lunedì 1 settembre 2014

Finalmente un po' di saggezza di vita


Durante l’estate che ormai sta finendo, ho letto qualche libro ma meno di quelli che avrei voluto.
A dire il vero mi capita SEMPRE di leggere meno di quanto vorrei. Pure se in un mese riuscissi a leggere 100 libri, io starei lì a rimuginare sul fatto che ho letto meno di quanto mi sarebbe piaciuto leggere.
Paranoie a parte, tra i libri letti tra giugno e agosto spicca Shining di Stephen King. È stato il primo romanzo del Re che ho letto e sicuramente non sarà l’ultimo.
In attesa di parlarne più diffusamente nei prossimi giorni, voglio postare questo pezzo perché risponde finalmente a un’esigenza che avverto sempre ma che raramente mi capita di soddisfare e cioè: qualcosa sulla saggezza di vita. Basta con la filosofia, la mistica, i saggi orientali, gli psicologi e altre cazzate. Ho voglia di affidarmi al vissuto e all’esperienza di uomo comune di Dick Halloran, professione cuoco, che parla con Danny, 6 anni. Comunque, anche se Dick si rivolge a un bambino, questa perla di saggezza spicciola possono leggerla e va bene per tutti.
“Danny? Ascoltami. Te ne parlerò adesso e non tornerò mai più sull’argomento. Ci sono cose che non si dovrebbero dire a un bambino di sei anni, raramente si riesce a far concordare le cose come dovrebbero essere e come realmente sono. Il mondo è duro, Danny. Se ne frega. Non ci odia, no, ma nemmeno ci ama. Cose terribili accadono nel mondo, e si tratta di cose che nessuno sa spiegare. La persone per bene muoiono in circostanze atroci e lasciano nello strazio chi li ha amati. Il mondo non ti ama, ma la tua mamma ti vuol bene, e io pure. Tu sei un bravo bambino. E quando ti vien voglia di piangere per quello che è accaduto a tuo padre, nasconditi in un armadio o sotto le coperte e piangi finché non ti sei liberato di tutto il peso che grava sul tuo cuore. È questo che deve fare un buon figlio. Ma bada a tenerti in carreggiata. È questo il tuo compito in questo duro mondo: tener vivo il tuo amore e badare a tirare avanti, qualsiasi cosa accada. Fatti coraggio e continua per la tua strada”.

lunedì 11 agosto 2014

Amami e ti dirò


[tratto da una storia verissima]


Stamattina ho deciso di recarmi sul Vesuvio perché di andare al mare mi rode proprio il culo e, soprattutto, ho cose più urgenti da fare e da pensare.
Prendo l'auto di mia sorella senza chiederglielo e salgo con la sgarrupata C3 fin dove è possibile, parcheggio, scendo, mi appiccio la Camel a menta e proseguo a piedi.
Confesso che mi trovo qui perché sono venuto a sapere che proprio sul Vesuvio, in un anfratto non facile da trovare, vive un saggissimo illuminato da una saggia saggezza illuminata che ha deciso (chissà quanto tempo fa) di ritirarsi dal mondo per meditare.
Nutro poche speranze di individuare il rifugio del saggissimo e ancor meno che questi abbia voglia di rispondere alle mie domande.
Sta di fatto che, cammina cammina gira e rigira, a un certo punto vedo una piccolissima colonna di fumo salire verso il cielo blu cielo.
Incredulo, mi dirigo verso quel fumo e dopo aver superato tutto lo scosceso che la Natura si è divertita a creare, scorgo un uomo dall’età indefinibile seduto con le gambe incrociate su un letto di foglie secche. Ha gli occhi chiusi, indossa jeans e camicia entrambi logori e stinti e porta una barba grigia incredibilmente lunga.
Non sono certo al cento per cento che sia il saggissimo per cui ho fatto tanta strada e che sto cercando da ore su questo vulcano che amo, sotto un sole cocente, ma sento che è il momento di rompere gli indugi.
Faccio qualche colpo di tosse sia per annunciarmi sia per fargli aprire gli occhi. Quegli occhi chiusi mi danno l’impressione di un ostacolo insormontabile; una barriera che ha del sovrumano. Purtroppo il saggissimo non si muove né apre gli occhi e allora parlo...
- Mi chiamo Mario, sei tu il saggissimo?
- L'essere è il non essere non è. L'uomo è essere, ma cos'è l'essere?
- Ehm, sì, ecco...insomma...credo che bisognerebbe però prima sapere cos’è questo domandare che poi è un’altra domanda ancora … cioè no, sì, insomma volevo dire...mi dispiace disturbare la tua pace, interrompere le tue meditazioni o saggissimo, ma avrei dei quesiti da porti su una questione che tanto mi affligge.
- Avresti delle domande o hai delle domande?
- Ho delle domande, saggissimo.
- Il condizionale è il verbo degli stolti.
- …sì, saggissimo…
- Se possiedi le domande, dominerai le risposte.
- …sì, saggissimo…
A questo punto il saggissimo apre gli occhi e li punta direttamente nei miei; giuro che sento come se degli spilli mi entrassero nel cervello. Quegli occhi sono neri, neri più della pece. Non direi inespressivi, ma il mio povero vocabolario mentale o lessico che dir si voglia, non riesce a descrivere l’espressione che hanno. Comunque vedo che mi squadra da capo a piedi, ha un moto di disgusto, poi però è come se egli si rischiarasse.
- Ora dimmi quel che vuoi sapere, dice, ma fa presto.
- Vedi, o saggissimo, io vorrei fare qualcosa di buono per la mia città, sono animato da tanta passione e da alti ideali. Vorrei da te qualche consiglio su come far funzionare un gruppo politico che ha la mia stessa passione e i miei stessi ideali e mettermi al servizio della comunità.
- Vorrei…
- …il condizionale è il verbo degli stolti, lo interrompo, voglio.
- Vuoi, in poche parole, aiutare gli uomini? Fare qualcosa per essi?
- È questo il senso, o saggissimo.
- Possiedi un arsenale nucleare?
- …eh?? ... comunque no, o saggissimo.
- Allora ascolta. Per far funzionare un gruppo politico, i precetti sono tre. Non dovete avere regole, non dovete mai votare nulla e non dovete mai cacciare nessuno del gruppo.
A ricevere questa enorme saggezza tutta d’un colpo, quasi ci resto secco dall’emozione.
Mi riprendo a fatica a causa dello sgomento che l’incontro con pensieri così alti mi provoca e riesco a malapena a dire:
- Saggissimo, sono estasiato.
- L’estasi nulla ha a che fare con la comprensione.
Giustissimo, penso. Infatti sono estasiato, ma non ho capito nulla e decido di approfondire.
- Chiedo perdono, saggissimo. Ma come può sussistere e andare avanti un gruppo politico senza regole?
- Basta seguire i principi del partito o del movimento a cui si appartiene.
- Ma scusami, o saggissimo. I principi non sono in fondo delle regole?
- Sì.
- E se il gruppo politico è autonomo, cioè non fa riferimento ad alcun partito o movimento politico? Come si fa?
- È chiaro. Si dota da sé dei principi che ritiene più opportuni.
- Eh…chiaro, sì…però vorrei essere sicuro di aver capito o saggissimo.
- Vorresti essere sicuro di aver capito o vuoi essere sicuro di aver capito?
- Voglio essere sicuro.
- Il condizionale è il verbo degli stolti.
- Vero, proprio non mi entra in testa! Cercherò di tenerlo a mente. Dicevo, saggissimo, che quindi un gruppo politico per funzionare bene non deve avere regole, ma può attenersi a dei principi che in fondo sono regole. Questi principi che in realtà sono regole, poi, o li mutua dal partito e dal movimento a cui fa riferimento o se li dà da sé. Giusto?
- Sì.
- Quindi un gruppo politico deve avere, dotarsi, seguire e rispettare delle regole?
- Esattamente.
- Grazie, saggissimo. Voglio, con il tuo consenso, approfondire il secondo punto. Dall’alto della tua saggia saggezza, o saggissimo, dici che un gruppo per funzionare bene non deve votare né mettere ai voti nulla, è cosi?
- Sì.
- E per decidere cosa fare, redimere posizioni contrastanti, stabilire un orario o il giorno della riunione che vada bene per tutti, insomma per qualsiasi cosa necessiti di un voto da parte dell’appartenente al gruppo come facciamo?
- Potete fare per alzata di mano oppure ogni membro del gruppo esprime liberamente il proprio pensiero sulla questione in esame in quel momento.
- Ma l’alzata di mano non è comunque una specie di votazione?
- Sì.
- E quando un membro del gruppo esprime il proprio parere e si fa una specie di conta di questi pareri non è una specie di votazione?
- Sì.
- Quindi votare non solo è molto importante per il funzionamento ottimale di un gruppo, ma capita pure praticamente sempre.
- Esattamente.
- Non sai quanto ti sono grato saggissimo! Passo subito all’ultimo punto, o saggissimo, che è il più spinoso a parer mio. Tu dici che non si deve mai cacciare nessuno; vero?
- Sì.
- E se un membro del gruppo non rispetta in alcun modo le decisioni della maggioranza? Se trasgredisce continuamente le regole? Se è scostumato? Insomma cosa si fa quando uno si comporta proprio male?
- Vale ancora la regola del tre. Vi riunite, parlate e risolvete.
- E se dopo esserci riuniti ed aver parlato non risolviamo?
- Continuate a riunirvi ancora, a parlare ancora e a risolvere ancora.
- E se dopo esserci riuniti ancora, aver parlato ancora e a non risolvere ancora?
- Continuate a riunirvi ancora, a parlare ancora e a risolvere ancora.
- Ma questo si può fare all’infinito, o saggissimo?
- L’infinito e il finito sono gli elementi che formano la realtà. L’infinito è il sogno e il finito è l’incubo. La realtà scaturisce appunto dall’unione dell’infinito-sogno e del finito-incubo.
- Azz!... cioè, no…dicevo, o saggissimo, può un gruppo che vuole far politica, che ha tante cose da fare, decisioni da prendere, questioni da affrontare, carte da studiare essere bloccato, esasperato e mortificato dal comportamento scorretto e continuato di un membro del gruppo?
- No.
- Quindi a un certo punto bisogna dire basta.
- Sì.
- E proporre e mettere ai voti la cacciata del membro scorretto?
- Sì.
- Ecco. Quindi un gruppo politico per funzionare bene a un certo punto deve cacciare un membro che disturba pesantemente la vita e il lavoro del gruppo?
- Sì.
Arrivati a questo punto mi fermo un attimo; proprio come succede quando hai bisogno di rifiatare.
Mi crederete sulla parola se vi dico che dialogare con una persona così meravigliosamente dotata intellettualmente e seguirne i profondi ragionamenti è davvero faticoso. Quando si frequentano le vette, anche quelle spirituali, l’aria è fina e la fatica immensa.
- Saggissimo, riprendo, posso ricapitolare quello che sento di avere appena appreso?
- Certo.
- Un gruppo politico per funzionare bene deve mutuare o dotarsi di regole e osservarle, votare sempre e far sì che la maggioranza venga rispettata e cacciare il membro del gruppo colpevole di comportamenti scorretti.
- Proprio così.
Esulto in cuor mio per aver compreso questo maestro di pensiero e, forse complice questa gioia tumultuosa e incontrollabile, mi spingo ad approfittare della sua disponibilità perché oso ancora importunarlo con una domanda.
- Saggissimo, ti prego, mi concedi un’ultima ultimissima domanda?
- Direi di sì, ma vorrei che fosse davvero l’ultima.
- Voglio chiederti, o saggissimo, ma le hai usate tu tutte queste siringhe che solo ora noto son sparse tutt’intorno?

giovedì 31 luglio 2014

l'Unità chiude. pensieri sparsi

(Orfani, opera grafica dedicata dall'autore alla chiusura de l'Unità)

Chiude l’Unità. Non mi fa né caldo né freddo. Non la leggevo quasi mai e quelle poche volte era uno schifo. Mi mancherà la rubrica ironica sferzante e intelligente della Oppo o le supercazzole di Michele Prospero troppo intelligente per essere capito pure da se stesso, ma sopravvivrò.
Del caso "l’Unità" non ho capito quattro cose:
1. quegli strani soci nella NIE che il fatto quotidiano denunciò l’inverno scorso.
2. questo continuo tirare in mezzo Gramsci che ho trovato veramente patetico. Perché di Gramsci non si sono ricordati e non l’hanno letto e studiato negli ultimi vent’anni?
3. l’appello al PD…cioè non ho capito…strisciate davanti a un partito politico per avere dell’elemosina? E l’indipendenza del giornale dove la mettiamo?
4. non sono mai riuscito a capire quanti soldi pubblici prenda un giornale come l’Unità…forse 3 milioni di euro? Embè, che cazzo, se non riesci a campare con le vendite più 3 milioni di euro di soldi pubblici strameriti di chiudere.
Mentre ho capito una cosa che alcuni non hanno capito tipo il sito web iltempo.it che si stupisce che l’Unità chiuda proprio con il PD al massimo dei consensi…ma è chiaro, amici, appunto perché il PD è al massimo dei consensi l’Unità non serve più.

