giovedì 21 febbraio 2013

Gibran, della libertà



E un oratore disse: Parlaci della libertà.
Ed egli rispose:
Alle porte della città e presso il focolare vi ho veduto prostrati ad adorare la vostra libertà,
Così come gli schiavi si umiliano dinanzi a un tiranno e lo lodano anche se egli li uccide.
Sì, nel boschetto del tempio e all’ombra della fortezza ho veduto i più liberi tra voi portare la loro libertà come giogo e catena.
E il mio cuore sanguinò in me; poiché liberi voi potete essere soltanto quando anche il desiderio di ricerca di libertà diventerà una bardatura per voi, e quando cesserete di parlare della libertà come di una fine e di un compimento.
Sarete davvero liberi non quando i vostri giorni saranno privi di affanni e le vostre notti saranno senza carenze e dolore,
Ma, piuttosto, quando queste cose cingeranno la vostra vita e tuttavia voi vi leverete al di sopra nudi e senza vincoli.

E come potrete elevarvi oltre le notti e i giorni vostri senza infrangere le catene che all’alba della vostra conoscenza allacciarono il vostro meriggio?
In verità, quella che chiamate libertà è la più forte di queste catene, anche se i suoi anelli vi abbagliano scintillando nel sole.

E che cos’è se non parte del vostro stesso io quel che vorreste escludere per essere liberi?
È un’ingiusta legge che vorreste abolire: ma fu scritta dalla vostra propria mano sulla vostra propria fronte.
Non potete cancellarla bruciando i vostri libri di diritto né lavando le fronti dei vostri giudici, quand’anche versaste tutto il mare su di esse.
E se è un despota che vorreste detronizzare: guardate prima se il suo trono eretto dentro di voi sia stato distrutto.
Poiché come può regnare un tiranno su uomini liberi e fieri se non per una tirannia che sia nella loro stessa libertà e per una qualche macchia che sia nella loro fierezza?
E se volete liberarvi di un affanno, quell’affanno è stato scelto da voi piuttosto che imposto a voi.
E se volete dissipare un timore, la sede di quel timore è nel vostro cuore e non nella mano di colui che v’incute timore.
In verità, tutte le cose si muovono dentro di voi come in un costante e incompiuto abbraccio, sia quelle desiderate che quelle da voi temute, quelle ripugnanti e quelle che vi attirano, quelle che perseguite e quelle da cui rifuggite.
Queste cose si muovono dentro di voi come luci ed ombre strettamente appaiate.
E quando l’ombra di si dissolve e non è più, la luce che indugia diventa un’ombra per un’altra luce.
E così la vostra libertà: nel momento in cui perde i suoi vincoli diventa essa stessa vincolo per una libertà più grande.

mercoledì 20 febbraio 2013

E dopo questo, cos'è mai il perdono?



E dopo questo, cos'è mai il perdono?
...
Sì, la storia ci dà troppo tardi
ciò in cui più non crediamo
o se crediamo ancora
Soltanto nel ricordo
come passioni riconsiderate...
...ciò che è pensato può
essere dipensato...
Penso che né paura né coraggio
ci salvino
I vizi innaturali hanno per padre
il nostro
stesso
eroismo
Le virtù...Le virtù ci sono imposte
dai nostri osceni crimini...

