martedì 19 luglio 2011

Devo cambiare nome al blog

Cambia il nome al blog!
Mettici: Gli stronzi pensieri di un coglione.
Titolo onesto, veritiero e calzante.
Perchè tu sei un coglione con l'aggravante di essere anche stronzo.
Non ti sembra così? Pensaci.
Lavori un anno intero e non tieni manco un soldo. Abbocchi alla falsa promessa dei 300 euro a luglio. Promessa falsa a cui solo uno stronzo poteva credere.
D'estate senza soldi, vedi che sei un imbecille? Anzi, aspetta, m'è venuto un titolo migliore per il blog: Gli inutili pensieri di un coglione imbecille. Che dici? Non suona meglio?
Poi ti lamenti di Lei. Ma Lei ha fatto bene a mollarti. Volevi che stesse con un idiota come te? Ragiona, cretino, e chiedile scusa pubblicamente.
Dammi la password del blog, che sei così cretino che non sapresti cambiare il titolo. Forza, su! Che c'è? Non parli? Che hai da dire a tua discolpa?
Niente, è tutto vero.
Vorrà dire che farò il vagabondo su qualche spiaggia, almeno evito di sentirti.

domenica 17 luglio 2011

La donna che amava Lazzaro

Sylvia Plath era una bionda stangona americana con il rossetto scarlatto che le imprigionava implacabilmente le labbra.
Suo padre muore per un diabete non curato quando lei è ancora una bambina, quando nasce il fratellino ne è ossessivamente gelosa, va a scuola ed è una secchiona, si sposa, divorzia, scopa come un'ossessa, fa la vita da bohemienne, insegue il successo letterario, scrive poesie ma non solo, fa figli, tenta il suicidio, subisce gli elettroshock, va in cura da una psichiatra e alla fine il suicidio le riesce.
Sigilla le finestre, chiude tutte le porte, prepara la colazione per i bambini, infila la testa nel forno e muore a soli trentanni.
V'ho fatto il riassunto della sua vita, ma mi crepasse un testicolo se ora vi scrivo anche le menate psicoanalitiche. Aggiungo soltanto che era innamorata della figura di Lazzaro perchè Lazzaro risorge e muore e Sylvia di morte e rinascita doveva intendersene parecchio.
A me interessa la poesia. Leggo la sua raccolta Ariel e vi dono la mia preferita.
Godete, o compagni sfaccendati.
L'ASPIRANTE

Prima di tutto ce li hai i requisiti?
Ce l'hai
un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
un tirante o un uncino,
seni di gomma, inguine di gomma,

rattoppi a qualcosa che manca? Ah
no? E allora che mai possiamo darti?
Smetti di piangere.
Apri la mano.
Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

che la riempie, disposta
a porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
e a fare ogni cosa che gli dirai.
La vorresti sposare?
E' garantita,

ti tapperà gli occhi alla fine della vita
e del dolore.
Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
Vedo che sei nuda come un verme.
Che te ne pare di questo vestito -

Un po' rigido e nero, ma niente male.
Lo vorresti sposare?
E' impermeabile, infrantumabile, abile
contro il fuoco e imbombardabile.
Credi a me, ti ci farai sotterrare.

E adesso, scusa, hai vuota la testa.
Ho la cosa che fa per te.
Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
Ecco, ti piace questa?
Nuda per cominciare come una pagina bianca

ma in venticinqu'anni d'argento
d'oro in cinquanta, potrà diventare.
Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
Sa cucinare, sa cucinare,
sa parlare, parlare, parlare.

E funziona, non ha una magagna.
Qua c'è un buco, che è una manna.
Qua un occhio, una vera visione.
Ragazzo mio, è l'ultima occasione.
La vorresti sposare, sposare, sposare?

