martedì 20 dicembre 2011

benvenuta, Raffaella


E' nata, finalmente, la nipotina.
Bellissima, ciotta ciotta, sana. Una bufalotta di 4 chili e 100.
Un'emozione grandissima, la mamma sta bene ed è stato bellissimo vederla accogliere la figlia tra le braccia e darle un bacetto sulla capoccia.
Una delle poche giornate memorabili di questo 2011.

lunedì 19 dicembre 2011

L'eccezione e la regola

[WARNING! Bolscevik-didaktik ddrama]

Vogliamo riferirvi la storia
di un viaggio compiuto
da uno sfruttatore e da due sfruttati.
Osservatene bene il contegno.
Trovatelo strano, anche se consueto,
inspiegabile, pur se quotidiano,
indecifrabile, pure se è regola.
Anche il minimo atto, in apparenza semplice,
osservatelo con diffidenza! Investigate se
specialmente l’usuale sia necessario.
E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno
non trovatelo naturale.
Di nulla sia detto: è naturale
in questi tempi di sanguinoso smarrimento,
ordinato disordine, pianificato arbitrio,
disumana umanità,
così che nulla valga
come cosa immutabile.
Oh, come mi piace quest'opera teatrale incentrata sul capitalismo e sui suoi ingranaggi!
La corsa sfrenata della carovana di un capitalista nel deserto che non è semplicemente il Sahara, ma è il deserto di qualsiasi valore umano e dove ha importanza solamente la ricerca del profitto ad ogni costo.
A servire il capitalista ci sono due schiavi: un portatore e una guida.
Il primo viene sfruttato fino allo sfinimento, ricattato, insultato, pestato e infine abbandonato quando si rivela inservibile. Il secondo...trattato alla stessa maniera (se non peggio).
È interessante, secondo me, notare come Brecht descrive il capitalista come l’animale da preda e gli schiavi pure bestie da soma. Un tocco della metamorfosi che fa capire più di mille parole cosa l’uomo sia in grado di fare quando è accecato dalla sete di guadagno e cosa riesca a sopportare qualora sia in gioco la sua esistenza materiale. Il capitalista è tratteggiato a tinte fosche come è giusto che sia: disumano, sospettoso fino alla paranoia, violento, ricattatore, bastardo. L'invito che ci fa Brecht, come artista, è di non accettare questo schifo solo perchè è diventato la norma. L'eccezione e la regola ti rende il cuore pesante e non stupitevi se, alla fine della lettura, vi ritroverete con i pugni stretti come se voleste picchiare qualcuno.
Dramma sempre attuale, da leggere soprattutto per la scena della "divisione dell’acqua" (dove accade una delle cose più tristi che possano succedere ad un uomo: scambiare una carezza per un pugno) e per il tragico e farsesco processo finale (il capitalista, come già saprete, ha sempre la legge dalla sua parte).

di cuore danke, Bertolt

domenica 18 dicembre 2011

Cioran contro i sonnambuli


Leggere Cioran è un'esperienza grandiosa perchè lui è il filosofo dell'inaudito, quello che formula le ipotesi più estreme e forgia i pensieri più inquietanti.
Amante del paradosso, il vecchio Emile è il profeta dell'insonnia paranoica, colui che lascia fluire le riflessioni che altri strangolano sul nascere.
In pratica è come fare sesso con una donna molto disinibita.
Non mi ero ancora occupato di lui nel blog e vi pongo rimedio facendovi godere una pagina tratta dalla sua opera Il funesto demiurgo.
Se si eccettuano alcuni casi aberranti, l’uomo non è propenso al bene: quale dio ve lo spingerebbe?
È costretto a vincersi, a farsi violenza, per poter compiere il sia pur minimo atto non inquinato dal male. Quando vi riesce, ogni volta egli provoca, umilia il suo creatore. E se gli si succede d’essere buono non più per calcolo o sforzo, bensì per natura, lo deve a una inavvertenza dall’alto: va a situarsi fuori dall’ordine universale, nessun progetto divino lo aveva previsto. Non si capisce che posto occupi fra gli esseri, e nemmeno se ne sia uno. Sarà un fantasma?
Il bene è ciò che fu o sarà, ciò che mai è. Parassita del ricordo o del presentimento, preterito o possibile, non può essere attuale, né sussistere di per sé: fino a quando è, la coscienza lo ignora, se lo appropria soltanto quando è scomparso. Tutto prova la sua insostanzialità; è una grande forza irreale, è il principio che abortì sul nascere: cedimento, fallimento immemoriale, i cui effetti spiccano a mano a mano che si dipana la storia. Agli inizi, nella promiscuità in cui si operò lo slittamento verso la vita, qualcosa di innominabile dovette accadere, che si propaga nei nostri malesseri se non nei nostri ragionamenti.
Che l’esistenza sia stata viziata alla sorgente, insieme agli elementi, chi potrebbe esimersi dal supporlo? Colui che non sia stato indotto a considerare questa ipotesi, come minimo una volta al giorno, avrà vissuto da sonnambulo.
È difficile, è impossibile, credere che il dio buono, il “Padre”, sia implicato nello scandalo della creazione. Tutto fa pensare che non vi abbia mai preso parte, che essa sia opera di un dio senza scrupoli, un dio tarato. La bontà non crea; manca d’immaginazione; e per fabbricare un mondo, sia pure abborracciato, ce ne vuole. A rigore, è da un miscuglio di bontà e di cattiveria che può sorgere un atto, o un’opera. Oppure, un universo. A ogni modo, considerando il nostro, è ben più agevole risalire a un dio sospetto che a un dio rispettabile.

