domenica 5 giugno 2011

Giullare alla giugullare

Quella mattina, mi pare fosse un lunedì di marzo, ero in classe con i miei compagni tremebondi e angosciati come me, aspettando l’arrivo del professor Stronati docente di italiano e gran cacacazzo. Alle interrogazioni era severissimo e se avevi studiato studiato riuscivi a prendere al massimo un sei più.
Invece del malefico insegnante comparve sulla porta il bidello Menchione, vestito come un pescatore fallito col suo puzzolente e lercio maglione blu, il quale ci comunicò che quella mattina il professor Stronati non sarebbe venuto perchè indisposto.
Dopo la grande notizia noi tutti levammo alte grida di giubilo che per poco non fecero andare i vetri delle finestre in frantumi.
Appena il bidello fu andato via la classe subì il solito processo di metamorfosi e cioè la formazione di vari gruppetti.
C’era il gruppetto che parlava di calcio, quello che cianciava di politica, quello che spettegolava sui flirt (inesistenti) tra i ragazzi e le ragazze. Il gruppo più cospicuo e rumoroso, però, era quello che si riuniva per giocare al NOMI COSE CITTA'.
Io non facevo parte di nessun gruppetto, semplicemente me ne stavo seduto al mio banco fantasticando su qualsiasi cosa mi venisse in mente.
Mentre guardavo fuori scrutando il cielo blu blu blu, si venne a sedere vicino a me la lettera ZETA.
Era di un bel rosso fuoco, con gli occhietti azzurri e un fiocchetto lilla sullo spigolo superiore.
“Ciao Andrè!!”
“Uè, ciao Zeta, qual buon vento?”
“Eh, Andrè, la solita storia. I ragazzi mi hanno escluso dal foglio delle lettere perchè asseriscono che con me non c’è sfizio a giocare dato che trovare parole con la mia iniziale è impossibile.”
“Bè, non è vero. Sono forse più rare e difficili, ma esistono. Solo che lo sai come son fatti i giovani d’oggi; non hanno nessuna voglia di spremere un po’ le meningi, vogliono tutto facile.”
“Sì, hai proprio ragione caro Andrè; ma forse ripensandoci non hanno tutti i torti. Già il nome, per esempio, è così difficile. A me non me ne viene in mente nessuno.”
“C’è Zoroastro”
“Uhm. E una cosa?”
“La zattera”
“Ah. E la città?”
“Zafferana Etnea”
“E il mestiere?”
“Lo zappatore”
“E uno scrittore?”
“Emile Zola”
“E il calciatore?”
“Zoff”
“Wow, manca solo l’animale!!”
“E’ facile, la zebra”
“Eh eh eh, conoscendoti credevo avresti detto la zoccola!!”
“No no, altrimenti dicono che trombo poco perchè parlo sempre di mia sorella”