sabato 16 luglio 2011

Una doverosa ribellione femminile

Le donne hanno sempre dovuto lottare per essere considerate pari agli uomini.
All'inizio, nella mia ingenuità, mi chiedevo che senso avesse per la donna abbassarsi a volere codesta parità visto che per me loro erano esseri superiori.
Mi sembrava una richiesta stupida volersi equiparare a una bestia rozza e volgare che sputa, rutta e scorreggia come solo il maschio sa fare.
Poi ho approfondito il discorso, letto alcuni libri, studiato la Storia e ho capito che le donne volevano cose importanti come il diritto di voto, la parità di trattamento sul luogo di lavoro, gestire il proprio corpo senza le intromissioni della Chiesa, ecc. Insomma ho conosciuto le battaglie femminili per l'emancipazione e ho seguito con passione le puntate di RaiStoria sul femminismo degli anni '70.
Ultimamente ci sono state delle proteste per il diritto a vestirsi in maniera succinta senza per questo essere considerate delle puttane e, in Italia, molte donne sono scese in piazza contro la riduzione della donna a merce sessuale da parte di un vecchio signore settantenne che si considera il miglior statista italiano degli ultimi 150 anni.
Tutto giusto, io sono dalla loro parte e voglio offrire un mio piccolo contributo.
Quando in tv c'è la pubblicità di un assorbente, è ovvio che la protagonista sia una donna. Ed è pacifico che ciò accada anche per altri tipi di prodotti che possono interessare le donne come i cosmetici e i vestiti o per le campagne di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del tumore al seno e i numeri verdi che danno consigli su come affrontare la menopausa o una gravidanza indesiderata.
Ma perchè per la diarrea c'è una donna come testimonial? La diarrea è un disturbo unisex, colpisce sia l'uomo che la donna; perchè allora scelgono sempre le donne?
Posto un video di un po' di tempo fa, ma attualmente in tv ne sta girando un altro e la musica è sempre la stessa: la donna come testimonial della diarrea.
Perchè? A voi pare giusto?
Donne, ribellatevi!

venerdì 15 luglio 2011

Lo straniero

"Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho nè padre, nè madre, nè sorella, nè fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L'amerei volentieri, ma dea e immortale.
- L'oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo le nuvole... Le nuvole che passano... laggiù... Le meravigliose nuvole!"

giovedì 14 luglio 2011

La morte a Venezia

No, non mi riferisco al film di Visconti - ma al romanzo breve di Thomas Mann pubblicato nel 1912.
Thomas ci sa fare, accidenti se scrive da dio.
In una settantina di pagine riesce a descrivere la irreversibile metamorfosi di un uomo e del suo mondo mentale e fisico.
In Mann, sono spesso presenti personaggi che hanno una doppia anima perchè egli stesso era metà tedesco e metà brasiliano. Questa "doppiezza" culturale e caratteriale è uno dei motivi che mi fa amare tanto questo scrittore.
La scelta di Venezia, come luogo dell'azione, è felice ma il vero capolavoro è la descrizione della Serenissima come città sfumata, imprendibile, dove tutti i valori e tutte le perversità si fondono in un'essenza molle, resistente al dominio della ragione. Terra e acque, Occidente e Oriente, disperata eleganza d'arte e vita concreta, vi si compenetrano in un'entità nuova e misteriosa che è sovrastata dal sentore della morte, spruzzata di pollini dissolutori che ammettono al baratro della perdizione, del sublime, della decadenza.
Gustav Aschenbach, il protagonista, è uno scrittore cinquantenne ormai famoso e celebrato.
Un pomeriggio passeggia tranquillamente per Monaco, finchè fa un incontro dalle parti del cimitero dove si è fermato per prendere un autobus.
Quest'incontro è già un colpo di classe di Mann perchè è dopo quest'incontro (forse è il Diavolo?) che si instilla nel cuore di Aschenbach il germe del viaggio.
Aschenbach cerca di resistervi, fa discorsi e ragionamenti razionali, progetta addirittura di passare l'estate nella solita casetta di montagna a scrivere i suoi libri storici; ma il giorno dopo fa già rotta verso una località di mare.
Sul traghetto Aschenbach fa un altro incontro, un ganimede attempato, grottesco e ridicolo. Aschenbach ha una premonizione che starà a voi valutare. Io posso darvi solo delle indicazioni sullo spazio e sul tempo che spariscono...
Dopo aver raggiunto un'isola jugoslavia, Aschenbach non si trova a suo agio, sente che non è quello il posto giusto e, quasi per caso, si ricorda di Venezia.
Qui comincia davvero il racconto, qui si comincia a godere sul serio.
Mann intrappola Aschenbach a Venezia, ma gli dà pure varie vie di fuga che Aschenbach rifiuta ostinatamente finchè il terzo incontro (quello con Tadzio) non metterà fine ad ogni possibile salvezza.
Al lettore non rimane che ascoltare i pensieri del protagonista che sono una sapientissima versione di alcuni pensieri di quell'altro capolavoro che è il Fedro di Platone.
Forse il finale vi piacerà, forse vi dispiacerà per il destino toccato in sorte a Gustav, forse vi verrà l'affanno ad inseguire Aschenbach che insegue Tadzio nelle calli veneziane, forse lo inciterete a scappare via, forse lo implorerete di salvarsi dal colera...non so. Ma di una cosa sono sicuro e cioè che amerete Gustav e questo è l'importante, la cosa più bella dei romanzi: che il protagonista occuperà sempre uno spazietto nel cuore del lettore che l'ha incontrato.
Io ho amato questo piccolo romanzo e il finale è il più appropriato e il più "giusto" che Mann potesse scrivere.