sabato 17 dicembre 2011

Ginocchiere per la fellatio??


Ieri riflettevo sulla “variopinta anima” della merce.
La prima caratteristica della merce, cioè dell’oggetto commerciale, è quello di essere venduto e questo accade principalmente perché l’oggetto è utile a chi lo compra.
Ovviamente ci sono tante altre caratteristiche che l’oggetto possiede e che lo rendono acquistabile.
Per esempio un quadro viene acquistato perché lo si ritiene “bello” o perché ha un elevato valore economico (e quindi diventa un investimento). Oppure, per fare un altro esempio, i diamanti si acquistano non tanto perché sono luccicanti e quindi belli, ma perché hanno il potere di far aprire qualsiasi paia di gambe.
E se un oggetto non è né bello, né utile, né ha un alto valore economico quale potrebbe essere il motivo che spinge all’acquisto?
È il caso, di cui volevo parlare, delle ginocchiere erotiche messe in vendita dalla Diesel un po’ di tempo fa.
Il nome non lascia spazio a equivoci: le «Blowjob kneepads» si presentano come un comodo accessorio che consente di soddisfare il partner senza sbucciarsi le ginocchia.
A cosa possono mai servire delle ginocchiere nel rapporto orale?
A parte il fatto che il rapporto orale è spesso un atto repentino, dettato da una passione travolgente. Cioè che fai? Interrompi la partner dicendo Aspetta cara, ti prendo le ginocchiere? Di sicuro non servono quando sei fuori casa, tipo nel bagno di una discoteca, perché non è che uno si porta le ginocchiere appresso come se fossero dei fazzolettini.
A casa, oltre il letto, ci sono molti modi di ovviare all’inconveniente delle ginocchia nude sul pavimento…ma poi, parliamoci chiaro… è davvero un inconveniente che la donna stia con le ginocchia nude sul pavimento? Io direi proprio di no, anzi è un fattore che aumenta il già grande godimento del pompino.
Quindi da cosa deriva il successo delle ginocchiere che sono andate a ruba nonostante costassero 150 dollari? Non è la bellezza, nè il valore, né l’utilità.
È probabile che l'oggetto sia riuscito a toccare le corde della voglia di possedere qualcosa di sfizioso, di superfluo insita nell'uomo. L’oggetto è curioso, è particolare, è griffato. Magari la gente lo acquista, lo usa una volta per provarlo e poi finisce a prendere polvere da qualche parte.
Forse è indice di benessere spendere 150 dollari per una puttanata, forse bisognerà riparlarne di questa dépense economica da sempre presente nell’uomo di tutti i tempi e di tutte le culture.

