domenica 30 ottobre 2011

Il video hard di Belen

Belen è un fenomeno dei nostri tempi.
Una giovane ragazza straniera piazzata in tv più nuda che sia possibile con le telecamere che spesso indugiano sul suo culo più che sulla sua faccia.
Fa gli spot (in bikini), fa le trasmissioni (senza mutande) e rilascia interessanti interviste dove per lo più parla di argomenti quali: con chi fa sesso, come fa sesso e quanto fa sesso.
Insomma parla di sesso.
Da un po’ di tempo s’era diffusa la voce che avesse girato un video hard amatoriale, ma la notizia non trovava conferme. Tonnellate di fake giravano su Facebook, sulle mail e su YouTube.
Poi, finalmente, c’è stata la clamorosa svolta.
Una settimana fa un amico mi telefona e m’invita a prendere un caffè a casa sua promettendomi, con un tono di voce a dir poco equivoco, una bella sorpresa.
Arrivo a casa del mio amico verso le 18 e lui mi accoglie con un sorriso a trentadue denti.
Prendiamo il caffè, fumiamo una sigaretta e poi lui va a prendere il portatile.
In parole povere la sorpresa era che aveva scaricato il video hard di Belen.
Il mio amico sta tutto eccitato per questa cosa, mentre a me frega veramente poco. Decido di guardarlo solo per non far dispiacere l’amico e per poter farmi un’idea della decadenza di questo terzo millennio. Insomma lo guardo per arricchire la celeberrima "cultura generale".
Belen nel video è molto giovane, lui ha un pisellino, la ripresa non è granché e lei un po’ impacciata. Il mio amico nota pure che a quei tempi Belen non aveva ancora scoperto lo sbiancamento anale. Non approfondisco, ma è la prima volta che sento quell’espressione.
Che dire? Il video non merita tutto il clamore che se ne è fatto.
Paris Hilton e soprattutto Pamela Anderson hanno fatto molto, molto meglio.
Alla prossima zoccola.

giovedì 27 ottobre 2011

san Paolo, un viaggio nelle perle delle Lettere


Saulo nasce verso il principio del secolo a Tarso, capitale della Cilicia in Asia Minore, piccola città aperta alle influenze culturali e agli scambi commerciali tra l’Oriente e l’Occidente. La sua è una famiglia di giudei della diaspora, appartenenti alla tribù di Beniamino, attaccati alla stretta osservanza della religione dei loro padri. Non rifiutano tuttavia ogni contatto con la vita e la cultura dell’impero; infatti hanno acquistato la cittadinanza romana e costituiscono a questo titolo la famiglia dei Pauli.
Verso il 36-37, un fatto misterioso (?) cambia da un giorno all’altro il corso della sua esistenza.
Il persecutore dei cristiani diventa il più ardente missionario del Vangelo. [Quindi, a ben guardare, non cambierà molto – resterà pur sempre un rompicoglioni]
Il Nuovo Testamento raccoglie quattordici Lettere di Paolo; per ora ho letto le prime tre: le due ai Tessalonicesi e la Prima Lettera ai Corinzi.
Non mi sono avvicinato a Paolo né da credente, né da teologo, ma da Ingestibile, cioè con la leggerezza di chi vuol farsi due risate leggendo i passi più “strani”. Vi dono il mio personale Paolo best of.

