martedì 5 febbraio 2013

Vanity Fair, ovvero la miseria umana prezzolata

Stasera va in scena una faccenda vergognosa e squallida. Ebbene sì, a volte mi devo occupare della miseria umana.
L’intervista di Vanity Fair a Cristina Giberti. Giberti che perse i suoi cari in un incidente automobilistico in cui c’entra Beppe Grillo. Anno 1981.
La domanda è: come mai quest’intervista esce fuori a venti giorni dalle elezioni, dopo 32 anni? Una casualità?
AHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAAHAH
Che schifo, che vergogna. Un orrore indicibile ho provato di fronte a queste bassezze di infimo livello.
Mi hanno detto che Grillo è un personaggio pubblico, che per di più è sceso in politica, quindi se li deve aspettare questi colpi bassi.
Ok, infatti Grillo non ha fatto una piega.
Io, però, faccio parte del pubblico di comuni mortali e giudico e dico: Vanity Fair, fai schifo.
Chi pensi di prendere per il culo? Cioè solo un coglione potrebbe dar credito a te e a quest’intervista.
In realtà, chi esce malissimo da questa storia non è Vanity Fair, né la Giberti, né Grillo.
È il giornalista che si presta a questa porcata. Ma non ti vergogni? Non ti fai ribrezzo quando ti guardi allo specchio? Oppure lo stipendio che porti a casa giustifica tutto?
Il giornalista è un mestiere importantissimo nella società contemporanea. Veramente molto importante, se fatto bene. Se fatto come Biagi, Travaglio, Mauro De Mauro, Giuseppe Fava, ecc.
Io sono giornalista (anche se non esercito), e ho pena di questi aborti umani che leccano il culo a rai uno, che fanno i servizi sui calzini turchesi del giudice Mesiano, sulla cicca buttata a terra della Boccassini e di chi fa queste interviste vergognose alla Giberti.
Spero che da questa storia penosa Grillo prenda ancora più voti.

sabato 2 febbraio 2013

Una piccola e graziosa favola norvegese

[sono debitore, per la conoscenza di questa bellissima favola, all'adorabile Etrusca]

In un grande mercato una bambina in disparte guardava l'andirivieni della gente indaffarata. Avrebbe voluto che qualcuno si fermasse a parlare con lei ma nessuno la considerava e tutti passavano oltre frettolosamente. Ad un certo punto apparve tra i banchi una signora alta; avvolta in una cappa molto elegante girellava nel mercato. D'un tratto tutte le genti sembravano aver perso la furia di sbrigare le proprie faccende e le si facevano intorno: chi le chiedeva qualcosa, chi ascoltava le sue parole, si era formato attorno a lei un vero capannello! La bambina, silenziosa, osservava. Non sapeva darsi una spiegazione e così si fece coraggio e le si avvicinò intrufolandosi nella piccola folla. Quando le fu vicina attirò la sua attenzione e le chiese: Signora! Ma perché tutti sono accorsi a parlare con lei e invece da quando son qui nessuno mi ha rivolto parola?
La signora abbassandosi un poco verso la piccina le rispose con voce dolce Vedi bambina, io sono Le Storie e tutti vogliono sempre avere a che fare con me, mentre tu sei La Verità e molto spesso le persone si rifiutano persino di vederla. A questa risposta la bambina rimase molto delusa e dispiaciuta, perché lei avrebbe solo desiderato avere un po' di compagnia! La signora, comprensiva, alzò allora un lembo della sua ampia cappa e le disse Vieni bambina, vieni a stare qui sotto!
Ed è per questo che dentro ogni storia c'è sempre un po' di verità.