Ovviamente siamo in Italia, paese molto più del melodramma che della tragedia.
Lo scrivo per prevenire qualche inutile idiota pronto a commentare con le lacrime agli occhi: e ai lavoratori non ci pensiiiiii? Finiranno in mezzo alla stradaaaaaaaa!!! E i bambiniiiiiiiiii??? nessuno pensa ai bambiniiiiiiiiiiii???
Non vi preoccupate o solidali dal pianto facile. Faranno qualche marchetta politica, qualche giravolta coi fondi e tutto (purtroppo) si risolverà e avremo (doppio purtroppo) di nuovo l’Unità in edicola.

Poi, e concludo, non puoi sperare di durare dopo che hai fatto imbrattare carta a gente come Conchita e Uolter…maddai…

sabato 14 giugno 2014

Carla, ti ssei dimenticata i ssoldi

Introduzione.
Vi ricordate il grandissimo film “Al bar dello sport”? C’è la scena di quando Lino fa 13 e corre al bar perché vorrebbe dirlo a tutti gli amici. Quando entra nel bar trova gli altri che stanno vedendo la tv dove c’è un napoletano che ha fatto 13 ed è circondato da ogni sorta di parente e parassita che in pratica gli toglieranno tutti i soldi. Lino cambia idea, ma la battuta che m’interessa è quella di Gaetano che dice: “Chill non può essere napoletano, chill è tropp è strunz”.

Qualche giorno fa, navigando nel mare infinito del web, mi sono imbattuto in Carla Attianese.
E, precisamente, in questo tweet:
Ora, il buon Riccardo Puglisi, ricercatore universitario, uno che di economia ne mastica le ha fatto giustamente notare che quel giorno il “merito” dell’abbassamento dello spread era della manovra e delle decisioni di Draghi non certo delle chiacchiere di Renzi.
Insomma, le faceva notare che si stava rendendo ridicola. Ovviamente non c’è stato niente da fare. Dopo uno scambio di un paio di tweet in cui Puglisi cercava solamente di essere tecnico e logico, Carletta lo ha bloccato per “stalking”. Cioè non contenta di essere stata ridicola prima, ha voluto rendersi ridicola fino in fondo.
Incuriosito da questa grande mente e onestà intellettuale di Carletta sono andato a vedere la sua pagina facebook, dove ho trovato questo commovente post:
Dopo averlo letto, qualche perplessità lo ha avuta; lo confesso. Cioè già l'uso del termine "outing" non l'ho capito. Outing vuol dire "confessare" o prendere una posizione nuova, inedita, rispetto a posizioni o idee precedenti. Cioè se io voto PD da vent'anni, quando poi per l'ennesima volta voto PD quale sarebbe l'outing? E' come se io tifassi per l'Inter da vent'anni e il giorno prima della finale di coppa Italia tra Inter e Roma dicessi: ho deciso di fare outing e di tifare per l'Inter. Poi Carletta si profonde in spiegazioni tra l'aulico e il delicato. Insomma le classiche strunzat piddine di gente serva della troika e leccapalle di Monti che prima approva tutto e poi vuole rovesciare il tavolo. Tavolo da loro stesso creato. E, comunque, manca qualsiasi accenno ai ssoldi.
Stavo per intervenire, giusto per discutere, quando ho letto questo nel profilo di Carla:
Una napoletana tra Roma e Bruxelles. Di lavoro press officer Pd al Parlamento europeo.
E allora mi sono fermato. Quando mi accorgo o leggo che ho a che fare con uno/a che la pagnotta a casa, lo stipendio se lo insacca, insomma campa grazie a un partito e alla politica non vale la pena di discutere. Ti troverai davanti un semplice clientelizzato che se Renzi dirà che il sole è verde, troverà il modo di giustificare la frase "il sole è verde".
Vi posto l'altra parte del profilo, giusto per farsi una risata:
Opinioni e RT solo farina del mio sacco.
Uhaz uhaz uhaz. Una farina che dà sempre ragione a Renzi, al PD e che dice che Grillo è una merda, il M5S fa schifo ecc. Insomma, una farina molto monotona. Oppure, ipotizzo, Carla è talmente indipendente che tutti i tweet e i post su facebook pro PD siano una semplice coincidenza.
A dire il vero, già mi è capitato con un'altra donna del PD*, che porta i ssoldi a casa grazie a esso, di "discutere". Non ci concludi nulla, lei si rende ridicola e basta. A 'sto punto o lascio perdere o, quando sto in vena, li prendo per il culo alla grande.

*Alle politiche del 2013, dopo che il "suo" Bersani aveva passato più di un anno a leccare le palle di Monti uomo della Goldman Sachs ebbe il coraggio di dire che Grillo era pericoloso perché una sua elezione avrebbe fatto felice quelli della Goldman Sachs...ahahahhahaahhhahahhahahahahhahahahhahahahahhahahahhahahahhahahahahahhahahahahahahhahahahahahahhahahahahah!!!

domenica 8 giugno 2014

La crisi in Grecia. Storia e luoghi comuni


Chi non porta un amore infinito, filiale, struggente per la Grecia e per i Greci non è amico mio.
Chi non prova un immenso senso di gratitudine per tutto quello che la Grecia ci ha donato non è amico mio.
Chi non legge, non studia, non apprende, non venera i poeti, i filosofi, i tragici, i letterati, gli scienziati Greci non è amico mio. Chi, in poche parole, non attinge costantemente alla Cultura e alla Storia Greca non è amico mio. Può essere un conoscente, una simpatica persona ma non è Amico mio.
Chi non ha avuto la sensibilità di cercare di capire cos’è questa “crisi” che ci attornia non è amico mio. Chi, a vedere quello che succedeva in Grecia e ai Greci, non ha sentito l’obbligo di studiare e di capire cosa stesse accadendo non è amico mio. Chi ha girato la faccia infastidito, chi si è limitato al tg1 o a un articolo di Repubblica non è amico mio. Chi, non sapendo veramente un cazzo, ha osato parlare della situazione Greca non solo non è amico mio, ma lo considero un vero e proprio nemico.
Stasera, con l’aiuto di Vladimiro Giacchè autore di Titanic Europa, voglio portare due piccoli contributi. Uno dedicato alla storia della crisi in Grecia, un altro che affronta i luoghi comuni fioriti sui Greci.
Un po’ di storia
La crisi europea inizia in Grecia nell’ottobre 2009, quando i socialisti di Papandreu, appena vinte le elezioni, decidono di rendere note le condizioni dei conti pubblici, molto più drammatiche di quanto si pensasse: di fatto, i conservatori di Karamanlis (membri del partito Popolare Europeo al pari della Cdu tedesca della Merkel e del partito di Berlusconi) avevano truccato i conti per anni, nascondendo il sistematico sforamento dei parametri di Maastricht (rapporto deficit/pil al 3% e debito/pil al 60%). Appare evidente che la situazione reale dei conti pubblici è insostenibile. In Europa iniziano mesi di tira e molla sugli aiuti da dare alla Grecia e sulle condizioni cui subordinarli. Nel frattempo la speculazione brucia il valore dei titoli di Stato ellenici, facendo precipitare la situazione.
Ma c’è un motivo di fondo per cui la Grecia non può essere lasciata sola: questo motivo è rappresentato dagli ingenti prestiti che banche tedesche e francesi avevano concesso (e che servivano allo Stato e ai cittadini greci per comprare prodotti tedeschi e francesi). La situazione sembra precipitare a maggio 2010, con la Grecia impossibilitata a onorare alcuni debiti in scadenza. Il problema viene “risolto” con un “salvataggio” che è in realtà un salvataggio delle banche tedesche e francesi e non della Grecia. In cambio di nuovi prestiti alla Grecia vengono imposte manovre di austerità durissime, che deprimono l’economia e fanno precipitare consumi e investimenti. Con il risultato di far balzare il rapporto debito/pil dal 129,3% del 2009 al 144,9% del 2010. Nel frattempo quello che era un problema molto circoscritto (anche perché relativo a un Paese che esprime appena il 2,5% del pil dell’area valutaria) si allarga. Altri Paesi sono colpiti. Anche la situazione in Grecia continua a peggiorare. Questo richiede ulteriori interventi, anch’essi non risolutivi: nell’estate del 2011 le autorità europee prendono finalmente atto dell’inevitabilità di una ristrutturazione almeno parziale del debito pubblico greco.
I luoghi comuni
In questo lungo periodo di tempo gli organi di informazione, non soltanto in Germania ma in tutta Europa, alimentano il luogo comune di una Grecia dove nessuno lavora, tutti vivono alle spalle dell’Europa e passano il loro tempo a escogitare trucchi contabili e i modi più ingegnosi per non pagare i creditori. Se il quotidiano scandalistico tedesco “Bild” titola Vendete le vostre isole, greci bancarottieri!, il governo finlandese propone di chiedere in pegno il Partenone come garanzia per i nuovi prestiti da erogare alla Grecia. E il nostro Paese non è da meno: il quotidiano “la Repubblica” in un titolo parla della Grecia come di un Bengodi all’ombra del Partenone. [qui l’articolo originale]
L’ondata di luoghi comuni, conditi con veri e propri pregiudizi razzistici sui Greci, è stata così pervasiva che un istituto di ricerca tedesco ha ritenuto opportuno passare in rassegna i cliché più diffusi, dimostrandone l’assoluta falsità. Ecco i principali risultati dell’indagine:
I Greci lavorano troppo poco. FALSO: prima della crisi i Greci lavoravano in media 44,3 ore alla settimana. La media dell’Unione Europea è di 41,7 ore, quella tedesca è di 41 ore.
I Greci sono sempre in vacanza. FALSO: i lavoratori Greci godono di 23 giorni di vacanza all’anno. Il record europeo è dei Tedeschi: 30 giorni.
I Greci hanno stipendi troppo elevati. FALSO: il livello salariale medio in Grecia è pari al 73% della zona euro (e un quarto dei lavoratori greci guadagna meno di 750 euro al mese). Anche lo stipendio degli impiegati pubblici è inferiore a quello dei loro colleghi europei: già prima della crisi gli insegnanti, ad esempio, dopo quindici anni di servizio guadagnavano in media il 40% in meno che in Germania.
I Greci hanno delle pensioni d’oro, e sono tutti pensionati-baby. FALSO due volte: i lavoratori maschi vanno in pensione in media all’età di 61,9 anni. In Germania a 61,5 anni. La presunte “pensioni d’oro”, poi, sono queste: una media di 617 euro al mese, pari al 55% della media zona euro (con i due terzi dei pensionati che devono tirare avanti con meno di 600 euro al mese).
In Grecia c’è un’eccessiva presenza dello Stato nell’economia. FALSO: prima della crisi, tra il 2000 e il 2006, il rapporto tra spesa pubblica e prodotto interno lordo era sceso dal 47% al 43% e si era sempre mantenuto al di sotto del livello tedesco.

mercoledì 4 giugno 2014

Anche il manifesto con la porcata del 1977


Ci risiamo. A neanche due mesi dalla figura di merda del Corriere della sera, stavolta tocca a il manifesto quotidiano comunista (e Marx ogni giorno si rivolta nella tomba). Per farvi un’idea veloce leggete questo post di dagospia.


