sabato 10 dicembre 2011

Non mangio, non dormo...Che cerchi l'estasi? Ma no, per quella ho già le sigarette


So mica perché era sfiorita la passione tra noi.
So un cazzo io del perché.
Forse l’abitudine, la routine, lo stress, sempre la stessa figa stanca, aveva chiosato un amico.
Non lo so.
C’era l’affetto (eeeeh!), c’era la stima (eeeeeeh!), c’era l’intesa, la simpatia, i gusti affini. Tutte cazzate se poi manca il sesso. Eh, scusa! Mica è un’amica, quella! È una donna e come tale va trombata come si deve. È inutile fare i filosofi a sto punto.
Dice, eh vabbè ma non ti preoccupare, tutto si può risolvere, basta il dialogo.
Come no? Io col dialogo non ci ho mai risolto un cazzo per vari motivi.
Primo perché la gente vuole avere sempre ragione e sempre l’ultima parola. Se ne fotte del dialogo se non l’ha vinta nella discussione.
Oppure c’è il caso di quando l’altro/a si sfotte proprio di parlare, alza un muro rendendo il dialogo impossibile.
Rimugino, penso. Spreco un sacco di pomeriggi e passo delle notti in bianco a cercare di capire come posso salvare il mio rapporto con lei e se, soprattutto, ne valga la pena.
L’amore non ha dubbi, l’amore fila come un treno, se ci pensi sei fottuto. In partenza.
Quello che odio in me è la mia indecisione, quello che odio in lei è il suo sguardo spento, la sua falsità.
Per ora siamo nemici che si osservano entrambi con un coltellaccio dietro la schiena.
Lei non è mai diretta nelle sue frasi, nei suoi comportamenti. Sempre obliqua, sempre inutilmente complicata. Questo è quello che odio di più delle donne.
Mantengo la calma, cerco il momento giusto per parlare chiaro. Quando vado a casa sua butto la spazzatura secondo il calendario della differenziata, sto attento alle macchie di dentifricio nel lavandino, piscio alzando la tavoletta, rifaccio il letto.
Lei non viene più da me, preferisce che sia io ad andare da lei. Non so perché, provo a chiederglielo. Lei non risponde, è evasiva. Infelice, soprattutto infelice. Almeno sembra.
Perché non me lo dice? Perché resta in silenzio sempre più spesso?
Decido di scriverle una lettera, prendo carta e penna e provo a metter lì quello che ho nel cuore.
La testa non collabora, la mano è ferma e il foglio resta bianco.
Decido di andare da lei, che so’ ste lettere da frocio! Meglio un dialogo dal vivo, schietto e sincero!
Busso e non c’è nessuno. Ribusso, niente. Telefonino staccato.
Chiamo una sua amica per sapere se sa lei dov’è, che non riesco a trovarla. L’amica non lo sa, non sanno mai un cazzo, loro. Niente, zero totale. Aspetto qualche ora, provo sia a bussare di nuovo alla porta sia a telefonare sul cellulare. Niente.
Sparita…che sia morta? Non lo so.
Comunque nel caso ho già lo champagne nel calice.
Alla salute!

venerdì 9 dicembre 2011

Inno a Satana


Confesso che Carducci, rispetto ad altri poeti italiani quali Leopardi, Foscolo, Pascoli, Ungaretti e Montale, lo conosco molto poco.
Casualmente mi sono imbattuto nella notizia che Giosuè, negli anni '60 dell'Ottocento, aveva scritto un Inno a Satana.
Subito sono andato a ricercarlo perchè mi interessava leggerlo e perchè mai mi sarei aspettato un titolo e una poesia simile da Carducci.
Ovviamente Carducci non è un satanista, un adoratore del diavolo.
Scrisse quest'inno di getto, solo per sè, una notte di settembre, in un periodo in cui si sentiva inquieto senza riuscire a dare un nome a queste ombre che lo opprimevano.
Carducci inneggia a Satana che per lui rappresenta la Natura e la Ragione. Sta dalla parte di Satana nel senso che sta dalla parte di chi fu accusato di essere il diavolo dalla Chiesa, dai benpensanti e dagli ottusi. Qualche nome? Pitagora, Anassagora, Aristotele, Cartesio, Galielo, Newton, Kant...insomma tutti i campioni del libero pensiero e dell'indagine scientifica della natura.
Satana è il ribelle, Satana è colui che infrange le regole stabilite dalla società, Satana è il rivoluzionario. E' in questo senso che Carducci ne canta la gloria.
Sataniche furono definite le rivoluzioni europee per uscire dal medioevo, che è il paradiso terrestre dei parassiti religiosi e dei prepotenti "aristocratici".
Satanica è per costoro la libertà di stampa, la libertà di coscienza e di culto, il suffraggio universale.
Va bene basta, è ora di inneggiare a Satana!

