Filosofia, Letteratura, Poesia, Storia, Arte, Capitalismo, Politica, Sesso... [Blog delle ossessioni, non delle idee. Le idee non mi piacciono perché con le idee non è mai sprofondato nessuno]
venerdì 15 novembre 2013
Ma fatevi un biocidio nell'ano
Sinceramente non credo al fatto che gli americani e i loro servi, cioè alleati, esportino la democrazia. Non credo neanche alla guerra al terrorismo. Sono due cazzate degne dei mentecatti che ancora credono a queste emerite stronzate.
Però non sono neanche il tipo che scrive sul muro 1 100 1000 Nassyria. A me fanno solo pena quei poveretti (soprattutto meridionali) che vanno in Iraq Afghanistan o in chissà quale buco del culo del mondo perché è l’unico modo che hanno trovato per fare qualcosa di soldi.
Com’è stupida retorica e imbecille la pubblicità della Barilla. Il solito coglione che torna da chissà dove che trova la solita vecchia bavosa che…HA FATTO LE TAGLIATELLE. E sticazzi? Non comprerò mai la Barilla, almeno finché farà queste pubblicità vomitevoli.
Stamattina ho avuto un impedimento in italiano. Nella lingua italiana. Ho scritto ad una tizia su anobii perché volevo sapere se il sito è in disarmo. Però “disarmo” mi pareva un termine troppo forte; ne ho pure cercato un altro ma non andava bene. Il fatto è che in italiano ero sincero, ma brutale. E allora ho sostituito “disarmo” con stand by. È più soft stand by, credo. Il fatto è che anobii mi pare in smerdamento completo. È più di un mese che cerco di aggiungere un nuovo libro, ma niente. Poi han problemi con le copertine. E che cazzo.
Uno dei problemi del mondo del lavoro è quel tipo lì, quello stachanov con sette-otto figli a carico che deve lavorare lavorare lavorare. Nun t’avess’ prurut’ ‘o cazz’, stess’m appost.
Sono molto contento di aver ricevuto i cinque opuscoli anarchici che avevo ordinato. Non vedo l’ora di leggerli e di parlarne qui. Leggere gli scritti anarchici è come leggere Artaud: un’operazione di igiene mentale. Dopo tante coglionerie, ci vuole lo sfavillio abbagliante e quasi insopportabile della verità nuda e cruda.
Ho fatto un bel discorsetto all’Adelphi. In pratica secondo me le grandi opere letterarie non possono stare fuori commercio per troppo tempo. È una bestemmia contro la cultura. Prendiamo Cime abissali di Zinov’ev. Un’opera in due volumi uscita tra il 1977-1978, ovvero 35 anni fa. Secondo me si dovrebbe mettere un tetto temporale alle grandi opere fuori commercio. Massimo massimo 30 anni. Ma pure 25 anni, che sarebbe pure meglio. Invece di stampare tante cacate, vedete di ristampare più spesso i capolavori, please. Ovviamente non mi prenderanno in considerazione, ma almeno lo dico.
Segnalo due fatti sulla Campania: una è quella sulle dichiarazioni del pentito Schiavone sui rifiuti tossici seppelliti illegalmente e un’altra sull’acqua avvelenata. Bella scoperta del cazzo, mi fa piacere che siano diventate due notizie della strafottuta attualità di cui scordarsi dopo 10 minuti. Ma porco dio. È già tutto scritto in Gomorra anno 2006 e son cose che si sanno anche da prima. Tutti a scoprire l’acqua calda e a inventare parole da stronzi come “biocidio” che fa il pari con quell’altra cacata di parola “femminicidio”. Comanda la camorra e nessuno ci può fare un cazzo, avete capito?
Ultimamente su facebook ho intravisto un video (non visto perché vederlo tutto non reggevo). C’era un tizio anziano, una brava persona, che diceva: Renzi? Non lo voterò mai! A ‘sto punto voto Civati.
AH BE’! allora siamo in quindici botti di ferro. La solita miseria, niente da aggiungere.
Per il resto, niente da segnalare.
