domenica 6 maggio 2012

L'harem di Silvio, ragazza per ragazza [terza parte]

«Dopo l’ennesima barzelletta oscena, Berlusconi fa portare una statuetta. É uno specie di guscio. Dal guscio esce un omino con un pene grosso. La statuetta ha dimensioni di una bottiglietta d´acqua da mezzo litro. Il pene è visibilmente sproporzionato. Berlusconi fa girare la statuetta tra le ragazze. E chiede loro di baciarne il pene. Le ragazze cominciano a far girare la statuetta. Ne baciano il pene e simulano un rapporto orale. O se lo avvicinano ai seni scoperti. Tutti ridono. Io e Ambra non ci prestiamo al gioco indecente. Ci sorprende che anche la Bonasia, che il presidente ha presentato a tutti come la sua fidanzata, si presti. È in quel momento che la serata prende una direzione molto diversa da come l´ho immaginata. Le ragazze, visibilmente allegre, cominciano ad avvicinarsi al presidente, si fanno baciare i seni, lo toccano.
A un certo punto Nicole Minetti si esibisce in uno spettacolo di lap-dance. Indossa uno di quei vestiti che si tolgono a strappo. Rimane completamente nuda ballando al palo, senza reggiseno e mutandine. Dopo essersi denudata, si avvicina a Berlusconi e ballando in maniera provocante avvicina il sedere al viso del presidente. Girandosi gli avvicina i seni alla bocca, il presidente le bacia i seni. Le ragazze tentano di coinvolgerci in questa danza, istigate da Fede e Berlusconi. Sento dietro di me frasi del tipo: “Ma che sono venute a fare quelle due?”. Tutte le ragazze ci stanno intorno, ci toccano, ci prendono, tentano di toglierci i vestiti, ci toccano un po´ dappertutto».
All’inizio, volevo dedicare un solo post all’harem di Silvio, quello che poi tramite i mass media viene chiamato il bunga bunga.
Purtroppo, o per fortuna, facendo la conta di tutte le ragazze che vengono associate ai bunga bunga party, sono arrivato a trenta femmine e quindi sono costretto a dedicare a questa vicenda ben tre post e questo è l'ultimo.
Non pubblico questa lista per spettegolare, per fare erotismo o voyeurismo di bassa lega, né per ridere delle disgrazie altrui (disgrazie giudiziarie e disgrazie di doverla dare a un settantenne), ma solo per ghignare un po' grazie all’amico Silvio e perché poi oh, se l’ex presidente del consiglio, uno dei politici più importanti di questo Paese ha un harem, secondo me se ne deve parlare.
I processi per concussione, favoreggiamento e induzione alla prostituzione (anche minorile) sono in corso, per cui per ora dobbiamo accontentarci delle dichiarazioni di Silvio: “Le ragazze ospiti ad Arcore, facevano gare di burlesque e non spogliarelli. Mantengo queste ragazze che sono state rovinate dai pm milanesi e non riescono più a trovare lavoro per via dell’inchiesta e del processo”. Quindi Silvio, che è un uomo generoso, dà alle ragazze dei soldi per aiutarle in questo difficile momento. Almeno due domande, però, sorgono spontanee:
1) Come mai dava soldi anche prima quando non c’era nessun processo che rovinava le ragazze?
2) È normale che Silvio paghi e mantenga degli imputati e dei testimoni di un processo?