Cominciamo salutando con affetto gli ebrei.
Voi, infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Gesù Cristo, che sono nella Giudea, perché avete sofferto anche voi da parte dei vostri connazionali come loro da parte dei giudei, i quali hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti e hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma ormai l’ira è arrivata al colmo sul loro capo. (1 Tess. 2, 14-16)
Qui, per esempio, sto dalla parte dei pagani e mi chiedo: perché Paolo se non vuole scopare e godere del corpo non si fa i cazzi suoi? Perché invece di un pensiero liberatore, allegro e sano nei confronti del corpo, s’è affermato il castrante, brutto e triste pensiero di Paolo? Perché il sesso è visto come impurità?
Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito. (1 Tess. 4, 3-8)
In questo passo Paolo ci dà un’anteprima di quelli che saranno gli eroi della Marvel e del futuro che ci attende dopo la morte. Il bello è che dice pure “confortatevi”. Ma chi ha bisogno di questo conforto? Quale mente può accontentarsi di questo conforto?
Non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Poiché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nubi, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda con queste parole. (1 Tess. 4, 13-18)
Anche nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi c’è un versetto che parla ancora del Dio vendicatore. Questa teoria mi è stata esposta giorni fa pure da un testimone di Geova.
È proprio della giustizia di Dio rendere afflizione a quelli che vi affliggono e a voi, che ora siete afflitti, sollievo insieme a noi, quando si manifesterà il Signore Gesù dal cielo con gli angeli della sua potenza in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù. Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza, quando egli verrà per essere glorificato nei suoi santi es essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto, perché è stata creduta la nostra testimonianza in mezzo a voi. Questo accadrà, quel giorno. (2 Tess. 1, 6-10)
Qui ho trovato il passo che parla dell’anticristo (l’uomo iniquo, il figlio della perdizione) e della storia dell’antipapa, cioè di Satana che salirà al soglio pontificio.
Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio. (2 Tess. 2, 3-4)
La Prima Lettera ai Corinzi è molto lunga e piena di argomenti interessanti.
Il passo che segue mi ha ricordato l’esame di Filosofia Morale che sostenni all’Università. L’esame si basava (tra le altre cose) sulla frase di Paolo: la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Il mio professore era di religione ebraica e un osso duro. Dovetti faticare non poco per prendermi l’esame, ma alla fine le mie argomentazioni lo convinsero tanto è vero che presi 28.
Nessuno si illuda! Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente; perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. (1 Cor. 3, 18-19)
Guardate Paolo come fa lo sguarrone, con la storia del bastone pare Chuck Norris!
Come se io non dovessi più venire da voi, alcuni hanno preso a gonfiarsi d’orgoglio. Ma verrò presto, se piacerà al Signore, e mi renderò conto allora non già delle parole di quelli, gonfi d’orgoglio, ma di ciò che veramente sanno fare, perché il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza. Che volete? Debbo venire a voi con il bastone, o con amore e con spirito di dolcezza? (1 Cor. 4, 18-21)
Qui ho capito perché la Chiesa è contro i gay pride, anche se io non condivido ‘sta condanna contro gli effeminati, né soprattutto contro i sodomiti. I sodomiti non sono solo quelli che praticano il sesso anale. Sodomia è un concetto molto ampio, che include anche chi fa sesso solo per il piacere di farlo senza pensare per forza alla procreazione. Dimenticavo, io salverei pure i miei cari amici ubriaconi.
Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. (1 Cor. 6, 9-10)
Paolo è contrario pure alla nobile arte della prostituzione…
Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impudicizia, pecca contro il proprio corpo. (1 Cor. 6, 15-18)
Insomma le donne sarebbe meglio evitarle, ma se proprio non ce la fate a non scopare almeno sposatevi!
Quanto poi alle cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna, tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. (1 Cor. 7, 1-2)
Paolo è uno zitellone e vorrebbe che tutti fossero come lui. Non è una pretesa idiota?
Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro. Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere. (1 Cor. 7, 7-9)
Guardate Paolo come è gentile, ci mette in guardia dal matrimonio… (e non ha neanche tutti i torti)
Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei libero da donna? Non andare a cercarla. Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei risparmiarvele. (1 Cor. 7, 27-28)
Ecco il motivo per cui Paolo è contrario ai matrimoni e alle coppie.
Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. (1 Cor. 7, 32-34)
Concludendo?
In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa meglio. (1 Cor. 7, 38)
Paolo ha le idee molto chiare per quanto riguardo la gerarchia. Peccato non sappia, lui, l’illuminato dal Signore, che la donna comanda tutto e tutti...
Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. (1 Cor. 11, 3)
Paolo, con una dialettica di ferro, ci mostra come partendo dai capelli della donna si possa arrivare all’inferiorità della donna. Questo passo mi ha ricordato Sinead O’Connor quando strappò sul palco la foto del papa. Se vi ricordate aveva i capelli rasati. In seguito Sinead s’è stronziata, ma questa è un’altra storia.
Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo: né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. (1 Cor. 11, 4-10)
Paolo ritorna sui capelli, si vede che gli piacevano le donne coi capelli lunghi. (in questo siamo simili)
Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. (1 Cor. 11, 13-15)
Concludiamo questo primo viaggio nelle Lettere di Paolo con questa perla che son sicuro piacerà molto alle donne.
Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. (1 Cor. 14, 34-35)

