sabato 9 luglio 2011

L'Uomo Confuso

Un'amica mi faceva giustamente notare che anche gli uomini soffrono, a modo loro, degli scompensi dovuti al mestruo.
M'ha fatto riflettere sulle cazzate che diciamo noi uomini alle donne. E' vero, a volte andiamo proprio nel pallone, siamo illogici, indecisi e pusillanimi. Molto pusillanimi. Io nel mio piccolo credo che le donne abbiano molta pazienza e capacità di sopportazione, ma tolleranza zero verso chi si comporta da omuncolo.
Posto di seguito alcune frasi storiche dell'uomo, diciamo così, "confuso".
Non mi manca la mia ex. Mi manca solo lei come persona ed alcune dinamiche che si erano venute a creare tra me e lei. (sono io)

"Ma scherzi, certo che ti sto solo invitando a cena, non serve che puntualizzi... vai tranquilla...non devi assolutamente pensare che io ti veda solo in un certo modo, dai, siamo amici, ed è passato un sacco di tempo ormai..." alcune ore dopo: "Ma scusa, secondo te perché ti ho invitato a cena?”...

Non è che non mi piace stare con te, però se stiamo in compagnia è meglio.

A me le coppiette ispirano sfiga e tristezza, per fortuna che noi non lo siamo! (ndr dopo 2 anni di relazione, al ristorante)

Potresti venire a vivere da me. Come fossimo due compagni di università.

Ciao. In questi tre mesi che mi sono preso per riflettere (ndr sparizione improvvisa) ho capito che sei importante. Non so ancora se saprei affrontare una storia “tradizionale”...vorrei comunque vederti. (ndr testo di un sms)

Sai che io amo vivere in mezzo alla natura, i laghi, i monti.. lo so che ti chiamavo spesso, sì, ma sento che ora non ho un buon rapporto col telefono, e quindi non ti chiamo...Ma ti penso eh, e mi fa piacere se mi chiami tu.

Sai perché ho capito che ti amo? Perché quando mi capita di stare con donne più belle di te, io ti penso comunque tantissimo.

Ho voglia di te, ti devo vedere assolutamente, farei qualsiasi cosa per te stanotte...perché non prendi la macchina e cerchi di essere qui in massimo 15 minuti? Dai, non ci dovrebbe essere traffico. (sms, ore 2:21 a.m.)

Non so cosa fare della mia vita capisci? (questa è mia)

Vedi...è che noi uomini sappiamo scindere il sesso dall'amore. Per questo quando ti ho tradita non te l'ho detto. Per me non significava nulla...

Ora che sei dimagrita inizio a vedere quanto tu sia realmente bella come persona. (ahuahuahuahuahuahua)

So che ti ho fatto soffrire, ma oggi sei una persona migliore e un po’ è anche merito mio... ci vediamo una di queste sere? (oddio, l'ho detta anche io)

Beh dai, è finita ma siamo comunque ottimi amici! A proposito, mi daresti il numero della tua collega? Non ti dà fastidio, vero? (ehm...)

Il mio analista mi ha detto di dirti che sto bene e che non mi manchi affatto.

Ci sentiamo in settimana! Se non mi trovi, manda un sms.

Sì ok, ti ho detto "tieniti libera per sabato sera, SE VUOI", però non ti ho mica detto che saremmo usciti per forza. Guarda che è importante che tu abbia una vita tua perché io non ci sono sempre, ho tanti impegni.

Tu mi piaci. C'è poco da dire però non so cosa fare. Mi destabilizzi... (eccomi)

Spesso in passato sono stato poco comunicativo con le mie partner, le ho ingannate, ho vissuto alle loro spalle. Ma tu sei diversa e con te voglio essere corretto; lasciarti prima di tradirti. E sento che questo è il momento.