E ora non mi resta che guardare il film.

mercoledì 13 luglio 2011

La vera storia di Gesù cristo

E che adesso la religione cattolica romana la smetta di cagarci il cazzo con il cristo;
che installi o non installi quanto le pare culti salariati come quello di Lourdes con delle elegantone che si sa benissimo per esempio quanto hanno pagato il rosario d’oro e in quale bottega di oggetti e di “montature” pie dei dintorni di Saint-Sulpice a Parigi è stato confezionato;
è un problema che andrà regolato anch’esso a suo tempo
e altrove…
Chi è Antonin Artaud?
È un attore che ha recitato ne La passione di Giovanna d'Arco di Dreyer; è il viaggiatore che ha abbandonato l’Europa per andarsene al paese dei Tarahumara; è quello che ha sfanculato i succubi e vissuto inenarrabili supplizi; è quello che ha trasformato il teatro evidenziando il problema del doppio; è quello che ci ha parlato di Eliogabalo o l’anarchico incoronato; è quello che ha suicidato la società che aveva suicidato van Gogh; è quello dei tric trac del cielo; è il Pesa-nervi; è il cencioso del palcoscenico; è quello che ha donato alla filosofia il Corpo Senza Organi; è l’artista che ha disegnato i 50 modi per assassinare la magia; è quello che quando parlava d’arte parlava anche della morte; è quello che ha scritto una lettera per gli analfabeti; è quello che ha i limbi nell’ombelico…e altro, molto altro ancora.
Nel 1947, all’estremità della sua vita, Antonin pensa di realizzare una serie di opuscoli anticristiani e antireligiosi. Purtroppo non poté portare a termine il suo progetto e quel che ci rimane è un libriccino di venti pagine dove il tono è dissacrante, beffardo, ironico e senza freni. Perché Antonin era così, sfavillante, accecante e senza paura di esprimersi.
Ma non si tratta solo di una beffarda “ricostruzione” della vita di Gesù o della semplice blasfemia di cui sono capaci i porci.
Il pamphlet di Antonin tende ad essere una rivolta antireligiosa e, soprattutto, antirituale. La storia che qui poeticamente Artaud ci narra, non è un semplice dileggiamento del cristo, ma piuttosto la demolizione della mitologia pseudostorica e idolatra. È innanzitutto un’opera di igiene mentale.
E c’è ancora una cosa che i contemporanei del suddetto Gesù cristo avrebbero potuto dire e fare se li si fosse interrogati,
cioè precisare pubblicamente la semplice etimologia grammaticale del suo nome.

Infatti coloro che hanno costruito il mito non si sono soltanto strabattuti del popolo ingannandolo scientemente e dichiaratamente su tutti i fatti e su tutti i punti,
ma inoltre hanno contato sulla sua insondabile ed irrimediabile ignoranza
sia riguardo alla storia
che alla mitologia,
alla mistica,
alla psicurgia,
alla taumaturgia
e più banalmente ancora alla grammatica ed all’etimologia;
Ge-sù – cristo
è una parola che ha l’aria di avere una faccia e di essere un nome.
E chi dice
Cristo
Oggi
Se ne gargarizza sino all’ultima fibra della gola e s’immagina di aver detto tutto.