mercoledì 26 ottobre 2011

Arlecchino pensoso


Verso la metà del giugno del 1901 Pablo Picasso si recò per la seconda volta a Parigi per incontrare Pedro Manach, giovane commerciante d’arte di origini catalane, il quale, dimostratosi interessato all’acquisto di molte sue opere, gli propose una mostra presso l’importante spazio espositivo del mercante Ambroise Vollard. Manach trovò uno studio per Picasso in boulevard de Clichy, vicino al caffè dove pochi mesi prima Carlos Casagemas si era tolto la vita.
Nell’autunno di quello stesso anno il blu, che inizialmente era presente solo a tratti in alcuni lavori, quali La morte di Casagemas, Donna in blu e Bambina seduta, diventa sempre più importante fino a essere la scelta cromatica prevalente, tanto che il linguaggio pittorico lambisce progressivamente la monocromia.
L’Arlecchino pensoso, assieme ai Due saltimbanchi, venne eseguito durante questo autunno parigino. In essi vi è ancora molto dell’ascendenza spagnola, ma si fa anche sentire l’influenza francese che coinvolge e seduce il giovane Picasso.
Il protagonista di quest’opera è trattato con lo stesso decorativismo piatto con cui sono raffigurati i fiori dello sfondo. Come su una scacchiera, l’Arlecchino di Picasso, dai contorni astratti e semplici ma fermamente definiti, sembra composto da pezzi ed elementi autonomi l’uno dall’altro, come in un puzzle. La semplicità dei colori e le forme sintetiche ricordano alcune opere di Gauguin come Caricatura, Autoritratto.
I personaggi del circo e le maschere della Commedia dell’arte accompagneranno Picasso per tutta la vita attraversando, assieme al loro demiurgo, le diverse fasi e i diversi linguaggi che egli deciderà di sperimentare, costituendo nei differenti periodi della sua produzione un soggetto privilegiato.

martedì 25 ottobre 2011

Li ho visti l'altra sera


L'altra sera a cena mi son bevuto un bel po' di vino rosso (anche stasera per la verità). Appena si abbassano un po' le temperature io corro dal vinaio e faccio la scorta di bottiglie di vino rosso del Vesuvio.
E che me ne fotte a me? Il vino rosso mi fa sentire un re, mi fa stare troppo bene.
Il vino rosso è mio amico.
Ok, comunque non c'entra un cazzo.
Dicevo che ieri sera dopo la cena e la susseguente bevuta sono andato a buttare i tifosi della juve, cioè la spazzatura.
E li ho visti.
Lui, un ex amico appoggiato al muretto, e lei, una tipa che conosco di vista, appoggiata su di lui.
Lei aveva quella faccia che fanno le donne quando stanno per romperti i coglioni con qualche discussione stupida.
Lui era lì e non si sarebbe mai potuto sottrarre.
Io gli sono passato accanto, li ho salutati, ho detto una frase scema e sono andato a comprare le sigarette.
Durante il tragitto verso la macchinetta ho pensato: ma chi glielo fa fare a quello di sorbirsi le stronzate di quella tipa? Fosse almeno una strafiga...
Ho ripensato a quando avevamo vent'anni e ci divertivamo alla grande. Canne, alcool, corse in motorino, risse nei bar, mani in culo alle ragazze, feste, festini e chitemmuort.
Poi a questo gli è venuta la mania di fidanzarsi. Questa è la quarta in pochi anni.
Sembrano coccodrilli, prima si vogliono fidanzare e poi si lamentano delle stronze.
Un po' tutti siamo coccodrilli, a dire il vero.
La verità è sempre la stessa e cioè che l'uomo è troppo stupido.
Si fissa col fidanzamento, con la monogamia e altre stronzate inventate dalla società e quindi dall'uomo stesso.
Si dovrebbe fare, invece, uno scambio perenne del partner.
Io sto con Lucia, poi dopo un po' passo a Maria e poi a Rita, e poi ad Alessandra, ecc. ecc. ecc.
La vita di coppia dovrebbe essere un continuo change la dama, come quando si balla.
Aboliti tutti i fidanzamenti lunghi.
Io scambio la donna con Guglielmo, che la scambia con Arturo, che la scambia con Roberto ecc. ecc. ecc.
Sempre una donna nuova, sempre nuove cose da dirsi, da fare, nuovi modi di baciare e di scopare.
Perchè la donna, il rapporto, a lungo andare è solo una gran rottura di coglioni. Le donne dopo un paio di settimane al massimo andrebbero cambiate.
Purtroppo c'è ancora gente con la mania del principe azzurro, con l'ideale dell'anima gemella, con l'amore...puah! V'ha rovinato Grand Hotel a voi!
Come al solito, è un'idea troppo intelligente per avere seguito. Il problema non è che l'uomo abbia il peccato originale, ma che ne ha centomila di peccati originali.
Buonanotte.

lunedì 24 ottobre 2011

Parliamo del SENO (.)(.)