Solo il fatto che è difficile vivere con fotocopie di fotocopie di fotocopie di essere umani sempre uguali.
mercoledì 13 novembre 2013
Le 10 notizie che NON ho cliccato
Sono tranquillo perché sono talmente sociopatico, solitario e antipatico che pure i fantasmi mi stanno alla larga.
Coglione, si può sapere perché almeno questa non l'hai cliccata e approfondita?? Non lo so, giuro. Mi starò rammollendo.
Neanche questa? Allora non è che ti stai rammollendo, sei proprio definitivamente rincoglionito. 100 euro è un grandissimo affare!
Ecco, io vorrei che tornassero i nazisti solo per potergli consegnare Berlusconi e famiglia.
Questa non l'ho cliccata perché le storie di zombie già mi stanno sulle palle. Figurati la storia di uno zombie talmente imbecille che non riesce manco a uscire dalla tomba da solo.
Andate a cacare, illudere così la gente! Un asteroide che distrugga questo schifo di pianeta e i suoi luridi abitanti è il sogno segreto di tutte le persone perbene.
L'hanno arrestato perché aveva prezzi da ladro. Non vi dico quanto pretendeva per un rene. Roba da matti.
Volevo segnarmi la marca di questi sughi perché trovarci del vetro è una fortuna rispetto alle sostanze chimiche che si trovano di solito.
Con quello che costa la benzina, questo papà è un irresponsabile.
Sta a vedere che dopo averne parlato tanto male devo rivalutare la mafia.
Coglione, si può sapere perché almeno questa non l'hai cliccata e approfondita?? Non lo so, giuro. Mi starò rammollendo.
Neanche questa? Allora non è che ti stai rammollendo, sei proprio definitivamente rincoglionito. 100 euro è un grandissimo affare!
Ecco, io vorrei che tornassero i nazisti solo per potergli consegnare Berlusconi e famiglia.
Questa non l'ho cliccata perché le storie di zombie già mi stanno sulle palle. Figurati la storia di uno zombie talmente imbecille che non riesce manco a uscire dalla tomba da solo.
Andate a cacare, illudere così la gente! Un asteroide che distrugga questo schifo di pianeta e i suoi luridi abitanti è il sogno segreto di tutte le persone perbene.
L'hanno arrestato perché aveva prezzi da ladro. Non vi dico quanto pretendeva per un rene. Roba da matti.
Volevo segnarmi la marca di questi sughi perché trovarci del vetro è una fortuna rispetto alle sostanze chimiche che si trovano di solito.
Con quello che costa la benzina, questo papà è un irresponsabile.
Sta a vedere che dopo averne parlato tanto male devo rivalutare la mafia.
domenica 10 novembre 2013
Notizie su Euridice
In questi giorni fa notizia il fatto che Caselli avrebbe lasciato Magistratura Democratica per questo scritto di Erri De Luca che apparirà sull'agenda 2014 di MD. Sinceramente non ci trovo niente di così offensivo e violento da spingere Caselli a dare le dimissioni dalla corrente Magistratura Democratica che egli stesso contribuì a fondare negli anni '60.
Credo sia una reazione isterica.
Certo, De Luca ha fatto degli interventi a favore degli attivisti No Tav, gli stessi attivisti che Caselli persegue come magistrato. Forse questo fatto più lo scritto Notizie su Euridice hanno portato a questa decisione.
Però io nello scritto di De Luca non ci vedo niente di aberrante, così come ho letto in giro fra commenti vari. Solo che in Italia sembra sempre che non si possa parlare liberamente perché ci sono le vittime, i parenti delle vittime, i magistrati, i poliziotti, ecc. ecc.
Non è un atteggiamento giusto. Bisogna sempre essere disposti a parlare e a confrontarsi. Su tutto.
Certo, i toni e la qualità degli interventi vanno selezionati, ma le reazioni isteriche sono sempre dannose. In Italia c'è stato un movimento di massa durato anni e anni e che ha coinvolto migliaia di persone. Perché? Cosa era successo? Cosa volevano? Non si può semplicemente tacitare il tutto, condannare e strapparsi le vesti. Bisogna studiare e dibattere.
Nel breve testo, De Luca pone l'accento su due questioni in particolare: la prima è che la sua generazione visse un sogno rivoluzionario; la seconda punta l'indice su alcune storture giudiziarie che a rileggerle oggi fanno ribrezzo.