Ma se 2 mila anni fa cristo era il grido ordinario degli asinari, dei conducenti di somari e di asini selvatici.
La specie di sputata imprecazione con cui un conducente di bestie tirava la bestia per il suo collare;
la specie di AFFANCULO con cui si allontanava il maleficio;
ed era anche e più trivialmente ancora il nome di una flatulenza di cattiva qualità.
Chi aveva scoreggiato bene aveva fatto cristo 100 volte,
si diceva in quell’epoca fra i conducenti di asini,
perché cristo in uno dei gerghi
in uso in quei tempi
voleva dire semplicemente asino,

cosa che non conferisce alcun titolo di merito da resuscitarsi
una, due o 3 volte
perché se c’è il mito
da un lato,
dall’altro ci sono i fatti e la storia;
e chi vuol seguire soltanto i fatti senza distaccarsene un attimo per tramare o mistificare si vede obbligato a riconoscere
la più untuosa storia di ricchioni
da una parte,
dall’altra
la più sinistra e sconcia faccenda di sodomia,
di psicurgia oscena e di magia nera
che la Storia
abbia mai dovuto registrare.
Cristo è il nome dell’asino
Ma è anche quello del peto dell’asino
Ed anche su questo piano Gesù cristo aveva un ordine distintivo particolare,
cioè che tutta la sua famiglia era cristo come lui,
e come lui apparteneva ad una certa semenza di esseri
che non sono scomparsi dalla terra,
neppure oggi,
e che, nell’uomo,
hanno saputo,
per razza
e ancestralmente,
conservare
con un certo metodo particolare
ed appropriato,
conservare,
dico,
nell’uomo,
le proprietà
e le facoltà
dell’animale.

martedì 12 luglio 2011

In compagnia di Socrate

(so di condividere qualcosa di non particolarmente interessante o divertente, ma se anche UNA sola persona che passasse di qui avesse modo di apprezzarla - ebbene, io sarò contento)


Sul prato in dolce declivio che permetteva al giacente di stare disteso col capo sollevato, stavamo seduti Socrate ed io, al riparo dall’afa del giorno e fra gentilezze e lusinghevoli arguzie Socrate mi istruiva sul desiderio e sulla virtù.
Mi parlava della trepidazione febbrile che coglie l’uomo sensibile quando i suoi occhi scorgono un simbolo dell’eterna bellezza; mi parlava degli appetiti del profano e del malvagio, che non sa concepire la bellezza se non ne vede l’immagine e non può venerarla; parlava del terrore reverenziale che coglie l’uomo di nobili sensi quando un volto divino, un corpo perfetto, gli appaiono, di come egli tremi e, fuori di sé, a mala pena possa guardare e venerare chi la bellezza possiede, e le vorrebbe fare offerte, come a una statua, se non avesse il timore che gli uomini lo prendessero per pazzo.
“Giacché la bellezza, o mio Andrè, solo essa è degna d’amore e visibile allo stesso tempo: essa è – notalo bene! – la sola forma dello spirito che si possa percepire con i sensi e che i sensi siano in grado di sopportare. Altrimenti che sarebbe di noi se il Divino stesso, se Ragione, Virtù e Verità ci apparissero in modo sensibile? Non saremmo distrutti e inceneriti dall’amore, come Semele al cospetto di Zeus? Così la bellezza è, per colui che l’avverte, la via che conduce allo spirito – solo la via, solo un mezzo, caro Andrè… E poi disse la cosa più sottile, lui, l’astuto seduttore: disse che l’amante è più divino dell’amato perché Dio è nel primo, non nell’altro, - forse il pensiero più tenero e beffardo che mai sia stato pensato e dal quale scaturisce tutta la malizia e l’arcana voluttà del desiderio”.
Lo pregai di parlare ancora e di non andarsene, volevo sapere qualche altra cosa sulla bellezza o su qualsiasi argomento lui preferisse e mi accontentò (come sempre).
“Perché la bellezza, Andrè, ricordatelo bene, la bellezza soltanto è divina e allo stesso tempo visibile, e perciò essa è la via di ciò che appartiene ai sensi, essa è, caro Andrè, la via che conduce l’artista allo spirito. Ma tu, amico mio, credi forse che chi si avvia attraverso il dominio dei sensi verso lo spirito giungerà alla saggezza e alla vera dignità dell’uomo? O credi piuttosto (ti lascio libero di scegliere) che in questa via rischiosamente dolce sia in realtà una via di inganno e peccato, che necessariamente conduce all’errore? Perché devi sapere che noi poeti non possiamo percorrere la via della bellezza senza che Eros ci accompagni e ci sia di guida; certo, possiamo anche, a modo nostro, essere eroi e onesti combattenti, ma in verità siamo come le donne, perché la passione è ciò che ci esalta, perché solo all’amore ci è dato aspirare – questa è la nostra gioia e la nostra vergogna. Ora vedi che noi poeti non possiamo essere né saggi né dignitosi? Che necessariamente cadiamo nell’errore, naturalmente siamo dissoluti e avventurieri del sentimento? La maestria dello stile non è che menzogna e millanteria; la nostra gloria, gli onori sono solo farsa, la fiducia del pubblico è grottesca e ridicola, l’educazione del popolo e della gioventù per mano dell’arte è impresa temeraria e da interdire. Infatti che educatore è chi irrimediabilmente e per sua natura è spinto verso l’abisso? Vorremmo sì distogliercene, acquistare dignità, ma per quanti sforzi facciamo l’abisso ci attira. Così noi rinunciamo alla conoscenza che dissolve, perché la conoscenza, Andrè, non ha dignità né rigore; è consapevole, è priva di riserbo e forma; ha simpatia per l’abisso, anzi è l’abisso stesso. Noi dunque la ripudiamo energicamente e quindi la nostra ispirazione resta unicamente la bellezza, cioè la semplicità, la grandezza e il nuovo vigore, la rinnovata spontaneità, la forma. Una spontaneità e forma, mio Andrè, conducono all’ebbrezza del desiderio, possono trascinare un animo nobile a sacrilegi orrendi, che a lui stesso, al suo armonioso rigore, appaiono informi; conducono all’abisso, all’abisso anche loro. E, ti dico, vi conducono proprio noi poeti, poiché noi non siamo capaci di elevazione, ma solo di dissolutezza. E ora io vado, Andrè, tu rimani qui; e solo quando non mi vedrai più, allora andrai via anche tu”.