martedì 19 febbraio 2013

Una cosa interessante: Irving Janis e il groupthink. un breve accenno



In questi giorni mi sono imbattuto in un argomento molto interessante che spero di avere occasione di approfondire in seguito. Si tratta dello psicologo sociale Irving Janis e della sua teoria del pensiero di gruppo (groupthink).
Ne parlo, anche se brevemente, perché è un fenomeno che mi è capitato spesso di osservare e che m’inquieta (e mi fa diffidare e abbandonare) sempre quando vedo un gruppo, magari con un capo carismatico.
In breve il groupthink studia il fenomeno di gruppi molto coesi che spesso raggiungono un consenso senza che le loro idee vengano sottoposte a un vaglio critico sufficiente. Questo fenomeno è da ricondurre al desiderio dei membri del gruppo di minimizzare i conflitti al loro interno, e si accentua nel momento in cui il gruppo si sente superiore al mondo esterno. Chiunque metta in discussione il consenso corre il rischio di essere escluso dal gruppo e, con ciò, di perdere lo status che esso conferisce a ognuno.
Ci sono vari tipi di gruppo e le meccaniche sono più o meno le stesse. In pratica il gruppo dovrebbe essere molto maturo ed elastico per accettare sia una dialettica interna senza tanti compromessi, sia saper accettare e prendere in considerazione le critiche che provengono dall’esterno.
In più, ogni membro del gruppo dovrebbe avere la capacità di non essere succube di chi ha la personalità più forte (o il bastone del comando) e dovrebbe anche superare la paura di rimanere solo. E non è facile, ovviamente.
Se il problema del groupthink alimentato dallo spirito di corpo è molto serio nell’ambito di gruppi formali fortemente omogenei come i militari, è ancora più serio nei gruppi informali, i cui membri possono essere espulsi con il consenso degli altri. Un ufficiale che dissente rischia di non fare carriera, ma non viene espulso dalle forze armate a meno che non violi delle norme specifiche. In un gruppo informale di esperti, al contrario, il dissenso viene represso molto più rapidamente.
Il consigliere di Kennedy Arthur Schlesiger ricorda di essere rimasto in silenzio durante tutta la discussione che si svolse nel gabinetto presidenziale sulla Baia dei porci per paura di essere tagliato fuori dalla ristretta cerchia di consiglieri di Kennedy.
È un problema che si fa tanto più serio quanto più il gruppo è esposto a minacce dall’esterno. Prendere in considerazione le ipotesi dei critici è visto come un tradimento del gruppo, e quindi è sanzionato severamente. Qualcosa di analogo accadde all’esercito in Vietnam: al crescere delle contestazioni nei confronti del conflitto, il dipartimento della Difesa si chiuse sempre di più in se stesso.

lunedì 18 febbraio 2013

Travaglio e la Sinistra furba, moooooolto furba [seconda parte]



Pubblico per iscritto la seconda e ultima parte dell’intervento pronunciato da Marco Travaglio a Servizio Pubblico il 7 febbraio scorso.
Questo intervento è utile per ripassare la storia politica recente e per mostrare quanto siano scarsi e in malafede quelli del PD in particolare e quelli del centro sinistra in generale.
Ovviamente parlo di forze parlamentari che hanno finora fatto solo schifo.
Io il PD, dopo quindici anni, non lo voto più. Non sanno stare al governo, come opposizione fanno semplicemente CACARE e quindi, siccome io lo stesso cesso non lo voto, ho deciso di votare una cosa nuova: il Movimento 5 Stelle. Spero che tanti seguano il mio esempio.
Visto che non sono così cretino da essere un ultras (sono ultras delle idee, non dei partiti) mi farebbe piacere se gli italiani votassero anche altri movimenti nuovi tipo SEL, Rivoluzione Civile, Fare per fermare il declino.
PDL LEGA PD, mandateli affanculo.
Buona lettura.