Ovviamente se il Corriere della sera è ignorante con questa storia della disoccupazione più alta dal 1977 il manifesto, venendo dopo, non solo è ignorante ma è pure ritardato.
Uso “ignorante” giusto per dire, ma io non credo che questo fatto della disoccupazione del 1977, di questo titolone fasullo sia ignoranza. Il termine giusto è collaborazionismo.
C’è una strategia ben precisa che porta a scrivere questo DATO FALSO, e chi collabora a questa strategia non è né più né meno che un collaborazionista. Uno sporco collaborazionista.
Vi linko l’articolo di Alberto Bagnai che spero vorrete leggere sia per capire come stanno veramente le cose con la disoccupazione, sia per farvi due risate alla faccia di questi sedicenti giornali (in realtà eredi del MinCulPop) e di questi sedicenti giornalisti (servi del padrone).
E ora, servi ottusi, ripetete col prof. Bagnai:
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959
la disoccupazione è ai massimi dal 1959

lunedì 2 giugno 2014

Montesquieu, due pensieri su Hobbes


Mia sorella mi ha regalato una piccola libreria Ikea. Ne avevo proprio bisogno perché alcuni libri non entravano più davvero nelle librerie che già possedevo e caos e confusione regnavano sovrani.
Mettendo a posto e spolverando mi sono imbattuto in un volumetto di Montesquieu intitolato Pensieri.

Adoro questo tipo di libriccini, agili snelli ma dal contenuto poderoso. Poter ritrarsi per un’oretta dalle miserie dalle meschinità dalla violenza e dalla banalità quotidiane per poter assaporare e godersi i pensieri di una grande mente del passato è uno dei miei piaceri preferiti.
Non siamo di fronte alla lettura impegnativa e faticosa dello Spirito delle leggi, ma possiamo rilassarci e ascoltare Montesquieu, sentire quello che pensa su vari argomenti: Amore, Amicizia, Amor proprio, Religione, Filosofia ed altri ancora.
Proprio sull’amor proprio ho letto delle cose molto interessanti, ma stasera ho deciso di condividere due pensieri su Hobbes. Soprattutto il secondo, almeno secondo me, dovrebbe essere scolpito nella mente di tutti gli uomini e di tutte le donne.
Un’ultima cosa. Non fate i fanelli, per favore. Dopo aver letto questi due pensieri su Hobbes non andate sul web a scrivere porcherie sul filosofo del Leviatano. Si chiamano pensieri proprio perché rappresentano attimi di riflessione che Montesquieu DOPO AVER LETTO Hobbes mette su carta; pensieri che vanno sì meditati ma soprattutto approfonditi. Limitiamoci a questo: leggiamoli, ruminiamoli, godiamoceli. Ma se poi vorremo parlare di Hobbes non c’è via di scampo: dovremo LEGGERE Hobbes per conto nostro e trarre da noi stessi pensieri e riflessioni su Hobbes. Fate come Montesquieu, insomma, non andate fuori giri come un fanelli qualunque.
È un principio completamente falso quello di Hobbes secondo cui, avendo il popolo conferito l’autorità al principe, le azioni di quest’ultimo sono le azioni del popolo, e di conseguenza il popolo non può lagnarsi del principe, né chiedergli conto in alcun modo delle sue azioni, perché il popolo non può lagnarsi di se stesso. Così, Hobbes ha trascurato il suo principio di diritto naturale, secondo il quale Pacta esse servanda*. Il popolo ha autorizzato il principe sotto condizione, l’ha nominato sulla base di una convenzione. Il principe deve tenervi fede, e rappresenta il popolo solo come il popolo ha voluto (o si presume aver voluto) che lo rappresentasse. Per di più, è falso che chi viene delegato abbia lo stesso potere di chi delega, e non dipenda più da questi.

Hobbes dice che, essendo il diritto naturale null'altro che la libertà di fare quanto serve alla nostra conservazione, la condizione naturale dell'uomo è la guerra di tutti contro tutti. Ma, oltre a esser falso che la difesa implichi inevitabilmente la necessità dell'attacco, non bisogna supporre, come fa lui, gli uomini caduti dal cielo, o usciti dalla terra armati di tutto punto, quasi come i soldati di Cadmo, per distruggersi a vicenda: non è questa la condizione degli uomini.

*Pacta sunt servanda ovvero i patti vanno rispettati.
È questa una norma famosa, che forse deriva da Ulpiano, il quale all’inizio del capitolo intitolato De pactis (Digesto, 2, 14) si chiede: Quid enim tam congruum fidei humanae quam ea, quae inter eos placuerunt, servare? “che cosa v’è di più consono alla umana lealtà del rispettare i patti stabiliti consenzientemente?”. Il concetto ritorna ancora nel medesimo capitolo (2, 14, 7, 7); ora esso tecnicamente riguarda il diritto internazionale, del quale anzi costituisce un fondamento, in quanto – assicurando l’obbligatorietà dei trattati – assume l’accordo a fonte di norma giuridica internazionale. In questo senso, si è discusso sulla sua natura e origine: per la scuola neogiusnaturalista si tratta in primo luogo di un principio etico, per altri, proprio perché sta alla base dell’ordinamento giuridico, è un postulato del quale, ovviamente, non si possono dimostrare l’obbligatorietà e la giuridicità; altri partono dalla definizione della consuetudine come tacito patto e ne fanno la base anche del diritto “consuetudinario”; per altri ancora si tratta infine di una regola consuetudinaria su cui si basa il diritto convenzionale. Il principio è poi a volte invocato nel linguaggio comune sia come richiamo alla lealtà sia come giustificazione per spartizioni di tipo “mafioso” (si dimentica cioè spesso l’altra norma del diritto romano, secondo cui un contratto o un patto non è valido se va contro leggi, costituzioni e buoni costumi [Digesto, 6, 2, 3; 27, 4]).

sabato 31 maggio 2014

La lunga strada


I muri delle città, delle stazioni e dei luoghi pubblici in generale mi regalano sempre grandi emozioni.
Io sono un vero appassionato delle scritte murarie. Ricordo che un po’ di tempo fa, percorrendo una strada che conduceva a Portalba, lessi su un muro: MURI PULITI POPOLI MUTI e mi piacque proprio assai. Sui muri poi ci trovi splendidi murales, dichiarazioni d’amore, parolacce, slogan anarcolibertari, offerte o richieste di succhiate di cazzo e vere e proprie poesie.
Stamattina sono uscito perché avevo voglia di leggere Titanic di Vladimiro Giacchè in un posto tranquillo senza essere disturbato né dai familiari, né dal telefono e per allontanarmi dalla tentazione di usare internet perché sinceramente mi avete rotto un po’ il cazzo.
La maggioranza di voi non legge niente, non sa niente, non capisce niente. E allora a volte mi avvelenate proprio l’esistenza perché vi vedo proprio senza speranze. Soprattutto mi rendo conto che non vi siete sforzare di capire e di studiare quella che chiamano “crisi”, ma vi siete limitati a leggere le cazzate di Repubblica e l’Espresso e a ripetere come tanti beduini la loro favoletta indegna vergognosa falsa illogica e servile. Sinceramente, ho rispetto solo per chi ha voluto capire, ha cercato autori e studiosi affidabili, ha comprato e letto libri facendo sacrifici, sostenendo rinunce per amor di sapere e faticato sulle "sudate carte". [ovviamente mi riferisco a chi può economicamente e culturalmente farlo]
Sono sceso, dicevo, e per prima cosa sono andato dal tabaccaio per le sigarette e al bar per un caffè. Mi sono incamminato verso un luogo dove ci sono le panchine e che so poco frequentato di sabato mattina. E cosa trovo sul muro? Un manifesto con questa splendida poesia di Lawrence Ferlinghetti.
Non so chi l’abbia affissa su quel muro, ma lo ringrazio. Mi ha fatto davvero bene, mi ha rinfrancato lo spirito.
La condivido; buona lettura.
La lunga strada

Questa è la parte del mondo
dove niente succede
dove nessuno fa
niente
dove nessuno è in giro
nessuno in nessun posto
eccetto te stesso
nemmeno uno specchio
che ti raddoppi
nemmeno un’anima
eccetto la tua
forse
e anche quella
forse
non c’è
o non è tua
forse
perché sei ciò che si dice
un morto
sei arrivato alla tua stazione

Scendi

venerdì 30 maggio 2014

Il mistero Sergio Di Cori Modigliani


Nei mesi scorsi ho cercato di risolvere un mistero, ma non ci sono riuscito.
Chi frequenta il blog di Beppe Grillo sa che, come in tutti i blog, c’è un post principale e i commenti. Essendo un blog che spesso, molto spesso, fa politica il post principale funge da avvio per un dibattito politico.
Ora, se il post principale dedicato alla legge elettorale lo fa Aldo Giannulli, laureato in Scienze Politiche, docente universitario, saggista, ecc. io NON ho nulla in contrario.
Se sul blog viene ospitato il magistrato Nicola Gratteri per spiegare la norma sul voto di scambio, io NON ho nulla in contrario.
Studioso di dottrine politiche-legge elettorale, magistrato-norma giuridica mi va benissimo. Tutto fila perché sono persone competenti (e autorevoli) che parlano di ciò che conoscono.
Veniamo al mistero.
Per queste Europee, il programma del MoVimento 5 Stelle conteneva 7 punti e tutti e 7 punti riguardavano l’economia.
Insomma 100% ECONOMIA.
Ora, a scrivere il post principale su ognuno dei 7 punti, a spiegarceli per far partire anche un po’ di dibattito voi chi vi aspettereste? Io mi aspetterei un economista. Voi no?
A spiegare l’economia e i 7 punti di economia arriva, invece, questo qui il cui curriculum è il seguente:
Scriviamolo pure, perché è importante:
Scrittore, giornalista, fotografo e pittore. Ha pubblicato diversi romanzi, racconti erotici, reportage, e lavorato per 25 anni come corrispondente dagli Usa per testate italiane. Nel 1998 ho restituito il tesserino dell'Ordine dei Giornalisti con una lettera di dimissioni che spiegava perché ritenesse il suddetto Ordine un ente corrotto e spregevole. Come artista visivo ha lavorato per diversi anni per le riviste glamour (playboy penthouse oui loui) come fotografo fino a metà degli anni'80. Da allora si dedica all'attività artistica. Suo il copyright "legart". Attualmente è un blogger attivo con il suo blog "Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria".
Sì, avete letto bene. A spiegare l’economia arriva uno scrittore di racconti erotici artista visivo di Playboy.
Come mai sulla legge elettorale viene chiamato uno studioso di queste cose, di giustizia parla un magistrato, di cultura ci delizia Dario Fo e di economia, invece, uno scrittore di racconti erotici artista visivo di Playboy e non un economista?
Almeno a me, che mi reputo una persona normale, qualcosa non quadra.
Ovviamente ho posto su vari social questo quesito sul perché uno scrittore erotico artista visivo di Playboy Modigliani venga chiamato a scrivere di economia, ma o non ho avuto risposta o ho ricevuto risposte stupide come le seguenti.
“Modigliani è una brava persona”, cosa di cui non me ne sbatte un cazzo perché non sto parlando e mettendo in dubbio questo. Io parlo di compenteze. Oppure: “Abbiamo visto questi economisti dove ci hanno portato”, qui la stupidità è abissale. Invece di dire, scegliamo un economista serio, competente e libero che nel tempo ha dimostrato lungimiranza preferiscono chiamare un artista visivo di Playboy. In pratica questi tipi, se un medico asino fa morire un paziente, quando stanno male invece di cercare un medico bravo chiamano l’idraulico. Un altro ha scritto che lui “di economia ascolta il parere di tutti”, bravo bella idea! Chiamando tutti a dire la qualunque su cose che non sanno in rami che non gli competono faremo un bel movimento di LaQualunquology. Poi io mica sono antidemocratico. Di economia posso pure ascoltare il parere di tutti, ma nei COMMENTI però, dove noi comuni mortali parliamo e discutiamo ma il problema è che Modigliani non scrive un semplice parere lì nelle retrovie ma scrive il post principale che dovrebbe essere riservato a persone competenti, a studiosi. Capito la differenza maledetti idioti?
Cioè questi mollano Alberto Bagnai per Brera che parla di "diavoli e di neve che si scioglie al sole prima che all'ombra" e per Modigliani "scrittore erotico artista visivo di Playboy"??? E si stupiscono pure, povere vittime, di aver perso 3 milioni di voti???
Ho scritto pure nel blog di Modigliani per chiedere lumi, per conoscere quali fossero le sue competenze economiche, ma non mi ha risposto.
Che dire? Io le stronzate non le seguo. Io seguo persone serie e competenti, qualsiasi sia la materia. Io leggo libri di qualità; la merda, la superficialità e le cazzate non fanno per me.
C’è chi legge Il tramonto dell’euro di Bagnai e chi segue Modigliani e quell’altro genio di Carlo Sibilia che va a farsi il selfie fuori da Bilderberg (lui però scrive Builderberg) invece di partecipare al convegno serissimo e di qualità tenuto da asimmetrie l’aprile scorso a Roma.
Concludo. Forse Modigliani è stato chiamato perché bisognava vendere questo libro? Ma sticazzi, non ci spenderò un euro. Se lo comprassero Modigliani, Casaleggio e qualche povero mentecatto.