Inno a Satana

A te, de l'essere
Principio immenso,
Materia e spirito,
Ragione e senso
Mentre ne' calici
Il vin scintilla
Sì come l'anima
Ne la pupilla;
Mentre sorridono
La terra e il sole
E si ricambiano
D'amor parole,
E corre un fremito
D'imene arcano
Da' monti e palpita
Fecondo il piano;
A te disfrenasi
Il verso ardito,
Te invoco, o Satana,
Re del convito.
Via l'aspersorio,
Prete, e il tuo metro!
No, prete, Satana
Non torna in dietro!
Vedi: la ruggine
Rode a Michele
Il brando mistico,
Ed il fedele
Spennato arcangelo
Cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
A Geova in mano.
Meteore pallide,
Pianeti spenti,
Piovono gli angeli
Da i firmamenti.
Ne la materia
Che mai non dorme,
Re dei i fenomeni,
Re de le forme,
Sol vive Satana.
Ei tien l'impero
Nel lampo tremulo
D'un occhio nero,
O ver che languido
Sfugga e resista,
Od acre ed umido
Pròvochi, insista.
Brilla de' grappoli
Nel lieto sangue,
Per cui la rapida
Gioia non langue,
Che la fuggevole
Vita ristora,
Che il dolor proroga,
Che amor ne incora.
Tu spiri, o Satana,
Nel verso mio,
Se dal sen rompemi
Sfidando il dio
De' rei pontefici,
De' re cruenti;
E come fulmine
Scuoti le menti.
A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
E marmi vissero
E tele e carte,
Quando le ioniche
Aure serene
Beò la Venere
Anadiomene.
A te del Libano
Fremean le piante,,
De l'alma Cipride
Risorto amante:
A te ferveano
Le danze e i cori,
A te i virginei
Candidi amori,
Tra le odorifere
Palme d'Idume,
Dove biancheggiano
Le ciprie spume.
Che val se barbaro
Il nazareno
Furor de l'agapi
Dal rito osceno
Con sacra fiaccola
I templi t'arse
E i segni argolici
A terra sparse?
Te accolse profugo
Tra gli dèi lari
La plebe memore
Ne i casolari.
Quindi un femineo
Sen palpitante
Empiendo, fervido
Nume ed amante,
La strega pallida
D'eterna cura
Volgi a soccorrere
L'egra natura.
Tu a l'occhio immobile
De l'alchimista,
Tu de l'indocile
Mago a la vista,
Del chiostro torpido
Oltre i cancelli,
Riveli i fulgidi
Cieli novelli.
A la Tebaide
Te ne le cose
Fuggendo, il monaco
Triste s'ascose.
O dal tuo tramite
Alma divisa,
Benigno è Satana;
Ecco Eloisa.
In van ti maceri
Ne l'aspro sacco:
Il verso ei mormora
Di Maro e Flacco
Tra la davidica
Nenia ed il pianto;
E, forme delfiche,
A te da canto,
Rosee ne l'orrida
Compagnia nera,
Mena Licoride,
Mena Glicera.
Ma d'altre imagini
D'età più bella
Talor si popola
L'insonne cella.
Ei, da le pagine
Di Livio, ardenti
Tribuni, consoli,
Turbe frementi
Sveglia; e fantastico
D'italo orgoglio
Te spinge, o monaco,
Su 'l Campidoglio.
E voi, che il rabido
Rogo non strusse,
Voci fatidiche,
Wicleff ed Husse,
A l'aura il vigile
Grido mandate:
S'innova il secolo,
Piena è l'etate.
E già già tremano
Mitre e corone:
Dal chiostro brontola
La ribellione,
E pugna e prèdica
Sotto la stola
Di fra' Girolamo
Savonarola..
Gittò la tonaca
Martin Lutero;
Gitta i tuoi vincoli,
Uman pensiero,
E splendi e folgora
Di fiamme cinto;
Materia, inalzati;
Satana ha vinto.
Un bello e orribile
Mostro si sferra,
Corre gli oceani,
Corre la terra:
Corusco e fumido
Come i vulcani,
I monti supera,
Divora i piani;
Sorvola i baratri;
Poi si nasconde
Per antri incogniti,
Per vie profonde;
Ed esce; e indomito
Di lido in lido
Come di turbine
Manda il suo grido,
Come di turbine
L'alito spande:
Ei passa, o popoli,
Satana il grande.
Passa benefico
Di loco in loco
Su l'infrenabile
Carro del foco.
Salute, o Satana,
O ribellione,
O forza vindice
De la ragione!
Sacri a te salgano
Gl'incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
De i sacerdoti.

