sabato 31 maggio 2014

La lunga strada


I muri delle città, delle stazioni e dei luoghi pubblici in generale mi regalano sempre grandi emozioni.
Io sono un vero appassionato delle scritte murarie. Ricordo che un po’ di tempo fa, percorrendo una strada che conduceva a Portalba, lessi su un muro: MURI PULITI POPOLI MUTI e mi piacque proprio assai. Sui muri poi ci trovi splendidi murales, dichiarazioni d’amore, parolacce, slogan anarcolibertari, offerte o richieste di succhiate di cazzo e vere e proprie poesie.
Stamattina sono uscito perché avevo voglia di leggere Titanic di Vladimiro Giacchè in un posto tranquillo senza essere disturbato né dai familiari, né dal telefono e per allontanarmi dalla tentazione di usare internet perché sinceramente mi avete rotto un po’ il cazzo.
La maggioranza di voi non legge niente, non sa niente, non capisce niente. E allora a volte mi avvelenate proprio l’esistenza perché vi vedo proprio senza speranze. Soprattutto mi rendo conto che non vi siete sforzare di capire e di studiare quella che chiamano “crisi”, ma vi siete limitati a leggere le cazzate di Repubblica e l’Espresso e a ripetere come tanti beduini la loro favoletta indegna vergognosa falsa illogica e servile. Sinceramente, ho rispetto solo per chi ha voluto capire, ha cercato autori e studiosi affidabili, ha comprato e letto libri facendo sacrifici, sostenendo rinunce per amor di sapere e faticato sulle "sudate carte". [ovviamente mi riferisco a chi può economicamente e culturalmente farlo]
Sono sceso, dicevo, e per prima cosa sono andato dal tabaccaio per le sigarette e al bar per un caffè. Mi sono incamminato verso un luogo dove ci sono le panchine e che so poco frequentato di sabato mattina. E cosa trovo sul muro? Un manifesto con questa splendida poesia di Lawrence Ferlinghetti.
Non so chi l’abbia affissa su quel muro, ma lo ringrazio. Mi ha fatto davvero bene, mi ha rinfrancato lo spirito.
La condivido; buona lettura.
La lunga strada

Questa è la parte del mondo
dove niente succede
dove nessuno fa
niente
dove nessuno è in giro
nessuno in nessun posto
eccetto te stesso
nemmeno uno specchio
che ti raddoppi
nemmeno un’anima
eccetto la tua
forse
e anche quella
forse
non c’è
o non è tua
forse
perché sei ciò che si dice
un morto
sei arrivato alla tua stazione