giovedì 29 maggio 2014

Le zampacce dei cialtroni oppure Popper su Hegel


Tempo fa, il caro Giovanni, mi linkò su facebook un post di un certo Uriel Fanelli sulla filosofia.
Lo lessi, e per una battuta buona che c’era, c’erano novantanove cazzate, luoghi comuni, superficialità, vere e proprie mistificazioni e tanta tanta ignoranza.
Il buon Fanelli, non contento, ne scrisse un altro poco tempo dopo e il livello scadente, da terza quarta mano (ma pure tredicesima quattordicesima mano) era lo stesso. Già mettere insieme “volontà di potenza” e “imperativo categorico” è un buon esempio per capire il livello.
A dire il vero, la spiegazione di tanta cialtroneria filosofica la fornisce lo stesso Fanelli.
A proposito della storia della sorella di Nietzsche che manomise gli scritti del celebre fratello (che lui poi chiama “storiella”, ma in realtà è semplicemente storia e non storiella) Fanelli scrive:
“…io l’ho fatta filosofia al liceo…”
Ah, ecco. Pure io feci biologia al liceo, ma non sono un biologo né mi permetto di mettere becco su una materia che non conosco. Avesse scritto: “Mi sono laureato in filosofia” oppure “sono vent’anni che studio la filosofia per conto mio” capirei…ma qualche ora al liceo non dà il diritto di parlare di filosofia; soprattutto con quel tono arrogante.
Purtroppo con la filosofia molte persone si prendono una confidenza che non dovrebbero prendersi, mentre altri, i peggiori, cercano click al blog e notorietà facendo i super eroi controcorrente, scrivendo stronzate e magari prendendo un frammento di Marx o di Kant per accusarli di essere antisemiti. A me non piace questo modo di fare. Preferisco avere cinque click parlando de Il conflitto delle facoltà di Kant che averne cento buttando merda su filosofi e filosofia.
Detto questo, a me piacciono le guerre filosofiche, le polemiche i colpi bassi, ecc. e il bello è che non c’è niente da inventare, ma basta leggere i filosofi e le opere filosofiche. La filosofia non è l’ambiente paludato che può sembrare a chi sta fuori, ma è turbolento violento ed esplosivo.
Stasera vi do una traccia di tutto questo, postando un brano del filosofo Tommaso Tuppini, tratto da una monografia della collana Grandangolo. Questo brano sta nella parte della monografia intitolata, appunto, amici e…nemici.
Hegel ha avuto molti avversari speculativi mentre era ancora in vita. E ancor di più dopo la sua morte. Nel Novecento probabilmente l’attacco teorico più rivelatore gli è arrivato dal filosofo della scienza l’austriaco Karl Popper. È il più rivelatore, appunto perché la critica popperiana a Hegel è un coacervo di luoghi comuni e banalità quasi imbarazzanti per il lettore, che ben compendiano i fraintendimenti in cui può cadere il borioso senso comune quando pretende di giudicare con il proprio metro il lavoro della filosofia.
Il saggio anti-hegeliano in questione è La società aperta e i suoi nemici (1945). Qui Hegel – in buona compagnia di Platone e Marx – viene accusato di una serie di nefandezze politiche e di recenti catastrofi di cui sarebbe una specie di mandante morale. Sostanzialmente: di essere un proto-fascista, o un proto-comunista. Cosa che per l'epistemologo austriaco naturalizzato britannico non sembra fare una gran differenza. Per l’occhiuto e poliziottesco Popper, Hegel è, né più né meno, che “l’anello mancante tra Platone e le moderne forme di totalitarismo”.
La casa editrice Modern Library ha saputo premiare, come solo le istituzioni americane sanno fare, questo bel saggione in difesa dell’uomo-bianco-civile-tollerante-buono-e-democraticoliberale, inserendolo nella hit parade dei 100 migliori libri di non fiction del secolo (dove al primo posto svetta The education of Henry Adams, libro autobiografico sugli psicodrammi di un superlaureato di Harvard, che rimpiange di aver sprecato gli anni a studiare materie umanistiche, quando sarebbe stato meglio darsi alle scienze hard).
p.s. Siccome il livello dei due articoli "filosofici" era veramente scarso, non li ho commentati pezzo per pezzo né vi ho dato il link (in fondo sono un buono e non voglio infliggervi quei cosi). Diversamente, un articolo di Fanelli sulla "sovranità monetaria", lo commenterò più estesamente.

mercoledì 28 maggio 2014

Marx, capitalismo e crisi. 3 punti fondamentali


In che epoca siamo, in che epoca viviamo?
L’epoca dell’era terziaria!
No.
L’epoca delle passioni tristi!
Ma non rompermi il cazzo con queste menate.
L’epoca della globalizzazione!
Dai, voglio una risposta esatta e precisa.
Uffa, allora dillo tu!
Noi viviamo nell’epoca, nell’era del capitalismo.
Ah.
Sì, è così. Fondamentalmente noi viviamo in un sistema capitalistico. Abitiamo il capitalismo. Ora: chi ha studiato poderosamente il capitalismo, il suo sistema, i suoi cicli, i suoi attori, le sue vittime ecc. ecc. ecc.?
Karl Marx.
Bene. Ora, premessi questi due dati di fatto, chi abbandona lo studio di Marx, chi lo sbeffeggia, chi lo salta, chi lo trascura cos’è?
Un cretino.
E se lo trascura volendo poi fare o parlare di politica, economia, filosofia e società cos’è?
Un quadruplo cretino.
E chi ha il riflesso condizionato di connettere automaticamente Marx ai gulag sovietici è un cane di Pavlov o un uomo di cultura che vuole studiare evitando stronzate e superficialità?
Un cane di Pavlov.
E tu cosa vuoi essere? Un cane di Pavlov Marx-gulag! Marx-Stalin! o uno che studia?
Uno che studia.
Vuoi essere un fesso che parla senza cognizione di causa della caduta del muro di Berlino, del fallimento del comunismo, della fine della storia e altre consimili banalità?
Assolutamente no.
Bene. Allora cominciamo con questi primi punti fermi su capitalismo e crisi tratti dal complesso delle opere di Marx e selezionati da Vladimiro Giacchè in questo volume.

1. La crisi non è un’eccezione, ma la norma. Che questa crisi non è stata causata né da qualche speculatore troppo avido, né da qualche proprietario di casa troppo credulone. E neppure dalla nuova casta dei banchieri, dai governatori delle banche centrali e dagli analisti delle società di rating.
2. La crisi non è un infortunio del nostro sistema economico, ma il prodotto delle sue leggi di funzionamento più elementari. Del modo in cui nella nostra società sono ripartite la proprietà e la ricchezza, si scambiano le merci e si adopera il denaro.
3. La crisi non solo non è un problema per il sistema, ma è il solo modo attraverso cui il sistema può risolvere i propri problemi, e riprendere a funzionare senza intoppi. Anche se comunque il suo funzionamento regolare è soltanto una tregua, più o meno breve, prima della prossima crisi.

sabato 3 maggio 2014

Bidet, we can


Siccome dopo ventinove ore gli operai della ghiriGori non sono ancora riusciti a ripristinare il servizio idrico e siccome il Comune presieduto dal Lampadato sotto tutela prefettizia non si è degnato di far avere alla cittadinanza notizie certe e chiare, la situazione si fa veramente difficile.
Ormai le scorte d’acqua fatte tra ieri e stamattina stanno per finire. La situazione è difficile anche perché a casa ci sono le due nipotine che devono essere cambiate spesso, il bagnetto, ecc.
Soprattutto la piccola Luisina di nove mesi sembra aver mangiato un campo di prugne e sembra pure volercelo ricordare ogni cinque minuti.
Da vero zio premuroso, mi lavo la faccia alla meglio con l’ultimo quarto di una bottiglia Uliveto, indosso il giubbino e scendo per andare a comprare due casse d’acqua.
Salgo via Pietro Secchia a grandi falcate che riduco presto a passo normale perché ho già il fiatone. Giunto in cima alla strada, giro a destra percorrendo il corso dedicato al re che mandò quello stronzo di Bava Beccaris a cannoneggiare la gente affamata.
Passo dal tabaccaio per prendere le sigarette e la signora, come al solito, chiede a me quanto costano.
“Cinquanta centesimi”, le dico.
“Ahaha non è possibile”, lei risponde.
Alla fine riesco a pagare normalmente, mangio il cioccolatino, accendo la sigaretta e proseguo.
Camminando, passo davanti alla sede di “Fratelli D’Italia l’Italia si è stronziata se vota voi" e vedo dei manifesti elettorali completamente bianchi attaccati lì vicino.
“Come mai sono bianchi?” chiedo ad uno degli astanti.
“Li abbiamo attaccati al contrario. Sul manifesto c’è la faccia di Alemanno e alla gente viene voglia di sputarci sopra”, mi risponde.
Decido di proseguire, ma riesco a sentire uno che dice “Il problema sono gli immigrati clandestini” No, penso io, il problema sono le teste di cazzo.
Continuo a scendere il corso, ma dopo appena venti metri mi ferma quella capafresca ironica di Peppino.
“Allora, Andrè, a queste elezioni che facciamo?” mi chiede con aria di chi la sa veramente lunga.
“E che facciamo”, gli dico, “votiamo, che dobbiamo fare? Le elezioni si fanno per quello”.
“Eh eh, vabbè. Ma per chi votiamo?”
“Senti”, gli faccio, “ti piacciono le storie piene di avventure inverosimili, fatti impossibili, situazioni farsesche, mirabolanti promesse con protagonista un tipo che sta a metà tra Mastrota e il Barone di Munchausen?”
“Certo che mi piacciono!” risponde convinto.
“E allora vota PD”.
Proseguo nuovamente verso il supermercato sperando di non incontrare nessun seccatore. Giunto finalmente davanti al supermarket noto un piccolo assembramento di persone. Essendo curioso mi avvicino per vedere cosa stanno guardando e, davvero strano!, ci sono due uomini vestiti con i costumi tradizionali della Sicilia. Calzano in testa una coppola, hanno la lupara sulla spalla e distribuiscono volantini di Forza Italia.
Soddisfatta la mia curiosità, entro nel supermercato e mi dirigo verso il reparto Acqua.
Ho appena deciso le due casse da prendere quando un giovane alto, sorriso smagliante, capelli neri tirati all’indietro con chili di gelatina e che indossa jeans, camicia bianca e un gilet azzurro mi si avvicina e dice: “Buonasera, signore, desidera comprare dell’acqua?”
No, sono qui nel reparto Acqua per comprare una Toyota. “Sì”, rispondo infine.
“Venga, si avvicini allo scaffale che le illustro le offerte e le qualità dei vari tipi d’acqua che abbiamo qui. Vede questa bottiglia?”
Sì, la vedo, la impugna come uno scettro e piazza l’indice sull’etichetta.
“Guardi il contenuto di sodio! solo una povera e piccola particella!”, prosegue, “Guardi quest’altra, invece, vede il residuo fisso a 140 gradi? Vede com’è basso? E questa qui? Noti l’apporto di calcio, per favore. Poi c’è questa che aiuta a digerire, quest’altra con tanto potassio per la pressione bassa, poi c’è questa che è molto leggera, quest’altra che rende belli fuori e puliti dentro e tanti altri tipi d’acqua ancora. Mi dica, mi dica quali sono le sue esigenze e io saprò consigliarle l’acqua che fa al caso suo. Dica, dica pure!”
“Ok, amico, ok. Devo farmi un bidet”.

giovedì 1 maggio 2014

Celebrare il Primo maggio nel 2014 ovvero chi può celebrarlo

Siate coerenti questo Primo maggio.
Ricordatevi la disoccupazione a due cifre endemica (tipica dell'EUROzona) usata come strumento di terrore e di governo, i precari, gli esodati, quelli flessibili magari sottopagati e senza diritti. Ricordatevi l'articolo 18 e tutti gli attacchi ai diritti dei lavoratori.
Ricordatevi pure che il sistema Euro si basa su questo. Svaluta il lavoro, ha bisogno per funzionare che il lavoratore sia solo uno schiavo di merda e che ci sia tanta disoccupazione per poter sfruttare gli altri con meno offerta di lavoro, con il ricatto.
Spero che in questi anni l'abbiate capito, se non l'avete capito e siete per l'Euro e il suo sistema statevi a casa e su facebook e altri social network postate Luca Carboni o altre cose senza Primo maggio.
Pensate alla Electrolux, leggete e capite bene.
Dico soprattutto a te, lavoratore eurista. Sappi che già ti hanno inculato con questo sistema Euro. Lavori di più e ti pagano meno. Lavori di più, ma hai meno diritti. Pensa, lavoratore eurista, che mentre tu ti senti al sicuro col tuo lavoro magari qualcuno da qualche parte sta già scrivendo la tua lettera di licenziamento o sta decidendo di chiudere l'attività lavorativa.