Berlusconi è fatto così. Come dice Vergassola “mente sapendo di smentire”.
Dice tutto e il contrario di tutto, perché? Perché così prende i voti sia di quelli che credono a tutto, sia di quelli che credono al contrario di tutto. E costringe gli altri a riprenderlo. Quando ha detto “restituisco l’IMU in contanti”, proprio il ragionier Spinelli con le buste arriva, Repubblica ha titolato in prima pagina “Berlusconi: restituirò l’IMU” ed è giusto che sia così; i giornali devono riprendere quello che dicono i politici e se poi non è vero, smentirlo.
Anche noi, quando è venuto a Servizio pubblico, gli abbiamo smontato in diretta le balle sull’IMU e quelle sul complotto delle banche tedesche, ma il giorno dopo, Repubblica e Saviano, hanno detto che avremmo dovuto proprio ignorarlo e allora perché non lo ignorano anche loro? Si rendono conto che è impossibile ignorare un protagonista.
Quello che stona in questa campagna elettorale non è che Berlusconi sta dappertutto e parla dappertutto; perché? Perché l’ha sempre fatto e poi perché anche gli altri hanno le loro televisioni, insomma vanno anche loro dappertutto.
Il problema è che quando parlano gli altri, di solito, non lasciano segni tangibili. Se invece di ridere o indignarsi per le sue bugie, lo sfidassero con delle proposte chiare semplici popolari, provando una volta tanto a fare le lepri anziché i cacciatori, magari invertirebbero il trend. E dire che hanno delle praterie, davanti. Non so, potrebbero fare una bella proposta legge ordine per mandare in galera evasori corrotti concussori falsificatori di bilanci amici dei mafiosi, oppure una bella proposta per un taglio netto ai costi della casta di cui non parla più nessuno tranne il solito Grillo.
Invece balbettano, cincischiano; perché? Perché altrimenti di qua si sfila Vendola, di là si sfila Monti, in centro si irrita Casini (noto trascinatore di folle…) e c’è pure il rischio che magari Ingroia sia d’accordo, che è il timore peggiore che hanno.
L’altro giorno è uscito un Manuale del perfetto candidato del PD, con le rispostine precotte da dare nel caso che un giornalista faccia domande. È una robina, un po’ un brodino, ecco. Per esempio sulla corruzione e l’evasione sono riusciti a scrivere cinque righe cinque di pura banalità. Sulla riforma Fornero, sentite cosa devono rispondere i candidati: “Noi non intendiamo toccare la riforma dell’articolo 18 nella formulazione alla tedesca” che è un’ottima risposta per le elezioni in Germania, ma si vota in Italia, l’hanno capito o non lo sanno?
L’ha ammesso persino Massimo D’Alema: “La campagna elettorale è iniziata male. Abbiamo avuto l’impressione di avere già vinto, pensavamo a chi fa il ministro e il sottosegretario e mentre eravamo impegnati in questo dibattito inquietante che porta pure male, Berlusconi ha recuperato otto punti. Sottovalutarlo è un errore che abbiamo già fatto e che non dobbiamo ripetere. Diamoci una mossa!” E proprio adesso che D’Alema comincia a capire non lo candidano? Ma allora vuol proprio dire suicidio.
Intanto gli elettori, poveri martiri, assistono a questo spettacolo senza avere la più pallida idea di che cosa il centro sinistra vuole fare al governo e nemmeno con chi vuole fare questo benedetto governo. Non hanno ancora nemmeno capito se Vendola è un alleato fino al 26 febbraio e poi dal 27 arrivano Monti, Fini e Casini.
Nel ‘76 Montanelli lanciò il famoso slogan “Turatevi il naso e votate DC”, adesso quello slogan è superato da un altro molto più moderno e anche più riformista “Bendatevi gli occhi e votate PD”.

domenica 17 febbraio 2013

Travaglio e la Sinistra furba, moooooolto furba [prima parte]



Pubblico per iscritto un intervento pronunciato da Marco Travaglio a Servizio Pubblico il 7 febbraio scorso. L'intervento è lungo, quindi oggi posto la prima parte e domani la seconda.
Questo intervento è utile per ripassare la storia politica recente e per mostrare quanto siano scarsi e in malafede quelli del PD in particolare e quelli del centro sinistra in generale.
Ovviamente parlo di forze parlamentari che hanno finora fatto solo schifo.
Io il PD, dopo quindici anni, non lo voto più. Non sanno stare al governo, come opposizione fanno semplicemente CACARE e quindi, siccome io lo stesso cesso non lo voto, ho deciso di votare una cosa nuova: il Movimento 5 Stelle. Spero che tanti seguano il mio esempio.
Visto che non sono così cretino da essere un ultras (sono ultras delle idee, non dei partiti) mi farebbe piacere se gli italiani votassero anche altri movimenti nuovi tipo SEL, Rivoluzione Civile, Fare per fermare il declino.
PDL LEGA PD, mandateli affanculo.
Buona lettura.