venerdì 16 dicembre 2011

La vagina di Schwarzenegger


Navigando sul web mi sono imbattuto, per puro caso, in un articolo sulla signora Tatiana Kozhevnikova. L’articolo era intitolato: La donna con la vagina più forte del mondo.
Ovviamente mi sono incuriosito e ho cominciato a leggere.
La signora Tatiana, dopo la nascita del figlio (ormai quindicenne), riscontrò un indebolimento muscolare dei tessuti vaginali e così, ispirata da un libro scritto da un'anziana signora cinese, scoprì che i muscoli potevano acquistare di nuovo vigore con un po' di allenamento.
Tatiana iniziò con una palla di vetro di Murano e ora riesce a sollevare per un lungo periodo di tempo nientemeno che 15 kg di peso con la sua sola vagina, grazie ad una sorta di moschettone, un gancio al quale appende i pesi che la sua vagina sostiene senza problemi.
“Ci sono voluti quindici anni di allenamento per arrivare a questi livelli - sentenzia Tatiana - ma bastano cinque minuti al giorno per una settimana di esercizi della vagina per dare sensazioni particolarmente piacevoli al proprio partner".
L’ultima frase mi ha stuzzicato perché mentre leggevo l’articolo mi chiedevo proprio a cosa cacchio potesse servire allenare i muscoli della vagina.
La risposta è che questi esercizi sono noti con il nome di esercizi di Kegel. Vediamo di cosa si tratta. (un ringraziamento va all’amica Nina)
Molte donne credono che l'allenamento della propria vagina, ossia dei suoi muscoli, dovrebbe essere fatto solo per un breve periodo dopo il parto (per tornare ad essere strette). Errato.
Drasticamente errato, soprattutto se si pensa che in altre culture le donne lavorano da sempre sulla loro forza vaginale perché questo aumenta il piacere sessuale loro e del loro partner, ma la nostra cultura, si sa, per certe cose lascia un po' a desiderare...
Ma torniamo agli esercizi di Kegel: sono esercizi che permettono di sviluppare al meglio i propri muscoli vaginali ovvero quelli coinvolti nell'orgasmo, nel parto e nella minzione.
Stiamo parlando dei muscoli pelvici, con precisione del subococcigeo.
I benefici per una donna che ha la vagina forte sono:
- orgasmi migliori: più facili da raggiungere, più intensi e forti
- maggiore sensibilità vaginale (essendo più stretta)
- maggiore contatto con il pene (vantaggio bipartito)
- parti più facili (gli esercizi di Kegel sono utilizzati anche nella gestazione)
- miglior ripresa dopo il parto
- prevenzione di prolassi e incontinenza
È anche molto importante continuare ad esercitare e mantenere in forma i muscoli vaginali via via che si va avanti con gli anni, perché con la menopausa possono cambiare e indebolirsi.
Gli esercizi di Kegel consistono in una serie di contrazioni vaginali.
Se non sapete come si contrae una vagina fate la prova del nove: provate a fermare il vostro flusso mentre state urinando. Il muscolo richiamato è il subococcigeo.
Una volta trovato il muscolo provate a contrarlo e rilasciarlo tenendovi un dito nella vagina, questo per capire esattamente qual è il movimento giusto.
Una volta appurato estraete il dito e continuate le contrazioni.
Fate durare le contrazioni 3 secondi e altrettanto il rilassamento.
Il rilassamento è importante quanto la contrazione, perché aiuta a scaricare la tensione accumulatasi nei muscoli vaginali. In caso contrario, la tensione accumulata ridurrebbe di molto la sensibilità vaginale.
È molto importante non usare i muscoli dell'addome, delle gambe o dei glutei, ma solo quelli vaginali.
Potete eseguire le contrazioni utilizzando oggetti (esistono coni vaginali per aiutare le donne a localizzare ed esercitare i muscoli giusti ), ma può bastare anche un dito.
Una volta capito esattamente qual è il giusto movimento potete iniziare con l'eseguire 3 serie da 10 contrazioni (da 3 secondi l'una), il giorno. Quando il muscolo sarà più sviluppato, basterà una settimana d'allenamento, potrete iniziare con le contrazioni graduate.
Con il pene artificiale inserito in vagina, contraete gradualmente il muscolo subococcigeo per 5 secondi, mantenete la tensione per altri 5 e quindi rilassatelo sempre gradualmente.
Questo esercizio vi permette di stringere la vagina attorno al pene del partner così come se steste praticando una fellatio. Aggiungete questo tipo di contrazioni a quelle da 3 secondi.
Sono consigliate due serie di 10 contrazioni da 3 secondi e una serie di 10 contrazioni graduate il giorno.
Un altro modo per allenare i muscoli che circondano la vagina è sdraiate con le gambe a ranocchia (ginocchia piegate e piante dei piedi l'una contro l'altra).
Così posizionate visualizzate le pareti interne della vagina e cercate di farle avvicinare contraendo come se doveste interrompere il flusso dell'urina. Contraete lentamente facendo durare la stretta 5-6 secondi, quindi rilassate per altri 6. Eseguite per 10 minuti il giorno.
Ricordate che, per ottenere il meglio, vi dovrete allenare con continuità, ma potrete farlo quando e dove volete e che a volte questi stessi esercizi possono portarvi all'orgasmo.
I cambiamenti si potranno notare dopo sole tre settimane.
Anche gli uomini possono esercitare il loro muscolo pubococcigeo, ne otterranno un maggior controllo dell'orgasmo e orgasmi multipli, ma, di questo, ne parleremo un’altra volta.