Siate coerenti, celebrate con consapevolezza il Primo maggio e un bacione.

lunedì 28 aprile 2014

Perché non voterò il MoVimento 5 Stelle alle Europee

ho scritto di getto, senza badare alla forma. la sostanza però c'è tutta.

Mah...il dubbio è questo:
o mando a quel paese i miei studi degli ultimi anni, i soldi spesi per i libri e la fatica fatta o mando a quel paese il signor Casaleggio di cui non condivido gli ultimi concetti espressi in video e interviste.
Casaleggio è per l'euro, dice che l'euro non è un problema in sé, ecc.
Mah...purtroppo io parto dal 1978, dalla discussione sullo SME, dal divorzio tra Banca d'Italia e Ministero del Tesoro, dalla deregulation finanziaria, da Delors, dallo spread come strumento fascista di controllo politico, dal vincolo esterno come ricatto, dalla perenne emergenza per prendere decisioni di fretta e nella paura, dall'AVO, da Kaldor, da Bagnai, da Luciano Barra Caracciolo dalle politiche deflattive per comprimere i salari, dallo smantellamento della scala mobile, dell'articolo 18, dalle folli politiche d'austerity ecc. di cui l'euro è solo un'ultima espressione. Ecco perché ho riso in faccia a Casarini quando ha detto che l'euro è solo una moneta...ma vai a fare in culo Casarini ignorante stramaledetto! Ecco perché non voto il PD che svende gli italiani da oltre trent'anni. Alle Politiche, alle Amministrative io voto il Movimento. Alle Europee non me la sento, resterò a casa.
Sono mesi e mesi che chiedo di fare questo referendum (tipo 15 mesi) e non è stato fatto e mai si farà (ammesso che serva perché comunque l'€ è già morto). Il parlamento europeo che se ne frega del nostro primo punto? Immaginate un nostro eletto: "Signori, noi vogliamo il referendum sull'euro in Italia". "E fatelo, cazzi vostri" giustamente risponderebbero tedeschi francesi olandesi ecc.
Io volevo una risposta che non ho avuto:
Noi del Movimento 5 Stelle abbiamo deciso di fare un referendum sulla permanenza nell'euro il 26 novembre 2011. 2011, ripeto. Che è successo? Era appunto per arrivare alle Europee con una decisione presa nel rispetto del Movimento e della democrazia diretta. Perché tutto fermo? E' perché a Casaleggio l'euro piace, magari piace ai suoi amici americani, che ne so...io non ci sto.
Il Movimento era la mia speranza contro il mercantilismo tedesco, contro la finanza, contro tutto quello che ho elencato prima, contro il sistema insomma, ma vedo che non è così.
Beppe mi aveva acceso col referendum e con i servizi sul blog di Bagnai, Borghi e molti altri. Credevo avesse capito e che volesse fare questa difficilissima battaglia.
Poi, referendum fermo fino a fargli perdere di senso, e gentaccia come Brera che mi parla di Bangladesh e di neve che si scioglie prima al sole che all'ombra.
Ma come ti permetti Beppe di fare ciò? Durante una crisi spaventosa, durante i suicidi, durante il massacro della Grecia? Ma hai capito e ora fai finta di non capire (che è gravissimo) o non hai capito un cazzo (che è comunque grave)?
A proposito, ma avete visto cos'è successo in Grecia? Quello è l'euro. E se non muove a pietà il caso greco, che almeno intervenga l'egoismo: quello che è successo lì, quel che ha fatto il sistema-euro, lo potrebbero fare anche qui.
Mi sono sfogato, per me la battaglia contro l'euro (che NON è, ripeto, solo una moneta ma UN SISTEMA che si articola e sviluppa da oltre 30 anni) era fondamentale. Non la vogliono fare? Pazienza.
Senza parlare poi degli eurobond, ma siamo matti? E poi chi l’ha deciso ‘sto programma? Quando il Movimento diventerà NO EURO e allora ne riparleremo.

martedì 15 aprile 2014

Le conseguenze social del NO euro


Il titolo del post è un piccolo omaggio a John Maynard Keynes che nel 1919 scrisse Le conseguenze economiche della pace (ve lo consiglio perché è davvero da leggere).
Succede che da un po’ di tempo sto seguendo l’economista Alberto Bagnai, autore di quel capolavoro che è Il tramonto dell’euro (questo non ve lo consiglio, ma vi ordino di leggerlo).
Bagnai lo seguo anche sul suo bellissimo blog e su twitter. È professore universitario, da quello che scrive si evince che è serio, onesto, coerente, che non ha paura di dire quello che pensa né di combattere battaglie solitarie. Ha pure dimostrato, empiricamente, di saper leggere benissimo le dinamiche economico-politiche di questo Paese.
È sanguigno, simpatico, ironico, corrosivo, suona il clavicembalo e sabato scorso ha organizzato con a/simmetrie un convegno fantastico a Roma Un'Europa senza euro – cercate i video su youtube.
E allora qual è il problema? Il problema è che io seguo Bagnai sia per capire qualcosa di economia, sia perché per me è una fantastica avventura intellettuale e purtroppo, seguendo Bagnai, mi sono ritrovato dietro e sul groppone tutto un variopinto gruppo di leghisti e gente di destra varia.
Addirittura, per seguire Bagnai, sono incappato in un fan di Fabrizio Bracconeri, anche detto il Che Guevara dei Pariolini è pertanto mi trovo invaso dai pensieri dell’ex Bruno Sacchi:
NOI DIAMO TANTO A L'EUROPA VOGLIAMO DI PIÙ X LE FAMIGLIEEEEE E DISABILIIIII
SONO CONTRO FISCAL COMPAT ED ERF E CONTRO TUTTI QUELLI CHE LO HANNO VOTATO ...LI RIVOLETE IN EUROPA? IO NON CI STO IO STO CON IL POPOLO
Ho cambiato idea mille volte...solo la squadra non si cambia...credo nelle persone fino alla delusione SPERANDO DI NON DELUDERE MAI
E dici vabbè, che sarà mai…è ruspante, spontaneo e simpatico il buon Fabrizio candidato alle europee con Fratelli d’Italia.
Infatti il problema non è tanto lui, ma la gente.
Seguendo Bagnai e le argomentazioni contro l’euro mi devo sorbire i post dei leghisti e dei fascisti.
I soliti post contro gli immigrati, i post pseudo patriottici, centinaia di bandiere italiane, i nostri eroi/ragazzi/leoni dei marò in India e tante altre belle cosette.
Però, ripensandoci, c’è anche un lato buono in questa vicenda.
Seguendo Bagnai mi son tenuto lontano dalle stronzate dei piddini, dai luogocomunismi dei piddioti. Che fuori dall’euro c’è la guerra, l'invasione delle cavallette, la rata der mutuo, la spesa con la carriola ecc.
Proprio stamattina un piddino molto illuminato cianciava che una svalutazione del 30% è seguita da un’inflazione del 30%, che la benzina arriverà a livelli stratosferici...poi ha sparato altre cazzate al che io gli ho consigliato la lettura del libro di Bagnai per cominciare a parlare con un minimo di cognizione di causa.
La risposta è leggendaria (a proposito della benzina, argomento che sta molto a cuore alla gente):
“Io negli anni ’70 facevo benzina alla pompa, non ho bisogno di leggere alcun libro”.
Sì, una risposta da morte civile. Tanto è vero che ho lasciato perdere e non gli ho linkato né un’intervista di Bagnai a proposito né uno dei tanti post che il prof ha dedicato all’argomento.
In definitiva, bisogna ignorare tutti per non rovinarsi la vita e farsi il fegato fradicio.
Ignorare i leghisti, i fascisti e i piddioti.

giovedì 3 aprile 2014

Simone Regazzoni ovvero mai farsela coi piddioti


Ma perché non mi fido del mio istinto? Riconoscere solamente DOPO che l’istinto aveva ragione e che ho sbagliato a non seguirlo non serve assolutamente a niente.
Tempo fa, una persona che stimo per le sue letture, parlava bene di un libriccino (-ino letteralmente) di un certo Simone Regazzoni.
Appunto per questa stima, andai a cercare delle info su Regazzoni. Recensioni, articoli, altri pareri…alla fine non ne rimasi affatto persuaso (primo campanello d’allarme dell’istinto).
Decisi, comunque, che gli avrei dato una possibilità acquistando proprio il libriccino di cui parlava l’amico. Tanto è piccolo, pensai, costa poco (trovato a 4 euro sulla bancarella), mal che vada accantono Regazzoni e ben che vada trovo un altro buon autore da leggere. (altro mio difetto: a volte coi libri divento bulimico)
Il libriccino s’intitolava Martin H. live in New York City. Leggendolo mi ritrovai ad avere pensieri ondivaghi. Da una parte mi sembrava divertente, dall’altra mi sembrava pieno di cacate, per un verso mi pareva contenere spunti geniali, per un altro verso mi sembrava insulso. Quello che è certo è che mi fece incazzare quel ripetuto “Pier Paolo Pauperismo Pasolini”…pensai, ma chi è ‘sto stronzo che si permette di insultare Pasolini? Ma come osa questo qui? (secondo campanello d’allarme). Il fatto è che su Pasolini sono molto sensibile.
Ne parlai con un’amica che mi spiegò che il libriccino era un divertissement e che a Regazzoni piaceva molto provocare, era un amante delle boutade, ecc.
Col passare del tempo, dimenticai Regazzoni e l’incazzatura su Pasolini.
Poco tempo fa “incontrai” Regazzoni sulla bacheca di un’amica e mi ricordai di lui. Andai sulla sua bacheca, più che altro per vedere se trovavo qualche spunto di riflessione o qualche consiglio libresco interessante.
In realtà non ci trovai niente di quello che cercavo, tranne qualche post appunto “provocatorio” che mi piacque ma pure dei post su Pasolini che mi fecero girare le palle. Decisi comunque di chiedergli l’amicizia. Magari poteva capitare di parlare di Zizek, della pop filosofia o altro.
E fu un grandissimo errore perché non notai una cosa che dirò dopo.
Oggi Regazzoni, l’uomo che ama la polemica e la contraddizione ha scritto:
“E' auspicabile che il Pd e i suoi militanti dicano a gran voce che di piccoli custodi della costituzione come Zagrebelsky e Rodotà il Paese non ha bisogno. Abbiamo vitale bisogno di innovazione, perché la costituzione materiale del Paese è cambiata e perché i tempi lo richiedono. I piccoli intellettuali moralisti con il feticcio della Costituzione formale oggi sono i principali avversari del cambiamento e dell'innovazione”.
Al che io ho scritto:
“Già. C'è bisogno di assecondare la voglia di cesarismo che risale a Craxi e ad Amato, c'è bisogno di dare nuovo vigore alla bozza Boato. Avanti tutta col Gelli-pensiero”.
Ecco, tutto qui. Non mi pare di aver polemizzato in maniera violenta o volgare. Mi sarei aspettato che, da un amante della polemica, scaturisse sia pure uno scambio di battute volte a contraddirmi, a farmi conoscere il suo punto di vista, ad arricchire il mio pensiero con la sua visione e altro ancora.
E invece zac! Mi ha eliminato dagli amici non prima di avermi regalato un indimenticabile:
"Vai a giocare con le capre".
Un vero uomo, non c’è che dire. Eppure ho avuti scontri anche duri, vere schermaglie dialettiche con personalità filosofiche e uomini della cultura mooooooolto più in alto di un Regazzoni qualunque. Persone con l’anima da maestri, che seppure ti sottopongono ad una maieutica rude (per usare l’espressione di Alberto Bagnai) non ti cancellano e ci si continua a confrontare.
Si vede che a Regazzoni piacciono i leccaculi, gli piace la claque, quella che ride a comando, quella che scrive grande! Eccezionale! Magnifico! Come tutti gli omuncoli insicuri non reggere opinioni contrarie.
Comunque, come accennavo prima, la colpa è stata mia.
Se avessi letto prima che costui è un piddiota accecato da Renzi (ahahhahahahahhahah) non gli avrei mai scritto, mai mi ci sarei accostato. Come può un uomo di cultura, uno che scrive libri, farsi accecare da Renzi (ahhahahahahhah) manco Renzi fosse Berlinguer Pertini o Riccardo Lombardi. Per come la vedo io, un uomo di cultura può appassionarsi certamente alla politica, ma più di tutto non si acceca per nessuno e, anzi, possiede una buona dose di ironia e di disincanto appunto perché conosce la storia, i fatti, la politica e i politici (anzi i politicanti) nostrani.
Ciao Regazzoni, non mi mancherai per niente. Continua a scrivere le tue stronzate, a sparlare di Pasolini, a firmare gli appelli di quella carta da culo de il Giornale, a preferire Ostellino rispetto a Rodotà e Zagrebelsky. Io ho di meglio da fare e di molto molto molto molto molto meglio da leggere.