Ok, cominciamo.
Ludovica Leoni. Trent'anni. Pupa, coloradina, comparsa al "Saturday Night Live". È lei la ragazza di cui si lamenta la "collega" Francesca Cipriani a proposito dell'avarizia di Silvio per le ricompense.
Ambra Battilana. Ora è una "pentita". "Berlusconi dietro di noi ci poggiò le mani sui glutei". Quando se ne va, Emilio Fede tuona e minaccia: "Non pensate di poter fare le meteorine o Miss Italia".
Chiara Danese. Altra pentita delle feste innocenti del capo. Racconta del rito della statua di Priapo ad Arcore. Terrorizzata, chiede alla Battilana: "Ma che dobbiamo fare, dobbiamo darla?"
Marianna Yushchak. Modella ucraina, anche lei olgettina. Al telefono con Miriam Loddo racconta: "Eh, mi ha detto che è incasinato, m'ha detto comunque che cerco di veder...cerco...cerchiamo di vederci la prossima settimana".
Raffaella Fico. 24 anni, nata a Cercola. Diplomata al Liceo Sociopsicopedagogico. Miss Culetto d'Oro 2011. Nel 2008 ha già le idee chiare: "Metto all'asta la mia verginità per un milione di euro. Voglio proprio vedere se c'è qualcuno che tiri fuori questa somma per avermi. Non so che cosa significhi fare sesso". Calendario per "Max", valletta per Papi (Enrico), favorita di Papi (Silvio). Compagna di Mario Balotelli. In pieno scandalo partecipa all'"Isola dei Famosi". A fine 2011 partecipa alla sit-com "Così fan tutte". Affascinata dal titolo.
Albertina Carraro. La figlia di Franco è un mistero inglorioso. Sul suo profilo Facebook questo soldato in rotta aveva in bella mostra il logo del Pdl. Non è per questo che Silvio le riconosce 300.000 euro in bonifici. Il suo nome, a differenza di altri, scompare in fretta dai quotidiani. Pare che il padre chiamasse in redazione implorando il silenzio. La nuova vita di Albertina è a fianco dell'industriale farmaceutico Sergio Dompè, miliardario, ex marito di Gabriella (numerosi servizi fotografici su Chi) e frequentatore indefesso della Costa Smeralda.
Ioana Visan. Nata in Romania il 29 maggio 1987, abitante pure lei a Milano in via Olgettina 65. "L'Espresso" le ha attribuito il record personale di "53 presenze accertate nella villa di Arcore solo nei primi sette mesi del 2010". Nella sua residenza milanese è stato sequestrato di tutto: anelli, bracciali, collane, computer, ricevute di incassi e due buste bianche riportanti su un angolo il numero 5 cerchiato. La prima busta era chiusa, la seconda aperta. Entrambe contenevano 5 mila euro.
Miriam Loddo. Nata a Pescara, scuderia Lele Mora. Un passato a "Uomini e Donne". Dialogando con Barbara Guerra, sbotta perché Giuseppe Spinelli - manager di Berlusconi - non la paga abbastanza. Da qui lo stratagemma: farsi rimborsare "tutta una scarrellata di libri", che "non compro ovviamente". Definisce Spinelli "stronzo" e "rincoglionito di merda". Ritiene che le altre olgettine siano troppo venali: "Gli ho fatto (a Spinelli) 'Guardi io non sono una persona maleducata come tante altre'".
Lisa Barizonte. L'olgettina in "ventaglia". Sfiora la leggenda in una telefonata alla Minetti: "Ciao Nì, ho preso io tutto (...) Ho preso per te quello di maestra, e poi io anche un'altra, non lo so, come si dice, oh mamma, normale, uno sessi ("sexy"), l'importante è fare qualcosa carina... Tu sei la nostra maestra (...) Se hai magari come si chiama, sai, il sopra per quando una va a letto? Come si chiama? La ventaglia ("vestaglia") tipo l'accappatoio, quella che metti per stare dentro casa".
Iris Berardi. Brasiliana di Forlì, ex Miss car-show. Conosce Lele Mora a 16 anni, frequenta Arcore, scrive lettere a Berlusconi per "non tornare a prostituirsi per il primo arrivato" e gli fa compagnia, minorenne, la notte prima che Massimo Tartaglia gli sfiguri il volto. Poi si iscrive al Cepu e scompare dalla circolazione. A ottobre del 2010, in un sms adolescenziale, mostra consapevolezza: "Sto andando alla festa tesorino, mamma mia è incredibile lo schiffo ke fa il denaro!".

sabato 5 maggio 2012

L'harem di Silvio, ragazza per ragazza [seconda parte]