Sul primo punto io credo di capire cosa voglia dire De Luca. Sicuramente la scelta della lotta armata fu sbagliata, non portò a niente di buono se non a omicidi e caduti (da una parte e dall'altra). Però è anche vero che una generazione che ha questo sogno è una generazione bella. Io sono cresciuto, invece, in una generazione che la rivoluzione non ha fatto altro che leggerla un po' sui libri o che della rivoluzione se ne sbatteva semplicemente il cazzo e non vedeva l'ora di vendersi e salvarsi semplicemente il culo. Anzi, a noi meridionali è andata anche peggio. Noi abbiamo visto che la rivoluzione l'ha fatta la mafia e l'ha pure vinta.
Per quanto riguarda il secondo punto, basta leggere un po' di storia per capire. Ci sono stati casi atroci come quelli di Fabrizio Pelli o Alberto Buonoconto. Senza contare i carceri lager, il teorema Calogero e molto altro.
Concludo con i No Tav. Vero è che Caselli rappresenta la legge e fa il suo dovere. Ma i No Tav hanno diritto di manifestare. La maggioranza degli attivisti sono pacifici e anche le manifestazioni lo sono. Chiaro che qualche testa di cazzo che commette violenze o atti gravi può sempre capitare.
Però attenzione, non è una situazione facile. Caselli rappresenta la legge, ma può anche difendere INCONSAPEVOLMENTE (lo scrivo maiuscolo) una legge voluta da farabutti che stanno in parlamento. Così come i No Tav fanno la parte dei fuorilegge, ma potrebbero benissimo stare dalla parte del giusto.
Non c'è bianco o nero, c'è solo la storia che giudicherà. Stare con i No Tav non vuol dire essere terroristi o delinquenti, come qualche testa di cazzo parlamentare ha già dichiarato più volte alla stampa, significa solamente avere un'altra idea e lottare per essa.
Comunque, ecco il testo di De Luca a cui ho apportato alcune correzioni grammaticali perché sui siti dove l'ho reperito era sbagliato in qualche punto.
Euridice alla lettera significa trovare giustizia. Orfeo va oltre il confine dei vivi per riportarla in terra. Ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia, perciò innamorata di lei al punto di imbracciare le armi per ottenerla. Intorno bolliva il 1900, secolo che spostava i rapporti di forza tra oppressori e oppressi con le rivoluzioni. Orfeo scende impugnando il suo strumento e il suo canto solista. La mia generazione è scesa in coro dentro la rivolta di piazza. Non dichiaro qui le sue ragioni: per gli sconfitti nelle aule dei tribunali speciali quelle ragioni erano delle circostanze aggravanti, usate contro di loro.
C’è nella formazione di un carattere rivoluzionario il lievito delle commozioni. Il loro accumulo forma una valanga. Rivoluzionario non è un ribelle, che sfoga un suo temperamento, è invece un’alleanza stretta con uguali con lo scopo di ottenere giustizia, liberare Euridice.
Innamorati di lei, accettammo l’urto frontale con i poteri costituiti. Nel parlamento italiano che allora ospitava il più forte partito comunista di occidente, nessuno di loro era con noi. Fummo liberi da ipoteche, tutori, padri adottivi. Andammo da soli, però in massa, sulle piste di Euridice. Conoscemmo le prigioni e le condanne sommarie costruite sopra reati associativi che non avevano bisogno di accertare responsabilità individuali. Ognuno era colpevole di tutto. Il nostro Orfeo collettivo e stato il più imprigionato per motivi politici di tutta la storia d’Italia, molto di più della generazione passata nelle carceri fasciste.
Il nostro Orfeo ha scontato i sotterranei, per molti un viaggio di sola andata. La nostra variante al mito: la nostra Euridice usciva alla luce dentro qualche vittoria presa di forza all’aria aperta e pubblica, ma Orfeo finiva ostaggio.