sabato 4 giugno 2011

La maratona sessuale del filosofo

Sapete già che mentre si fa sesso, il cervello produce immagini e pensieri di varia natura. Non sempre questi pensieri sono attinenti con l'atto sessuale e non sempre servono per eccitarsi. Fatto sta che il cervello, forse per compensare l'attività del corpo, non smette anzi aumenta la sua facoltà di pensare. Un mio amico, per esmpio, mentre fa l'amore con la sua ragazza pensa sempre alla Ferrari. Il colore rosso, le linee affusolate e il rombo del motore di quel bolide lo caricano da morire. Un altro amico si limita a fare un cocktail con il culo di Belen, le tette di Barbara D'Urso e la bocca di Alba Parietti.
So benissimo che anche le donne, se non di più, pensano molto mentre fanno sesso, ma non saprei dirvi di preciso quali siano i loro pensieri.
Posso dirvi ciò che io, essendo filosofo, pensai nell'ultima maratona sessuale alla quale partecipai.
Mentre ero con bionde, more e rosse per dar diletto e sfogo al mio corpo; cominciai a cogitare sul come mai esistano tante versioni della parola "puttana".
Mi chiesi pure per quale motivo alcuni termini son diventati "parolacce" (puttana, troia ecc.), altri sono caduti in disuso (meretrice, passeggiatrice, ecc.) e altri invece son riusciti ad acquisire dignità grammaticale (prostituta, etera, ecc.).
Mi domandai, altresì, come riuscire ad usare il termine giusto in tutte le circostanze per essere preciso e non ripetitivo.
Prima di rispondere a tutte queste domande, il filosofo sa che deve prima aver chiaro il sigificato dei termini in esame. Innanzi di essere invasi dal vespaio delle domande, esaminate il significato del termine che vi interessa. Insomma, fate come Socrate nell'Eutifrone. Cominciamo.
Puttana: che possiamo considerare il termine principale della discussione, deriva dal francese antico putain, derivato da pute, femminile di put, latino putidum “puzzolente”. [da usare nel caso la prostituta abbia uno scarso senso dell'igiene personale]
Troia: la femmina del maiale, scrofa. [da notare che spesso viene usato un termine di origine zoologica]
Baldracca: nome toscanizzato di Bagdad, considerata la città dissoluta per eccellenza. [è inutile che vi precipitiate a vedere voli last minute per Bagdad; non è più così. Ora ci son gli americani e i kamikaze]
Prostituta: deriva dal verbo prostituire che significa fare commercio di cosa che sia strettamente legata alla libertà e alla dignità umana. [già la descrizione del significato vi fa capire che questa parola la potete usare persino in chiesa]
Etera: nella Grecia antica, cortigiana, donna colta e raffinata; dal greco hetaira, compagna, amica. [un mistero. in Grecia questa parola non indicava prostituta nè era un termine dispregiativo. devono essere stati quegli stronzi dei cristiani a compiere sto misfatto grammaticale]
Meretrice: dal latino meretrice(m), derivato di merere “guadagnare”. [quindi questo vocabolo va usato con una prostituta particolarmente avida]
Mignotta: dal francese mignotte, femminile dell’antico aggettivo mignot, modificato mignon “grazioso”. [questo termine, quindi, va usato con una prostituta particolarmente graziosa. magari quelle con il nasino alla francese]
Sgualdrina: etimo incerto, forse deriva da sgualdracca, variante antica di baldracca. [palesemente fuori moda]
Zoccola: zoccolo è il topo di fogna dal latino sorex-ricis “sorcio” ed indica persona rozza; buono a nulla. Al femminile, prostituta. [altro termine zoologico]
Bagascia: etimo incerto. Qui scatta la citazione colta perchè questa parola fu usata dal Bandello: le diede più volte de la putta sfacciata… e de la bagascia e de la villana.
Passeggiatrice: indica la prostituta da marciapiede. [perchè, per amor di precisione, le prostitute lavorano o in strada o nelle cosiddette case di tolleranza]
Cortigiana: donna di corte, nella società rinascimentale, donna colta e indipendente, di costumi liberi. [altro misfatto? perchè questo termine nel rinascimento non è un dispregiativo, ma in seguito sì? è forse colpa dei "liberi costumi"? cosa si intende per "liberi costumi"? un bikini facile da slacciare? qui sento puzza di Concilio di Trento]
Squillo: ragazza che si prostituisce, rintracciabile telefonicamente. [ovviamente questo è un termine post Marconi]
Vacca: donna molto grassa, sformata. [va usato, quindi, nel caso la prostituta abbia problemi nel controllare il proprio peso]
Battona: prostituta di strada. Deriva dal verbo battere; prostituirsi per strada. [anche questo caduto un po' in disuso]
Marchettara: termine dialettale romanesco che sta per prostituta. Deriva dal termine marchetta; nelle case di tolleranza, gettone che le prostitute ricevevano per ogni prestazione. [parola usata, ormai, solo nel frusinate]
Peripatetica: prostituta da marciapiede. Il termine deriva da peripatetico; appartenente alla scuola di Aristotele, che usava tenere lezioni e discussioni filosofiche passeggiando con i suoi discepoli nel porticato interno del liceo di Atene, detto Peripato.
Se fossi Rocco Siffredi, ora continuerei la discussione parlandovi di Aristotele, della fisica, della metafisica e di etica - ma, avendo una ben più modesta resistenza, mi fermo qui.