Scendi

venerdì 30 maggio 2014

Il mistero Sergio Di Cori Modigliani


Nei mesi scorsi ho cercato di risolvere un mistero, ma non ci sono riuscito.
Chi frequenta il blog di Beppe Grillo sa che, come in tutti i blog, c’è un post principale e i commenti. Essendo un blog che spesso, molto spesso, fa politica il post principale funge da avvio per un dibattito politico.
Ora, se il post principale dedicato alla legge elettorale lo fa Aldo Giannulli, laureato in Scienze Politiche, docente universitario, saggista, ecc. io NON ho nulla in contrario.
Se sul blog viene ospitato il magistrato Nicola Gratteri per spiegare la norma sul voto di scambio, io NON ho nulla in contrario.
Studioso di dottrine politiche-legge elettorale, magistrato-norma giuridica mi va benissimo. Tutto fila perché sono persone competenti (e autorevoli) che parlano di ciò che conoscono.
Veniamo al mistero.
Per queste Europee, il programma del MoVimento 5 Stelle conteneva 7 punti e tutti e 7 punti riguardavano l’economia.
Insomma 100% ECONOMIA.
Ora, a scrivere il post principale su ognuno dei 7 punti, a spiegarceli per far partire anche un po’ di dibattito voi chi vi aspettereste? Io mi aspetterei un economista. Voi no?
A spiegare l’economia e i 7 punti di economia arriva, invece, questo qui il cui curriculum è il seguente:
Scriviamolo pure, perché è importante:
Scrittore, giornalista, fotografo e pittore. Ha pubblicato diversi romanzi, racconti erotici, reportage, e lavorato per 25 anni come corrispondente dagli Usa per testate italiane. Nel 1998 ho restituito il tesserino dell'Ordine dei Giornalisti con una lettera di dimissioni che spiegava perché ritenesse il suddetto Ordine un ente corrotto e spregevole. Come artista visivo ha lavorato per diversi anni per le riviste glamour (playboy penthouse oui loui) come fotografo fino a metà degli anni'80. Da allora si dedica all'attività artistica. Suo il copyright "legart". Attualmente è un blogger attivo con il suo blog "Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria".
Sì, avete letto bene. A spiegare l’economia arriva uno scrittore di racconti erotici artista visivo di Playboy.
Come mai sulla legge elettorale viene chiamato uno studioso di queste cose, di giustizia parla un magistrato, di cultura ci delizia Dario Fo e di economia, invece, uno scrittore di racconti erotici artista visivo di Playboy e non un economista?
Almeno a me, che mi reputo una persona normale, qualcosa non quadra.
Ovviamente ho posto su vari social questo quesito sul perché uno scrittore erotico artista visivo di Playboy Modigliani venga chiamato a scrivere di economia, ma o non ho avuto risposta o ho ricevuto risposte stupide come le seguenti.
“Modigliani è una brava persona”, cosa di cui non me ne sbatte un cazzo perché non sto parlando e mettendo in dubbio questo. Io parlo di compenteze. Oppure: “Abbiamo visto questi economisti dove ci hanno portato”, qui la stupidità è abissale. Invece di dire, scegliamo un economista serio, competente e libero che nel tempo ha dimostrato lungimiranza preferiscono chiamare un artista visivo di Playboy. In pratica questi tipi, se un medico asino fa morire un paziente, quando stanno male invece di cercare un medico bravo chiamano l’idraulico. Un altro ha scritto che lui “di economia ascolta il parere di tutti”, bravo bella idea! Chiamando tutti a dire la qualunque su cose che non sanno in rami che non gli competono faremo un bel movimento di LaQualunquology. Poi io mica sono antidemocratico. Di economia posso pure ascoltare il parere di tutti, ma nei COMMENTI però, dove noi comuni mortali parliamo e discutiamo ma il problema è che Modigliani non scrive un semplice parere lì nelle retrovie ma scrive il post principale che dovrebbe essere riservato a persone competenti, a studiosi. Capito la differenza maledetti idioti?
Cioè questi mollano Alberto Bagnai per Brera che parla di "diavoli e di neve che si scioglie al sole prima che all'ombra" e per Modigliani "scrittore erotico artista visivo di Playboy"??? E si stupiscono pure, povere vittime, di aver perso 3 milioni di voti???
Ho scritto pure nel blog di Modigliani per chiedere lumi, per conoscere quali fossero le sue competenze economiche, ma non mi ha risposto.
Che dire? Io le stronzate non le seguo. Io seguo persone serie e competenti, qualsiasi sia la materia. Io leggo libri di qualità; la merda, la superficialità e le cazzate non fanno per me.
C’è chi legge Il tramonto dell’euro di Bagnai e chi segue Modigliani e quell’altro genio di Carlo Sibilia che va a farsi il selfie fuori da Bilderberg (lui però scrive Builderberg) invece di partecipare al convegno serissimo e di qualità tenuto da asimmetrie l’aprile scorso a Roma.
Concludo. Forse Modigliani è stato chiamato perché bisognava vendere questo libro? Ma sticazzi, non ci spenderò un euro. Se lo comprassero Modigliani, Casaleggio e qualche povero mentecatto.