Cos’altro ha di meglio da fare una gioventù, se non scendere a liberare dai ceppi la sua Euridice? Chi della mia generazione si astenne, disertò. Gli altri fecero corpo con i poteri forti e costituiti e oggi sono la classe dirigente politica italiana. Cambiammo allora i connotati del nostro paese, nelle fabbriche, nelle prigioni, nei ranghi dell’esercito, nelle aule scolastiche e delle università. Perfino allo stadio i tifosi imitavano gli slogan, i ritmi scanditi dentro le nostre manifestazioni. L’Orfeo che siamo stati fu contagioso, riempì di sé il decennio settanta. Chi lo nomina sotto la voce “sessantotto” vuole abrogare una dozzina di anni dal calendario. Si consumò una guerra civile di bassa intensità ma con migliaia di detenuti politici. Una parte di noi si specializzò in agguati e in clandestinità. Ci furono azioni micidiali e clamorose ma senza futuro. Quella parte di Orfeo credette di essere seguito da Euridice, ma quando si voltò nel buio delle celle dell’isolamento, lei non c’era.
Ho conosciuto questa versione di quei due e del loro rapporto, li ho incontrati all’aperto nelle strade. Povera è una generazione nuova che non s’innamora di Euridice e non la va a cercare anche all’inferno.
sabato 9 novembre 2013
Guido Morselli e il comunismo
Guido Morselli è un grandissimo scrittore.
Se non lo conoscete, ve lo consiglio caldamente. Scegliete uno dei suoi romanzi a caso, leggetelo e vedrete che mi darete ragione. Purtroppo in vita non ebbe fortuna, tanto è vero che Morselli si suicidò nel 1973 e le sue opere cominciarono ad essere pubblicate postume da Adelphi a partire dal 1974.
Stasera voglio segnalare una pagina del suo Diario dedicata al comunismo. Il comunismo fu un interesse costante della vita intellettuale e artistica di Morselli che scrisse due romanzi intitolati: Il comunista e Incontro col comunista ai quali dedicherò dei post prossimamente.
La pagina che voglio segnalare risale al 7 maggio 1961 e tratta del comusmo sovietico.
Dopo aver letto una lunga relazione (che riassume il lavoro dei comunisti italiani nel campo politico e in quello sindacale) di Giovanni Amendola su L’Unità del 6 maggio 1961, Morselli annota:
…Colpiscono le cifre che dimostrano la sproporzione tra i profitti degli imprenditori e i salari. Il plusvalore è aumentato sia in senso assoluto sia in senso relativo (“tasso del plusvalore”).
Il progresso tecnico, oggi come 100 anni fa quando Marx scriveva, sebbene forse in grado minore, non si ripercuote in un alleggerimento della fatica degli operai. L’uso delle ore “straordinarie” neutralizza in parte la riduzione della giornata alle otto ore. Gli infortuni sul lavoro non diminuiscono. I disagi a cui sono sottoposti gli operai per raggiungere il luogo del lavoro, sono sempre gravi.
…Le mie obiezioni contro il comunismo qual è praticato dall’Amendola (ossia, s’intende, il comunismo in atto nell’Urss), rimangono. – Cerco di esporle qui in compendio.
Alcune sono obiezioni di principio.
1. La storia del comunismo sovietico è, e séguita ad essere, costellata di violenze arrecate alla libertà e alla vita stessa degli individui, e qualche volta delle masse (dalla repressione dei kulaki 35 o 40 anni fa, alle vicende ungheresi del ’56, e oltre). Se non erro, si cerca di contestarlo dicendo che per la costruzione del socialismo era pur necessario ricorrere a rimedi estremi, e affrontare certe crisi con drastica energia: le grandi riforme, le rivoluzioni, sono conquiste che non si raggiungono senza sacrifici: ecc. – Ora a me pare che la tesi del fine che dovrebbe giustificare i mezzi, sia una tesi tipicamente “borghese”, e una delle più inique. Come sostegno di ogni forma di Realpolitik, da Machiavelli a Bismarck e a Hitler, questa tesi si è rivelata come un vero flagello dell’umanità.
2. La cosiddetta dittatura del proletariato anziché essere uno stadio transitorio accenna a diventare lineamento permanente del regime di tipo comunistico. Il brutto si è che codesta formula significa in pratica, brutalmente, dittatura dei pochi individui, o dell’unico individuo, che il caso o la violenza o l’astuzia ha portato a essere alla testa del proletariato.