giovedì 15 dicembre 2011

La donna in tre fasi (La Sfinge)


La scena era inclusa nel Fregio della Vita e così commentata: “La donna, in tutta la sua diversità, è un mistero per l’uomo – la donna, che è al contempo una santa, una puttana e un’amante infelice devota all’uomo”. Sono queste le tre fasi cui allude il titolo, così come La Sfinge si riferisce all’incomprensibilità dell’essere femminile.
Nel primo momento Munch raffigura una ragazza giovane, dai lunghi capelli biondi, vestita di bianco – colore tradizionalmente associato alla purezza – e con alcuni fiori in mano. È l’immagine di una sposa, l’incarnazione dell’ideale amore perfetto ed eterno. La lussuria compare invece, non casualmente, al centro della scena. È rappresentata da una donna matura, nuda, con le braccia piegate dietro la testa; la bocca è socchiusa e lo sguardo, languido e apertamente provocante, è rivolto verso lo spettatore, con un esplicito invito. È questo l’attimo della dannazione, in cui il desiderio, una volta soddisfatto, condanna gli amanti a una sicura e irrimediabile infelicità. A destra, infatti, si trova la donna che ha consumato la propria passione, “amante infelice devota all’uomo”, che appare un fantasma di se stessa. È interamente vestita di nero, il volto ha un pallore malato e le occhiaie sono affondate nel buio.
Accanto a essa è raffigurato il coprotagonista, l’uomo, che di quest’ultima è quasi un gemello. Nel suo viso e nei suoi occhi sbarrati, però, si legge l’orrore; in mano tiene “il fiore del dolore”, dalla corolla enorme e dai lunghi petali rosso sangue. Munch ricorrerà in più occasioni a questo suo simbolo personale, che sostituisce drammaticamente la nozione romantica dello sbocciare dell’amore. Con violento sarcasmo l’artista ne fa un fiore straziato e insanguinato, che si contrappone al bouquet della fanciulla vestita di bianco: l’epilogo dell’amore, secondo Munch, è inevitabilmente tragico.

mercoledì 14 dicembre 2011

L'odierna situazione politica italiana e un grande Michele Serra


Titoli di giornale, articoloni di fondo o di spalla, le urla dei tg...in pratica un sacco di stronzate sulla situazione politica italiana ci investono da tutte le parti.
Io preferisco postare queste poche righe di Michele Serra, che trovo estremamente belle e veritiere.
Il governo Monti può piacere o no. Ma è ingeneroso pretendere che faccia cose di sinistra, per il semplice fatto che di sinistra non è. Le cose di sinistra (la famosa equità sociale) proverà a farle la sinistra nel caso – tutt’altro che certo – che vinca le prossime elezioni. In questo frattempo l’obiettivo dichiarato è evitare la bancarotta del Paese e ricostruire una dignitosa immagine nazionale da offrire a noi stessi e al resto del mondo. Punto. Berlusconi non è stato destituito dal Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, o dalla Fiom con le bandiere in resta, o dagli indignati vittoriosi e costituiti in Direttorio in collegamento con Santoro; ma da una vecchia élite borghese con i capelli bianchi, disgustata dal populismo becero e dalla mancanza di stile e di talento (la forma è anche sostanza) della classe dirigente di centrodestra.
La sinistra – eletti ed elettori – è autorizzata a sognare la futura equità, e a lavorare per questo. Non a rimproverare a Monti ciò che Monti non può fare prima di tutto perché gli manca il mandato elettorale, e poi perché non è certo da un bocconiano liberal-cattolico che si può pretendere un New Deal italiano. Chi a sinistra si lamenta di Monti perde il suo tempo e ruba energie alla costruzione di una alternativa elettorale seria.
Prestate particolare attenzione alle parole in grassetto e cercate di non ridere quando pensate alla Sinistra e al solo fatto che quest'ultima possa mai avere un vero leader o la sola idea di "equità sociale".