giovedì 29 maggio 2014

Le zampacce dei cialtroni oppure Popper su Hegel


Tempo fa, il caro Giovanni, mi linkò su facebook un post di un certo Uriel Fanelli sulla filosofia.
Lo lessi, e per una battuta buona che c’era, c’erano novantanove cazzate, luoghi comuni, superficialità, vere e proprie mistificazioni e tanta tanta ignoranza.
Il buon Fanelli, non contento, ne scrisse un altro poco tempo dopo e il livello scadente, da terza quarta mano (ma pure tredicesima quattordicesima mano) era lo stesso. Già mettere insieme “volontà di potenza” e “imperativo categorico” è un buon esempio per capire il livello.
A dire il vero, la spiegazione di tanta cialtroneria filosofica la fornisce lo stesso Fanelli.
A proposito della storia della sorella di Nietzsche che manomise gli scritti del celebre fratello (che lui poi chiama “storiella”, ma in realtà è semplicemente storia e non storiella) Fanelli scrive:
“…io l’ho fatta filosofia al liceo…”
Ah, ecco. Pure io feci biologia al liceo, ma non sono un biologo né mi permetto di mettere becco su una materia che non conosco. Avesse scritto: “Mi sono laureato in filosofia” oppure “sono vent’anni che studio la filosofia per conto mio” capirei…ma qualche ora al liceo non dà il diritto di parlare di filosofia; soprattutto con quel tono arrogante.
Purtroppo con la filosofia molte persone si prendono una confidenza che non dovrebbero prendersi, mentre altri, i peggiori, cercano click al blog e notorietà facendo i super eroi controcorrente, scrivendo stronzate e magari prendendo un frammento di Marx o di Kant per accusarli di essere antisemiti. A me non piace questo modo di fare. Preferisco avere cinque click parlando de Il conflitto delle facoltà di Kant che averne cento buttando merda su filosofi e filosofia.
Detto questo, a me piacciono le guerre filosofiche, le polemiche i colpi bassi, ecc. e il bello è che non c’è niente da inventare, ma basta leggere i filosofi e le opere filosofiche. La filosofia non è l’ambiente paludato che può sembrare a chi sta fuori, ma è turbolento violento ed esplosivo.
Stasera vi do una traccia di tutto questo, postando un brano del filosofo Tommaso Tuppini, tratto da una monografia della collana Grandangolo. Questo brano sta nella parte della monografia intitolata, appunto, amici e…nemici.
Hegel ha avuto molti avversari speculativi mentre era ancora in vita. E ancor di più dopo la sua morte. Nel Novecento probabilmente l’attacco teorico più rivelatore gli è arrivato dal filosofo della scienza l’austriaco Karl Popper. È il più rivelatore, appunto perché la critica popperiana a Hegel è un coacervo di luoghi comuni e banalità quasi imbarazzanti per il lettore, che ben compendiano i fraintendimenti in cui può cadere il borioso senso comune quando pretende di giudicare con il proprio metro il lavoro della filosofia.
Il saggio anti-hegeliano in questione è La società aperta e i suoi nemici (1945). Qui Hegel – in buona compagnia di Platone e Marx – viene accusato di una serie di nefandezze politiche e di recenti catastrofi di cui sarebbe una specie di mandante morale. Sostanzialmente: di essere un proto-fascista, o un proto-comunista. Cosa che per l'epistemologo austriaco naturalizzato britannico non sembra fare una gran differenza. Per l’occhiuto e poliziottesco Popper, Hegel è, né più né meno, che “l’anello mancante tra Platone e le moderne forme di totalitarismo”.
La casa editrice Modern Library ha saputo premiare, come solo le istituzioni americane sanno fare, questo bel saggione in difesa dell’uomo-bianco-civile-tollerante-buono-e-democraticoliberale, inserendolo nella hit parade dei 100 migliori libri di non fiction del secolo (dove al primo posto svetta The education of Henry Adams, libro autobiografico sugli psicodrammi di un superlaureato di Harvard, che rimpiange di aver sprecato gli anni a studiare materie umanistiche, quando sarebbe stato meglio darsi alle scienze hard).
p.s. Siccome il livello dei due articoli "filosofici" era veramente scarso, non li ho commentati pezzo per pezzo né vi ho dato il link (in fondo sono un buono e non voglio infliggervi quei cosi). Diversamente, un articolo di Fanelli sulla "sovranità monetaria", lo commenterò più estesamente.