venerdì 3 giugno 2011

Epistola a Meneceo (Lettera sulla felicità)

Ho sempre amato Epicuro per il suo modo di pensare così "modesto" e così vicino alle reali necessità e preoccupazioni dell'uomo. Questo dio degli orti che ammetteva chiunque alla sua scuola, come sempre in Grecia. Donne, puttane, poveri, erano ammessi tutti coloro che avevano voglia di dedicarsi alla filosofia, una delle poche attività libere e creatrici dell'uomo. I guerrieri, i ricchi, i cazzuti - loro non filosofano, non ne hanno bisogno. Non ne hanno il potere.
E, come ogni filosofo che si rispetti, il primo passo filosofico raccomandato da Epicuro è sempre quello di allontanarsi dal volgo. Non per snobismo, ma perchè la massa ha idee convenzionali, stupide e false.
Cominciamo col farci una risata.
Una risata in faccia a chi dice che è troppo giovane o troppo vecchio per filosofare.
Ma come? Non sarebbe ridicolo chi affermasse di essere troppo giovane o troppo vecchio per essere felice? Certo che sì.
Epicuro ci esorta, Epicuro ci sprona! A cosa?
Innanzitutto ad allontanarci dai polloi e dalle loro idee bacate e fasulle.
Non perde tempo ad essere ateo o a discutere con i baciapile sugli dèi.
Gli dèi sono immortali e beati, si fanno i cazzi loro. Pensiamo a noi, piuttosto. Non distraiamoci che il tempo è già poco e il percorso difficile!
Cerchiamo, insieme, di raggiungere quella fronesis(prudenza) frutto migliore della filosofia.
A che serve la fronesis? Serve a farci smettere di masturbarci con la morte.
Perchè avere paura di essa? Quando ci siamo noi lei non c'è, e quando c'è lei noi non siamo più. Inutile preoccuparsi dei dolori postmortem, visto che la morte è la cessazione di ogni sentire.
Occupiamoci invece di come stare bene nel corpo e nella mente e anche in questo caso dobbiamo allontanarci dal volgo che crede che il piacere sia l'eterna crapula.
Non è così. Il piacere è il soddisfacimento delle esigenze reali e naturali dell'uomo, è la cessazione dei "molesti" bisogni. Il poco, il necessario, il "naturale" - questo è il vero piacere, questo è essere epicurei!
Dobbiamo sforzarci di raggiungere quei beni che ci permetteranno di essere beati e immortali in mezzo agli uomini comuni.
I nostri obiettivi sono: lasciar perdere le concezioni del "popolo" sugli dèi, non nutrire timore nei riguardi della morte, comprendere cosa sia il bene secondo natura, sapere che il sommo dei beni è facilmente raggiungibile e facile a conseguirsi mentre il sommo dei mali ha breve durata o intensità lieve.
Come primo approccio ad Epicuro credo possa bastare; alla prossima.

giovedì 2 giugno 2011

Masti granca della repu

Trentanni fa ci lasciava il grande Rino Gaetano.
La sua musica, i suoi testi soprattutto sono roba di prima qualità. Non ve lo perdete, mi raccomando. Le orecchie non sono cestini della spazzatura da riempire con qualsiasi schifezza il mondo voglia propinarvi. Scegliete, selezionate, siate consapevoli!
All'inizio avevo pensato di omaggiarlo con la canzone I tuoi occhi sono pieni di sale, ma visto che codesto pezzo mi ricorda una ragazza che ha la testa piena di merda - alla fine ho optato per Sfiorivano le viole, poesia romantica e disincantata come piace a me. Cheers.
Buon ascolto.