E non basta ancora. La dittatura del proletariato viene intesa e attuata da parte sovietica come implicante il primato, non pure ideologico ma politico e di fatto, di un popolo sopra gli altri popoli. Come è stato ripetuto tante volte, la politica del comunismo russo ha molte somiglianze con l’espansionismo e l’imperialismo del vecchio regime degli czar, e di altri regimi capitalistici.
3. Venendo al bagaglio dogmatico del comunismo, la teoria del determinismo storico materialistico integralmente inteso, la famosa teoria per cui i fatti della cultura, le idee, le ideologie, i prodotti dell’attività fantastica e sentimentale dell’uomo, sono semplici soprastrutture di una fondamentale realtà economica – riesce sempre meno accettabile agli stessi comunisti più evoluti. Lukàcs ha affermato che i fautori di tale teoria la desumono, non dall’autentico marxismo, ma da una caricatura di esso. D’altra parte, codesto dogma o assioma ha nel marxismo la funzione che quello del peccato d’origine ha nel cristianesimo: è qualcosa che si può sottacere, forse, ma che rimane sempre nello sfondo, a spiegare, o a colorire, l’insieme della dottrina. Senza di esso il vino dell’insegnamento marxistico risulta pericolosamente annacquato, e il comunismo minaccia di ridursi a semplice prassi priva di un proporzionato e caratteristico rilievo ideologico.
L’obiezione di fatto che oppongo al comunismo è la seguente.
Se è vero che avete rinnovato dalle radici la società, dovreste aver rinnovato nello stesso modo l’individuo, che è ciò di cui in concreto la società si sostanzia. Nella sua effettiva condotta di vita, nella sua moralità, nel costume, l’uomo sovietico dovrebbe essere ben superiore (e in ogni caso ben diverso) dall’uomo della società capitalistica. Pare – viceversa – che non sia così. Non mi occorre una lunga indagine per rendermene conto. Prendo in considerazione un aspetto solo, ma caratterizzante, ma essenziale, della vita dell’individuo, ossia il suo comportamento e la sua mentalità nei confronti del problema dell’amore e del sesso. Da questo, giudico lo stadio intellettuale, morale, psichico cui è giunto; non dalla circostanza che possieda o no un frigorifero, o che frequenti più o meno assiduamente le biblioteche e i musei. – Ora io sento dire che il più piatto, il più borghese conformismo impera in questa materia in terra sovietica. L’uomo o la donna che abbiano la sventura di un’esistenza, sessuale, irregolare, sono bollati a fuoco a Mosca come e peggio che nelle nostre “benpensanti” cittadine di provincia. Non è nemmeno da stupirsene, se si pensa che Lenin su tale argomento professava principi che potremmo definire da morale parrocchiale; ma, secondo me, questo è sufficiente a svelare che, se andiamo un poco oltre la superficie, l’uomo sovietico, prodotto vivente della rivoluzione comunista, non è gran che diverso dall’esemplare umano che alligna in regime capitalistico.
lunedì 4 novembre 2013
Ballata di cose da niente
Sto dando realizzazione a un progetto semi folle a cui pensavo da un po': rileggere il racconto La lettera rubata di Edgar Allan Poe e a seguire il seminario di Lacan sul racconto di Poe e il libro di Derrida sul seminario di Lacan sul racconto di Poe. In pratica prima Poe, poi il seminario di Lacan su Poe e infine Derrida su Lacan che psicoanalizza Poe.
Siccome mi aggiro tra tematiche complesse espresse in maniera ancora più complessa e siccome i due filopsicoanalisti (Lacan soprattutto) sembrano aver raggiunto chissà quale sapienza diventando un po' pomposi...credo ci stia bene questa poesia di Villon che mi è capitata casualmente sottomano stasera.
Confesso che più mi avventuro in letture teoretiche di difficile accesso più sento la necessità di prendermi una pausa con i poeti.
In effetti abbiamo raggiunto tante conoscenze, dalle più banali alle più tecniche filosofiche e chi ne ha più ne metta, ma in realtà la cosa più importante (chi siamo noi), non l'abbiamo mica capito...
