon giorno, don Alfonso. Scusate se vi incomodo a quest’ora”.
“Venite avanti, giuvinò, nun vi preoccupate. Esponetemi pure il vostro problema”. Così gli raccontai il sogno, lui mi guardò e disse: “Vai a prendere un po’ di caffè”. Mi alzai e andai in cucina dove la perpetua aveva già preparato il caffè coi bicchieri d’acqua (importantissimo bere il bicchiere d’acqua prima del caffè). Dopo aver bevuto il caffè, don Alfonso pronunciò la sentenza: “Giuvinò, voi sentite la vostra anima povera, avete voglia di arricchirla, ma non sapete come fare”.
“E’ verissimo don Alfonso. Mi piacerebbe tanto istruirmi, farmi una cultura, sapere tante cose, godere delle gioie spirituale che rendono l'uomo un essere unico nella natura. Cosa mi consigliate? La filosofia?”
“Mah, non so. A me è parso che tutta la filosofia altro non sia che una meditazione di Scekspìrr. Comincia da Scekspìrr”.
Dopo aver detto ciò chiuse gli occhi, si girò dall’altra parte e più non fe' parola. Pensando a quel che aveva detto mi recai in libreria per acquistare quella che era la mia prima opera del Bardo. Andai al reparto “teatro” e cominciai a guardare uno per uno i titoli delle sue opere. Ovviamente ero attratto da Otello o da Amleto, ma nello stesso tempo ero in dubbio se cominciare proprio da loro o da qualche altra opera più leggera. Ma esisteva una tale opera? Era un ragionamento valido? Mi trastullavo tra dubbi e incertezze, quando alle mie spalle sorse una voce di donna dolcissima e celestiale: “Prendi anche tu un libro di Shakespeare?” Mi sentii avvolgere dal suono magico di questa voce e mi girai pieno di speranze cercando di sfoderare il mio sorriso migliore. Quando le fui di fronte mi tuffai in dei meravigliosi occhi verdi screziati di nero che mi guardavano scintillanti e lucidi come topazi orientali, due gemme di infinito splendore.
Peccato che per il resto fosse proprio un cesso

domenica 3 aprile 2011

Il manuale di Don Giovanni morto 1003 volte

Le donne sono un argomento meraviglioso perchè inesauribile. Si può dire tutto e il contrario di tutto; i consigli servono e non servono. Se qualcosa funzionasse non è dovuto alla bontà dell'idea, ma alla fortuna.
Ricordatevi che i mortali parlano del Fato, del Caso o del Destino (entità maschili), ma gli immortali sanno bene che si deve dire MOIRA (entità femminile). La fatalità è sempre femmina, perchè la caratteristica principale è il suo essere c a p r i c c i o s a.
Orbene, diamo un taglio all'introduzione e indichiamo alcune cose da fare o non fare con le donne.
Non dedicatele La cura di Battiato e non regalatele Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry: portano una sfiga immensa.
San Valentino: a voi so bene che non frega un bel niente, regolatevi in base ai gusti di lei. Se lei lo odia, siete a posto. Se, invece, le piace mantenetevi sul classico (cenetta e fiore); non sbracate con cioccolattini e peluches. Postilla: se lei dice che odia san Valentino è lo stesso. Il 14 febbraio è di prammatica cenetta e fiore.
Capitolo telefonate ed sms. Le vostre telefonate non devono in nessun caso rispettare una regolarità imposta da lei. Telefonate a sorpresa quando lei non se lo aspetta e non telefonate quando lei ve lo impone. Qui è tassativo. Rifiutate di fare lo squillo quando tornate a casa e non rispondete quando siete con gli amici perchè lei telefonerà solo per affermare la sua leadership che non deve avere.
Sugli sms è semplice. Rispondete subito se l'argomento è interessante, rifiutatevi di "parlare" con gli sms. Mandate un :* durante il giorno, quando vi va. Vietati gli sms dopo la mezzanotte.
Quando parlate faccia a faccia ogni tanto distraetevi o volgete lo sguardo altrove.
Non permettetele mai di sminuirvi, neanche per scherzo.
Prima di gridare, contate fino a cento. E' lei che ama gridare, non è il vostro ruolo.
Sul sesso ognuno ha le sue idee e si regolerà di conseguenza, ricordatevi solo che è una cosa bellissima che si fa in due, quindi ci vuole una grande intesa. Come si ottiene questa intesa? Col dialogo. Non abbiate paura di dire quello che avete in mente, non succederà niente di male e migliorerete di sicuro le cose.
Chiudo, per oggi, con l'annosa questione dei complimenti.
Vanno fatti a iosa e su qualsiasi aspetto perchè i complimenti costano poco e sono sempre graditi e fin qui non c'è niente di nuovo o di difficile. Ricordatevi però due cose.
1) Non dovete esagerare, soprattutto se lei scaca. Quando è il caso siate critici.
2) Fate in modo che il complimento sia sincero, posso consigliarvi una breve pausa prima di farlo. Sembrerà che l'abbiate ponderato e pensato davvero.