All’inizio, volevo dedicare un solo post all’harem di Silvio, quello che poi tramite i mass media viene chiamato il bunga bunga.
Purtroppo, o per fortuna, facendo la conta di tutte le ragazze che vengono associate ai bunga bunga party, sono arrivato a trenta femmine e quindi sono costretto a dedicare a questa vicenda ben tre post e questo è il secondo.
Non pubblico questa lista per spettegolare, per fare erotismo o voyeurismo di bassa lega, né per ridere delle disgrazie altrui (disgrazie giudiziarie e disgrazie di doverla dare a un settantenne), ma solo per ghignare un po' grazie all’amico Silvio e perché poi oh, se l’ex presidente del consiglio, uno dei politici più importanti di questo Paese ha un harem, secondo me se ne deve parlare.
I processi per concussione, favoreggiamento e induzione alla prostituzione (anche minorile) sono in corso, per cui per ora dobbiamo accontentarci delle dichiarazioni di Silvio: “Le ragazze ospiti ad Arcore, facevano gare di burlesque e non spogliarelli. Mantengo queste ragazze che sono state rovinate dai pm milanesi e non riescono più a trovare lavoro per via dell’inchiesta e del processo”. Quindi Silvio, che è un uomo generoso, dà alle ragazze dei soldi per aiutarle in questo difficile momento. Almeno due domande, però, sorgono spontanee:
1) Come mai dava soldi anche prima quando non c’era nessun processo che rovinava le ragazze?
2) È normale che Silvio paghi e mantenga degli imputati e dei testimoni di un processo?
Ok, cominciamo.
Eleonora e Imma De Vivo. Fedelissime di Berlusconi. Silvio avrebbe effettuato, nel 2011, due bonifici di 72 mila euro complessivi intestati a Enzo De Vivo. Il padre delle gemelle ha confermato. Il bonifico sarebbe però soltanto un aiuto alle figlie "per evitare pettegolezzi". Vantano una storica partecipazione al programma "Isola dei Famosi". Semplicemente insopportabili.
Elisa Toti. “Ciao amore, ti scrivo questa lettera perché quando ti vedo o ti chiamo al telefono non riesco mai a parlarti di tutte le cose che ti devo dire. Tu sei l’unico che mi può aiutare! Volevo prima di tutto parlarti del lavoro. Come ti ho già detto ho avuto già due colloqui con Marco Costa e mi ha detto che per quanto riguarda il digitale terrestre ci sono tanti progetti però bisogna che si concretizzino prima che io possa iniziare a lavorare. Gli ho chiesto anche se nel frattempo potessi fare altre cose tipo telepromozioni o televendite almeno per prendere qualche soldino! Lo so che hai tantissimo da fare e mille problemi molto più grandi dei miei, ma se tu potessi starci un po’ dietro sarebbe meraviglioso. Sono sicura che qualcosa mi farebbero sicuramente fare! Per me è veramente importante questo lavoro. Amore, spero comunque che riuscirò a vederti lo stesso come prima magari rimango a dormire da te visto che non avrò più la casa tra un po’, ho tantissimo bisogno di te amore! Lo sai che mi dispiace sempre chiederti però per al momento non saprei come altro fare! Le spese sono sempre tante in più ogni tanto do anche un aiuto a mia mamma che ha solo la pensione! Al più presto tesoro poi dovrò anche ricomprarmi una macchina. Amore, ti dovevo dire queste cose. Scusami lo so che siamo in tante a chiederti milioni di cose e tu sei una persona meravigliosa che cerca di aiutarci tutte anche se purtroppo non puoi sempre starci vicino”.
Michaela Pribisova. Mamma mia Silvio...qui mi sono semplicemente inchinato al tuo buon gusto.
Dani Samvis. Brasiliana. Ex fidanzata di Paolo Berlusconi. Ora si accompagna a un latin lover milanese.
Lisandra Silva. Sono talmente ignorante di programmi televisivi, che non sapevo che Lisandra fosse stata la Madre Natura di "Ciao Darwin". Il suo motto è: "Amare la vita è il primo passo per essere felice".
Florina Marincea. Il suo picco artistico è stato mostrare il seno in barca a Stefano Ricucci. Quando fu eliminata dal programma "La pupa e il secchione", al suo posto entrò Marystelle Polanco di cui ho già parlato nel post precedente.
Cinzia Molena. Ha partecipato ai migliori programmi televisivi possibili: "Bulldozer", "Grande Fratello", "Antenna 3". Poi è diventata un'olgettina e ha raggiunto l'acme.
Elena Morali. "Sono una svampita". I modelli culturali a cui si ispira sono Raoul Bova e Michelle Hunziker. Leggo sul web che ha frequentato Renzo Bossi. Non servono ulteriori commenti.
Roberta Bonasia. Ex Miss Torino. Fugace fidanzata di Silvio. Incorre nella gelosia di Nicole Minetti: "Tu devi vedere come sono picei-picei, si dicono le cose nell'orecchio, mamma mia...".
Maylin Aguirre. Poteva mai mancare un'aspirante Miss Mondo nell'harem di Silvio? Certo che no. Ha partecipato al "Chiambretti Night" e a "Domenica In". Era anche in "Scorie" e mai nome fu più azzeccato...

venerdì 4 maggio 2012

L'harem di Silvio, ragazza per ragazza [prima parte]