mercoledì 1 giugno 2011

Il seno

Quel famoso campo di battaglia che si chiama Casa e Focolare...
Raccogliere una sfida letteraria è roba da scrittori.
E Roth la raccoglie sta sfida e non se la cava male se lo confrontiamo coi suoi illustri predecessori (Kafka, La metamorfosi e Gogol', Il naso).
Perchè il professor Kepesh si trasforma in un seno? Per punizione perchè non sa godersi la felicità? E' un modo per non dover affrontare lo spinoso problema del calo del desiderio con la fidanzata Claire? Perchè l'ha desiderato un giorno sulla spiaggia? Perchè a furia di insegnare letteratura ed autori come Kafka, Gogol' e Swift si è identificato troppo? Oppure è impazzito? E chi l'ha fatto impazzire: il padre o lo psicoanalista ovvero l'incrollabile, ottuso, esasperante dottor Klinger?
Non si sa.
Fatto sta che un uomo, seppure mutatosi in mammella, sempre un uomo rimane.
E allora vorrà fare sesso, dovesse pure usare un capezzolo al posto del pene.
E avrà voglia di far follie, di affrontare le mutevoli esperienze che la vita gli pone davanti e si preoccuperà del suo decoro e di quell'ambigua cosa che è la decenza.
Non traetene morali, questa non è una favola. Parla di molte cose reali e ricordate: la realtà è più grandiosa. La realtà ha più stile.
Belli i pensieri su come si inacidisce un matrimonio e spassosi i dialoghi tra il protagonista e lo psicologo. Soprattutto quando parlano di Mr. Realtà e nozioni quali la "forza di carattere" e "volontà di vivere".

E' il mio primo Roth. Non sarà l'ultimo.

lunedì 30 maggio 2011

Show elettorale

Ritengo sia ingiusto privare, chi non ha la fortuna di avermi su Facebook, del mio show elettorale di oggi pomeriggio gli sconosciuti che passassero da queste parti. Posto le peggiori che ho scritto man mano che arrivavano i responsi dei ballottaggi.

E' in momenti come questi che mi chiedo che fine abbiano fatto i Jalisse.
Il primo problema che de/De Magistris dovrà risolvere è se la d del suo cognome è maiuscola o minuscola.
Ora spero che Pisapia non ci deluda. Voglio una zingaropoli coi controcazzi.
Un comunista sindaco. Un magistato sindaco. Ora se Vendola diventasse presidente del consiglio vorrà dire che i maya avevano ragione.
Flash d'agenzia. Stasera il tg4 lo condurrà Lele Mora.
Un segno della crisi di idee del PDL. Bondi che si dimette DOPO le elezioni...
Prime dichiarazioni di Berlusconi dopo le elezioni: "La sapete quella della prima notte?"
Prime dichiarazioni da sindaco di Milano di Pisapia: "Costruiremo delle moschee che manco La Mecca..."
Prime dichiarazioni di De Magistris da sindaco di Napoli: "Hamsyk non andrà al Milan".
Bersani in conferenza stampa: "Non è ancora finita; adesso non rimane che dividerci nei consigli comunali e fare un ribaltone che porti il Pdl a governare nelle città".
Cicchitto: "Il PDL ha retto". Infatti, c'è stato un exploit di voto per anum.
Prime dichiarazioni di Bossi dopo il risultato dei ballottaggi: "Adgjgtrjbgrjpbg frmvrovngtp etjioprj5np duro njpbhppenn9tnv zingari ngnpvgtnvgrvnipvvtnvc immigrati jvgnjvtnv'njnvnvnn9' terroni".
Prime dichiarazioni di Renzo Bossi dopo il risultato dei ballottaggi: "Ma qual è la percentuale che determina la maggioranza?"
sms di D'Alema a De Magistris dopo la vittoria: "Luigi facci sognare!"
Concluse le elezioni è stata ridata la libertà di parola a Rutelli.
Moratti dopo l'esito dei ballottaggi a Milano: "Tranquilli, vi compro Fabregas".
Berlusconi: "La sconfitta è colpa dei candidati deboli". Per le prossime elezioni già ingaggiati Hulk, Braccio di Ferro, Mike Tyson e, forse, Ercole.
sms di Capezzone a Bersani: "Disposto a fare la spugna umana per francobolli a Botteghe Oscure".
Dichiarazione di Berlusconi a caldo dopo il risultato delle elezioni: "E' stato fatto un uso criminoso dei ballotaggi".
Pisapia in trionfo a Milano fa il giro della città su una Mercedes decapottabile rubata.
Il centrosinistra vince anche a Trieste. Decisiva, per la sconfitta del PDL, la promessa non mantenuta da Berlusconi di togliere dai coglioni la bora.
Berlusconi cerca di consolarsi dopo la batosta elettorale: "Almeno non finirò come Mladic".
De Magistris fa il primo passo per pulire Napoli dalla spazzatura: smaltito Lettieri.