So vedere una mosca nel latte,
So riconoscere l'uomo dal vestito,
So distinguere il bel tempo dal brutto,
So giudicare dal melo la mela,
So conoscere dalla gomma l'albero,
So quando tutto è poi la stessa cosa,
So chi lavora e chi non fa un bel niente,
So tutto ma non so chi sono io.
So valutare dal collo il giubbetto,
So riconoscere il monaco dall'abito,
So distinguere il servo dal padrone,
So giudicare dal velo la suora,
So quando chi parla sottintende,
So conoscere i folli ben pasciuti,
So riconoscere il vino dalla botte,
So tutto ma non so chi sono io.
So distinguere un cavallo da un mulo,
So giudicare il carico e la soma,
So chi sono Beatrice e Belet,
So fare il tiro per vincere ai punti,
So separare il sonno dalla veglia,
So riconoscere l'errore dei Boemi,
So che cos'è la potestà di Roma,
So tutto ma non so chi sono io.
Principe, so tutto in fin dei conti,
So vedere chi sta bene e chi sta male,
So che la Morte porta tutto a compimento,
So tutto ma non so chi sono io.
sabato 2 novembre 2013
Profezia. L'Africa di Pasolini
Per me il 2 novembre non è il giorno dei morti, ma di un morto solo. Anzi di un morto che non morirà mai.
Il 2 novembre io commemoro Pasolini. Lo leggo e lo rileggo un po' tutto l'anno, ma il 2 la tristezza per il suo omicidio e la perdita di un tale uomo e artista mi invade completamente.
Sono contento che Napoli abbia aderito all'iniziativa di proiettare, oggi, il documentario Profezia. L'Africa di Pasolini.
L'hanno trasmesso al cinema Modernissimo e, trattandosi di Pasolini, ho fatto con piacere uno strappo al mio essere pigro e anti cinematografico.
La proiezione è avvenuta nella sala 4. Una saletta minuscola che poteva contenere appena venti persone. Non ne serviva una più grande visto che in tutto eravamo sei persone.
Vabbè, si sa che un evento del genere, non può attirare la folla. La folla è per Zalone o per quell'altro che ha fatto un film su un prete spretato, zoccole e scamarci vari.
Il documentario mi è piaciuto, anche se alcuni filmati li conosco a memoria. (il discorso di Moravia, i comizi d'amore, ecc.)
Certo è che la parole e i versi di Pasolini dedicati all'Africa, alla povertà, all'Occidente del consumismo e dell'imperialismo mi hanno molto colpito. C'è sicuramente qualcosa di profetico quando Pasolini parla dei barconi di migranti che invaderanno (e conquisteranno) l'Europa e i paesi occidentali.
In realtà gli appunti che pasolini stava raccogliendo riguardavano non solo l'Africa, ma i sottoproletari-contadini-sfruttati dell'India, del Sudamerica, dei ghetti dell'America del Nord.
Credo volesse fare un film sulla povertà universale, sulla povertà mondiale e indagare somiglianze e differenze delle varie povertà del mondo.
In realtà noi o lo diamo per scontato (e chissenefotte) o ci dispiaciamo quei cinque minuti (alcuni manco quello, i poveri i migranti e tutta 'sta gente gli sparerebbe volentieri dei calci nel culo)...ma le domande, a pensarci, sono terribili e senza riposta: perché i poveri? perché la povertà?
Ecco perché Pasolini lo amo. Perché non è accademico né professorale. Innanzitutto è: una persona sensibile.
venerdì 1 novembre 2013
Il ricco di spirito
Avevamo cominciato a ragionare dell’amore. Sui nomi ridicoli con i quali si chiamano gli innamorati: quei nomi da cani o da pappagalli sono i frutti naturali delle intimità della carne. Le parole dettate dal cuore sono infantili. La voce della carne è elementare. Si potrebbe pensare che l’amore consista nel potere fare gli stupidi assieme, in completa libertà di stupidaggine e di bestialità.