Chi è quella che mi scrive sempre su Facebook? Come? Dici che ci sono anche varie foto in cui mi abbraccia… (silenzio..) Stai tranquilla, è una mia amica, ma non le piaccio eh, non è successo niente, non è il mio tipo e poi mi sa che le piacciono le ragazze… (Conversazione telefonica dell'Uomo Confuso mentre tenta di negare l'evidenza)

Tu sei meravigliosa, non lasciare che la rottura tra noi ti faccia cambiare idea a riguardo. (L'Uomo Confuso prova a fare il guru orientale)

Non so amare perché le donne mi hanno sempre dato troppo. Sono stato rovinato dalle donne, io. (questa è leggendaria)

Una donna meravigliosa come te non può amare un uomo che non ha niente da darle come me. Credimi, io penso che meriteresti di meglio. (subdola)

Sei la persona più importante di tutte nella mia vita e lo sarai sempre… ma non vedersi è meglio. (rieccomi)

Sono sparito senza darti una spiegazione perché sono stato educato in una certa maniera! Non si possono dire le cose spiacevoli alla gente... Io sono un gentleman. (ahahahahahahahahahaah chiedo scusa per questa!)

Ti lascio ma fidati, sto peggio io di te. (aiuto, questa è terribile)

Avrei potuto scegliere una donna meravigliosa fisicamente, ma alla fine credo di avere bisogno di stare con una persona magari meno bella ma più dolce e fedele, tipo te. Perché la bellezza svanisce con il tempo, le altre qualità no. Capisci? Credo di essere molto maturato. (sì, qui siamo al "grave senza speranza")

venerdì 8 luglio 2011

fai come il dolore

(abbozzo fatto da me)

oggi avrei voluto scrivere la storia di Sansone.
oggi mi fa male in petto, proprio al centro.
oggi sono svuotato, spossato, fantasma.
oggi mi cadono le braccia.
oggi il fuoco è spento.
oggi la delusione è tutto.
oggi quando cammino ho le vertigini.
oggi so che sei sola.
oggi non si può vivere senza il tuo sorriso.
oggi ho fatto l'ennesimo inutile colloquio.
oggi in questa terra non ho speranze.
oggi il futuro non c'è.
oggi non mi sento bene.
oggi mi deprimo perchè tu stai male.
oggi mi intristisco perchè tu allontani chi ti vuole bene.
oggi ci sto male perchè non posso aiutarti.
oggi sono arrabbiato perchè tu non vuoi aiuto.
oggi ti odio perchè non sai cos'è una carezza. anche se quella carezza è solo negli occhi.
oggi tu non sai che il silenzio può essere la voce dell'anima.
oggi m'è preso un gran magone.
oggi ho il disgusto di vivere. disgusto di vivere senza quella immensità che tu rappresentavi.