p.s. l'intellettuale della mutua in bacheca ha questa immagine
con la scritta: La mia personale idea di "dialogo" filosofico.
ahhahahahhahahahha! sì, come no. Tradotto vuol dire che lui può fare il grand'uomo, magari prendere per il culo gli altri, ma non vi azzardate a contraddirlo.
Da questo punto di vista 100 volte migliore di lui è Diego Fusaro che accetta sempre il confronto e sulla sua bacheca a volte ci sono post veramente pieni dell'amata ultraviolenza. Diego o ignora o risponde pacato o ironizza o s'incazza, ma non taglia soprattutto davanti a post per niente violenti e scurrili.
Comunque, ripeto, colpa mia. Non devo mai farmela con questi buffoni, questi nani che per di più si prendono certe licenze col grande Pier Paolo e che, mannaggia a me, sono dei piddioti totali.

sabato 29 marzo 2014

Il convito di Gozzano


Devo dire che sì, ogni tanto capita pure a me di pensare alle donne della mia vita.
Seduto in poltrona, o disteso sul letto, ricordo le storie, i fallimenti, le occasioni mancate, le risate, i baci, i litigi…
Devo anche aggiungere, però, che in realtà il materiale da riportare alla memoria è tremendamente scarso.
Cioè storie d’amore importanti: una. Storia di pura passione e coinvolgimento: una.
Tutto il resto è finito semplicemente in merda, perché non credo di essere portato per l’Amore.
Ho tutti i difetti possibili che mi rendono impossibile l’Amore più qualcosa che potrei definire “predisposizione di fondo”.
Sono timido, sono imbranato, sono stronzo, sono ritardato…questo giusto per fare un breve elenco.
La predisposizione di fondo riguarda il fatto che per me l’Amore, avere un amore una compagna, non ha mai rappresentato una priorità o un’ossessione.
Lo vedevo pure quando mi confrontavo con gli amici ai tempi dell’adolescenza.
Non lo so…stavano sempre a parlare e a pensare alle ragazze. Pure io ne parlavo o ci pensavo, ma per me non erano la cosa più importante. Una partita a pallone, un libro, un bel film..era la stessa cosa.
Poi, crescendo, sono peggiorato. Crescendo, il rapporto con le donne si è fatto ancora più complicato. I miei amici, la maggioranza, si sono sposati e hanno anche avuto dei bambini. Gli altri hanno comunque una compagna, una fidanzata, ed entrano ed escono da una storia d’amore all’altra. Io sono rimasto da solo o, come si dice, single.
Il fatto è che dopo una certa età, con le donne sono presenti alcuni discorsi che a me non interessano e che non sono in grado di fare: “sistemarsi” e “avere una posizione/tranquillità economico-sociale”.
Io sono una testa di cazzo, figurati che me frega di instaurare un rapporto duraturo, di porre le basi per una convivenza, mettere su famiglia e altre menate del genere. Poi non lavoro, non ho entrate fisse, del lavoro poi me ne strafotte davvero.
E allora, resterò single, del resto il mio amore sono i libri. L’ho sempre detto.
Ora vi saluto, vado a pensare a Valeria, Alessandra e a Lei, Lei che è l’unico dolore della mia vita e, chissà, forse avere un unico grande dolore può essere anche una fortuna…

Convito

I.

M’è dolce cosa nel tramonto, chino
sopra gli alari delle braci roche,
m’è dolce cosa convitar le poche
donne che mi sorrisero in cammino.

II.

Trasumanate già, senza persone,
sorgono tutte… E quelle più lontane,
e le compagne di speranze buone
e le piccole, ancora, e le più vane:
mime crestaie fanti cortigiane
argute come in un decamerone…

Tra le faville e il crepitio dei ceppi
sorgono tutte, pallida falange…
Amore no! Amore no! Non seppi
il vero Amor per cui si ride e piange:
Amore non mi tanse e non mi tange;
invan m’offersi alle catene e ai ceppi.

O non amate che mi amaste, a Lui
invan proffersi il cuor che non s’appaga.
Amor non mi piagò di quella piaga
che mi parve dolcissima in altrui…
A quale gelo condannato fui?
Non varrà succo d’erbe o l’arte maga?

III.

- Un maleficio fu dalla tua culla,
né varrà l’arte maga, o sognatore!
Fino alla tomba il tuo gelido cuore
porterai con la tua sete fanciulla,
fanciullo triste che sapesti nulla,
ché ben sa nulla chi non sa l’Amore.

Una ti bacierà con la sua bocca,
sforzando il chiuso cuore che resiste;
e quell’una verrà, fratello triste,
forse l’uscio picchiò con la sua nocca,
forse alle spalle già ti sta, ti tocca;
già ti cinge di sue chiome non viste…

Si dilegua con occhi di sorella
indi ciascuna. E si riprende il cuore.

“Fratello triste, cui mentì l’Amore,
che non ti menta l’altra cosa bella!”

martedì 25 marzo 2014

Furio Colombo e la cannata del mese


Ho cercato il verbo più adatto per definire lo scritto di Furio Colombo apparso sul Fatto Quotidiano di domenica 23 marzo nella sua rubrica “A domanda rispondo”.
Alla fine ho scelto “cannare” perché, secondo il dizionario, racchiude tre significati adattissimi al caso in esame: sbagliare, fallire, mancare.
Veniamo all’oggetto del post.
Un lettore, Massimo, scrive:
caro Furio Colombo, leggo e ascolto che la maggioranza dei nostri concittadini vuole uscire dall’euro e tornare alla lira. Ci può essere incubo peggiore?
E fin qui niente di strano, è un dubbio, un’osservazione legittima da parte di un uomo comune che osserva la realtà, la discussione politica del momento e chiede lumi a un giornalista esperto che evidentemente stima (altrimenti non gli avrebbe mica scritto…).
Ma, secondo me, la risposta di Colombo tradisce sia la fiducia del lettore sia il compito del giornalista.
Innanzitutto, la domanda verte sull’euro, una questione economica. Colombo potrebbe far riferimento a qualche economista che secondo lui merita di essere letto, segnalare insomma a Massimo un percorso per approfondire poi da solo la questione. E invece no.
Colombo paragona chi vuole uscire dall’euro a Di Bella e Vannoni. In pratica dice che chi è sceso in campo contro l’euro non ha un vero pensiero, ma è un ciarlatano che vende speranze fasulle.
Non gli passa per la testa che tantissimi economisti, tra cui sette premi Nobel siano contro l’euro; che tanta letteratura scientifica e la storia economica siano “contro” l’euro.
La cosa buffa è che proprio sul Fatto Quotidiano scrive l’economista Alberto Bagnai. Allora tre sono i casi:
1. Colombo l’ha letto, ma non l’ha capito
2. Colombo l’ha letto, ma non ha condiviso
3. Colombo non l’ha letto per niente
E questa terza ipotesi mi pare la più probabile.
Poi Colombo passa in rassegna chi in Italia è su posizioni no euro e sbaglia ancora clamorosamente.
Innanzitutto, è vero che la Lega fa schifo e ha fatto schifo. Su questo non discuto.
Però si deve parlare anche dell’attualità e collegare la Lega alla questione euro così come chiede il lettore. E sulla questione euro, la Lega non ha messo la canottiera sporca di Bossi, non ha fatto comizi urlati con Borghezio a buttare merda sui musulmani con gli idioti col copricapo vichino ad ululare di gioia. No. La Lega, per la campagna elettorale delle Europee, ha preso posizione sul NO EURO, si è affidata all’economista Claudio Borghi e sta facendo un seguitissimo Basta Euro Tour. Si può essere o non essere d’accordo, ma un giornalista ha come primo dovere l’informare correttamente e Colombo non lo fa.
La seconda toppata politica riguarda il MoVimento 5 Stelle che Colombo mette nel calderone dei populisti anti euro e non è vero, purtroppo. Magari il MoVimento 5 Stelle avesse preso una posizione chiara e netta contro l’euro! Il MoVimento 5 Stelle contesta varie cose tra cui la soglia del 3%, il fiscal compact ecc. ma sull’euro si è dimostrato incerto e contraddittorio con il referendum consultivo che campeggia come primo punto sui volantini elettorali (evidentemente Colombo non l’ha letto). Per quanto riguarda il MoVimento 5 Stelle, c’è anche un lato comico perché Colombo critica il MoVimento 5 Stelle usando le stesse parole di Casaleggio.
La castroneria delle vacanze e dei viaggi all’estero impossibili da fare con la lira, della liretta che non vale niente, sono “concetti” (notare le virgolette) che ha espresso Casaleggio in un convegno di qualche tempo fa e quindi l’unica conclusione possibile è che Colombo e Casaleggio siano perfettamente d’accordo.
Ora, io non capisco una cosa.
Ma questi viaggi, queste vacanze all’estero chi le faceva? I ricchi, sì, i grandi e medi borghesi, sì, i piccoli borghesi, ogni tanto, i giornalisti con i soldi dei giornali, sicuramente…e con l’euro cos’è cambiato? I ricchi di prima son sempre più ricchi, i medio ricchi forse un po’ di meno ma ce la fanno lo stesso. Di sicuro si sono impoveriti molti i ceti medi e chi già prima faceva fatica.
Colombo crede davvero che a un operaio che ha perso il lavoro, a un precario, a un disoccupato posa fregare qualcosa che non può andare a Londra a spassarsela? Non credo.
Alla popolazione, alla maggioranza di essa, interessa sapere perché manca il lavoro, perché quello che c’è è sempre più precario e senza tutele, perché ha perso così tanto il suo potere d’acquisto.
Questo sì che interessa, e Colombo dovrebbe sapere (ma non lo sa) che questi fattori dipendono proprio dall’euro, espressione non soltanto di una moneta ma del potere, del perverso potere che serve il progetto criminale neoliberista.

venerdì 21 marzo 2014

Il testo integrale del manifesto contro i marò affisso a Lecce


Pubblico il testo di questo manifesto che qualcuno ha affisso sui muri di alcuni quartieri di Lecce. Lo pubblico non tanto per il contenuto, ma perché questi manifesti sono stati rimossi dalla polizia. Perché rimuoverli? Non mi è piaciuto il gesto e per questo eccolo lì, trascritto, per facilitare la lettura a chi vorrà.
Per il resto, per farsi un’idea onesta e vera della vicenda marò, vi consiglio il libro I due Marò. Tutto quello che non vi hanno detto di Mattero Miavaldi.

MA QUALI EROI…
Negli ultimi mesi ha ripreso vigore, con un coro politico e mediatico senza sbavature, la campagna per i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, presentati come “eroi” e come “italiani da salvare” dai tribunali indiani, ritenuti indegni di giudicare due soldati di “casa nostra”.