giovedì 8 dicembre 2011

I cinque punti cardinali dove il popolo subirà gli stupri anali


Già l’ho detto che Monti non mi piace, che siamo un popolo di merda che produce Berlusconi e un popolo di frosclen che accetta quel fottuto "economista europeo".
Stasera parlo delle quattro vergogne a cui dovrebbe far fronte il governo e del famigerato “beauty contest”.

Pensioni
Sti derelitti hanno fissato la soglia dell’aumento delle pensioni legato all’inflazione a 960 euro. La commissione Lavoro della Camera sta lavorando a finché si arrivi anche alle pensioni di 1400. Il problema è: dove trovare i soldi? Che ne dite di tagliare drasticamente le baby pensioni? Cioè quegli assegni versati da anni a lavoratori andati in pensione con un numero molto basso di anni di lavoro, tipo quelli dei “19 anni 6 mesi e un giorno”? (ora la soglia è salita a 41-42 anni contributivi, roba da manicomio) Oppure che ne dite di alzare la tassazione sui capitali scudati? Rendetevi conto che quella tassazione in Italia è dell’1,5%, mentre in altri paesi europei si arriva al 10-16%. Perché non lo fanno?
Immobili di sta cazzo di Chiesa
Visto che c’è bisogno di soldi, che si chiedono sacrifici al popolo e si sbandiera ai quattro venti la parola “equità” perché non si tassano gli immobili con finalità commerciali della Chiesa? Possibile che sti buffoni con la palandrana devono succhiarci il sangue come nel medioevo? Tassandoli, oltre al fatto di intraprendere una via di giustizia sociale, si ricaverebbero dai 700 milioni e 1,5 miliardi di euro. Parlando con un ragazzo inglese m’è venuto da ridere quando questi m’ha scritto: “Abbiamo impiegato secoli per liberarci dal gioco della Chiesa ed ecco che ci ritroviamo sotto il tacco della finanza.” Oh, tapino! In Italia stiamo ancora sotto le palle dei preti e dei loro luridi fiancheggiatori! Siamo presi da due fuochi!
Televisione
Altri 4 miliardi di euro, ampiamenti sufficienti a evitare i tagli delle pensione medio-basse, potrebbero arrivare dalla sostituzione del beauty contest con un’asta vera. Le frequenze televisive liberate dal passaggio al digitale non verrebbero più regalate agli operatori (a cominciare da Rai e Mediaset) ma vendute a caro prezzo. Qui sto tenendo d’occhio il ministero Passera e qui si vedrà se è un uomo o un quaquaraquà.
I soldi svizzeri
Veniamo al caso del netto rifiuto del governo di imitare Germania e Gran Bretagna e fare un accordo con la Svizzera che imponga a Berna di tassare i capitali degli evasori nei suoi forzieri. Una misura che potrebbe portare, a seconda delle stime, tra i 5 e i 10 miliardi di euro nelle casse dello Stato. Perché non si fa come Germania e Gran Bretagna? Perché Monti protegge gli evasori e gli esportatori illegali di moneta?
Beauty contest
In pratica è l’assegnazione di multiplex, cioè pacchetti di frequenze per trasmettere contenuti in digitale terrestre. Un singolo multiplex ha un valore medio di 250 milioni di euro. I multiplex in palio sono diversi: alcuni consentono una copertura nazionale, altri necessitano di ingenti investimenti. Se ci fosse un’asta pubblica al rialzo, come per le telecomunicazioni che hanno fruttato 4 miliardi di euro (rispetto ai 2,4 di partenza), l’incasso per il Tesoro sarebbe di altrettanti 4 miliardi di euro. Un’operazione simile in Germania si è conclusa raccogliendo 4,5 miliardi. In Canada 6, negli Usa ne hanno ricavati 20. E in Italia secondo voi com’è la storia? Semplice, non si vuole nessun asta e tutto sto ben di Dio regalato a Berlusconi.