giovedì 7 luglio 2011

Alveare vista mare con gente da odiare

La parola condominio deriva dalla crasi fra due parole: condom e dominio.
In pratica l'esatta traduzione di condominio sarebbe "agglomerato di teste di cazzo".
Nel mio palazzo (perchè per gli altri è un condominio, per me è un palazzo) a piano terra ci sono la famiglia Li Gazzi e, da poco, un avvocato vi ha messo il proprio studio. Ma perchè l'ufficio degli avvocati si chiama studio? Forse perchè studiano come fregare la legge? Fatto sta che l'unica conseguenza dell'arrivo di questo avvocato è che girano molte più facce di merda del solito. La famiglia Li Gazzi è composta da marito, moglie e due figli. Il signor Li Gazzi lo trovammo una volta svenuto per le scale con un martello in mano. Scoprimmo poi che aveva litigato con la moglie e la stava inseguendo per le scale con quel corpo contundente, quando si sentì male. La signora Li Gazzi è la classica tipa che le pesa la lingua quando deve salutare. Per lei dire buongiorno è davvero un'impresa faticosa.
Il figlio maschio era fidanzato da anni con una tizia, poi lei andò a Lourdes, ebbe una specie di illuminazione mistica e lo lasciò. Allora lui in capo a tre mesi si fidanzò con un'altra e si sposò; ora hanno un bel bambino. Da questa vicenda ho arguito che a lui non interessava chi fosse la moglie, aveva solo voglia di sposarsi. La figlia dei Li Gazzi pure si è sposata, ha un bel bambino e il marito ha uno sguardo così vivo e intelligente che m'aspetto vinca un paio di premi Nobel nel prossimo decennio.
Al primo piano ci sono due famiglie: quella degli Gnoccoli e quella degli Avepater.
Il signor Gnoccoli è un tipo interessante. Spia tutto e tutti dal balcone, rompe il cazzo sui contatori e le bollette e si vanta di saper aggiustare tutto, ma nessuno l'ha mai visto con un attrezzo in mano. E' un berlusconiano pentito; il resto della famiglia non conta.
Gli Avepater sono madre anziana e figlio quarantenne. Lui è interessante perchè pare un Che Guevara con problemi alla tiroide ed ha abbracciato una di quelle religioni che si costituiscono in sette. Non so di quale messaggio evangelico siano portatori, ma di sicuro non quello dell'esaltazione del digiuno purificatore.
Al secondo piano ci sono gli Scapazzo e i Gigliolingua. Gli Scapazzo sono arrivati da poco e sono una coppia di giovani sposi. L'altro giorno lui ha bussato alla mia porta e m'ha dato dei confetti azzurri perchè la moglie aveva partorito un maschio. Sembrava molto felice, ma a me non poteva fregare di meno nè capivo cosa avesse da gioire. M'è parso alquanto contrariato che io non condividessi la sua gioia e allora, siccome sono buono, ho chiamato mia madre che è sempre contenta di poter fare ste recite di gridolini e sorrisini con il prossimo. I Gigliolingua sono anch'essi una coppia di sposi con tre bambini piccoli che rompono il cazzo perchè per usare l'ascensore ci mettono un sacco di tempo. Non hanno molto importanza, gli unici fatti rimarchevoli sono che lui tutte le sere porta le pizze a casa (si vede che la consorte non ha voglia di cucinare) e che la moglie è la classica donna che quando la vedi non puoi fare a meno di pensare "madò che porcona!"
Al terzo piano c'è quello che io chiamo il settore ospizio.
Ci sono i Rimbambaldi da un lato e i Cateteriani dall'altro. Dei Rimbambaldi in realtà conosco solo lei; una vecchia che infesta l'ascensore di una puzza putrefatta insopportabile e rompe i coglioni sul portone che deve stare chiuso. I Cateteriani c'è lei che ha delle ascelle che puzzano quanto un emmental scaduto da sedici anni e lui che son più di dieci anni che non esce di casa e che si lamenta tutti i giorni urlando AAAAA AAAAA AAAAA. A volte di notte lo sento e mi chiedo ma perchè non dice pure BBBBB BBBBB CCCCC CCCCC DDDDD DDDDD?
Al quarto piano abitiamo il Pazzo ed io con la veneranda madre. Il Pazzo è pazzo. Urla, rompe la roba di casa sua, mette fuori uso l'ascensore e se parcheggiano davanti al suo garage va in escandescenze e salta come un pazzo sull'auto che gli ostruisce il passaggio. Uno spettacolo imperdibile.
Chiudiamo con il quinto piano dove abita solo la signora Tirchiazzi, con la polacca di compagnia, che possiede anche l'altro appartamento. Ha un'età che oscilla fra i 99 e i 115 anni. Non ho molto da dire su di lei tranne il fatto che il nipote, che sta a Roma, aspetta l'eredità da decenni e ogni volta che la viene a trovare guardare la sua espressione delusa non ha prezzo. Odio la signora Tirchiazzi perchè ha le chiavi del terrazzo e non le dà a nessuno. Io mi sono vendicato e le ho fregato alcuni libri che aveva in casa e che non leggeva mai. Così impari vecchiaccia!