sabato 28 maggio 2011

Immortali orizzonti

Se sono nervoso, cosa che non mi capita quasi mai, di star seduto non ne ho proprio voglia.
Se sono depresso, cosa che mi accade frequentemente, sento l’irrefrenabile impulso di camminare.
Non riesco proprio a stare fermo e guardare i gabbiani che volano all'orizzonte non basta, devo passeggiare.
Così esco e vago, senza una destinazione precisa, con la testa ciondolante e le mani dietro la schiena. Porto sempre un libro con me casomai mi venga voglia di leggere, ma in queste condizioni non succede affatto.
Se è proprio dura spero di essere investito da un auto; da una moto no, perchè avrei più probabilità di sopravvivere e di rimanere al massimo ferito, forse mi spezzerei una gamba ottenendo dolore e rotture di palle e non cambierebbe nulla.
No. O morte o niente. Almeno la morte è una svolta, una meta. La mia felicità segreta.
Oggi è proprio uno di quei giorni ed esco di casa. E’ pomeriggio, il momento più inutile della giornata.
Decido di non portare le chiavi con me; è un gesto stupido ed infantile, ma lo trovo tragico in maniera sublime.
Non chiudo il portone, almeno quel minchione del portiere s’incazzerà ed io sarò contento.
Percorro i marciapiedi a capo chino e noto già un primo miglioramento del mio umore perchè vedo grigio a chiazze colorate e non il solito nero.
Poi mi fermo, mi appoggio ad un muretto per sentire i miei pensieri.
Inutilità. Noia. Nessuna sorpresa. Mai.
Dio mio, ma quando finisce?
Mi guardo rapidamente in giro, osservo con distacco il movimento della gente, lo sfrecciare dei motorini, il caracollare fumoso e puzzolente delle tante auto, lo strano teatro degli esercizi commerciali...
Torno in me. Ai miei pensieri semi-teologici e para-escatologici.
Apocalisse, fine del mondo, spiriti delle stelle. Buoni per il mindtrash o, se bevo, per un grande poema.
Niente. Oggi è proprio moscia, mi ci vuole la scogliera.
Ci sarà un po’ di vento, ma fa niente. Adoro il seguente e conseguente mal di gola, soprattutto se accompagnato da una tosse forte e aspra. Amo la dolcezza in altrrre cose...
Abbandono l’appoggio del muretto e mi dirigo verso l’ultimo pietroso pezzo di terraferma perchè ho bisogno, ancora una volta, dell’abbraccio della grande madre grigia. (o marrone?)
Spero che anche stavolta mi dia la carica, un barlume di speranza.
Dopo circa un quarto d’ora, eccomi. Sono fortunato, non c’è nessuno.
Il vento è abbastanza forte e pungente, mi rintano a mo' di tartaruga nel giubbino.
Arrivo fin dove è possibile camminare. Mi fermo. Mi piace tener duro al vento che mi soffia contro e respirare forte.
Guardo il tutto.
L’orizzonte falso-infinito-rosa, il cielo nobile e ironico e il mare e le sue figlie inquiete, le onde.
Tante onde. Perpetue, urlanti, testarde.
Oggi mi sembrano stanche, annoiate. Senza voglia di ondeggiare. Sorelle.
Poi guardo giù, in basso e faccio il solito commento: è altino, eh?
Resto imperterrito a fissare il baratro. Ancora un po’, ancora un po’. Ancora...
Poscia vado a sedermi sul mio scoglio preferito. C’è ancora la scritta che feci col pennarello nero anni fa.
Ero venuto qui con Marta e dopo un lunghissimo bacio appassionato e una guardata al romantico panorama abbracciati stretti stretti, avevo preso il pennarello dalla tasca e vergato queste immortali parole:
Andrè & Marta
togheter
forever