Stiamo con gli occhi aperti in questi giorni…

mercoledì 7 dicembre 2011

L'epoca frosclen (dialogo con l'uomo vasellina)


Scusa ho un dubbio.
Di' pure.
Ma Berlusconi chi l'ha cacciato? Il popolo?
No, il popolo lì ce lo ha messo e se l'è sciroppato per quindici anni.
E allora mi spieghi cos'è successo?
Semplice. Berlusconi è stato per anni al potere per salvaguardare i propri interessi economici e salvarsi dai processi, fottendosene dell'Italia. A un certo punto, visto che il governo e il parlamento non facevano un cazzo per il bene del Paese, i conti sono peggiorati e allora hanno messo lì Monti per varare le tasse che nè la destra nè la sinistra volevano approntare e votare. In questo modo alle prossime elezioni avranno l'anima elettorale immacolata perchè le tasse non le hanno decise loro, ma quel cattivone di Monti.
Capisco. Il popolo come ha preso questo avvicendamento?
Ci sono state due fasi. La prima fase ha visto un gruppo di attempati punkabbestia e mediocri musicisti e cantori festeggiare le dimissioni del piduista. Nella seconda fase, tutti i socialdemocratici coi culi mosci e strani patrioti col cervello bruciato dagli acidi sono andati in sollucchero per Monti qualsiasi cosa dicesse o facesse costui. Una signora s'è commossa e ha gridato al miracolo vedendo Monti scaccolarsi. Ovviamente si scaccolava rispettando i parametri dell'Unione Europea.
Sbaglierò, ma ti vedo scettico nei confronti di Monti.
Certo che sono scettico e per vari motivi. Il primo motivo è che siamo un popolo di merda che non è in grado di cacciare il tiranno che ci porta alla rovina e accettiamo sto Monti messo lì da quegli stessi politici incapaci e dai banchieri di sto cazzo. Avrei preferito le urne. In secondo luogo, Monti non farà altro che alzare le tasse. Iva, benzina, Ici...e tutt e muort e chilla mmuort.
Dai, non ti arrabbiare...
No, non sono arrabbiato. Mi danno fastidio solo quelli che avvinti da un lercio afflato patriottico danno corda alle stronzate di Monti, dell'Unione Europea e dei servi dei giornali e approvano e apprezzano i sacrifici. Addirittura un tipo m'ha detto che è pronto ad affrontare i sacrifici per salvare l'Italia dal fallimento e dalla bancarotta.
Davvero t'ha detto così?
Sì.
E tu?
Gli ho riso in faccia. Questi ormai sono talmente rincoglioniti che non ci parlo manco più, sono senza speranza.
Sei troppo duro.
Sto cazzo. Ma ti pare possibile bersi la stronzata dei sacrifici? Ogni anno, ogni fottuto anno aumentano le tasse, la pressione fiscale e tagliano i servizi. Che cazzo c'entra dire che mò c'è la crisi? Dal 1980 ad oggi, giusto per fare un esempio, la pressione fiscale è passata dal 30 al 45%. Che vuol dire? Che è proprio il sistema che è marcio, che è sbagliato! Rimbecilliscono la gente con bond, btb, spread, rating, default...e quelli impazziscono! Non si rendono conto che li pigliano per il culo!
Insomma Monti non ti piace.
No. Cioè siamo nella merda per stare appresso a finzanzieri e banchieri e per risollevarci ci mandano un finanziere banchiere...mi hai preso per coglione? Un nuovo nemico è sorto contro il popolo...chiamalo Mostro Finanza, chiamalo Amici di Goldman Sachs, chiamalo come vuoi...il problema è che bisogna riconoscerlo e poi combatterlo. Invece questi no...stanno lì a fare gli indignados del sabato sera o a immolarsi col fottuto tricolore in mano a pagare, pagare e pagare ancora. E' una situazione paradossale. I servi si aspettano che il padrone li liberi dal loro servaggio. E' un'epoca frosclen, un'epoca senza speranza. Siamo in pieno regime capitalistico ed è morta la democrazia.
Vabbè, ti stai scaldando. Dimmi solo qualcosa sulla manovra.
Per ora una merda. Non hanno ancora fatto il loro dovere sulle frequenze tv che potrebbero fruttare allo stato 16 miliardi di euro. Non hanno intaccato i privilegi della Chiesa e non hanno tagliato gli immensi costi della politica.
Bè, magari lo faranno...
Nun fa' o'ricchion' pur tu! Secondo te Monti potrebbe mai inculare i suoi amici? Illuso. Solo una rivoluzione potrebbe salvarci, una rivoluzione vera.