mercoledì 6 luglio 2011

L'entrata di Cristo a Bruxelles

Parigi è l'unica città al mondo in cui non si ha bisogno di essere felici.
Avevo già sentito parlare della Nothomb, ma ancora non avevo letto nulla di lei.
Ecco perchè mi piace l'idea editoriale del Sole26ore. Ti propongono libriccini che contengono alcuni racconti di vari scrittori in modo da darti l'occasione di "assaggiare" un autore. Per soli due euro hai la possibilità di fare una prova, se ti piace scopri un nuovo amore letterario; se non ti piace hai comunque impiegato il tuo tempo meglio di quanto avresti mai potuto fare. (ha parlato il talebano della lettura...)
In questo volumetto ci son due racconti.
Il primo, L'entrata di Cristo a Bruxelles, è una sorta di favola perchè è una storia che non si preoccupa troppo della logica o delle convenzioni realistiche, ha una morale ed ha pure un lieto fine.
La Nothomb sa scrivere, altrochè, perchè sa inventare e sa piazzarti le frasi giuste nel momento giusto. Non vorrei dire che sa usare gli artifici letterari, sarebbe riduttivo. Sa narrare perchè sa quando è il momento di forzare, quando è il momento di essere scorrevole e quando piazzarti una bella trovata. Scrivere bene, è anzitutto una questione di ritmo e leggere la Nothomb è come seguire un ammaliante jazz metafisico.
Sappiate che L'entrata di Cristo comincia con un chiodo piantato nella testa di un neonato e finisce nell'esatto opposto. Seguirete con curiosità la storia di Zoe e Salvator, il loro amore al di là delle convenzioni dell'alta società. Saprete come l'amore può coinvolgere strane regioni dell'essere, come ci si può sposare per disprezzo e vi verrà la curiosità di andare a Malines.
Il secondo racconto si intitola Senza nome. Vi dico subito che ho provato un'invidia selvaggia a vedere come Amélie sia riuscita a creare una storia simile. Un uomo parte per il Nord perchè, dopo aver letto Goethe, ascoltato la musica di Purcell ecc., s'è convinto di poter trovare la dama dei suoi sogni al Nord. Dove ci sono il Genio del freddo e le fate.
Dopo aver percorso chilometri e chilometri in una regione sperduta e nevosa della Finlandia con una slitta trainata da quattro cani, trova rifugio in una casa che crede disabitata.
La casa, però, è abitata da quattro uomini che lui sorprende a guardare con incredibile attenzione una stupida soap opera. Ma è per scoprire cosa succederà la prima notte al protagonista che vale la pena di leggere sto magnifico racconto.
Forse invidierete il protagonista, forse lo compiangerete...chissà. Dipende da cosa pensate delle prigioni dorate, del godimento e degli affetti familiari.
Tanto di cappello, cara Nothomb. Mi hai convinto a seguirti ancora e credo che il prossimo acquisto letterario sarà Igiene dell'assassino.

Ah, quasi mi dimenticavo. Ti ringrazio per avermi fatto ricordare di James Ensor, che tanto mi piacque quando feci l'esame di Storia dell'Arte Contemporanea.

martedì 5 luglio 2011

Salvador dà i numeri...