Una delle componenti del corpo umano più sensibili – e di maggior richiamo erotico – il seno gioca un ruolo imprescindibile nell’interfaccia sessuale. Sebbene l’apparato mammario femminile goda di maggior attenzione, anche quello maschile è molto sensibile e può contribuire parecchio all’attivazione dell’eccitazione sessuale.
Diamo ora alcuni consigli su come "trattare" il seno.
1. Con un movimento circolare, seguite con le dita il profilo del seno mentre il soggetto femminile indossa ancora i vestiti.
2. Appoggiate la mano a coppa su un seno e date una “strizzatina” delicata.
3. Infilate le mani sotto il rivestimento esterno del soggetto per toccare il seno direttamente. Se incontrate un ulteriore strato di tessuto, per esempio un reggiseno, sfioratelo attraverso il tessuto. Poi rimuovete l’indumento.
[Attenzione: Slacciare un reggiseno può essere più difficoltoso del previsto. Un ritardo nella rimozione di tale indumento può indurre frustrazione, imbarazzo e perfino il blocco del sistema sessuale. I seni vengono tenuti in sede da un gancetto posto al centro della fascetta posteriore o tra le due coppe. Tale gancetto può essere slacciato spingendo una verso l’altra le due parti che lo compongono esercitando al contempo una lieve torsione. Per quanto semplice, tale manovra può variare leggermente da un modello all’altro. Invece di tentare di rimuovere il capo con una mano sola ostentando nonchalance, conviene usare entrambe le mani e concentrarsi sull’operazione-gancetto, mettendo per un attimo in stand-by e attività preliminari in corso.]
4. Una volta che avrete liberato il seno dal packaging, ripetete le operazioni di sfioramento e le strizzatine descritte sopra.
5. Se avete i capelli abbastanza lunghi, fateli ricadere sul seno del soggetto femminile. Muovete la testa avanti e indietro in modo che i capelli sfiorino il capezzolo e altre aree del seno.
6. Con la massima delicatezza, sfiorate con un dito la parte esterna del capezzolo. Trovate un movimento che risulti gradito e ripetete più volte.
[Prima di sfiorare il capezzolo, inumiditevi le dita: ciò faciliterà i movimenti e intensificherà le sensazioni. Mettetevi il dito in bocca (o in bocca alla partner) per inumidirlo di saliva.]
7. Posizionate tutte le dita intorno all’areola, poi muovete piano piano verso l’interno sollevandole appena, come per tirare delicatamente verso l’alto il capezzolo.
8. Mettete la bocca sul seno. Seguite con la lingua il contorno dell’area scura intorno al capezzolo (areola) e titillatela. Nel frattempo, stimolate l’altro seno con le dita.
[Attenzione: Durante le procedure di stimolazione, la maggior parte dei capezzoli, aumentato l’afflusso di sangue, raddoppierà o triplicherà di volume. Non allarmatevi: è una reazione normale nonché un segno di apprezzamento, non il sintomo di una lesione, di una disfunzione… o di scoppio imminente.]
9. Una volta che il capezzolo si sarà inturgidito, muovete la lingua su e giù partendo dalla base e salendo verso la punta. Titillatelo con la punta della lingua. Seguite un movimento circolare cambiando direzione dopo aver disegnato qualche cerchio.
[Attenzione: In linea di massima, essendo così sensibile, il seno non tollera una stimolazione continua nello stesso punto, soprattutto sul capezzolo. Variate le modalità e le aree di intervento per evitare l’iperstimolazione e un calo dell’eccitazione. Un’attenzione eccessiva a quest’area del corpo da parte dei maschi – spesso accompagnata da linguaggio infantile o da supplichevoli richieste di latte – può risultare vagamente inquietante e/o sgradevole per le donne che non condividono simili fantasie di allattamento.]
10. Stimolate con la lingua l’area sotto il seno: è un punto estremamente erogeno spesso trascurato. Ma evitate di farlo se avete il sospetto che la vostra partner sia equipaggiata di “potenziatori” artificiali; l’intervento di chirurgia plastica potrebbe aver lasciato cicatrici e la loro scoperta rischierebbe di metterla a disagio o in imbarazzo.
[Attenzione: Alcuni soggetti femminili si presentano equipaggiati di protesi che rendono i loro seni più sferici e prominenti. Potete riconoscerli dalla loro strana consistenza, dall’innaturale fermezza e dall’assenza di cedimenti o ciondolamenti perfino quando la donna è coricata o fa dei movimenti bruschi. Evitate di fare commenti sulla natura artificiale di tali accessori o su eventuali cicatrici. Ovviamente il soggetto ha dovuto affrontare una forte spesa e un certo grado di disagio fisico per dotarsi di quelle protesi: siate discreti nelle vostre esternazioni, magari limitatevi a dichiararvi colpiti da quanto sono belle, grosse e benfatte. Ricordatevi anche che tali protesi tendono a rendere meno sensibile il seno, perciò potrebbero richiedere interventi di stimolazione più energici e prolungati.]
11. Se fattibile, avvicinate tra loro i due seni in modo da potervi dedicare a entrambi i capezzoli contemporaneamente stimolandoli con la bocca o titillandoli con la lingua.