martedì 6 dicembre 2011

Leggendo il Protagora. Considerazioni introduttive


Il Protagora è un dialogo giovanile di Platone e la critica, che in un primo momento lo aveva apprezzato solo per la sua bellezza stilistica, ha concentrato l’attenzione anche al “messaggio filosofico” ivi contenuto.
Platone ha ormai compreso in che cosa consista la superiorità di Socrate sui Sofisti, e scrive tale dialogo appunto per comunicare questo suo messaggio.
Il Protagora agita e affronta tre grandi problemi: quello della natura o essenza della virtù dell’uomo (della “virtù politica" in particolare); quello connesso alla sua “insegnabilità”, vale a dire della sua possibilità di essere comunicata e appresa, e quindi il grande tema della educabilità dell’uomo; infine, quello del corretto metodo di indagine della verità.
Il Protagora è stato denominato, con frase icastica “il dialogo delle contraddizioni”.
Alla prima lettura, si rimane colpiti da tutta una serie di situazioni paradossali, da affermazioni che sembrano nettamente elidersi a vicenda: insomma, si ha l’impressione di essere coinvolti in contraddizioni incrociate, di natura differente e molteplice.
Del tutto paradossale è la situazione di fondo che viene a determinarsi fra i due protagonisti: Protagora si presenta, dapprima, come "maestro di virtù" e difende a spada tratta la tesi della “insegnabilità” di essa, ma, via via che il dialogo procede, nega sempre più decisamente che la virtù sia scienza; Socrate, dal canto suo, parte dalla negazione dell’esistenza di maestri di virtù e dalla contestazione della tesi della insegnabilità della virtù, ma, poi, procede ad una sistematica e massiccia dimostrazione intesa a provare che la virtù è scienza.
Le contraddizioni di fondo implicite in questa situazione sono almeno tre.
1) In primo luogo, Protagora, professandosi maestro di virtù e ritenendo la virtù insegnabile, dovrebbe, logicamente, ammettere che la virtù sia scienza, in quanto solo della scienza o di ciò che si fonda sulla scienza vi sono maestri ed è possibile insegnamento. Sostenendo, invece, la tesi contraria, ossia negando che la virtù sia scienza, Protagora, senza rendersene ben conto, viene a scalzare le fondamenta della possibilità della sua stessa professione e a contraddire se stesso in modo clamoroso.
2) In secondo luogo, Socrate, che, prima, nega l’esistenza di maestri di virtù e l’insegnabilità della virtù, e poi, invece, dimostra che la virtù è una scienza, parrebbe egli pure contraddirsi clamorosamente, per il motivo che, se è scienza, la virtù non può non essere insegnabile.
3) In terzo luogo, c’è la contraddizione che consiste nel puntuale incrociarsi e rovesciarsi delle posizioni dei due contendenti. Infatti, Protagora e Socrate, si scambiano le parti in maniera sorprendente: la posizione conclusiva di Protagora dovrebbe essere quella propria di Socrate, e, viceversa, la tesi conclusiva di Socrate dovrebbe essere assunta da Protagora come fondamento e cardine del suo pensiero e della sua stessa professione.