martedì 13 dicembre 2011

Freud e l'aperitivo d'amore con Schopenhauer


Senza preamboli diciamo subito che Freud, diventato medico, si dedica allo studio delle nevrosi.
Che cos’è una nevrosi?
La nevrosi è un “conflitto” tra il mondo delle pulsioni (da Freud denominato Es) e le esigenze della società (Super-io) che ne chiedono il contenimento e il controllo.
In questa dinamica è possibile scorgere il tragitto dell’umanità e il suo disagio. Vediamo cosa scrive Freud a tal proposito ne Il disagio della civiltà (1929): “Di fatto l’uomo primordiale stava meglio, poiché ignorava qualsiasi restrizione pulsionale. In compenso la sua sicurezza di godere a lungo di tale felicità era molto esigua. L’uomo civile ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza”.
Da dove trasse Freud la sua concezione di nevrosi?
Sicuramente si ispirò alle intuizioni filosofiche del romanticismo, a Goethe, a Schelling e soprattutto a Schopenhauer che Freud considera suo “precursore” e a proposito del quale scrive nel saggio Una difficoltà della psicoanalisi (1917): “Probabilmente pochissimi uomini hanno compreso che ammettere l’esistenza di processi psichici inconsci significa compiere un passo denso di conseguenze per la scienza e per la vita. Affrettiamoci comunque ad aggiungere che un tale passo la psicoanalisi non l’ha compiuto per prima. Molti filosofi possono essere citati come precursori, e sopra tutti Schopenhauer, la cui “volontà inconscia” può essere equiparata alle pulsioni psichiche di cui parla la psicoanalisi”.
Secondo Schopenhauer, infatti, ciascuno di noi è abitato da una doppia soggettività: la “soggettività della specie” che impiega gli individui per i suoi interessi che sono poi quelli della propria conservazione, e la “soggettività dell’individuo” che si illude di disegnare un mondo in base ai suoi progetti, che altro non sono se non illusioni per vivere e non vedere che a cadenzare il ritmo della vita sono le immodificabili esigenze della specie”.
Questa doppia soggettività viene codificata dalla psicoanalisi con le parole Io e inconscio.
Nell’inconscio, Freud distingue un “inconscio pulsionale” (Es), dove trovano espressione le esigenze della specie, e un “inconscio superegoico” (Super-io), dove si depositano e si interiorizzano le esigenze della società.
Le esigenze della specie sono due: la sessualità, senza di cui la specie non vedrebbe garantita la sua perpetuazione, e l’aggressività che serve per la difesa delle prole. Queste due pulsioni, proprio perché sono al servizio della specie, l’Io (la nostra parte cosciente) le subisce, le patisce, e perciò diventano le sue “passioni”, che la società, per salvaguardare se stessa, chiede di contenere, nella loro espressione, entro certi limiti. La società agisce attraverso l’educazione, durante la quale l’Io interiorizza i divieti genitoriali acquisendo così gradatamente i divieti sociali che svolgono una funzione di contenimento dei moti pulsionali.
Riconosciuta la presenza in ognuno di noi dell’Es e del Super-io, possiamo affermare che l’Io non è padrone in casa propria perché è abitato da una dimensione inconscia che l’uomo ha sempre evitato di considerare perché un inganno narcisistico gli ha fatto credere di essere al centro dell’universo, creatura di Dio, e padrone dell’orizzonte dispiegato dalla sua coscienza e dal suo procedere razionale.
Questa scoperta costituirebbe, secondo Freud, la terza mortificazione che l’umanità deve sopportare. Lo scrive nell’Introduzione alla psicoanalisi (1915-1917): “Nel corso dei tempi l’umanità ha dovuto sopportare due grandi mortificazioni che la scienza ha recato al suo ingenuo amore di sé. La prima, quando apprese che la nostra terra non è al centro dell’universo, bensì una minuscola particella di un sistema cosmico che, quanto a grandezza, è difficilmente immaginabile. Questa scoperta è associata per noi al nome di Copernico, benché la scienza alessandrina avesse già proclamato qualcosa di simile.
La seconda mortificazione si è verificata poi, quando la ricerca biologica annientò la pretesa posizione di privilegio dell’uomo nella creazione, gli dimostrò la sua provenienza dal regno animale e l’inestirpabilità della sua natura animale. Questo sovvertimento di valori è stato compiuto ai nostri giorni sotto l’influsso di Charles Darwin, di Wallace e dei suoi precursori, non senza la più violenta opposizione dei loro contemporanei.
Ma la terza e più scottante mortificazione, la megalomania dell’uomo è destinata a subirla da parte dell’odierna indagine psicologica, la quale ha l’intenzione di dimostrare all’Io che non solo egli non è padrone in casa sua, ma deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche. Anche questo richiamo a guardarsi dentro non siamo stati noi psicoanalisti né i primi né i soli a proporlo, ma sembra che tocchi a noi sostenerlo nel modo più energico e corroborarlo con un materiale empirico che tocca da vicino tutti quanti gli uomini”.

lunedì 12 dicembre 2011

Tesi su Feuerbach

Le Tesi su Feuerbach furono annotate da Marx nella primavera del 1845 come appunti non destinati alla pubblicazione. Le Tesi furono stampate nel 1888 da Engels che introdusse alcuni aggiustamenti redazionali per renderle comprensibili al pubblico.