mercoledì 28 maggio 2014

Marx, capitalismo e crisi. 3 punti fondamentali


In che epoca siamo, in che epoca viviamo?
L’epoca dell’era terziaria!
No.
L’epoca delle passioni tristi!
Ma non rompermi il cazzo con queste menate.
L’epoca della globalizzazione!
Dai, voglio una risposta esatta e precisa.
Uffa, allora dillo tu!
Noi viviamo nell’epoca, nell’era del capitalismo.
Ah.
Sì, è così. Fondamentalmente noi viviamo in un sistema capitalistico. Abitiamo il capitalismo. Ora: chi ha studiato poderosamente il capitalismo, il suo sistema, i suoi cicli, i suoi attori, le sue vittime ecc. ecc. ecc.?
Karl Marx.
Bene. Ora, premessi questi due dati di fatto, chi abbandona lo studio di Marx, chi lo sbeffeggia, chi lo salta, chi lo trascura cos’è?
Un cretino.
E se lo trascura volendo poi fare o parlare di politica, economia, filosofia e società cos’è?
Un quadruplo cretino.
E chi ha il riflesso condizionato di connettere automaticamente Marx ai gulag sovietici è un cane di Pavlov o un uomo di cultura che vuole studiare evitando stronzate e superficialità?
Un cane di Pavlov.
E tu cosa vuoi essere? Un cane di Pavlov Marx-gulag! Marx-Stalin! o uno che studia?
Uno che studia.
Vuoi essere un fesso che parla senza cognizione di causa della caduta del muro di Berlino, del fallimento del comunismo, della fine della storia e altre consimili banalità?
Assolutamente no.
Bene. Allora cominciamo con questi primi punti fermi su capitalismo e crisi tratti dal complesso delle opere di Marx e selezionati da Vladimiro Giacchè in questo volume.

1. La crisi non è un’eccezione, ma la norma. Che questa crisi non è stata causata né da qualche speculatore troppo avido, né da qualche proprietario di casa troppo credulone. E neppure dalla nuova casta dei banchieri, dai governatori delle banche centrali e dagli analisti delle società di rating.
2. La crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto delle sue leggi di funzionamento più elementari. Del modo in cui nella nostra società sono ripartite la proprietà e la ricchezza, si scambiano le merci e si adopera il denaro.
3. La crisi non solo non è un problema per il sistema, ma è il solo modo attraverso cui il sistema può risolvere i propri problemi, e riprendere a funzionare senza intoppi. Anche se comunque il suo funzionamento regolare è soltanto una tregua, più o meno breve, prima della prossima crisi.

sabato 3 maggio 2014

Bidet, we can


Siccome dopo ventinove ore gli operai della ghiriGori non sono ancora riusciti a ripristinare il servizio idrico e siccome il Comune presieduto dal Lampadato sotto tutela prefettizia non si è degnato di far avere alla cittadinanza notizie certe e chiare, la situazione si fa veramente difficile.
Ormai le scorte d’acqua fatte tra ieri e stamattina stanno per finire. La situazione è difficile anche perché a casa ci sono le due nipotine che devono essere cambiate spesso, il bagnetto, ecc.
Soprattutto la piccola Luisina di nove mesi sembra aver mangiato un campo di prugne e sembra pure volercelo ricordare ogni cinque minuti.
Da vero zio premuroso, mi lavo la faccia alla meglio con l’ultimo quarto di una bottiglia Uliveto, indosso il giubbino e scendo per andare a comprare due casse d’acqua.
Salgo via Pietro Secchia a grandi falcate che riduco presto a passo normale perché ho già il fiatone. Giunto in cima alla strada, giro a destra percorrendo il corso dedicato al re che mandò quello stronzo di Bava Beccaris a cannoneggiare la gente affamata.
Passo dal tabaccaio per prendere le sigarette e la signora, come al solito, chiede a me quanto costano.
“Cinquanta centesimi”, le dico.
“Ahaha non è possibile”, lei risponde.
Alla fine riesco a pagare normalmente, mangio il cioccolatino, accendo la sigaretta e proseguo.
Camminando, passo davanti alla sede di “Fratelli D’Italia l’Italia si è stronziata se vota voi" e vedo dei manifesti elettorali completamente bianchi attaccati lì vicino.
“Come mai sono bianchi?” chiedo ad uno degli astanti.
“Li abbiamo attaccati al contrario. Sul manifesto c’è la faccia di Alemanno e alla gente viene voglia di sputarci sopra”, mi risponde.
Decido di proseguire, ma riesco a sentire uno che dice “Il problema sono gli immigrati clandestini” No, penso io, il problema sono le teste di cazzo.
Continuo a scendere il corso, ma dopo appena venti metri mi ferma quella capafresca ironica di Peppino.
“Allora, Andrè, a queste elezioni che facciamo?” mi chiede con aria di chi la sa veramente lunga.
“E che facciamo”, gli dico, “votiamo, che dobbiamo fare? Le elezioni si fanno per quello”.
“Eh eh, vabbè. Ma per chi votiamo?”
“Senti”, gli faccio, “ti piacciono le storie piene di avventure inverosimili, fatti impossibili, situazioni farsesche, mirabolanti promesse con protagonista un tipo che sta a metà tra Mastrota e il Barone di Munchausen?”
“Certo che mi piacciono!” risponde convinto.
“E allora vota PD”.
Proseguo nuovamente verso il supermercato sperando di non incontrare nessun seccatore. Giunto finalmente davanti al supermarket noto un piccolo assembramento di persone. Essendo curioso mi avvicino per vedere cosa stanno guardando e, davvero strano!, ci sono due uomini vestiti con i costumi tradizionali della Sicilia. Calzano in testa una coppola, hanno la lupara sulla spalla e distribuiscono volantini di Forza Italia.
Soddisfatta la mia curiosità, entro nel supermercato e mi dirigo verso il reparto Acqua.
Ho appena deciso le due casse da prendere quando un giovane alto, sorriso smagliante, capelli neri tirati all’indietro con chili di gelatina e che indossa jeans, camicia bianca e un gilet azzurro mi si avvicina e dice: “Buonasera, signore, desidera comprare dell’acqua?”
No, sono qui nel reparto Acqua per comprare una Toyota. “Sì”, rispondo infine.
“Venga, si avvicini allo scaffale che le illustro le offerte e le qualità dei vari tipi d’acqua che abbiamo qui. Vede questa bottiglia?”
Sì, la vedo, la impugna come uno scettro e piazza l’indice sull’etichetta.
“Guardi il contenuto di sodio! solo una povera e piccola particella!”, prosegue, “Guardi quest’altra, invece, vede il residuo fisso a 140 gradi? Vede com’è basso? E questa qui? Noti l’apporto di calcio, per favore. Poi c’è questa che aiuta a digerire, quest’altra con tanto potassio per la pressione bassa, poi c’è questa che è molto leggera, quest’altra che rende belli fuori e puliti dentro e tanti altri tipi d’acqua ancora. Mi dica, mi dica quali sono le sue esigenze e io saprò consigliarle l’acqua che fa al caso suo. Dica, dica pure!”
“Ok, amico, ok. Devo farmi un bidet”.