domenica 23 ottobre 2011

Principi fondamentali della creatività


Stasera debutta sul blog la mia amica Julia Cameron che ci aiuterà a sbloccare il nostro io creativo attraverso consigli ed esercizi per una specie di corso articolato in 12 settimane. Cercherò di passarvi il meglio che lei passerà a me, così da provare insieme a recuperare la voglia di creare, di scrivere, di disegnare, ecc.
Insomma percorreremo insieme una vera e propria via dell'artista.
Quand'è stata l'ultima volta che avete avuto l'impulso di disegnare? Che siete entrati in un museo? Che avete scritto i vostri pensieri come vi venivano in mente? Che avete danzato? Forse non riuscite neppure a ricordarlo... Tutti noi abbiamo sognato di dipingere, ballare, scrivere, comporre musica, ma poi, spesso, abbiamo rinunciato a quel sogno, convinti di non avre sufficiente talento per l'"arte".
Ci siamo giustificati con gli impegni della casa o del lavoro, oppure nascosti dietro il timore, la vergogna, i sensi di colpa. Nessuno, infatti, ci ha mai spiegato come dare forma a quelle passioni, a quegli slanci creativi che spesso proviamo e che ammiriamo in certi personaggi della cultura e dello spettacolo. Bisogna cominciare a credere all'idea che l'espressione artistica non sia qualcosa di artificiale o d'innato, bensì la naturale direzione della vita di ognuno. Una direzione che va scoperta al di là delle paure, seguita amorevolmente, abbracciata con tutti noi stessi.
Non c'è bisogno di lunghi tirocini nè di sofferenze inaudite per "creare": basta capire come mettersi in ascolto di se stessi.

Principi fondamentali

1. La creatività è l’ordine naturale della vita. La vita è energia: pura energia creativa.
2. Vi è un’intrinseca forza creativa che ci sostiene e illumina noi stessi e la nostra vita.
3. Quando apriamo noi stessi alla nostra creatività, ci apriamo al contempo alla creatività del demiurgo che dimora in noi e nelle nostre vite.
4. Noi stessi siamo creazioni e abbiamo il compito di contribuire alla continuità del processo creativo, essendo, a nostra volta, creativi.
5. La creatività è il dono che la Natura ci ha fatto. Usare la nostra creatività è il nostro dono alla Natura.
6. Il rifiuto di essere creativi è un atto ostinato, che va contro la nostra vera natura.
7. Quando accettiamo di esplorare la nostra creatività, apriamo noi stessi alle Muse: ovvero a un flusso di ordine benefico.
8. Quando apriamo i nostri canali creativi al demiurgo che è in noi, dobbiamo aspettarci molti cambiamenti, forse pericolosi ma sicuramente efficaci.
9. Non vi è pericolo nell’aprire noi stessi a livelli sempre più elevati di creatività.
10. I nostri sogni e desideri creativi sono di natura divina: quando andiamo incontro a essi, andiamo incontro al nostro essere divini.