lunedì 11 luglio 2011

La donna in quanto spam

La donna è sempre più dell'uomo. No, non mi riferisco al mero fatto numerico - che le donne siano di più degli uomini è un fatto risaputo.
Intendo dire che se l'uomo è bello, la donna è dieci volte più bella; se l'uomo è stronzo, la donna è capace di essere dieci volte più stronza; se l'uomo è violento, la donna è dieci volte più violenta; se l'uomo è barbaro, la donna è dieci volte più barbara. E così via. All'inizio della storia umana, Eva costò una costola ad Adamo e da allora questo prezzo non ha fatto altro che aumentare.
Veniamo a noi.
Ieri nel giro di poche ore ho dovuto affrontare un problema causato dal cattivo uso di internet da parte dell'essere umano: lo spam delle prositute.
Il primo, addirittura, è capitato su anobbi, il sito dei libri. Ora, dico io, come fai a spammare prostitute su un sito dove gli utenti sono interessati a parlare di libri, a recensire romanzi, a scambiarsi versi poetici, ecc? Che cazzo, un po' di stile!
Fatto sta che nella casella dei messaggi ho trovato questo:
Hello My name is Christanne Lama, I would like to know you please,if you can send an email to ....., I will tell you more about me. yours sincerely Christanne
E c'era tanto di foto di una ragazza africana col dito in bocca. Non capisco perchè si reputi sexy fotografarsi col dito in bocca; forse perchè il dito dovrebbe rappresentare il fallo? Comunque le ho rispoto hi Christianne, nice to meet you and fuck you very very glow.
L'altro spam l'ho trovato nella mail di Libero.
Ciao ))) come stai? Ho 28 anni. Il mio nome e Irina. Sono una ragazza solitaria. Sto cercando per la tua altra meta su Internet. Sono molto allegro e socievole ragazza. Mi piace cucinare e amanti dello sport. Ho trovato te e tu mi fai molto interessato. Voglio davvero sapere di piu su di te. Ora, non voglio scrivere molto, vi lascio al tuo indirizzo e-mail e saro in attesa di vostra risposta. Mio e-mail: .... Se vuoi darmi la tua e-mail io ti scrivero . Se volete la mia immagine poi mi scrivi te lo mandero. Guardero avanti alla vostra risposta! Irina!
A questa non ho risposto proprio.
L'ultimo spam, cioè fastidio (perchè lo spam E' un fastidio), m'è capitato ieri sera su Facebook.
Una ragazza a cui voglio bene e che è una mia ex, mi annunciava che voleva cancellarmi dagli amici perchè tanto noi non siamo amici, mica è obbligatorio che gli ex siano amici, non parliamo mai e altre menate varie. Seghe mentali, proprio le cose che odio di più.
Le ho risposto che facesse come le pareva, che in questo periodo ho altri pensieri per la testa e soprattutto che non ho un cazzo da dire a nessuno.
Evvai.