C’era una volta un politico piccolo piccolo che tutti davano sempre per morto, ma regolarmente risorgeva dalle sue ceneri. Montanelli lo chiamava il Rieccolo. Era Amintore Fanfani.
Poi è arrivato un altro, che almeno per la statura gli assomiglia un po’, anche se lui l’altro giorno ha detto che da giovane era un centravanti molto alto: 1 e 71, poi è rimpicciolito con l’età.
Nel ’94, la prima volta, doveva perdere di sicuro contro la gioiosa macchina da guerra di Occhetto. La Sinistra, furba, rideva di lui e diceva che la tv non porta voti e infatti lui occupò le tv e vinse le elezioni.
Il suo primo governo cadde dopo sette mesi e tutti lo diedero subito per morto. Faceva talmente pena che la Sinistra, furba, appena andò al governo decise di dialogare con lui sulla giustizia e la Costituzione in bicamerale e per non irritarlo non fece l’antitrust e la legge sul conflitto di interessi.
Poi, la Sinistra furba s’è mangiata 4 governi in 5 anni e alla fine lui ha fatto saltare la bicamerale e ha stravinto le elezioni nel 2001. Montanelli profetizzò: Ci vuole il vaccino, dobbiamo sorbircelo per dieci anni e poi ci immunizziamo dal vaiolo.
Berlusconi infatti ha governato così male che la Sinistra ha vinto tutte le elezioni intermedie: Comunali, Provinciali, Regionali ed Europee.
A dicembre 2005, a cinque mesi dalle elezioni del 2006, la Sinistra aveva 15 punti di vantaggio; ma Montanelli aveva sottovalutato l’antidoto al vaccino che è la Sinistra che è infallibile a neutralizzare immediatamente gli effetti del vaccino.
Infatti, siccome il Cavaliere era dato per morto, la Sinistra furba iniziò a buttar voti per evitare una vittoria schiacciante. Prima pensò bene di farsi una banca, la BNL, e di farsi pure beccare, così il distacco scese da 15 a 5 punti; poi perse anche quei 5 punti con una campagna elettorale in cui si parlava solo di tasse. Così, ci fu il pareggio al Senato e il povero Prodi si fece due anni di agonia, finché Mastella, astutissimamente nominato ministro della Giustizia, gli staccò la spina.
Altri quattro anni di Berlusconi, poi nel 2011 lo ammazzano le tre F: Fini, finanza e la terza F…diciamo Ruby, ecco, per capirci…
Siccome Berlusconi era morto, gli strateghi della Sinistra furba, da Napolitano in giù, hanno deciso di non mandarci a votare subito, ma di dare agli italiani un annetto di tempo per dimenticarsi i disastri suoi…tanto è morto… E lui lo faceva il morto, benissimo tra l’altro.
Il PDL ha votato tutto quello che decideva Monti, IMU compresa, ma lui non ci metteva mai la faccia. Sparito dalle TV, inabissato, in attesa di poter dire che lui non c’era e se c’era era in Kenya con Briatore, e se fosse stato per lui mai avrebbe approvato tutte quelle tasse. E poi al momento buono è ricicciato fuori, il Rieccolo.
Ma la Sinistra furba mica pensa a lui, ha ben altro a cui badare. Tipo spartirsi i ministeri del suo futuro governo. Qualche mese fa il Foglio ha pubblicato un pizzino, dimenticato in Parlamento da uno dei furbi, con l’organigramma del Regno del centro sinistra prossimo venturo.
C’era scritto: Bersani premier più economia, Bindi vice premier, Veltroni Camera, D’Alema Esteri-Commissario UE (una delle due, naturalmente), Letta Sviluppo, Franceschini Segretario.
Quando poi Bersani ha battuto Renzi alle primarie ha annunciato: “Adesso arriva lo squadrone”…che ricordava vagamente quella “macchina da guerra”…infatti i più religiosi si sono segnati e i più laici si sono toccati. Quando si dice vendere la pelle dell’orso, non solo prima di averlo ucciso, ma prima di avere preso il porto d’armi e di aver comprato il fucile.
Poi all’improvviso hanno guardato i sondaggi e hanno scoperto che c’è di nuovo Berlusconi, cioè che il 40% di italiani che cinque anni fa lo votavano non possono essere spariti all’improvviso. È risorto un’altra volta, o forse non era morto, o forse i vivi sono più morti del morto.
Qualcuno si ricorda una cosa detta da Bersani in tutta questa campagna elettorale, a parte che vuole sbranare quelli che lo accusano per Monte dei Paschi? Buio fitto.
Magari, dice anche delle cose serie e sensate, ma non lascia mai il segno, non buca, perché non parla…biascica. Sembra una pentola di fagioli in ebollizione. “Sto paese qua” “Non siam mica qua” “Un po’ di soldi qua” “Sto coso lì”, non finisce mai una frase, parla di alleanze continuamente, una volta dichiara amore eterno a Vendola, una volta fa il patto con Monti, è sempre tutto alleanze, convergenze, insomma…politichese.
Naturalmente tutti, invece, si ricordano tutto di quello che dice Grillo, qualcosa si ricordano di Ingroia, qualcosina persino di Monti, quasi tutto si ricordano di Berlusconi che per quanto morto è riuscito a tornare al centro della scena costringendo tutti gli altri a parlare di lui. Lui fa la lepre e gli altri fanno i cacciatori. È vero che racconta un sacco di balle, naturalmente, ma non è che gli altri non ne raccontino eh, intendiamoci. Il fatto è che se si fa il campionato dei ballisti è ovvio, vince lui. Perché non solo le spara più grosse, ma le sa raccontare pure meglio.
Anche Bersani ha detto che gli F35 bisogna tagliarli e poi Monti gli ha ricordato guarda che il percorso degli F35 è cominciato col centro sinistra. Anche Monti ha detto ridurremo subito le tasse, ma un mese prima aveva detto che era impossibile ridurre le tasse. E poi danno del ballista a Berlusconi, il quale oltre tutto di balle ne racconta molte di più. Mentre loro, faticosamente, gliene smontano una, lui nel frattempo si è già portato avanti e ne ha già raccontate altre dieci.