sabato 22 ottobre 2011

Sono stato abortito lussurioso, questa è la verità


Mio padre dirigeva un’enorme fabbrica di tabacco (quasi mille operaie, tutte giovanissime). I semi venivano dalla Bosnia-Erzegovina, il tabacco da noi lavorato e imballato finiva in America e uscivano fuori le Pall Mall, le Chesterfield e le Philip Morris soprattutto. Mia madre aiutava mio padre in fabbrica e io sono cresciuto in braccio a questa moltitudine di ragazze che mi palleggiavano ignude negli immensi spogliatoi.
Da bambino ero già nella disfatta sardanapalica, tra queste mogli, tra queste concubine suicide, perché io così le vedevo. Mi hanno abortito lussurioso, questa è la verità. Più in là ci si specchia nei libri, ma a quell’età non se ne sa nulla. Negli gnostici ci sono due modi per punire il corpo, la castità totale dell’eremo e le flagellazioni o il libertinaggio sfrenato. È quest’ultimo che mi ha vissuto. Come rovescio della mia vocazione alla castità. Il corpo non chiede di meglio che di essere disindividuato. Nessun corpo ha voglia di gestire un corpo.
Mi sono prodigato per anni tra una masturbazione e l’altra. Mi chiudevo a chiave in camera con le mie Nerine, giustificatissime assenti, proprio come il Leopardi, infaticabile in mancanza di peggio. Mia madre capiva sempre l’antifona e dalla cucina mi chiamava con ogni pretesto. “A tavola, è pronto!”. Le copule vennero molto dopo, in ritardo, non prima dei diciotto anni. Quanto basta per avere la conferma che il coito è un surrogato della masturbazione, non il contrario. Aveva ragione Groddeck.
Da allora in poi ho trattato tutti i non-rapporti di copula come infinita masturbazione. Mai stato un facchino del sesso, un atleta della prestazione (anche se fisicamente ho fatto uno scempio totale del mio corpo tra abusi ed eccessi di ogni tipo). Bisogna cercare d’istupidirsi non di fottere. “Fate voi, ma fate presto”, così dicevo tra me e me in quei letti sempre molto affollati. Quasi sempre da queste amazzoni del cazzo. Pensano che la perversione sia il kamasutra… E non l’uscir di strada, come diceva San Juan de la Cruz. Solo i grandi mistici e le grandi mistiche possono capire questo. Anche se non possono raccontarlo. Delle loro estasi non ne sanno mai niente. Non erano in casa.

venerdì 21 ottobre 2011

I quaranta modi di fottere

Venite, giovinetti senza pudore,
alla mia Corte, scuola d'amore.
Del fottere, arte assai onesta,
tutti gli incanti so insegnare.
La mia dolce Accademia è questa,
orsù, venite, senza indugiare.

Tutti voi che qui vi riunirete
assai facilmente capir potrete
la mia scienza e le mie lezioni.
Sono ormai sul punto d'iniziare
e delle mie quaranta posizioni
la prima andate ad ascoltare.

Stasera voglio parlare di questo librettino anonimo pubblicato in Francia nel 1790 e dedicato “al Clero di Francia”.
Vi sono descritti quaranta modi di fottere più un quarantunesimo che sarebbe una spiegazione tecnica di uno dei piaceri degli dèi: il sessantanove.
Come scrive Charles Hirsch è da buongustaio che l’autore tratta l’argomento. Per la maggior parte cortissime, le quarantun descrizioni evocano infatti irresistibilmente, con il loro tono, altrettante ricette di cucina. Non quelle che, supplendo alle carenze immaginative di una donna di casa, insegnano la confezione di piatti economici e di rapida preparazione, bensì quelle che descrivono con amore l’arte di confezionare piccoli piatti gustosi e raffinati.
Anche a leggere i titoli dati dall’autore a questi quaranta modi di fottere, che sono quarantuno come i tre moschettieri erano quattro, il sospetto di una sua probabile propensione alla buona cucina appare confermato. In effetti, Del buon modo antico, Il mulino a vento, L’anatra, Il nuoto a rana, ci fanno immaginare l’autore seduto a tavola, gaudente buongustaio, mentre assapora voluttuosamente, in galante compagnia, sia le dame presenti che i piatti delicati che vengono serviti con profusione.
Questa raccolta, essendo stata scritta in piena Rivoluzione, potrebbe costituire una sorta di manuale ad uso e consumo del popolo dei piaceri sino ad allora riservati all’aristocrazia e al clero. Trascinato dai flutti tumultuosi della Rivoluzione, potrebbe rivendicare, forse a sua insaputa, la democratizzazione dell’amore, quella che oggi chiameremmo la liberalizzazione dei costumi.
O forse è più semplicemente un divertimento da goliardi…
Ed ora posto il “modo” che mi ha incuriosito di più e la Nota dell’autore.