Poi mi son detto no. Passiamo ad altro. Questo:
Quest’uomo aveva in sé tali possessi e tali prospettive, era fatto di tanti anni di letture, di confutazioni, di meditazioni, di combinazioni interne, di osservazioni, di tali ramificazioni che le sue risposte erano difficili a prevedersi; che ignorava lui stesso dove sarebbe arrivato, quale aspetto infine lo avrebbe colpito, quale sentimento sarebbe prevalso in lui, quali deviazioni e quale imprevista semplificazione si sarebbero verificate, quale desiderio sarebbe nato, quale rimando, quali illuminazioni!...
Forse egli si trovava ormai nella strana condizione di non poter considerare la propria decisione o risposta interiore che sotto l’aspetto d’un espediente, sapendo bene che lo sviluppo della sua attenzione sarebbe infinito e che l’idea di porvi fine non ha più alcun senso in un’intelligenza che si conosce bene. Egli era a quel grado di civiltà interiore in cui la coscienza non sopporta più opinioni che non siano accompagnate dal loro corteo di modalità, ed in cui essa s’affida (se quello è affidarsi) solo alla coscienza dei propri prodigi, dei propri esercizi, delle proprie sostituzioni, delle proprie innumerevoli precisioni.
… Nella sua testa o dietro gli occhi chiusi si svolgevano curiose rotazioni, - cambiamenti molto variati, molto liberi, e tuttavia molto limitati, - luci simili a quelle fatte da una lampada portata da qualcuno in una casa di cui si vedono le finestre nella notte, come feste lontane, come fiere di notte; ma che se ci si potesse avvicinare potrebbero rivelarsi stazioni o gabbie di un circo – o terribili disgrazie, - oppure verità e rivelazioni…
Era come il santuario e il lupanare delle possibilità.
L’abitudine alla meditazione faceva vivere quello spirito in mezzo a – attraverso – stati rari; in una perpetua progettazione d’esperienze puramente ideali; nel continuo uso di condizioni-limite e di fasi critiche del pensiero…
Come se le rarefazioni estreme, i vuoti sconosciuti, le temperature ipotetiche, le pressioni e i pesi mostruosi fossero state le sue naturali risorse – e nulla potesse esser pensato in lui che egli sottomettesse per ciò solo al più energico trattamento e che non chiamasse in causa tutto il campo della sua esistenza.
giovedì 31 ottobre 2013
L'Angelus
Sono sicuro che se chiedessi a 100 persone che cosa li ha rapiti di un’estasi sublime guardando L’Angelus di Jean-Francois Millet, 99 di essi mi risponderebbero: la luce.
Però credo di dover precisare e riformulare meglio l’incipit perché su 100 persone magari 80 manco sanno chi cazzo è Jean-Francois Millet e cosa sia L’Angelus.
Riformulo.
Delle 20 persone su 100 che risponderebbero affermativamente alla domanda su chi sia Jean-Francoise Millet e quale sia la sua opera L’Angelus, 19 mi risponderebbero che la cosa che li ha colpiti di più del quadro è la luce.
È quello che capitò a me anni fa quando feci l’esame di Storia dell’Arte Contemporanea all’Università.
La mia è una famiglia normale, piena di brave persone, di valori, gente onesta. Tranne mio padre che è un egoista pezzo di merda. C’è sempre un’eccezione e una pecora nera, è inutile ribadirlo.
Comunque la mia famiglia è splendida, ma non è che giri tanta arte, quindi molte cose le ho scoperte tardi (e spesso da autodidatta seguendo un tortuoso percorso tutto mio), ma poi non le ho più lasciate.
Ricordo che dopo aver studiato il Neoclassicismo, la pittura, la scultura l’architettura neoclassica soprattutto in Italia, Francia e Inghilterra, il Romanticismo, lo stile Biedermeir e tante altre cose, arrivai alla cosiddetta Età del Realismo, il Verismo, Gustave Courbet e finalmente…Millet!
La prima opera su cui mi soffermai fu la Donna nuda distesa. Poi fu la volta del Seminatore, dell’Uomo con la zappa e Le spigolatrici. Furono soprattutto queste opere dedicate ai lavoratori, agli umili e agli sfruttati a farmi interessare a Millet.
Infine venne L’Angelus, con quella luce meravigliosa a cui ho accennato prima.