domenica 10 luglio 2011

Su nel Perù

Il signor Francobollo non se la passava affatto male nel negozio di sali e tabacchi dov’era alloggiato.
I cassettini che occupava non avevano tarme ed erano scorrevoli al punto giusto, l'esercizio commerciale si trovava in centro ed era un locale ampio e luminoso frequentato da una clientela di tutto rispetto e il proprietario, don Gaetano Scardato, aveva fama di uomo dal cuore d'oro seppure attraversava momenti in cui diventava particolarmente isterico.
L’esimio don Gaetano perdeva la pazienza soprattutto con i bambini che facevano un chiasso infernale per comprare due lire di caramelle gommose e con le vecchie signore che volevano per forza che il Gratta&Vinci in loro possesso fosse vincente anche se ad un esame obbiettivo non era così.
Ma di don Gaetano, dei suoi problemi e del suo sogno di partecipare a una battuta di caccia al cervo parleremo un'altra volta; vediamo un po' cosa ci dice il signor Francobollo.
E che posso dirti amico mio? Faccio una vita che mi piace e che mi dà soddisfazione. Da giovane il mio sogno era stato quello di diventare un francobollo lisergico, ma ora ringrazio il destino per la vita che m'ha riservato.
Sono contento e addirittura felice quando arriva l'estate, allorchè in negozio entrano le turiste straniere per spedire le cartoline. Tedesche, svedesi, francesi, finlandesi...sì pure le finlandesi, lo giuro! E che le vogliamo buttare via? Io una finlandese me la tengo stretta altroché!
Cosa dicevo?
Ah sì, vi parlavo della mia goduria ad essere leccato da quelle lingue giovani e rosa come i fiori di pesco. La mia non è solamente una felicità estiva, ma dura tutto l'anno perché in negozio vengono tante donne. Le infermierine che spediscono lettere a casa per i soldati feriti, le scolarette del liceo ai loro amorazzi estivi che vivono in città lontane, bellissime e misteriose donne che inviano lettere profumate ad amanti lussuriosi...ah che pacchia!
Io, fortunatamente, non ho a che fare né con i bambini che non spediscono lettere né con i vecchi. Cioè con i vecchi sì, ma loro non mi leccano perché al massimo costoro mi tengono in bustine di plastica per perdere tempo con quella stupidissima cosa che è la filatelia.
Ammetto, però, che da un po' di tempo noto un netto calo di richieste dei miei servigi. All'inizio pensai ad una normale contrazione come capita in tutti i settori ma poi, vedendo che la situazione non migliorava e che la domanda ristagnava alquanto, chiesi lumi alla risma di carta Tocopy che aveva fama di fine intelletto.
Caro Franco, mi disse, non lo sai che non vai più di moda? Ormai le lettere non si inviano più e anche le cartoline sono un reperto del passato. Viviamo nel tempo di internet e delle email.
Email? Manco sapevo cos'erano e Tocopy ebbe la pazienza di spiegarmi che erano delle lettere elettroniche per cui non servivano né la carta da lettere né, soprattutto, i francobolli.
Vidi diminuire in maniera crescente l'arrivo di compagni nei cassettini e mi ero ormai rassegnato al mio triste destino, finché un giorno venne a prendermi una signora bionda vestita di nero che calzava un grazioso cappellino anch'esso nero.
Mi prese, mi portò a casa sua e mi appoggiò su quella che doveva essere la sua scrivania. Scrisse una breve lettera e mi leccò tanto lentamente che ebbi modo di vedere i suoi occhi segnati dal pianto.
Speravo che il mio ritorno sulla breccia voleva dire che tornavo ad essere latore di una infuocata lettera d’amore, magari clandestino e invece no – era solo l’annuncio di un funerale.