Quante stronzate che si scrivono...

venerdì 27 maggio 2011

Introduciamoci alla quarta dimensione

Avrei voluto parlare di un cuore che si spezza e poi si rattoppa, si spezza e si rattoppa e dell'eventualità che si spezzi per sempre - ma questo non interessa.
Avrei voluto parlare di lei che mi manca da morire. Mi manca la sua voce, il suo calore, la sua presenza. Il suo esserci per me e io per lei - ma questo non interessa.
Avrei voluto parlare della bellezza della filosofia quando ti dona l'ebbrezza di sapere che noi andiamo avanti grazie alle finzioni, le convenzioni, i sogni, le chimere. In pratica di quanto dobbiamo e possiamo grazie alla potenza del falso - ma questo non interessa.
Avrei voluto parlare di come la lettura mi stia salvando dall'impazzire, dal dolore - ma questo non interessa.
Avrei voluto parlare delle teorie che non servono a un cazzo, ma uno poi se le racconta lo stesso perchè è l'unica cosa che può fare. La porta, il portone, il mare, i pesci e tutte ste minchiate qui. Non servono a nulla, ma, ecco di nuovo la forza della falsità. Sai bene che son tutte stronzate, ma te le racconti lo stesso - ma questo non interessa.
Avrei voluto parlare delle uniche realtà esistenti e cioè i soldi e il dolore - ma questo non interessa.
Avrei voluto parlare di Flatlandia il racconto fantastico a più dimensioni di Edwin Abbott pubblicato nel 1882, ma non ne ho voglia - preferisco fare un'introduzione ad esso e poi recensirlo la prossima volta.
Andiamo avanti, dunque.
Noi viviamo in un mondo che ha tre dimensioni (lunghezza, larghezza e altezza) ed Abbott vuol prepararci all'eventualità di una quarta dimensione ancora sconosciuta.
In Flatlandia tutto è assolutamente piatto: case, abitanti, alberi. E il giorno in cui una sfera, cioè un solido, elemento tridimensionale, penetra in quel mondo ad annunciare l'esistenza di una terza dimensione (l'altezza), nessuno fra gli abitanti è disposto ad accettare una realtà che non può controllare coi sensi.
Noi abbiamo vissuto un'esperienza simile a quella degli abitanti di Flatlandia.
La teoria della relatività ha aggiunto alle tre dimensioni della geometria tradizionale una quarta dimensione, il tempo.
Rifacendoci al racconto di Abbott, nel regno monodimensionale della Linelandia non c'è che un modo per determinare la distanza fra due punti A e B, la linea. In un regno a due dimensioni come la Flatlandia possiamo chiamare AB l'ipotenusa di un triangolo rettangolo i cui cateti siano x e y, e quindi adoperare la formula del teorema di Pitagora: AB= radice quadrata di x2+y2. Nella Spacelandia, cioè nel mondo che conosciamo, entra in gioco anche la terza dimensione, altezza (z), e la formula è AB= radice quadrata di x2+y2+z2.
Nella nostra èra le approfondite osservazioni astronomiche hanno dimostrato chiaramente che quando si ha a che fare con distanze smisurate e velocità sovrumane le leggi della fisica e della matematica, ancorate all'osservazione dei fenomeni terrestri, non bastano più.
Sin dal primo abbozzo della teoria della relatività (1905), Einstein rilevò come in questi casi non si possa prescindere dal concetto di tempo; e per aver ragione dei nuovi problemi si è dovuta creare una nuova disciplina matematica, detta "calcolo tensoriale", con leggi sue proprie. La formula definitiva per determinare una distanza AB nello spazio extraterrestre è AB= radice quadrata di x2+y2+z2-(ct)2: dove a x, y e z corrispondono, come nelle formule precedenti, lunghezza, larghezza e altezza, a c la massima velocità concepibile (quella della luce, oltre la quale non si dà più materia), e a t il tempo: che quindi (e il confronto con le formule precedenti lo dimostra) viene a comportarsi come un'autentica quarta dimensione.
Il termine è entrato nell'uso, e nella moderna fisica spaziale si parla di "spazio-tempo" e di "continuum spazio-tempo".