Questo gioco delle parti è il punto più sconcertante dell’opera e Platone stesso lo fa espressamente rilevare da Socrate a conclusione del dialogo, nel modo più efficace e pungente:
“Mi pare che la conclusione dei nostri discorsi, se potesse assumere sembianze umane, ci accuserebbe e riderebbe di noi. E se potesse acquistare la parola ci direbbe: Socrate e Protagora, siete davvero strambi! Tu Socrate, mentre prima sostenevi che la virtù non è insegnabile, ora ti sforzi di sostenere il contrario di quello che avevi detto, cercando di dimostrare che tutte quante le virtù… sono scienze, e questo è il modo migliore di far vedere che la virtù è insegnabile. Se, infatti, la virtù fosse altro dalla scienza, come Protagora cerca di sostenere, ovviamente non si potrebbe insegnare; mentre se risultasse in tutto e per tutto scienza, come tu ti dai da fare a dimostrare, Socrate, sarebbe ben strano che non si potesse insegnare. D’altra parte Protagora, che prima implicitamente ammetteva che la virtù fosse insegnabile, ora sembra invece si dia un gran da fare a sostenere il contrario, vale a dire che la virtù sia tutto tranne che scienza: e, in tal caso, non potrebbe affatto essere insegnabile”.

lunedì 5 dicembre 2011

Giochiamo con Marx


Quando non era nella enorme biblioteca del British Museum a studiare o in giro a presenziare a riunioni operaie o di associazioni di socialisti/rivoluzionari/comunisti, Marx amava molto giocare con le sue tre figlie che erano particolarmente appassionate a una sorta di gioco di società molto diffuso nell'età vittoriana, simile ad altri giochi in auge anche ai nostri giorni, che consisteva nella formulazione di alcune domande che avrebbero dovuto far emergere la personalità dell'interrogato.
Le domande che le figlie rivolgono a Marx riguardano anche aspetti davvero minori, secondari nella vita del mio amato Karl. Le condivido con voi.

La virtù che preferisci?
La semplicità.
La qualità che preferisci in un uomo?
La forza.
La qualità che preferisci in una donna?
La debolezza.
La tua caratteristica principale?
La determinazione.
La tua idea della felicità?
Lottare.
La tua idea dell’infelicità?
La sottomissione.
Il difetto che scusi di più?
La credulità.
Il difetto che detesti di più?
La servilità.
La tua occupazione preferita?
Razzolare tra i libri.
I tuoi scrittori preferiti?
Shakespeare, Eschilo, Goethe.
I tuoi eroi preferiti?
Spartaco, Keplero.
Il tuo piatto preferito?
Il pesce.
Il tuo motto preferito?
De omnibus disputandum, cioè che bisogna discutere e al tempo stesso dubitare di tutto, nessuna certezza granitica, nessun affidamento fideistico, di tutto bisogna dubitare e discutere.
La tua massima preferita?
Nihil humani a me alienum puto, Non c’è niente che mi sia estraneo della condizione umana. La massima è una citazione da un testo di Terenzio, le Heautontimoroumenos.