Non so perchè Dalì abbia fatto le pagelle che hanno come minimo 0 e come massimo 20. Di solito siamo abituati a pagelle che vanno da 1 a 10.
Ma Dalì è Dalì e la sua genialità si insinua anche in queste piccolezze.
Riportare i voti che Dalì ha assegnato agli altri e a se stesso è una schiocchezzuola, ma ritengo sia un modo leggero e divertente (attraverso questi dati) per sapere come la pensava Dalì sugli "amici" pittori e sulla pittura in generale.
I parametri sono: TECNICA, ISPIRAZIONE, COLORE, DISEGNO, GENIO, COMPOSIZIONE, ORIGINALITA', MISTERO, AUTENTICITA'.
I pittori "valutati" sono: LEONARDO DA VINCI, MEISSONIER, INGRES, VELASQUEZ, BOUGUEREAU, PICASSO, RAFFAELLO, MANET, VERMEER, MONDRIAN e Dalì stesso.
(gli unici che non conoscevo erano Meissonier e Bouguereau)
Riporterò solo le valutazioni più interessanti e quelle provocatorie. (la provocazione mi piace da morire)
Per quanto riguarda la tecnica gli unici due 20 sono assegnati a Vermeer e a Velàsquez. Mondrian prende 0, Manet 3, Picasso 9 e Dalì un modesto 12.
Per l'ispirazione l'unico 20 è per Vermeer; Picasso, Velàsquez e Raffaello si fermano a 19; Meissonier e Mondrian 0; Manet 1 e Dalì 17.
Sul colore due 20 vanno a Velàsquez e Vermeer; 0 a Mondrian; Picasso 9, Manet 6, Dalì 10.
Sul disegno abbiamo Raffaello e Vermeer che meritano 20; Leonardo e Velàsquez che si fermano a 19; Picasso 18, Manet 4, Mondrian 0 e Dalì 17.
Ora la voce per Salvador più importante: il genio. Leonardo, Velàsquez, Picasso, Raffaello e Vermeer prendono 20; tutti gli altri 0 e Dalì 19...
Per quanto riguarda la composizione Velàsquez, Raffaello e Vermeer prendono 20; Picasso 16, Manet 4, Mondrian 1 e Dalì 18.
Fattore originalità. Gli unici due a prendere 20 sono Raffaello e Velàsquez; Vermeer e Leonardo si fermano a 19; Picasso 7 (?), Manet 5, Mondrian 0,5 e Dali 17.
Una voce che cercherò di approfondire è quella di mistero. Per ora mi limito a dire che Leonardo, Raffaello e Vermeer prendono 20; Picasso 2, Manet e Mondrian 0, Dalì 19.
Chiude la serie, la voce autenticità. Qui Dalì è molto largo di voti in generale assegnando un 20 a Leonardo, Ingres, Velàsquez, Raffaello e Vermeer; è duro solo con Picasso a cui dà 7 e con Mondrian che prende 3,5, mentre lui si dà 19.
A sto punto non so se essere contento o meno dell'assenza del mio amato Schiele da questa lista...

lunedì 4 luglio 2011

Prenderti le mani, restar qui fino a domani no…non mi va (non ne posso più)

È luglio già da quattro giorni.
E come ogni luglio, il dolore per la tua mancanza diventa una tigre selvaggia e sanguinaria che brama la mia vita e fa il mio cuore a brandelli.
Mi divorasse una buona volta sta cazzo di tigre.
Quello che non so è perché il sognarti felice e innamorata, ovunque e con chiunque tu sia, mi dia tanto sollievo. Bò? Del resto ti ho amato al primo sguardo e sempre ti amerò.
Comunque sticazzi è sempre la parola risolutiva. Stigrancazzi di tutto.

Ascolto Mozart.

domenica 3 luglio 2011

Arte, gossip giapponese e una spruzzata di psicologia

Considerato che oggi è domenica, ho deciso di fare un post rilassante invece dei miei soliti post impegnati, intellettuali e difficili. Quindi godiamoci un'opera d'arte, un po' di pettegolezzo e una curiosità psicologica.
Lode al relax!