[continua...]

venerdì 15 febbraio 2013

Laocoonte, simbolo della rimozione



Sto leggendo il libro di Luigi Zingales Manifesto Capitalista. Una rivoluzione liberale contro un'economia corrotta e oggi parlo di una cosa che non c'entra niente né con Zingales né con l'economia politica.
Parlo di Laocoonte la cui statua forse conoscete, forse ne ricordate la storia tramite reminiscenze scolastiche, ma di sicuro ignorate il significato allegorico che Laocoonte rappresenta.
Ci penso io a ragguagliarvi, sempre pronto a servirvi bei pensieri.

Laocoonte era il sacerdote che aveva avvertito i troiani dei pericoli insiti nel cavallo lasciato in dono dai greci.
"timeo Danaos et dona ferentes", ammonì Laocoonte.
Come "ricompensa" per la sua intuizione, due enormi serpenti mandati dalla dea Giunone uscirono dal mare e divorarono prima i suoi figli e poi il sacerdote stesso.
Laocoonte veniva punito dagli dèi perché aveva ragione. Come è possibile?
Questo mito, come molti altri, rappresenta in modo allegorico un fenomeno psicologico che Freud e la psicanalisi avrebbero spiegato millenni dopo: la rimozione.
Laocoonte fu punito proprio perché aveva ragione.
Dopo tanti anni di battaglie i troiani non ne volevano sapere di combattere ancora. Volevano rimuovere anche il solo pensiero che la guerra non fosse finita. Tanto più la critica di Laocoonte era fondata, tanto più i troiani la respingevano con sdegno: non volevano crederci. E, per rimuovere anche il pensiero, sognavano di eliminare fisicamente la persona che glielo ricordava. I serpenti di Giunone altro non sono che la manifestazione allegorica della rimozione mentale, che ci fa scagliare contro chi ci presenta una verità che non vogliamo sentire, tanto più violentemente quanto più una persona colpisce nel segno.