domenica 4 dicembre 2011

Eutanasia: un confronto a distanza con Marco Travaglio


Innanzitutto sono contento perché, almeno per una volta, non sono d’accordo con Marco Travaglio.
Porca vacca, almeno una volta su dieci si dev’essere in disaccordo con la persona che stimi altrimenti vuol dire che non hai cervello e stai supino a quello che dice l’altro. Come scriveva Nietzsche “si ripaga male il proprio maestro, se si rimane sempre scolari”.
Stima infinita per Marco, ma quello che scrive sull’eutanasia non mi piace.
Travaglio dice che lui è credente, ma che le convinzioni religiose le tiene per sé e che parla da laico.
Primo disaccordo. Io non sono credente e non mi piace la parola laico che per assonanza è troppo vicina a laido.
Travaglio poi contesta la scelta di Lucio Magri di aspettare la telefonata da Zurigo in compagnia di amici e bicchierini d’alcol. Altro disaccordo. Sinceramente a me piace la visione greca/romana, o anche quella dei paesi anglosassoni, dove il funerale è visto come una specie di festa mesta, dove si beve e si brinda al defunto. I nostri funerali sono solo una grandissima rottura di palle. Diciamolo.
Travaglio si propone di affrontare la questione dell’eutanasia da quattro punti di vista: logico, giuridico, deontologico e pratico.
Dal punto di vista logico Travaglio scrive: “chi sostiene il diritto al “suicidio assistito” afferma che ciascuno di noi è il solo padrone della sua vita. Ammettiamo pure che sia così: ma proprio per questo chi vuole sopprimere la “sua” vita deve farlo da solo; se ne incarica un altro, la vita non è più sua, ma di quell’altro. Dunque, se vuole farla finita, deve pensarci da sé”. A me, quest’argomento logico, mi pare veramente poco logico. Cioè per quale motivo sarebbe il suicidio la soluzione? Non mi convince.
Dal punto di vista giuridico Travaglio ricorda l’articolo 575 del Codice penale, che punisce con la reclusione da 21 anni all’ergastolo “chiunque cagiona la morte di un uomo”. Fa poi degli strani esempi di killer, di boia, ecc. che mi lasciano perplesso. Sono esempi che non calzano, così come il discorso. Se vuoi parlare dell’eutanasia dal punto di vista giuridico, dovresti discutere le legislazioni nei paesi in cui l’eutanasia è legale (stranamente paesi molto civili), proporre norme, codici di comportamento. Ma Travaglio non fa niente di tutto ciò.
Dal punto di vista deontologico, Travaglio cita il giuramento d’Ippocrate, ma non si sofferma su un’espressione che io metterò in grassetto: “Giuro di…perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale…”. Non lo cito tutto, ma secondo me Travaglio non dà l’importanza che merita l’espressione “alleviare la sofferenza”. Anche questo è il compito del medico, ricordiamolo. Travaglio poi insiste con il fatto che non puoi chiedere aiuto al medico, ma che devi suicidarti da solo. O, al limite, devi assoldare un killer. Discorso che sbarella parecchio, a mio parere. Come può essere ragionevole un ragionamento che privilegia il suicidio o che preferisce assoldare un killer invece che rivolgersi a un medico?
Concludiamo con il punto di vista pratico. Qui Travaglio fa un classico discorso all’italiana che personalmente mi fa incazzare parecchio. Il suicidio assistito non si potrebbe legalizzare perché sarebbero possibili un sacco di nefandezze. Omicidi per intascare un’eredità, infermieri e medici che ammazzano per il gusto di farlo dicendo che l’aveva chiesto il paziente, ecc. ma che è sto modo di ragionare? Cioè non legiferiamo perché si sa già che fatta la legge trovata l’inganno? Che stronzata tutta italiana. L’impegno dev’essere sempre teso a fare buone leggi e a controllare l’osservanza delle stesse, con la giusta punizione in caso di trasgressione. Altri pensieri, sono pensieri inutili. Come dicevo all’inizio, siamo in disaccordo caro Marco; ma l’importante è confrontarsi, dibattere e, a volte, anche scontrarsi.
Per quanto riguarda l’eutanasia, mi trovo molto più d’accordo con le posizioni libertarie di Paolo Flores d’Arcais.