I fatti

Il 15 febbraio 2012, una petroliera italiana è in navigazione verso l’Egitto. A bordo, in “servizio antipirateria”, ci sono 6 marò del Battaglione San Marco. Al largo della costa indiana i fucilieri Girone e Latorre sparano contro un peschereccio uccidendo due pescatori.
I due marò vengono arrestati perché l’omicidio è avvenuto in acque indiane. Non fanno nemmeno un giorno di carcere, ma sono trattenuti in un hotel di lusso, poi ospitati presso l’ambasciata italiana. Il Vaticano si mobilita per convincere le famiglie dei pescatori uccisi a rinunciare al processo. I 300 mila euro versati “inducono” poi i familiari a non costituirsi parte civile.

Dietro le quinte

La sostanza della vicenda è presto detta: due militari occidentali hanno ucciso due inermi pescatori indiani cercando di giustificare l’omicidio con la scusa di averli scambiati per pirati. Hanno ammazzato perché si sentono autorizzati e sono addestrati a farlo; sono dei soldati, il cui mestiere è fare la guerra e quindi uccidere.
Da un po’ di anni, personale militare è impegnato a difesa di navi commerciali, a conferma che questa società è sempre in guerra. E se in certe zone si interviene militarmente per accaparrarsi risorse energetiche, in altre si scortano quelle risorse per farle arrivare a destinazione. Si tratta di merci troppo preziose, per cui se è legittimo ammazzare per accaparrarsele, lo è anche per trasportarle.
Se tutto non è andato liscio come altre volte, è perché sono stati uccisi dei cittadini di uno Stato, l’India, che vuole accreditarsi come superpotenza e guadagnarsi il dovuto rispetto a livello internazionale.
L’Italia non vorrebbe farsi scavalcare e per farlo deve dimostrare che i propri soldati valgono più dei cittadini dalla pelle più scura dell’altra parte del mondo. Ma è costretta a mediare perché non vuole compromettere le relazioni commerciali e i succosi interessi economici tra Finmeccanica e l’India per la vendita di elicotteri da guerra.
Dimenticati del tutto i pescatori uccisi.

Epilogo scontato

È difficile credere che, comunque si concluderà la vicenda, i due rischieranno per davvero una seria condanna. È indubbio, invece, che se i fatti si fossero svolti a parti inverse, e fossero stati due pescatori ad ammazzare due militari, starebbero già languendo nella più oscura galera, di qua come di là dell’oceano. Ma si sa, i morti non sono tutti uguali.

Per noi, che siamo dalla parte degli esclusi di ogni dove, la giustizia non alberga in alcun tribunale. I due marò non sono eroi, ma assassini che si fanno scudo della protezione che la divisa offre loro. Custodi della società dello sfruttamento che tutti ci soggioga, e di cui faremmo bene a disfarci al più presto.
…SONO DUE ASSASSINI

mercoledì 19 marzo 2014

Il referendum sull'Euro del MoVimento 5 Stelle - pensieri critici


Questo è un post “congiunturale” ed ha, quindi, pregi e difetti che hanno gli scritti composti a caldo e nel tempo in cui tutto è in fieri.
Questo post riguarda il primo punto del volantino per le elezioni Europee 2014 fatto dal MoVimento 5 Stelle.
Io sto uscendo pazzo, e voglio brevemente spiegarne il perché.

Un po’ di tempo fa sul blog di Grillo comparvero video e articoli di Alberto Bagnai. Alberto Bagnai è un economista, autore di quel capolavoro che è Il tramonto dell’Euro e che ha creato l’interessantissimo blog Goofynomics. Orbene, Alberto Bagnai è NO EURO.

Qualche mese fa il MoVimento 5 Stelle ha invitato a parlare in commissione, ufficialmente, l’economista Claudio Borghi (c’è anche un video in cui a introdurlo è il deputato 5 Stelle Carlo Sibilia). Orbene, Claudio Borghi è NO EURO.

Lo stesso Beppe Grillo sta sempre a nominare Joseph Stiglitz. Stiglitz di qua, Stiglitz di là, il programma ce l’ha fatto Stiglitz ecc. (lo stesso Stiglitz ha espresso apprezzamento per il lavoro politico che il MoVimento sta cercando di portare avanti in Italia). Orbene, Stiglitz è un premio Nobel per l’economia ed è NO EURO (ci sono altri 6 premi Nobel NO EURO mentre non c’è nessun premio Nobel che dica sì all’Euro).

Quale sarebbe la conseguenza logica di tutti questi fatti? Che il MoVimento 5 Stelle come primo punto del programma per le Europee avesse messo 1. NO EURO e invece, come si vede dall’immagine, al primo punto c’è un cazzo di referendum sull’Euro.
Perché? Io non sono riuscito a capirlo.
È come aver fatto tre passi avanti e quattro indietro.
Nel frattempo, Bagnai è rimasto indipendente invece di affidargli il programma economico del MoVimento, Borghi se lo è accaparrato la Lega Nord e Stiglitz si starà facendo grosse risate pensando che Grillo stia solo scherzando.
Eppure nel volantino c’è il no al fiscal compact, no al 3% come sono state prese queste decisioni? Non sono decisioni difficili, complesse, che riguardano la sfera economica? Perché non è stata presa la stessa decisione anche riguardo all’Euro che è, come sopra, una decisione difficile, complessa e che riguarda la sfera economica?
Il fiscal compact, il 3%, gli euro bond sono parti integranti del progetto criminale neoliberista di cui l’Euro non è una semplice espressione, ma la base.
Bisogna spazzarlo via, senza tentennamenti senza forse né referendum del cazzo.
L’Euro ormai è da quattordici anni che ce l’abbiamo. C’è stato molto tempo per valutare tante cose. La gente va informata giorno per giorno, come benissimo stava facendo il blog. Non puoi fare una campagna elettorale referendaria sull’Euro. È una sciocchezza. Sarebbe solo un modo per i prezzolati, i criminali e gli speculatori per soffiare sulla paura e il terrore della gente.
Grillo aveva cominciato col NO EURO e col NO EURO doveva continuare. Questo passo indietro, questo cacarsi sotto è intollerabile. Bisognava prendere il coraggio a due mani, affidarsi a un economista che negli anni ha dimostrato competenza e onestà intellettuale (quindi su basi empiriche) e andare avanti.
A fare i buffoni di quelli che vogliono cambiare l’Europa mantenendo l’Euro ci sono già quelli della Lista Tsipras.

lunedì 17 marzo 2014

Per la rivoluzione di Grecia


Di recente mi sono imbattuto in due brevi scritti su Giosuè Carducci.
Il primo, redatto da Giorgio Barberi Squarotti, delinea Carducci nel suo tempo, la ricezione che se ne ebbe e ci invita a riconsiderare alcuni giudizi letterari sclerotizzati che nel frattempo si sono affermati. Il secondo, composto da Pier Paolo Pasolini, è brutalmente di condanna del poeta premio Nobel nel 1907, quella brutalità così amabile che solo Pasolini è in grado di creare.
Leggiamo Squarotti:
“…Il Carducci ebbe la grossa sfortuna di riuscire un perfetto interprete del suo tempo, cioè dei decenni seguiti all’unificazione nazionale: lo rispecchiò efficacemente e ampiamente, ne espresse idee, tensioni, ambizioni, rancori, delusioni, velleità, sogni, fantasmi, ne ebbe come risposta un sicuro e durevole successo, fino alla consacrazione a “vate” della cosiddetta “terza Italia”. Un periodo abbastanza lungo della storia della cultura e della società italiana del secondo ‘800 si riconobbe compiutamente nella sua opera poetica, ne fece un mito, oscillante fra l’ammirazione per l’indubbia abilità retorica delle poesie civili e storiche e patriottiche, la sudditanza nei confronti della prosopopea eroica e nobile del poeta del poeta in un tempo di delusioni e di mediocrità dopo il riflusso degli entusiasmi e degli slanci risorgimentali, la conclamata e apologetica suggestione di una “sanità letteraria e morale” quando già si annunciavano le forme decadenti, morbide e inquiete, e anche la delegazione a una poesia tutta animata da fremiti e da nostalgie eroiche, quale è quella carducciana, del riscatto dal senso di frustrazione e di disinganno proprio delle generazioni post-risorgimentali di fronte alle difficoltà, ai problemi gravosi, alle rinunce, alle mediocrità, alle contraddizioni e ai contrasti del giovane e debole e povero Stato unitario, così delusivo in confronto alle immaginazioni e alle speranze del Risorgimento.
Insomma, la poesia del Carducci è lì a dimostrare che il rapporto di mutuo consenso e rispecchiamento ovvero l’”organicità” di uno scrittore con il suo tempo e i gruppi sociali dominanti in esso sono un bel guaio per la poesia stessa. Si aggiunga che, a un certo punto che coincide, dal più al meno, con l’esperienza delle Odi barbare, il Carducci finì a investirsi totalmente della parte di poeta ufficiale e organico, senza più dubbi e ironie, e, di conseguenza, venne a sollecitare all’estremo la tromba storica e patriottica e ammonitoria e pedagogica, fino a costituirsi una fisionomia sublimemente eroica di maestro e di poeta nazionale, che lo consegnò alquanto imbalsamato alle celebrazioni crociane, alle storie letterarie, alla scuola, al successivo radicale rigetto.
È un’immagine che fa torto alla poesia carducciana, che è molto meno uniforme e compatta e quieta di quanto possano far sospettare sia l’esaltazione del Croce, sia i più recenti recuperi in chiave esistenziale di un “Carducci senza retorica”, ripiegato su se stesso nella meditazione della vecchiaia e della morte. E sarà allora opportuno ripercorrerla senza lasciarsi troppo condizionare (e anche fuorviare) dall’estrema figura di sé che il Carducci lascia con le Odi barbare e con Rime e ritmi…”
Insomma, lasciando per un attimo da parte il valore artistico o il gusto personale per la poesia di Carducci, Carducci stesso diventa documento storico importantissimo per un’intera epoca d’Italia.


Veniamo ora a Pasolini che, in occasione di una stampa di Poesie scelte di Carducci, in Descrizioni di descrizioni scrive:
“…Luigi Baldacci ha fatto il meglio che poteva fare, sia nell’antologizzare che nel presentare questo volume. La scelta è abbastanza eslege per giustificarsi di per se stessa. Viene fuori un Carducci semi-inedito, un po’ come quei poeti “rari” di cui egli stesso amava farsi editore. Le cose meno note di Carducci non sono però meno libresche delle altre; anzi, lo sono di più. Sanno fortemente, addirittura a volte insopportabilmente, di cassetto e di lucerna. Il manierismo carducciano mascherato di vitalità e salute (l’operazione più in mala fede di tutta la letteratura italiana) in queste poesie meno note, che appunto per il loro eccesso manieristico dovrebbero piacerci di più, mostra invece tutta la sua rozzezza e la sua mancanza d’intelligenza.
Brutalmente battute e ribattute dal nostro abile “artiere” queste strofe e queste rime non rimandano ad altro che a se stesse, “idioletto” meschino e devitalizzato. Dietro ad esse il background è costituito da una vita sentimentale completamente priva di interesse, insincera, e un mondo culturale il cui “italianismo” è soffocante e il cui accademismo è provinciale e retorico. Penso a che disgrazia è stata per gli adolescenti della mia età aver dovuto cominciare con l’interessarsi a un poeta così: interesse che poi non si è concluso con l’adolescenza, ma è continuato ancora durante la giovinezza. Quante ore buttate via, quanta energia malamente sprecata, quanta aberrazione, quanta stupidità…”
Ora, legittimamente mi si potrebbe chiedere: ma che minchia ci fai con Carducci? Non stai studiando l’Euro, il capitalismo, la speculazione finanziaria, non stai già leggendo i romanzi di Fulvio Abbate e Luciano Bianciardi? Certamente sì. L’incontro con Carducci, con questa sua poesia che voglio postare, è stato puramente casuale.
Stavo spolverando i libri e nel volume di poesie di Carducci c’era un segnalibro che ho recuperato.
Questo segnalibro si trovava a pagina 98, alla poesia Per la rivoluzione di Grecia.
Ovviamente, trattandosi di una poesia sull’amata Ellade, sulla rivoluzione, sulla libertà e la democrazia non ho potuto fare altro che leggerla e rileggerla e avere voglia di condividerla. Mi è parso poi che, quell’accenno all’invasore straniero, all’oppressore nordico, sia un richiamo all’attualità. Un riferimento a quegli invasori dell’Europa del nord che stavolta invece di usare eserciti e armi convenzionali, stanno usando l’arma della finanza per distruggere l’economia, la libertà e la dignità del popolo greco.
Ok, andiamo a leggere quest’ode che è un inno entusiastico alla rivoluzione greca dell’ottobre 1862, che si chiude però in profonda amarezza vedendo deluse le sue speranze di un’instaurazione repubblicana visto che le grandi potenze straniere avevano imposto alla Grecia un altro re barbaro, il principe Guglielmo di Danimarca.