Il tronco dell’albero del supplizio, nero e leggermente obliquo, campeggia sullo sfondo tizianesco d’una tenebrosa foresta e d’un cielo serotino, fosco e distante.
Un giovane di singolare avvenenza è legato nudo al tronco dell’albero, con le braccia tirate in alto, e le cinghie chi gli stringono i polsi incrociati sono fermate all’albero stesso. Non si scorgono legami d’altra sorta, e l’unico rivestimento della nudità del giovane consiste in un ruvido panno bianco che gli fascia mollemente i lombi.
Il dipinto è dedicato a san Sebastiano che subì il martirio, ma siccome è dovuto a un pittore, Guido Reni, della scuola eclettica del Rinascimento, da questo quadro che raffigura la morte di un santo cristiano emana un forte aroma di paganesimo.
Il corpo del giovane non reca alcuna traccia degli stenti o dello sfinimento derivati dalla vita missionaria, che improntano l’effigie d’altri santi: questo palesa invece unicamente la primavera della gioventù, unicamente luce e piacere e leggiadria.
Quella sua bianca e incomparabile nudità scintilla contro uno sfondo di crepuscolo. Le braccia nerborute, braccia d’un pretoriano solito a flettere l’arco e a brandire la spada, sono levate in una curva armoniosa, e i polsi s’incrociano immediatamente al disopra del capo. Il viso è rivolto leggermente in alto e gli occhi sono spalancati, a contemplare la gloria del paradiso con profonda tranquillità. Non è la sofferenza che aleggia sul petto dilatato, sull’addome teso, sulle labbra appena contorte, ma un tremolio di piacere malinconico come una musica.
Non fosse per le frecce con le punte conficcate nell’ascella sinistra e nel fianco destro, egli sembrerebbe piuttosto un atleta romano che allevia la stanchezza in un giardino, appoggiato contro un albero scuro.
Le frecce si sono addentrate nel vivo della giovane carne polposa e fragrante, e stanno per consumare il corpo dall’interno con fiamme di strazio e d’estasi suprema. Ma il sangue non sgorga, non ha ancora infuriato il nugolo di frecce che si vedono in altri dipinti del martirio di san Sebastiano. Qui, invece, due frecce solitarie mandano le loro ombre quiete e delicate sopra la levigatezza della pelle, simili alle ombre d’un ramo che cadono su una scala di marmo.
Perché v’ho riportato una descrizione così dettagliata di quest’opera? Perché è guardando e osservando attentamente questo quadro che lo scrittore giapponese Yukio Mishima si fece la sua prima sega all’età di dodici anni.
E per dirvi, altresì, che il medico e scrittore tedesco Magnus Hirschfeld assegna alle “immagini di san Sebastiano” il primo posto fra quei generi d’opere d’arte dai quali l’invertito trae un godimento speciale. Questa osservazione di Hirschfeld conduce facilmente alla congettura che nella stragrande maggioranza dei casi d’inversione, soprattutto d’inversione congenita, gli impulsi degli invertiti e dei sadici siano commisti inestricabilmente.

sabato 2 luglio 2011

Oh, eppure Licia gliel'aveva detto: "Niente 69 in quei giorni..."

Il V libro dell'Odissea si può dividere in due parti.
Nalla prima vediamo Mercurio eseguire un ordine di Zeus e cioè parlare con Calipso affinchè lasci andare Ulisse e non più trattenerlo presso di sè.
Calipso all'inizio è riluttante, accusa gli dèi di essere invidiosi di una coppia innamorata e fa vari esempi di comportamenti simili da parte degli Immortali. Alla fine però si piega al volere del Cronide e raggiunge Ulisse che sta seduto su una scogliera, triste e lacrimoso, perchè vuole tornare a casa dalla sua Penelope.
Calipso è una ninfa, è una dea, è bellissima, immortale, padrona di un'isola, ha nettare d'ambrosia, cibi prelibati e può rendere immortale anche Ulisse.
Ad Ulisse però non importa, vuole tornare da Penelope.
Devo dire che Calipso è una gran signora. Ulisse la rifiuta per una mortale, ma lei non s'incazza.
Conduce Ulisse alla caverna, cenano, fanno l'amore per un'ultima volta e il giorno dopo l'aiuta a costruire la zattera che servirà ad Ulisse per il viaggio, gli regala un vestito, i viveri per affrontare la traversata e gli fornisce indicazioni preziose per affrontare il mare. In più, giura solennemente di non giocare brutti tiri ad Ulisse mentre questi è per mare.
Ulisse salpa e qui comincia la seconda parte del canto.
Dopo una quindicina di giorni di viaggio, Posidone (sempre furioso contro Ulisse), tornato da un viaggio presso gli Etiopi, scatena una tempesta per farlo naufragare.
Qui Omero è stato grande, perchè ha saputo rendere la scena emozionante e piena di suspence fino alla fine.
Dopo aver visto la morte in faccia e nuotato per due giorni e due notti, Ulisse vede terra e ritrova la speranza.
Purtroppo però non sa come giungere a terra perchè la riva è piena di scogli e non ci sono rade o approdi.
Come farà?