venerdì 1 febbraio 2013

Febbraio e lo splatter che abbiamo sempre sognato


Febbraio è un grande mese perché dura meno di tutti: appena 28 giorni. Ho fatto i calcoli.
Se tutti i mesi durassero 28 giorni avremmo un anno di 336 giorni invece di 365. In pratica risparmieremmo 29 giorni di merda e avremmo l’8% in meno di stronzate da sorbirci.
Dice eh, vabbè, ma diminuirebbero pure le possibilità e le percentuali di giorni lieti e cose belle.
È vero, ma stasera non ho preso il prozac+ e non posso illuminarvi con la fiaccola della gioia.
Volevo un attimo riconcettualizzare l’espressione "italiano medio". Medio, medietà sono parole che rappresentano il senza infamia e senza lode. Non hanno una connotazione negativa.
Invece noi siamo abituati a dare all’espressione italiano medio proprio quel tipo di connotazione.
Sento dire: quello è il classico italiano medio che non legge mai e guarda solo pessimi programmi tv. Ma è una stronzata. Se un tizio non legge mai e guarda pessimi programmi tv non è un italiano medio, ma un italiano scarso. Un italiano di merda.
Se un tizio dice Mussolini ha fatto cose buone, ha solo sbagliato ad allearsi con i tedeschi questo non è un pensiero storico dell’italiano medio. È il pensiero di un italiano scarso, ignorante di merda.
Medio vuol dire rimanere nei limiti della decenza. Non eccellere ma neanche far cacare.
Gli esempi sopra riportati sono, invece, l’apice della chiavica e chi è così dev’essere bollato come feccia non come medio.
“La gente, la maggior parte, ama le cose semplici, facili. Ma è proprio nell'attesa, nella ricerca, nell'imperfetta difficoltà che è racchiuso un tesoro. Nulla che abbia vero valore viene conquistato semplicemente...”
Scusatela, sono i danni delle lunghe attese dal parrucchiere.
Avete visto i due spot del PD quello del parto e quello del bacio? Anche a voi è tramontata, semmai l’aveste avuta, l’idea di votarli? A me sì. Fanculo.
Perché non stai aggiornando più il blog? Perché la gente fa schifo, viene su internet solo per cercare il porno. Non è interessata alla qualità, alla filosofia, alla poesia, all’arte. È uno schifo.
Dice ma tu non produci qualità né altre cose di elevato livello culturale. Lo so, ma non ho trovato altre scuse valide.
Ieri il grande Peppino si è ubriacato di nuovo con la vodka e ci ha regalato questa perla:
Con le donne il cazzo viene prima di tutto. È il ragionamento perno principale. Se una donna è mignotta, le devi dare solo il cazzo e poi tanti saluti. Se è una donna importante, al terzo appuntamento sempre il cazzo le devi dare. Senza cazzo le donne non servono.
Eh, Peppino, quando bevi sei troppo simpatico. Figurati quando sei sobrio.
Credo di aver detto tutto e niente.
A dopo.

lunedì 7 gennaio 2013

(E' bello) Essere liberi


Ho la testa come una roccia che gira tutto attorno

L'ho trovata in un buco seduta sottosopra

Mi hai puntato addosso il dito ma io non ci credo

Dipingimi una speranza su un cielo di velluto

Mi hai chiesto delle risposte ma io non so perchè

Nella mia mente non esiste il tempo


Ma le piccole cose mi rendono felice

Tutto quello che voglio fare è vivere in riva al mare

Le piccole cose mi rendono davvero felice

Ma è bello è bello è bello essere liberi


Allora cosa diresti se io ti avessi detto

Che non conta ciò che dici ma ciò che fai

Mi hai puntato addosso il dito ma io non ci credo

Portalo a casa dove abbiamo trovato

La mia testa come una pietra che sedeva sottosopra

Nella mia mente non esiste il tempo


Ma le piccole cose mi rendono felice

Tutto quello che voglio fare è vivere in riva al mare

Le piccole cose mi rendono davvero felice

Ma è bello è bello è bello essere liberi

sabato 5 gennaio 2013

Il grande moob ovvero fuori dal mondo o perennemente in ritardo?


Buonasera, come andiamo? Tutto bene?
Mi è capitato due volte consecutive di sentirmi un po' strano...non saprei che vocabolo usare, né descrivere esattamente le sensazioni che ho provato. Nulla di grave però è stato curioso.
Una settimana fa, circa, sono andato a cena da un mio caro amico. Eravamo in 13. No, Gesù e gli apostoli non c'entrano un cazzo; pura casualità.
Ebbene, di queste 13 persone 6 erano coppie e io ero il tredicesimo; in pratica ero l'unico single.
Anzi, l'unico scapolo, perché questi 12 formavano 6 coppie di sposi di cui tre con bambino, una coppia in dolce attesa e due che non vedevano l'ora di fare un bambino.
Dire che mi sono sentito un pesce fuor d'acqua è dire poco.
Il secondo caso mi è capitato nei giorni del capodanno. In pratica mi sono reso conto di essere l'unico che non ha un iphone o un cellulare di ultima generazione, con internet, what's up, le app ecc. Cioè il mio cellulare non ha internet, non fa le foto...cioè non ha un cazzo. Sembra un modello degli anni '90.
Anche qui mi sono sentito un pesce fuor d'acqua, un fottuto pesce in bianco e nero che nuota veramente di merda.
Ora la domanda è: sono un tipo che se ne fotte di quello che fa il mondo, delle mode, delle convenzioni, della tecnologia, del matrimonio, cioè un originale strampalato o semplicemente uno che le cose le fa in ritardo e quindi un ritardato?
Da una parte potrei consolarmi e dire che io sono fatto così, che vivo a modo mio e che non me ne fotte un cazzo di aggiornarmi.
Dall'altra parte credo sia più probabile che semplicemente faccio le cose in ritardo e che un giorno anche io sarò sposato e avrò un iphone pieno di app e di giochini.
Porca vacca lurida, l'iphone lo posso pure accettare ma il matrimonio no, ve prego!