domenica 10 febbraio 2013

La souvenir


E così non penso.
E se penso sbaglio, e se penso stacco, e se penso scazzo.
E devio.
Ma esiste la deviazione? Non avendo un centro, un punto fisso o d’appoggio, da dove viene la deviazione? Come faccio a dire: ecco, ora sto deviando? Deviando da dove, da cosa?
Non si sa. Per saperlo dovrei pensare e cogitare.
Ma ora io non penso.
E se penso sbaglio, e se penso stacco, e se penso (soprattutto) scazzo.
C’è un tradimento strutturale. Un venire meno al piacere fondamentale.
Capita, mi verrebbe da dire. È fisiologico, mi verrebbe da giustificare. Chissenefotte, potrei sbottare.
Ma preferisco non dire niente, non pensare.
Perché se penso sbaglio, se penso stacco, se penso (ecco, la parola) scazzo.
Come il basso in alcune canzoni. Se il basso scazza, poi la musica diventa una merda.
Per avere una buona musica, la batteria deve rullare, la chitarra suonare e il basso accompagnare.
Si sottovaluta il basso, mentre è uno strumento molto importante.
Ieri ho partecipato a un piccolo incontro del Movimento 5 Stelle. Eravamo pochissimi, tutta gente comune, tutte persone tranquille che avevano voglia di cambiare e dialogare.
Sono stato molto contento.
Non c’era manco una merda umana. E al mio paese ce ne sono molte.
Si vede che ronzeranno da altre parti, in cerca di soldi e favori. Sono come le mosche che volano e si posano sulla merda. Ieri, al piccolo raduno, non c’era neanche una di queste mosche.
Poi non ho capito, ma tu chi sei? Non vorrei dirlo, ma mi sembri un souvenir. Un souvenir è un oggetto che tieni lì sul mobile e che non serve a un cazzo. Un oggetto inutile che, al massimo, può essere sfizioso o evocare bei ricordi. In realtà, ripeto, non serve a un cazzo.
Tu sei sfiziosa, evochi bei ricordi, ma non servi a un cazzo. Sei un souvenir?
Mi dico, forse un giorno scoprirai la sua utilità. O forse la sua utilità la conosci già, ma ancora non è il momento di utilizzarla. Ancora le carte sono coperte. Son così belle le carte coperte, piene di mistero. Solo che la carta coperta è una possibilità. Una promessa.
Tu sei una possibilità? Sei una promessa?
Non saprei.
Facciamo che non sei un souvenir né una carta coperta.
Vogliamo dire che sei una stronza? Come finirà la storia?
Non si sa perché qui i personaggi sono almeno quattro. Lei, la sua stronzaggine, Lui e la sua stronzaggine. Lui e Lei in realtà sono personaggi secondari. È la stronzaggine che si sdoppia la vera protagonista.
Sdoppiandosi, la stronzaggine dà vita a una terza stronzaggine che nasce dall’incontro delle due stronzaggini precedenti. È lei che deve rivelarsi e che guiderà il tutto.
Ora: cosa può rivelare la stronzaggine? Dove può portarti la stronzaggine?
Aspetta e vedrai. Non manca molto.

venerdì 8 febbraio 2013

Un sogno dentro a un sogno


Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia ch'io ti dica
che non sbagli se pensi
che tutti furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient'altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro a un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono nel mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall'onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro a un sogno?

giovedì 7 febbraio 2013

Django Unchained


Ma quanto mi è piaciuto Django Unchained da 1 a 100? Vogliamo fare 101?
Solo Tarantino poteva portare l'Anello dei Nibelunghi nel selvaggio West, solo Tarantino poteva farmi piacere un film western.
Io odio a morte i musical, ma sono sicuro che se Quentin ne girasse uno, io griderei al capolavoro.
Tarantino ama il suo lavoro, adora girare...ci mette energia passione e un pizzico di figlio di puttana allegro e scaltro. Come dicevo ieri...quando creperà Tarantino, credo proprio che sarà quasi impossibile per me andare al cinema.
In realtà Django non è il solito western...non è la figura del cowboy solitario, nè le sparatorie o le solite cazzate da saloon ad essere protagoniste del film.
Quello di cui parla il film è la schiavitù dei neri d'America. Un fatto storico un po' dimenticato in realtà. Un po' perché la schiavitù è stata abolita, un po' perché di orrori ce ne sono talmente tanti e nuovi che uno deve mantenere la sensibilità aggiornata.
Almeno io sono rimasto veramente colpito dalla reminiscenza storica...uomini in catene, trattati come merce, come bestie...senza libertà nè dignità.
Il commercio di schiavi, il lavoro coatto nei campi di cotone o a spaccar pietre. E soprattutto il cosiddetto "combattimento tra mandinghi". Qualcosa di terribile che non conoscevo, su cui non mi ero mai soffermato. Durante il film mi sono chiesto come fa l'uomo a fare questo ad un suo simile. Come può un uomo fare ciò? Frustare una donna, maltrattare un anziano, dare in pasto ai cani uno schiavo inservibile...mah, razza maledetta che siamo.
Il film dura tanto, ma non c'è tempo di annoiarsi. E questo è il marchio di Tarantino. Lui ha capito che il film deve raccontare una storia coi controcoglioni. Stop. Niente minchiate, nè filosofie da quattro soldi, nè prediche...niente menate! Il film è un film e deve innanzitutto intrattenerci alla grande.
Vorrei, per concludere, elogiare Leonardo Di Caprio. Non è un attore che amo particolarmente, ma devo dire che nella parte dello schiavista bianco pezzo di merda rende alla grande.
Che dire? Ho visto ancora gente indecisa se andare o no al cinema a vedere Django...dai, cazzo! muovete il culo!