giovedì 1 maggio 2014

Celebrare il Primo maggio nel 2014 ovvero chi può celebrarlo

Siate coerenti questo Primo maggio.
Ricordatevi la disoccupazione a due cifre endemica (tipica dell'EUROzona) usata come strumento di terrore e di governo, i precari, gli esodati, quelli flessibili magari sottopagati e senza diritti. Ricordatevi l'articolo 18 e tutti gli attacchi ai diritti dei lavoratori.
Ricordatevi pure che il sistema Euro si basa su questo. Svaluta il lavoro, ha bisogno per funzionare che il lavoratore sia solo uno schiavo di merda e che ci sia tanta disoccupazione per poter sfruttare gli altri con meno offerta di lavoro, con il ricatto.
Spero che in questi anni l'abbiate capito, se non l'avete capito e siete per l'Euro e il suo sistema statevi a casa e su facebook e altri social network postate Luca Carboni o altre cose senza Primo maggio.
Pensate alla Electrolux, leggete e capite bene.
Dico soprattutto a te, lavoratore eurista. Sappi che già ti hanno inculato con questo sistema Euro. Lavori di più e ti pagano meno. Lavori di più, ma hai meno diritti. Pensa, lavoratore eurista, che mentre tu ti senti al sicuro col tuo lavoro magari qualcuno da qualche parte sta già scrivendo la tua lettera di licenziamento o sta decidendo di chiudere l'attività lavorativa.

Siate coerenti, celebrate con consapevolezza il Primo maggio e un bacione.

lunedì 28 aprile 2014

Perché non voterò il MoVimento 5 Stelle alle Europee

ho scritto di getto, senza badare alla forma. la sostanza però c'è tutta.