Ecco il breve appunto sull’Angelus che ritrovo scritto nel quaderno:
<< La scena rappresenta una serena campagna al tramonto nel momento in cui, all’ora dell’Angelus, al suono della campana lontana, due contadini, marito e moglie, sospendono il loro lavoro e si fermano in raccoglimento a pregare. Così si espresse Millet a proposito dell’opera: “L’Angelus è un quadro che ho fatto pensando come, lavorando in altri tempi nei campi, mia nonna non mancava mai, sentendo suonare la campana, di farci fermare nelle nostre faccende per dire l’Angelus per quei poveri morti, molto piamente e con il cappello in mano” (Lettera del 1865 all’amico Siméone Luce).
L’allusione ai “poveri morti” spiega quel tanto di funebre e di malinconico che è stato talvolta notato nel dipinto, ma il passo della lettera di Millet è chiarificatore anche del significato più generale che si deve attribuire all’opera. La rappresentazione è stata intesa spesso come una dimostrazione del senso di religiosità del pittore e della sua visione serena e positiva dei campi. Nella realtà, sia da quanto sappiamo degli orientamenti del pittore che dalla sua testimonianza, si evince una situazione ben diversa: Millet non era praticante, al punto che si decise a celebrare il matrimonio religioso solo poco prima di morire; in secondo luogo, lui stesso ci dice che voleva rendere il senso profondo della religione che aveva sua nonna, che era stata contadina. Il dipinto dunque vuole documentare con un intento quasi antropologico il legame profondo che si registrava in Francia nel secolo XIX fra la classe contadina e la religione. >>
Come vedete sulla luce non c’è quasi niente. Le emozioni che provai la prima volta che vidi il quadro il quaderno non le registra, ma io le ricordo molto bene. Se ho deciso di scrivere questo post è perché leggendo un pensiero di Ceronetti (autore scoperto da poco e che consiglio) in Insetti senza frontiere ho provato tanta gioia da volerla condividere. Eccolo:
Anche da una riproduzione qualsiasi, L’Angelus di Millet emana luce. Immagine miracolosa di vita sacralizzata: il raccogliersi religioso della coppia umana dopo la giornata di fatica sulla terra che dà patate. Sentiamo, guardandola, che questo ci manca, e che viviamo falsamente e ignobilmente, calpestando sempre più l’Angelus dentro di noi.Proprio così. A volte sembra di vivere da straccioni furiosi e ignoranti che umiliano se stessi e il proprio Angelus.
venerdì 25 ottobre 2013
Il saluto surgelato dell'uomo dei surgelati
Oh là! Tenevo il blog nel freezer in attesa di scongelarlo e di tornare a scrivere.
Se non scrivo è perché ho troppo da dire. Siccome, ora, non ho nulla da dire scrivo qualcosa.
Per andare dal tabaccaio c'è una sola strada. Una strada piccola, senza importanza che sbuca su un'altra strada un po' più lunga ma ugualmente senza importanza.
Comunque per andare a prendere (comprare) le sigarette passo SEMPRE davanti ad un negozio di surgelati.
Il proprietario, anche lui trippone e tabagista, è quasi sempre sull'uscio perché il suo negozio è quasi sempre vuoto. Ho notato una cosa non strana e nemmeno singolare.
Siccome la zona è piccola ci conosciamo un po' tutti. Lui sa chi è mia madre che va a fare acquisti da lui ogni tanto.
Se mia madre ci va il lunedì mattina e io ci passo davanti il lunedì pomeriggio, mi fa un saluto entusiastico con tanto di occhiolino.
Il martedì mi saluta cordiale.
Il mercoledì mi saluta, ma senza sorridere.
Il giovedì mi saluta a stento.
Il venerdì fa finta di non vedermi.
Il sabato rientra nel negozio per non salutarmi.
La domenica è chiuso e il lunedì ricomincia la stessa musica sopra descritta.
In pratica lui mi saluta quando rappresento il figlio di una che compra da lui. Per lui esisto solo come figlio di una cliente. Se la cliente non si fa vedere, io non sono nessuno.
Lunedì prossimo ci passo davanti con una spesa di surgelati fatta in un altro negozio.
Voglio una reazione. Spero che mi spari.
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