Ciao e alla prossima.

sabato 2 aprile 2011

Wittgenstein e la musica Classica (pensieri sparsi 2)

Un linguaggio in cui si discorra ritmicamente, in modo che si possa parlare anche secondo il metronomo. Non è così ovvio che ogni musica si possa metronomizzare, come è il caso, invece, almeno approssimativamente, per la nostra. (Suonare il tema dell'Ottava Sinfonia di Beethoven esattamente secondo il metronomo).

Nella musica di Beethoven si trova per la prima volta ciò che si potrebbe chiamare l'espressione dell'ironia. Nel I° movimento della Nona Sinfonia, per esempio. E in realtà si tratta di un'ironia tremenda, in lui, e cioè dell'ironia del destino. - In Wagner l'ironia ritorna, ma in versione borghese. Si potrebbe ben dire che Wagner e Brahms, ciascuno a suo modo, abbiano imitato Beethoven; ma ciò che in lui era cosmico in loro diventa terrestre.
In lui incontriamo le stesse espressioni, che seguono però leggi diverse.
Il destino non ha parte alcuna neppure nella musica di Mozart o di Haydn. Questa musica non se ne occupa.
Tovey, quell'asino, ha detto una volta che questo, o qualcosa del genere, si deve al fatto che per Mozart letture di un certo tipo non erano affatto accessibili.
Come se fosse ovvio che solo i libri abbiano determinato la musica dei maestri. Certo, musica e libri vanno insieme. Ma se Mozart nelle sue letture, non ha trovato la grande tragedia, non l'ha per questo trovata nella vita? E i compositori dovrebbero forse vedere sempre e soltanto attraverso gli occhiali dei poeti?

“Il grande cuore di Beethoven” - nessuno potrebbe dire: “Il grande cuore di Shakespeare”. “L'agile mano che ha creato nuove forme naturali di linguaggio” mi sembrerebbe più giusto.

Lo stesso tema ha in minore un carattere diverso che in maggiore, ma è del tutto falso parlare di un carattere del minore in generale. (In Schubert il maggiore suona spesso più triste del minore). E così è ozioso e inutile, io credo, per capire la pittura, parlare dei caratteri dei singoli colori. In realtà in questi casi si pensa solo a un loro uso particolare. Il fatto che, come colore di una tovaglia, il verde produca un effetto e il rosso un altro, non consente alcuna conclusione circa il loro effetto in un quadro.

Non posso capire Shakespeare perchè nell'assoluta asimmetria voglio trovare la simmetria.
Mi sembra che i suoi drammi siano come enormi schizzi, non quadri, buttati giù da uno che, per così dire, può permettersi tutto. Capisco come si possa esserne ammirati e chiamarla l'arte più eccelsa, ma a me non piace. - Quindi posso capire chi sta senza parole di fronte a questi drammi, ma mi sembra fraintendere Shakespeare chi li ammira allo stesso modo in cui ad esempio si ammira Beethoven.

Le composizioni musicali hanno un carattere del tutto diverso e producono un'impressione di tutt'altro tipo a seconda che siano composte al pianoforte, suonando il pianoforte, oppure pensate con la penna, oppure ancora composte con l'orecchio interno solamente.
Io credo fermamente che Bruckner abbia composto solamente con l'orecchio interno e immaginando l'orchestra che suona, e Brahms con la penna. Detta così, la cosa appare naturalmente più semplice di come è in realtà.
Però se ne coglie una caratteristica.

Fra Brahms e Mendelssohn esiste decisamente una certa affinità, e non intendo quella che si manifesta in singoli passi nelle opere di Brahms che ricordano passi di Mendelssohn. Si potrebbe invece esprimere l'affinità di cui parlo dicendo che Brahms fa con assoluto rigore ciò che Mendelssohn ha fatto con rigore insufficiente. Oppure: spesso Brahms è un Mendelssohn senza errori.

La forza di pensiero musicale in Brahms.

Se si volesse caratterizzare l'essenza della musica di Mendelssohn lo si potrebbe fare dicendo che forse non esiste una musica di Mendelssohn difficile da capire.

La sconvolgente capacità in Brahms.

Credo che la buona austriacità (quella di Grillparzer, Lenau, Bruckner, Labor) sia particolarmente difficile da capire. Essa, in un certo senso, è più sottile di qualsiasi altra cosa, e la sua verità non è mai dalla parte della verosimiglianza.

venerdì 1 aprile 2011

I giusti

Quando tutto va in merda, un modo per andare avanti è leggere un po' di poesie.
Non è il modo migliore, ma è comunque un modo - dico giusto?

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.