venerdì 2 dicembre 2011

Povera Italia (un piccolo esempio)


Ieri era la Giornata Mondiale contro l'Aids.
Vediamo insieme cosa hanno pensato di fare bello a Radio Rai per questa importante giornata.
Vi posto la mail che è circolata nelle redazioni giornalistiche:
"Carissimi, segnalo che nelle ultime ore il ministero ha ribadito che in nessun intervento deve essere nominato esplicitamente il profilattico; bisogna limitarsi al concetto generico di prevenzione nei comportamenti sessuali e alla necessità di sottoporsi al test Hiv in caso di potenziale rischio..."
Capito? Ma che stronzata è? Il profilattico è l'arma di prevenzione più importante contro l'Aids perchè non se ne deve parlare? Dovrebbe essere il contrario!
Cos'è? Il Vaticano s'incazza? Ancora con questa stronzata del profilattico stanno sti preti di merda? Ma quando la finiremo di essere un paesucolo di baciapile pronti a leccare le palle dei preti per arraffare voti e fare carriera? Quando la finiranno di rompere il cazzo questi preti?
Niente da fare, stiamo ancora in mano a sti cazzoni con la sottana...sono disgustato.
Usate il profilattico, ragazzi! E' importante.

giovedì 1 dicembre 2011

Diario di un killer sentimentale


Il volto umano non mente mai: è l'unica cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto.
Era da parecchio tempo che volevo leggere qualcosa di Sepùlveda e proprio il Diario di un killer sentimentale lo tenevo puntato da molto. A quale lettore non verrebbe voglia di leggere un libro con un titolo così? Solo che quegli str… quei furbacchioni della Guanda lo avevano piazzato a dieci euro. Dai, su. Un racconto, per quanto bello, non può costare dieci euro – soprattutto quando è breve come questo. Io non sono ricco, non compro un libro al mese e non sono stronzo. Ancora una volta la bancarella m’è venuta in soccorso.
A dire il vero, il mio incontro con Luis sarebbe potuto avvenire molto prima se non mi fossi rifiutato per principio di leggere Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Puah! Solo il titolo mi fa venire il diabete. (magari poi ci ripenso, chissà? noi ingestibili, siamo lunatici)
Veniamo a noi.
Entriamo nella vita e nella testa di un killer, un tipo che ammazza la gente su commissione per cifre con sei zeri sulla destra, esentasse. Un professionista.
Il nostro killer ha infranto il comandamento misogino legato alla sua professione perché si è innamorato di una giovane ragazza francese con cui ha preso casa, una casa che comincia a puzzare di vita borghese.
Il killer riceve l’incarico di ammazzare una persona, un tipo che lavora per una società non governativa; un filantropo. E il Nostro li odia, i filantropi.
Diario di un killer sentimentale vuol dire seguire due micro storie.
La prima, riguarda il protagonista e il lavoro che deve portare a termine, con tutti gli spostamenti, le telefonate, i plichi che gli manda il capo, la “voce”. Soprattutto la parte di Istanbul è movimentata e piena di suspense.
La seconda micro storia è incentrata sulla vicenda del killer e della sua ragazza, quando l’ha conosciuta, come lei è cambiata, la vita insieme con gli alti e bassi di ogni relazione.
Queste due microstorie si intrecceranno nel finale lì dove Sepùlveda si rivela un vero maestro del racconto.
In un’ultima pagina lo scrittore cileno si rivela geniale per come tira le fila della storia, ma soprattutto perché sa essere “logico”. La storia è quella di un killer e il finale è degno di questa figura.
Bravo Sepulveda a non scadere in uno stupido happy end e per il coraggio di andare con la scrittura fino in fondo.