Quarantesimo modo
L’ATTRAZIONE DI MILANO

Lei si deve mettere in ginocchio sul letto, prosternata sul materasso, e il culo ben proteso. Il fottitore le scopre le chiappe, e dopo averne fuggevolmente contemplato le rotondità, la sodezza, il candore, le sugge leggermente. Poi si lubrifica con la saliva il cazzo, lo mette in posizione e lo pianta nel culo della donna incontrando una minore resistenza di quel che si potrebbe ritenere. Va su e giù un paio di volte, mettendo il fuoco addosso alla sua bella, e anch’egli è pronto a godere in modo generoso. La masturba, nel frattempo, con un dito, oppure è ella stessa a provvedere, se così preferisce. E quando sentono approssimarsi i segni del piacere, il fottitore lascia la prigione in cui s’era provvisoriamente rinchiuso, e affonda più in basso, così da mescolare il suo sperma a quello della donna, che freme voluttuosa.
Nota
Essendo la rarità a stabilire il valore delle cose e la novità a conferir loro nuovi incanti, una giovane accorta, per tenere un amante in catene, per liberale o vigoroso che sia, deve variare il suo piacere, in definitiva sempre identico, in mille forme diverse. Il piacere, tra le sue braccia, deve esser più mutevole di Proteo. Qualcuna deve la sua fortuna a una nuova posizione che ha saputo inventare, un’altra è diventata famosa per aver saputo, novella Aurore, ringiovanire un Titone tra le sue braccia. Venere non è forse più bella di Diana, o di Pallade, e le stesse Grazie non la seguono in processione? Ma Venere è civetta e sa sciogliere ad arte il suo cinto splendente, Venere ha l’imperio della bellezza, e il suo tempio è celebre in ogni contrada.
Ovunque le sue sacerdotesse ne seguono l’esempio, ma dopo aver esaurito la natura, hanno fatto appello all’arte. Le francesi, più timide o meno ardenti nei piaceri, si accontentano di strade già battute, e limitano la loro scienza a qualche smanceria che si addice al loro carattere più pigro. Le georgiane, le italiane, le creole, nate in climi più caldi, hanno ardori più vivi: in loro un desiderio appagato ne fa nascere altri mille che sopravvivono sempre ai piaceri, incapaci di spegnerli. Per questo hanno maggiore inventiva nel creare nuovi godimenti: niente le ferma, niente le fa indietreggiare: neppure il dolore, o il disgusto, sanno domarne il furore lascivo. Quest’ultimo modo, e quanti seguiranno, sono stati concepiti in quei climi caldi in cui si studia l’arte della voluttà.
La signora Marjolana scriveva al suo amante, che riteneva essersi raffreddato verso di lei:
“Tu mi lasci, ingrato, perché ho esaurito ai tuoi occhi l’arte delle Laidi, delle Messaline, delle Poppee!... Torna… io ti adoro… io brucio… ti appartengo totalmente: dai capelli sino ai piedi, vieni a fottermi dove vuoi; qualunque sia la parte del corpo che fotterai col tuo cazzo in furore, la mia gioia sarà estrema… Vieni… lo sento… già la mia immaginazione… sta concependo… sì… una nuova posizione! Sì! se non temi i miei denti, la mia bocca sia per te una nuova fica. Tra quali delizie stai per effondere il tuo liquore divino!... Ti stupisci?... Io non vivo che per fottere! Che il tuo sperma mi disseti! Voglio mangiare, voglio bere… sperma!... Oh! fica mia, perdonami e non essere gelosa! Tante volte hai già navigato in flutti di sperma! Ma tu, mio dolce amico, se tanto ardore ti aggrada, vieni a perderti, di amore e di voluttà, venti volte sul mio seno. Tu mi vedrai venti volte morire e rinascere tra le tue braccia, resuscitata dai tuoi baci”.