Mah...il dubbio è questo:
o mando a quel paese i miei studi degli ultimi anni, i soldi spesi per i libri e la fatica fatta o mando a quel paese il signor Casaleggio di cui non condivido gli ultimi concetti espressi in video e interviste.
Casaleggio è per l'euro, dice che l'euro non è un problema in sé, ecc.
Mah...purtroppo io parto dal 1978, dalla discussione sullo SME, dal divorzio tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro, dalla deregulation finanziaria, da Delors, dallo spread come strumento fascista di controllo politico, dal vincolo esterno come ricatto, dalla perenne emergenza per prendere decisioni di fretta e nella paura, dall'AVO, da Kaldor, da Bagnai, da Luciano Barra Caracciolo dalle politiche deflattive per comprimere i salari, dallo smantellamento della scala mobile, dell'articolo 18, dalle folli politiche d'austerity ecc. di cui l'euro è solo un'ultima espressione. Ecco perché ho riso in faccia a Casarini quando ha detto che l'euro è solo una moneta...ma vai a fare in culo Casarini ignorante stramaledetto! Ecco perché non voto il PD che svende gli italiani da oltre trent'anni. Alle Politiche, alle Amministrative io voto il Movimento. Alle Europee non me la sento, resterò a casa.
Sono mesi e mesi che chiedo di fare questo referendum (tipo 15 mesi) e non è stato fatto e mai si farà (ammesso che serva perché comunque l'€ è già morto). Il parlamento europeo che se ne frega del nostro primo punto? Immaginate un nostro eletto: "Signori, noi vogliamo il referendum sull'euro in Italia". "E fatelo, cazzi vostri" giustamente risponderebbero tedeschi francesi olandesi ecc.
Io volevo una risposta che non ho avuto:
Noi del Movimento 5 Stelle abbiamo deciso di fare un referendum sulla permanenza nell'euro il 26 novembre 2011. 2011, ripeto. Che è successo? Era appunto per arrivare alle Europee con una decisione presa nel rispetto del Movimento e della democrazia diretta. Perché tutto fermo? E' perché a Casaleggio l'euro piace, magari piace ai suoi amici americani, che ne so...io non ci sto.
Il Movimento era la mia speranza contro il mercantilismo tedesco, contro la finanza, contro tutto quello che ho elencato prima, contro il sistema insomma, ma vedo che non è così.
Beppe mi aveva acceso col referendum e con i servizi sul blog di Bagnai, Borghi e molti altri. Credevo avesse capito e che volesse fare questa difficilissima battaglia.
Poi, referendum fermo fino a fargli perdere di senso, e gentaccia come Brera che mi parla di Bangladesh e di neve che si scioglie prima al sole che all'ombra.
Ma come ti permetti Beppe di fare ciò? Durante una crisi spaventosa, durante i suicidi, durante il massacro della Grecia? Ma hai capito e ora fai finta di non capire (che è gravissimo) o non hai capito un cazzo (che è comunque grave)?
A proposito, ma avete visto cos'è successo in Grecia? Quello è l'euro. E se non muove a pietà il caso greco, che almeno intervenga l'egoismo: quello che è successo lì, quel che ha fatto il sistema-euro, lo potrebbero fare anche qui.
Mi sono sfogato, per me la battaglia contro l'euro (che NON è, ripeto, solo una moneta ma UN SISTEMA che si articola e sviluppa da oltre 30 anni) era fondamentale. Non la vogliono fare? Pazienza.
Senza parlare poi degli eurobond, ma siamo matti? E poi chi l’ha deciso ‘sto programma? Quando il Movimento diventerà NO EURO e allora ne riparleremo.