venerdì 1 luglio 2011

Odio la campagna perché è troppo verde

Si possono fare opere che non siano arte?
M. D.
Anni fa vidi un cesso firmato con un pennarello nero e mi dissero che era un'opera d'arte.
Successivamente mi capitò di osservare una ruota di bicicletta poggiata su uno sgabello da cucina e mi dissero che era un'opera d'arte dello stesso artista.
Così volli sapere chi era questo genio che riusciva a far passare sta roba per arte: ebbene l'artista era Marcel Duchamp.
Scriverò, pian piano, quello che Marcel ha lasciato nel mio cuore.
All'inizio del XX secolo tutte le avanguardie artistiche erano impegnate a negare la continuità con il passato: il non senso dadaista, lo spirito distruttivo del futurismo, una nuova idea di spazio del cubismo, l'impegno del costruttivismo, l'attenzione per l'automatismo e la parola del surrealismo. Duchamp cercava, in questo contesto, di porre la relazione arte-vita in una nuova prospettiva.
Pose l'uso della contraddizione quale condizione dell'arte. Assimilando il processo creativo del quotidiano, mirava alle "opere-non-d'arte", cioè progetti non realizzati e pensati per passare il tempo, per distrarsi: far reggere il maggior numero di oggetti sopra un tavolo e evitare il pericolo di farli cadere, fare un quadro o una scultura come si arrotola la bobina di un film.
Duchamp ha introdotto per l'opera e la pratica dell'arte alcuni interrogativi fondamentali: si può affermare che l'opera d'arte, con lui, più che poter essere definita, ha posto il problema storico, estetico e teorico della sua riconoscibilità, della individuazione, delle sue qualità e del suo senso.
Quando mise la ruota della bicicletta sullo sgabello, voleva osservare soltanto il movimento della ruota per se stesso e quando pensò che un oggetto qualunque poteva diventare un ready made (ovvero un oggetto "già fatto" con l'aggiunta di poche caratteristiche artistiche o estetiche) non era un rifiuto dell'arte ma di una diversa considerazioni delle sue possibilità.
L'arte poteva appropriarsi di oggetti qualsiasi per modificarne la funzione o aprire nuovi possibili del senso.
Facendo un confronto con Picasso si può dire che Pablo esercitò con le sue opere una grande influenza sul Novecento, Duchamp lo ha fatto per la negazione stessa della moderna nozione di opera.
Per Marcel l'opera d'arte doveva rinunciare a essere apparenza per diventare apparizione, termine quest'ultimo con il quale indicava non la fisionomia ma il processo, non la "logica" o l'essenzialità ma l'"emanazione". L'opera d'arte doveva essere "ridotta" al fatto qualsiasi, che non doveva essere unico, che poteva ripetersi ma limitatamente e che era in parte già fatto.
L'apparenza di un oggetto sarebbe dovuta divenire "apparizione" ovvero il calco, la deformazione o "riduzione" di un oggetto secondo una prospettiva che non permette più di osservarlo per quello che è usualmente. Tra somiglianza e differenza, tra moltiplicazione e rarefazione, l'opera d'arte era qualcosa di già fatto su cui si poteva soltanto intervenire per "aiutare" con piccoli interventi.
Ridurre, ridurre, ridurre era la mia ossessione - ma allo stesso tempo il mio scopo era di rivolgermi verso l'interno, piuttosto che verso l'esterno. E più tardi, in questa prospettiva, giunsi a pensare che un artista poteva impiegare qualsiasi cosa - un punto, una linea, il simbolo più o meno banale - per esprimere ciò che vuol dire.
La vera riduzione operata da Duchamp è stata nel sottrarre all'arte ciò che l'aveva resa convenzionale, fatta per essere giudicata, per essere bella, per farla tornare ad essere un possibile; l'arte poteva essere anche "brutta" e "indifferente".