lunedì 31 dicembre 2012

Quest'anno niente bilancio del 2012, liberarsi delle zavorre e solo Petrarca a salvare il tutto


No, quest’anno niente bilancio.
L’anno scorso dedicai un post che riassumeva il 2011 bollandolo come anno di merda. Quest’anno no, chissenestrafrega.
Il 2012 si chiude all’insegna del NON ME NE FOTTE PROPRIO UN CAZZO.
L’unica cosa importante è che parto per Bari per passare il capodanno con persone troppo grandi e simpatiche. E questo è eccezionale, segno che il 2013 potrebbe essere un anno propizio.
Poi a me sto 13 nell’anno mi fa simpatia. Son sicuro che sarà un anno pazzo e divertente.
L’unica cosa che vorrei dire, a parte le cazzate ispirate dall’anno nuovo che sta arrivando è questa: ma perché continuo sto rapporto che non porta da nessuna cazzo di parte?
Cioè ma e me che me ne impipa di quello che dici di quello che fai e pitipì e pitipà? Bò, va avanti con inerzia, per pigrizia, magari finirà tutto molto presto. Io mi faccio la mia schifo di vita, tu la tua che cazzo c’entriamo l’uno con l’altra?
Cioè che vuoi dimostrare? Niente. E bè, anch’io non ho niente da dire e da dimostrare.
Dice eh l’amicizia…l’amicizia? Ma che stracazzo me ne faccio dell’amicizia tua?
Non siamo amici, ma manco per il cazzo. Non m’interessa proprio. Tienitela pure. Io non ho bisogno di sentirmi normale perché coltivo rapporti interpersonali maturi e proficui con persone dell’altro sesso.
Ok, visto che non posso concludere il post in maniera così squallida mando in loop un Petrarca letto in questi giorni che m’è proprio piaciuto.
Buon capodanno a tutti e divertitevi.

Canzoniere, VII

La gola e ‘l somnno et l’otiose piume
ànno del mondo ogni vertù sbandita,
ond’è dal corso suo quasi smarrita
nostra natura vinta dal costume;

et è sì spento ogni benigno lume
del ciel, per cui s’informa humana vita,
che per cosa mirabile s’addita
chi vòl far d’Elicona nascer fiume.

Qual vaghezza di lauro, qual di mirto?
Povera et nuda vai philosophia,
dice la turba al vil guadagno intesa.

Pochi compagni avrai per l’altra via:
tanto ti prego più, gentile spirto,
non lassar la magnanima tua impresa.

martedì 18 dicembre 2012

Due pensieri dicembrini sui maestri ovvero il passo avanti di Mimmo e il passo indietro di Gorgia


Stasera voglio parlare di un maestro con cui ebbi un fugace incontro un po’ di tempo fa: il centenario Mimmo Repetto.
Ricordo che scrisse quattro pagine e mezza dove elencava tutto ciò che non sopportava, un catalogo immenso dove figuravano i vecchi, le generazioni successive, i giovani, i teppisti, i bambini capricciosi e autoreferenziali, i lavoratori e i disoccupati, i fidanzati, le fidanzate, quelli di ampie vedute, i giocatori di biliardo, i soprannomi, i gatti, i topi, le bevande analcoliche… ecc. ecc. ecc., in pratica in questo catalogo c’erano tutti e tutto.
Alla fine, Mimmo concludeva con un tocco di classe:
Non sopporto niente e nessuno.
Neanche me stesso. Soprattutto me stesso.
Solo una cosa sopporto.
La sfumatura.
Io rimasi incantato e dall’elenco e dal tono. Estasiato da tutto quel rifiutare (compreso se stesso) e dal lasciare come unica superstite la sfumatura.
Anni dopo, però, mi sono accorto che oltre a quello che odia Mimmo, oltre me stesso, io odio anche la sfumatura. Soprattutto la sfumatura.