martedì 15 aprile 2014

Le conseguenze social del NO euro


Il titolo del post è un piccolo omaggio a John Maynard Keynes che nel 1919 scrisse Le conseguenze economiche della pace (ve lo consiglio perché è davvero da leggere).
Succede che da un po’ di tempo sto seguendo l’economista Alberto Bagnai, autore di quel capolavoro che è Il tramonto dell’euro (questo non ve lo consiglio, ma vi ordino di leggerlo).
Bagnai lo seguo anche sul suo bellissimo blog e su twitter. È professore universitario, da quello che scrive si evince che è serio, onesto, coerente, che non ha paura di dire quello che pensa né di combattere battaglie solitarie. Ha pure dimostrato, empiricamente, di saper leggere benissimo le dinamiche economico-politiche di questo Paese.
È sanguigno, simpatico, ironico, corrosivo, suona il clavicembalo e sabato scorso ha organizzato con a/simmetrie un convegno fantastico a Roma Un'Europa senza euro – cercate i video su youtube.
E allora qual è il problema? Il problema è che io seguo Bagnai sia per capire qualcosa di economia, sia perché per me è una fantastica avventura intellettuale e purtroppo, seguendo Bagnai, mi sono ritrovato dietro e sul groppone tutto un variopinto gruppo di leghisti e gente di destra varia.
Addirittura, per seguire Bagnai, sono incappato in un fan di Fabrizio Bracconeri, anche detto il Che Guevara dei Pariolini è pertanto mi trovo invaso dai pensieri dell’ex Bruno Sacchi:
NOI DIAMO TANTO A L'EUROPA VOGLIAMO DI PIÙ X LE FAMIGLIEEEEE E DISABILIIIII
SONO CONTRO FISCAL COMPAT ED ERF E CONTRO TUTTI QUELLI CHE LO HANNO VOTATO ...LI RIVOLETE IN EUROPA? IO NON CI STO IO STO CON IL POPOLO
Ho cambiato idea mille volte...solo la squadra non si cambia...credo nelle persone fino alla delusione SPERANDO DI NON DELUDERE MAI
E dici vabbè, che sarà mai…è ruspante, spontaneo e simpatico il buon Fabrizio candidato alle europee con Fratelli d’Italia.
Infatti il problema non è tanto lui, ma la gente.
Seguendo Bagnai e le argomentazioni contro l’euro mi devo sorbire i post dei leghisti e dei fascisti.
I soliti post contro gli immigrati, i post pseudo patriottici, centinaia di bandiere italiane, i nostri eroi/ragazzi/leoni dei marò in India e tante altre belle cosette.
Però, ripensandoci, c’è anche un lato buono in questa vicenda.
Seguendo Bagnai mi son tenuto lontano dalle stronzate dei piddini, dai luogocomunismi dei piddioti. Che fuori dall’euro c’è la guerra, l'invasione delle cavallette, la rata der mutuo, la spesa con la carriola ecc.
Proprio stamattina un piddino molto illuminato cianciava che una svalutazione del 30% è seguita da un’inflazione del 30%, che la benzina arriverà a livelli stratosferici...poi ha sparato altre cazzate al che io gli ho consigliato la lettura del libro di Bagnai per cominciare a parlare con un minimo di cognizione di causa.
La risposta è leggendaria (a proposito della benzina, argomento che sta molto a cuore alla gente):
“Io negli anni ’70 facevo benzina alla pompa, non ho bisogno di leggere alcun libro”.
Sì, una risposta da morte civile. Tanto è vero che ho lasciato perdere e non gli ho linkato né un’intervista di Bagnai a proposito né uno dei tanti post che il prof ha dedicato all’argomento.
In definitiva, bisogna ignorare tutti per non rovinarsi la vita e farsi il fegato fradicio.
Ignorare i leghisti, i fascisti e i piddioti.