giovedì 26 maggio 2011

L'amore assoluto

Solo nei romanzi e negli ospedali si fanno dormire le donne
Chi parla qui? Di cosa si parla qui?
E' l'attesa di un condannato a morte nella sua cella? E' il monologo di un uomo che soffre d'insonnia? E' la storia di Cristo?
In questo caso dovete mollare il freno della comprensione comprendente, dovete smetterla di essere servi di un significato che pretendete vi caschi in grembo.
I simboli sono dappertutto, ovunque ci sono simboli, simboli su simboli. O forse no, forse sono oggetti rotondi e appuntiti - forse sono stelle.
Emmanuele Dio trascura d'informarla che non si è consumato tempo, nè di lei nè di altri, ma qualche metro cubo d'eternità.
L'amore è sempre assoluto, perchè l'assoluto è ciò che illimitato, senza freni, scatenato, selvaggio, ultrapotente.
E' incontrare Varia, Miriam e Melusina. Scambio di persona, la stessa persona, tentato omicidio mentre si percorre un suolo di serpenti.
Accorgersi che la propria madre è vergine.
Le 36 situazioni drammatiche, TRENTASETTESIMA situazione.
Se sentiste le vostre carriole scricchiolare, non metteteci l'olio. Abbiate una reazione di furia o sentitevi Dio.
- Quali sono i vostri mezzi di esistenza?
- Non ho risorse,
Nè di case nè di beni:
Ho cinque soldi nella borsa,
Ecco tutto il mio avere.
Il capitolo XII Il diritto alla menzogna è semplicemente sublime, in effetti credo proprio che sia una delle pagine più belle cha abbia mai letto. Esiste una Verità, una sola Verità. E miriadi, esattamente tutta la serie indefinita dei numeri - tutti i numeri che non sono l'Uno - di cose che non sono quella Verità. Dio possiede questa Verità e non può darla; il signor Dio sarebbe una prostituta se la desse, se si desse.
La quantità di menzogne attuali o possibili si scrive ∞ - 1 = ∞
La Verità umana, è ciò che l'uomo vuole: un desiderio.
La Verità di Dio, ciò che egli crea.
Quando non si è nè l'uno nè l'altro - Io -, la sua Verità è la creazione del suo desiderio.
Iniziatevi a Jarry, per la mia controventraglia!
Le donne mentono per la strada più lunga.
Con tanti particolari.
Analiticamente.

SIA FATTA LA TENEBRA!