Passiamo ad Atene e a tre personaggi che sono nati, cresciuti e che hanno “costruito” la società ateniese (ed ellenica): Gorgia, Socrate e Platone.
Gorgia è il sofista, il professorone che parla per ore e ore, parla così tanto che tu dopo un po' non sai più dove vada a parare né che cazzo voglia dire. Hai perso il filo del discorso e quando, alla fine della lezione, vedi tutto il numeroso pubblico applaudire beato e sorridente ti senti male. Quando Gorgia si sposta di città in città, non gli manca mai il codazzo di gente adorante che pende dalle sue labbra.
Socrate è il popolano ironico e intelligente che lo interrompe di continuo con le domande e pretende che il discorso proceda a piccoli passi, senza ammorbare le palle con lunghi discorsi. Vuole capire per bene ciò di cui si parla e non ha paura di porre tutte le domande che la discussione suscita.
Platone è colui che con maestria ed eleganza ci racconta e tramanda il tutto.
Come stanno le cose nella società odierna?
Mi pare di scorgere tantissimi Gorgia più o meno interessanti, ma noto anche la mortifera mancanza dei Socrate e l'assenza quasi totale di un Platone.

lunedì 17 dicembre 2012

La sconosciuta


Dall’esperienza della lettura delle poesie di Aleksandr Blok ho deciso di condividere quella che più ha incatenato la mia anima.
L’incatenamento di una poesia consiste nel fatto che la leggi e la rileggi e la rileggi e la rileggi ancora provando ogni volta lo stesso piacere.
La dedico a tutti gli amici che si sentono nuvole azzurre e che amano i prati di fuoco.

Nelle serate sopra i ristoranti
l’aria infocata è selvatica e sorda,
e governa i clamori degli ubriachi
lo spirito pernicioso della primavera.

Lontano, sulla polvere dei vicoli,
sul tedio delle ville suburbane,
s’indora la ciambella d’un fornaio,
ed echeggia un pianto di bambini.

Ed ogni sera, dietro le barriere,
con il tubino sulle ventitré,
passeggiano tra i borri con le dame
esperti bontemponi.

Sopra il lago scricchiano gli scalmi,
ed echeggia uno strillo femminile,
mentre, abituato ad ogni cosa, in cielo
stupidamente il disco si corruga.

Ed ogni sera l’unico mio amico
si riverbera nel mio bicchiere
e dall’acerbo e misterioso liquido
è, come me, sottomesso e stordito,

mentre daccanto, ai tavoli vicini
sonnacchiosi lacchè stanno impalati,
e gli ubriachi dagli occhi di conigli
si affannano a gridare “In vino veritas!”.

Ed ogni sera, all’ora stabilita
(oppure è questo solamente un sogno?),
una fanciulla inguainata di seta
nella finestra nebbiosa si muove.

Lentamente, passando fra gli ubriachi,
sempre senza compagni, sempre sola,
esalando caligine e profumi,
si va a sedere presso la finestra.

Ed effondono antiche credenze
le sue elastiche vesti di seta,
e il cappello con piume di lutto,
e la stretta mano inanellata.

Avvinto dalla vicinanza strana,
guardo di là dalla scura veletta,
e vedo una riva incantata
ed un’incantata lontananza.

Cupi arcani mi sono confidati,
un estraneo sole mi è commesso,
ed il vino acerbo ha penetrato
tutti i meandri dell’anima mia.

E le piume di struzzo inclinate
vacillano nel mio cervello,
e gli occhi azzurri senza fondo
fioriscono su una riva lontana.

Nella mia anima giace un tesoro,
la cui chiave è affidata solo a me!
Hai tutte le ragioni, mostro ubriaco!
Lo so bene: la verità è nel vino.

venerdì 14 dicembre 2012

Manifesto del futurismo


Sto leggendo il piccolo volume della collana Le domande della filosofia dedicato alla Violenza (La violenza è inevitabile?) e nell'apparato antologico che completa il libriccino c'è, tra gli altri, il Manifesto del futurismo di Marinetti.
Marinetti m'interessa, così come m'interessa il futurismo, ed è il motivo per cui lo pubblico nel blog.
Il tono è improntato all'esaltazione della violenza, della tecnologia, della guerra (definita la sola igiene del mondo), della velocità e dell'opera plasmatrice e dominatrice dell'uomo.
C'è, però, un punto oscuro che non riesco a derubricare come provocazione o come mero fatto estetico da studiare. Al punto 9 Marinetti, dopo aver celebrato le belle idee per cui si muore, scrive "disprezzo della donna".
Perché? Perché il fondatore del futurismo ha scritto una cosa simile? Uno potrebbe rispondermi che vabbè, ha scritto tante cazzate in questo manifesto, una più una meno, che cambia.
Sì, forse è vero, ma voglio cercare una risposta un po' più articolata. Cioè capisco che gli stessero sulle palle le femministe (come scrive al punto 10) perché quelle stanno sulle palle pure a me, ma scrivere "disprezzo della donna" è una cosa molto diversa.
Nel frattempo che cerco una risposta erudita e completa a questo quesito, godetevi il Manifesto del futurismo.

1. Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerarietà.

2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello dalla Vittoria di Samotracia.

5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e di cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

(F.T. Marinetti, Manifesto del Futurismo, in “Le Figaro”, 20 febbraio 1909)