giovedì 3 aprile 2014

Simone Regazzoni ovvero mai farsela coi piddioti


Ma perché non mi fido del mio istinto? Riconoscere solamente DOPO che l’istinto aveva ragione e che ho sbagliato a non seguirlo non serve assolutamente a niente.
Tempo fa, una persona che stimo per le sue letture, parlava bene di un libriccino (-ino letteralmente) di un certo Simone Regazzoni.
Appunto per questa stima, andai a cercare delle info su Regazzoni. Recensioni, articoli, altri pareri…alla fine non ne rimasi affatto persuaso (primo campanello d’allarme dell’istinto).
Decisi, comunque, che gli avrei dato una possibilità acquistando proprio il libriccino di cui parlava l’amico. Tanto è piccolo, pensai, costa poco (trovato a 4 euro sulla bancarella), mal che vada accantono Regazzoni e ben che vada trovo un altro buon autore da leggere. (altro mio difetto: a volte coi libri divento bulimico)
Il libriccino s’intitolava Martin H. live in New York City. Leggendolo mi ritrovai ad avere pensieri ondivaghi. Da una parte mi sembrava divertente, dall’altra mi sembrava pieno di cacate, per un verso mi pareva contenere spunti geniali, per un altro verso mi sembrava insulso. Quello che è certo è che mi fece incazzare quel ripetuto “Pier Paolo Pauperismo Pasolini”…pensai, ma chi è ‘sto stronzo che si permette di insultare Pasolini? Ma come osa questo qui? (secondo campanello d’allarme). Il fatto è che su Pasolini sono molto sensibile.
Ne parlai con un’amica che mi spiegò che il libriccino era un divertissement e che a Regazzoni piaceva molto provocare, era un amante delle boutade, ecc.
Col passare del tempo, dimenticai Regazzoni e l’incazzatura su Pasolini.
Poco tempo fa “incontrai” Regazzoni sulla bacheca di un’amica e mi ricordai di lui. Andai sulla sua bacheca, più che altro per vedere se trovavo qualche spunto di riflessione o qualche consiglio libresco interessante.
In realtà non ci trovai niente di quello che cercavo, tranne qualche post appunto “provocatorio” che mi piacque ma pure dei post su Pasolini che mi fecero girare le palle. Decisi comunque di chiedergli l’amicizia. Magari poteva capitare di parlare di Zizek, della pop filosofia o altro.
E fu un grandissimo errore perché non notai una cosa che dirò dopo.
Oggi Regazzoni, l’uomo che ama la polemica e la contraddizione ha scritto:
“E' auspicabile che il Pd e i suoi militanti dicano a gran voce che di piccoli custodi della costituzione come Zagrebelsky e Rodotà il Paese non ha bisogno. Abbiamo vitale bisogno di innovazione, perché la costituzione materiale del Paese è cambiata e perché i tempi lo richiedono. I piccoli intellettuali moralisti con il feticcio della Costituzione formale oggi sono i principali avversari del cambiamento e dell'innovazione”.
Al che io ho scritto:
“Già. C'è bisogno di assecondare la voglia di cesarismo che risale a Craxi e ad Amato, c'è bisogno di dare nuovo vigore alla bozza Boato. Avanti tutta col Gelli-pensiero”.
Ecco, tutto qui. Non mi pare di aver polemizzato in maniera violenta o volgare. Mi sarei aspettato che, da un amante della polemica, scaturisse sia pure uno scambio di battute volte a contraddirmi, a farmi conoscere il suo punto di vista, ad arricchire il mio pensiero con la sua visione e altro ancora.
E invece zac! Mi ha eliminato dagli amici non prima di avermi regalato un indimenticabile:
"Vai a giocare con le capre".
Un vero uomo, non c’è che dire. Eppure ho avuti scontri anche duri, vere schermaglie dialettiche con personalità filosofiche e uomini della cultura mooooooolto più in alto di un Regazzoni qualunque. Persone con l’anima da maestri, che seppure ti sottopongono ad una maieutica rude (per usare l’espressione di Alberto Bagnai) non ti cancellano e ci si continua a confrontare.
Si vede che a Regazzoni piacciono i leccaculi, gli piace la claque, quella che ride a comando, quella che scrive grande! Eccezionale! Magnifico! Come tutti gli omuncoli insicuri non reggere opinioni contrarie.
Comunque, come accennavo prima, la colpa è stata mia.
Se avessi letto prima che costui è un piddiota accecato da Renzi (ahahhahahahahhahah) non gli avrei mai scritto, mai mi ci sarei accostato. Come può un uomo di cultura, uno che scrive libri, farsi accecare da Renzi (ahhahahahahhah) manco Renzi fosse Berlinguer Pertini o Riccardo Lombardi. Per come la vedo io, un uomo di cultura può appassionarsi certamente alla politica, ma più di tutto non si acceca per nessuno e, anzi, possiede una buona dose di ironia e di disincanto appunto perché conosce la storia, i fatti, la politica e i politici (anzi i politicanti) nostrani.
Ciao Regazzoni, non mi mancherai per niente. Continua a scrivere le tue stronzate, a sparlare di Pasolini, a firmare gli appelli di quella carta da culo de il Giornale, a preferire Ostellino rispetto a Rodotà e Zagrebelsky. Io ho di meglio da fare e di molto molto molto molto molto meglio da leggere.

p.s. l'intellettuale della mutua in bacheca ha questa immagine
con la scritta: La mia personale idea di "dialogo" filosofico.
ahhahahahhahahahha! sì, come no. Tradotto vuol dire che lui può fare il grand'uomo, magari prendere per il culo gli altri, ma non vi azzardate a contraddirlo.
Da questo punto di vista 100 volte migliore di lui è Diego Fusaro che accetta sempre il confronto e sulla sua bacheca a volte ci sono post veramente pieni dell'amata ultraviolenza. Diego o ignora o risponde pacato o ironizza o s'incazza, ma non taglia soprattutto davanti a post per niente violenti e scurrili.
Comunque, ripeto, colpa mia. Non devo mai farmela con questi buffoni, questi nani che per di più si prendono certe licenze col grande Pier Paolo e che, mannaggia a me, sono dei piddioti totali.