Il ventisettenne Marx arriva alla resa dei conti con la filosofia di Ludwig Feuerbach.
In queste Tesi, Feuerbach è visto come l’ultimo rappresentante, in ordine cronologico, del materialismo miope.
Qual è il difetto di fondo del materialismo feuerbachiano che è poi il difetto di tutti i materialismi che si sono succeduti nella storia della filosofia?
Feuerbach concepisce l’oggetto, la realtà, la sensibilità solo sotto la forma dell’intuizione, come oggetto teoretico. In questo modo gli sfugge completamente che quella realtà sensibile, da cui distingue i pensieri, è forgiata dall’attività umana. Cioè della produzione, Feuerbach distingue i prodotti ma non tiene conto dei produttori.
Privilegiando l’atteggiamento teoretico, Feuerbach non comprende il vero significato del reale che è invece da ricercare nell’attività umana, attività che è essenzialmente “rivoluzionaria”, “pratico-critica”. E per Marx, che sta cercando una via d’uscita dalle pastoie ideologiche-scolastiche e che sta maturando l’idea che il pensiero possa provare la sua verità oggettiva soltanto calandosi nella pratica, l’atteggiamento di Feuerbach è inaccettabile.
Nella quarta tesi, Marx illustra chiaramente il perché quello di Feuerbach sia un lavoro filosofico a metà. Feuerbach prende le mosse dal fatto dell’auto-estraniazione religiosa, cioè della duplicazione del mondo in un mondo religioso, immaginato, e in uno reale. Il suo lavoro consiste nel risolvere il mondo religioso nel suo fondamento mondano.
E qui si ferma.
Non vede che, compiuto questo lavoro, resta ancora da fare la cosa principale. Ed è qui che emerge la differenza tra l’atteggiamento teoretico di Feuerbach e l’aspirazione di Marx a creare una filosofia che sia prassi.
Il fatto che il fondamento mondano si distacchi da se stesso e si costruisca nelle nuvole come un regno fisso, è da spiegarsi con l’auto-dissociazione e con l’auto-contraddittorietà di questo fondamento mondano. Questo fondamento deve essere perciò dapprima compreso nella sua contraddizione, e quindi rivoluzionato praticamente, eliminando la contraddizione.
Un altro esempio. Dopo che la famiglia terrena è stata scoperta come il segreto della sacra famiglia, è proprio la prima a dover essere criticata teoreticamente e rovesciata praticamente.
Marx critica il pensiero feuerbachiano perché Feuerbach risolve sì l’essenza religiosa nell’essenza umana, ma l’essenza umana non è qualcosa di astratto che sia immanente all’uomo singolo. L’essenza umana, nella sua realtà, è l’insieme dei rapporti sociali.
Feuerbach non penetra nella critica di questa essenza reale, fissa il sentimento religioso per sé e presuppone un individuo umano astratto – isolato. Per lui l’essenza umana può essere concepita soltanto come “genere”, come universalità interna, muta, che leghi molti individui in modo meramente naturale.
Feuerbach è miope perché non vede che il “sentimento religioso” è esso stesso un prodotto sociale, e che l’individuo astratto, che egli analizza, appartiene a una forma sociale determinata.
Marx bolla il materialismo di Feuerbach come “materialismo borghese”, un materialismo che non intende la sensibilità come attività pratica, che ingloba gli individui in un’astratta “società borghese”, esaltando il punto di vista di questa società.
Marx, invece, punta a un materialismo che consideri la vita sociale come essenzialmente pratica. Portare la teoria non verso il misticismo astratto, ma verso la prassi umana e concentrare gli sforzi teoretici nella comprensione razionale di questa prassi.
Il punto di vista del nuovo materialismo non è la società “borghese”, ma la società umana, o l’umanità socializzata.
Per concludere cito per intero l’ultima e più famosa di queste tesi; l’undicesima:
I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo; si tratta però di trasformarlo.