PER LA RIVOLUZIONE DI GRECIA

Dunque presente nume ancor visiti,
Sacra Eleuteria, la terra d’Ellade,
Che già d’armi e di canti
e d’altari fumanti – ardeva a te?

E là, dal vecchio Pireo, da l’isola
Che la tua gesta racconta a i secoli,
De la fuga tremante
Tu ancor l’amaro istante – insegni a i re?

Oh viva, oh viva! Dovunque i popoli
Tu a l’armi accendi tu i troni dissipi,
Ivi è la musa mia,
De l’agil fantasia – su l’ale io son.

Deh come lieto tra il Sunio e l’isole
Care ad Omero care ad Apolline
L’azzurro Egeo mareggia,
Su cui passeggia – de’ gran fatti il suon!

Infrenin regi le genti barbare,
Grecia li fuga. Veggo Demostene
Su ‘l bavarico esiglio
Il torvo sopracciglio – di spianar.

Ombra contenta ricerca ei l’àgora
Che già ferveva fremeva urtavasi
De la sua voce al suono
Sì come al tuono – il nereggiante mar.

Da poi che il brando nel mirto ascosero
Armodio e il prode fratello unanime
Non mai dì più giocondo
Per Atene su ‘l biondo – Imetto uscì.

Udite… È un altro fanciullo barbaro
Che Atene accatta rege. Nasconditi,
Musa: ritorna in pianto
D’Armodio il canto – a questi ignavi dì.

Bologna, 8 novembre, 1862

venerdì 7 marzo 2014

Basta Euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande 31 risposte. La verità che nessuno ti dice (settima parte)


27. Non sarebbe meglio decidere con un referendum?

Chi dice di volere un referendum in realtà probabilmente non vuol cambiare nulla; non per niente chi lo propone non ha una posizione propria a favore o contro l’Euro, cosa che, dato che l’Euro già c’è, implica l’accettare che le cose possano rimanere così come sono.
Innanzitutto, non è possibile fare un referendum sui trattati internazionali, inoltre, anche supponendo per assurdo di farlo lo stesso, una campagna referendaria su una questione così complessa sarebbe viziata da ogni genere di terrorismo mediatico, tale per cui le bugie sull’Euro che già normalmente si vedono sui media, si moltiplicherebbero, con l’aggravante che i poteri finanziari europei non esiterebbero a lanciare fortissimi attacchi speculativi contro il nostro debito.
Ai cittadini verrebbe data l’impressione che con il loro voto contro l’Euro provocherebbero un disastro e l’incertezza del risultato in un simile clima comporterebbe terribili agitazioni sui mercati e fughe incontrollate di capitali. L’unico modo per riconquistare la nostra sovranità monetaria è per mezzo di un Governo democraticamente eletto che agisca velocemente per decreto.
Immaginate in che modo un governo favorevole all’Euro potrebbe mai gestire le procedure di uscita se un referendum (incostituzionale) dovesse indicare una volontà di uscita. Le azioni necessarie per cambiare moneta minimizzando i danni non sono semplici, ma un Governo democraticamente eletto che negozi al più presto lo smantellamento dell’Eurozona, magari concordando la strategia con altri
paesi, prima fra tutti la Francia in caso di vittoria dell’alleato Front National e che, nel caso i negoziati falliscano, potrebbe al limite agire per decreto, prendendo tutte le misure necessarie per rendere la transizione indolore.

28. Il Front National di Marine Le Pen è una forza di destra e nazionalista, come può essere un
alleato affidabile?


La battaglia contro l’Euro è una battaglia di indipendenza e libertà. Indipendenza e libertà non sono né di destra né di sinistra, bensì valori assoluti.
Ritornare ad essere padroni in casa nostra è la condizione indispensabile per qualsiasi altra politica, sia per chi è nazionalista sia per chi invece sogna il federalismo. Una volta liberi poi ci sarà tutto il tempo per “rifare le squadre”.
Chi non ha il controllo sulla propria moneta non sarà mai libero. Se alle elezioni europee le forze contrarie all’Euro riuscissero ad ottenere una forte affermazione tutto diventerebbe più facile: a questo scopo ogni voto conta, e un coordinamento fra i partiti avversi all’Euro in tutta Europa è la prova più evidente che senza l’ostacolo della moneta unica potrebbe esserci una diversa e sincera amicizia europea al di fuori delle attuali contrapposizioni.

29. In molti dicono che l’Unione Europea ha portato la pace, se abbandoniamo l’Euro ci sarà la guerra?

La pace c’è fra tutte le nazioni che si sono combattute nelle guerre mondiali e il maggior rischio per il mantenimento di questa pace è proprio l’Euro. Un sistema economico che mette popoli e nazioni gli uni contro gli altri, che costringe popoli a pagare per altri ed impone sofferenze e privazioni con conseguenze economiche del tutto simili a quelle di un conflitto armato, origina odio fra nazioni che avevano dimenticato questa parola.
Fino a pochi anni fa nessun greco aveva alcun motivo di risentimento nei confronti della Germania: oggi se la Merkel vuole visitare Atene deve essere circondata dall’esercito schierato a difesa.

30. Sento dire che molti famosi economisti, compresi alcuni premi Nobel sono contrari all’Euro.
È vero? Chi sono?


È vero, sono almeno 7 i premi Nobel per l’Economia che hanno apertamente criticato l’Europa dell’Euro (Mirrlees, Stiglitz, Sen, Tobin, Krugman, Friedman e Pissarides) ciascuno di essi ovviamente propone anche soluzioni alternative ma, come abbiamo visto, le soluzioni alternative
non sempre sono realisticamente possibili e non sempre sono desiderabili.
Molti economisti hanno ad esempio firmato una proposta (il “Manifesto di Solidarietà Europea”) dove si propone uno smantellamento “dall’alto” dell’Eurozona con l’uscita dall’Euro della Germania come prima mossa. Peccato però che tutto ciò dipenda dalla volontà di altri Paesi.
E se i tedeschi dicono di no? Tutti questi scenari alternativi diventeranno tanto più fattibili quanto
più forti saranno i consensi dei movimenti totalmente contrari all’Euro.

31. Esistono altrettanti premi Nobel e famosi economisti convinti invece che l’Europa dell’Euro sia perfetta così?

NO.

Premi Nobel sull’Euro:

Paul Krugman, Premio Nobel 2008,
economista e professore di Economia e Relazioni internazionali presso l’Università di Princeton.

“Penso che l’Euro fosse un’idea sentimentale, un bel simbolo di unità politica.
Ma una volta abbandonate le valute nazionali avete perso moltissimo in flessibilità. Non è facile rimediare alla perdita di margini di manovra.”
“L’Europa sarà sempre fragile. La sua moneta è un progetto campato in aria e lo resterà fino alla creazione di una garanzia bancaria europea”.

Intervista su l’Express di Parigi, 6 settembre 2012

Joseph Stiglitz, Premio Nobel 2001,
economista e saggista statunitense.

“Questa crisi, questo disastro è artificiale e in sostanza questo disastro artificiale ha quattro lettere: l’Euro.”
Evento “Discussion on the Future of Europe”, organizzato dal “Center on Global Economic Governance” di New York, 25 febbraio 2013.

“Il progetto europeo, per quanto idealista, è sempre stato un impegno dall’alto verso il basso.
Ma incoraggiare i tecnocrati a guidare i vari Paesi è tutta un’altra questione, che sembra eludere il processo democratico, imponendo politiche che portano ad un contesto di povertà sempre più diffuso”.
“L’Europa ha bisogno di un maggiore federalismo fiscale e non solo di un sistema di supervisione centralizzato dei budget nazionali”.

Articolo “Euro, o cambia oppure è meglio lasciarlo morire” di Joseph Stiglitz, da Project Syndicate.

“Ci sono vantaggi e svantaggi ad avere un grande mercato come l’Europa. Ma se non lo si può riformare, io non credo che non sia poi così male tornare alle vostre vecchie monete. Le unioni monetarie spesso durano soltanto un breve periodo di tempo.
Ci proviamo, e o funziona o non funziona. Il regime di Bretton Woods è durato trent’anni. L’Irlanda ha ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito e ha creato una propria moneta.
Quando succede è un grande evento, ma succede. Ed è possibile. L’idea che sarebbe la fine del mondo è sbagliata”.
“Uscire dall’Euro è meglio che seguire politiche suicide”.

Stiglitz risponde alle domande dei lettori di “Le Nouvel Observateur”, settembre 2012.

Amartya Sen, Premio Nobel 1998,
economista, ha insegnato presso le università di Harvard, Oxford e Cambrige.

“L’Euro è stato un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l’Europa.
I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Europa. Chi scrisse il Manifesto di Ventotene combatteva per l’unità dell’Europa, con alla base un’equità sociale condivisa, non una moneta unica”.

Intervista al Corriere della Sera, 21 maggio 2013.

Milton Friedman, Premio Nobel 1976,
economista statunitense scomparso nel 2006, considerato il padre del neoliberismo e del monetarismo.

“L’Euro sarà più una fonte di problemi che non di benefici”.
Periodico economico “New Perspectives Quarterly Magazine”, 2005

“L’Euro è un progetto dirigista, autoritario, antidemocratico e pericoloso, Francoforte e Bruxelles
prenderanno il posto del mercato”.
“L’Euro è una costruzione non democratica. Il progetto generale non lo è perché non è quello
che vogliono i cittadini. Se la popolazione tedesca votasse, il progetto sarebbe sconfitto.
E lo stesso accadrebbe in molti altri Paesi. L’Unione monetaria è il prodotto di una élite.
È il frutto di una impostazione non realistica, di una spinta elitaria di chi vuole usare la moneta
unica per arrivare all’unione politica”.
“Più che unire, la moneta unica crea problemi e divide. Sposta in politica anche quelle che sono questioni economiche. La conseguenza più seria, però, è che l’Euro costituisce un passo per un sempre maggiore ruolo di regolazione da parte di Bruxelles. Una centralizzazione burocratica sempre più accentuata. Le motivazioni profonde di chi guida questo progetto e pensa che lo guiderà in futuro vanno in questa direzione dirigista.
È una tendenza che c’è da 15 anni, contro la quale, per esempio, ebbe modo di combattere Margaret Thatcher”.
“A Francoforte siederà un gruppo di banchieri centrali che deciderà i tassi d’interesse centralmente.
Finora, le economie, come quella italiana, avevano una serie di libertà, fino a quella di lasciar muovere il tasso di cambio della moneta. Ora, non avranno più quell’opzione”.

Intervista al Corriere della Sera, 23 marzo 1998

James Mirrlees, Premio Nobel 1996,
economista, ha insegnato presso università di Oxford ed è professore emerito di Economia politica a Cambrige.

“Guardando dal di fuori, dico che non dovreste stare nell’Euro, ma uscirne
adesso.”
“Finché l’Italia resterà nell’Euro non potrà espandere la massa di moneta in circolazione o svalutare: ecco perché si impone la necessità di decidere se rimanere o meno nella moneta unica, questione non facile da dirimere”.

Convegno presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, 5 dicembre 2013.

Christopher Pissarides, premio Nobel 2010,
economista, insegna alla London School of Economics.

“La situazione attuale non è sostenibile ancora per molto. È necessario abolire l’Euro per creare quella fiducia che i Paesi membri una volta avevano l’uno nell’altro”.
“L’Euro dovrebbe essere smantellato in maniera ordinata, oppure i membri più forti dovrebbero fare rapidamente tutto il necessario per renderlo compatibile con crescita e occupazione”.

Lezione presso la London School of Economics, 12 dicembre 2013.