All’inizio, volevo dedicare un solo post all’harem di Silvio, quello che poi tramite i mass media viene chiamato il bunga bunga.
Purtroppo, o per fortuna, facendo la conta di tutte le ragazze che vengono associate ai bunga bunga party, sono arrivato a trenta femmine e quindi sono costretto a dedicare a questa vicenda ben tre post.
Non pubblico questa lista per spettegolare, per fare erotismo o voyeurismo di bassa lega, né per ridere delle disgrazie altrui (disgrazie giudiziarie e disgrazie di doverla dare a un settantenne), ma solo per ghignare un po' grazie all’amico Silvio e perché poi oh, se l’ex presidente del consiglio, uno dei politici più importanti di questo Paese ha un harem, secondo me se ne deve parlare.
I processi per concussione, favoreggiamento e induzione alla prostituzione (anche minorile) sono in corso, per cui per ora dobbiamo accontentarci delle dichiarazioni di Silvio: “Le ragazze ospiti ad Arcore, facevano gare di burlesque e non spogliarelli. Mantengo queste ragazze che sono state rovinate dai pm milanesi e non riescono più a trovare lavoro per via dell’inchiesta e del processo”. Quindi Silvio, che è un uomo generoso, dà alle ragazze dei soldi per aiutarle in questo difficile momento. Almeno due domande, però, sorgono spontanee: 1) Come mai dava soldi anche prima quando non c’era nessun processo che rovinava le ragazze? 2) È normale che Silvio paghi e mantenga degli imputati e dei testimoni di un processo? Mistero.
Ok, cominciamo.
Ruby Rubacuori. La più famosa e, permettetemi, pura la più bona del gruppo. La nipote di Mubarak, quella che la Minetti va a prendere in questura a Milano (dopo che Silvio è stato avvertito con una telefonata mentre si trovava a Parigi) e che invece di affidare a una comunità, lascia in "custodia" a Michelle Conceicao. Pochi giorni dopo Ruby finisce all'ospedale dopo un violento litigio con Michelle. Azz, e meno male che era la nipote di Mubarak...proprio coi guanti l'hanno trattata...
Barbara Guerra. "C'ho le palle girate perché ieri è arrivata quella con la Mini Cooper che gli ha regalato a luglio, e a me m'ha regalato la Smart a giugno...adesso giuro che gliela chiedo un'altra macchina cioè, vaffanculo! cioè". E riceve dalla Minetti un sms di questo tenore: "Oltre che per le palle bisogna prenderlo per il cazzo. Domani se è aperto vado in un sexy shop e prendo un po' di cose per me e te: più troie siamo più bene ci vorrà..."
Imane Fadil. "Ci accoglie il signor Silvio. Dopo la cena, Minetti e Faggioli si cambiano d'abito e si vestono da suore, con una tunica nera e una croce rossa sul velo. Ballano e a un certo punto si tolgono il vestito, restano in lingerie e cominciano a dimenarsi attorno al palo della lap dance. C'era anche Lisandra Lopez, che non indossava le mutandine e quando si chinava lasciava vedere chiaramente il sedere nudo e anche, diciamo, la parte intima femminile".
Raissa Skorkina. La filosofa del gruppo. "A Berlusconi voglio un bene dell'anima, cioè provo proprio un amore, ecco. È una grande persona. Io sono esperta di politica, oltreché di filosofia. Abbiamo parlato della situazione in Russia e in Italia. Mi ha presa in simpatia e io pure. Lo adoro, non ha bisogno di pagare nessuna donna. È ricco, è affascinante, potente. Figuriamoci se si deve mettere a pagare delle prostitute".
Michelle Conceicao. Brasiliana, 33 anni. Fu lei ad avvertire Silvio, il 27 maggio 2010, che Ruby era in questura. A Exit si vantò di avere ingannato il pm Ilda Boccassini. Accanto ad alcuni nomi di "clienti", sulla rubrica dell'iPhone scrive "cabrito". Perché? "In portoghese 'cabrito' significa animale, non so spiegare le ragioni per cui vicino a un nome io ho messo il termine 'cabrito'". A volte, accanto a nomi di donna, aggiunge "troia", Ruby compresa, ma non sa spiegare il perché di questo epiteto.
Francesa Cipriani. "Il diamante è piccolo, io preferivo i soldi". Ex "Grande Fratello", ha vinto "La pupa e il secchione 2". Attrice in "Un neomelodico presente" e "Vacanze a Gallipoli". È stata condannata alla peggiore delle pene: inviata di Signorini a "Kalispèra".
Marystelle Polanco. Con Ariel Espinosa e Diana Gonzales ha fondato le "Munecas con classe". Chiama Silvio con voce querula. Il disco suona sempre la stessa canzone: "Amoreeeeeeeeeeeeeee, tesorooooooooooo! Vorrei fare il Bagaglino". È la vera stalker di Silvio e non a caso, oggi, dopo averlo accerchiato, rintronato, una volta ottenuto il salto a Milano 2 lo ricorda come un padre. Lui implora pace, dice di essere stanco: "Non puoi dirmi in quante siete a cena?". Lei lo insegue ad Arcore. "Siamo in cinque amoreeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee". Silenzio. Ancora Silvio: "E la madonna". Sipario.
Barbara Faggioli. Bionda sosia di Veronica Lario e Barbara Berlusconi. Cheerleader di Camera cafè su Italia Uno e prezzemolo di stupide Fiction in Rai in nome del duopolio televisivo berlusconiano. Il suo slogan è: "Libera la bestia che è in te".
Alessandra Sorcinelli. A colpi di diecimila euro, Alessandra sognava: "A settembre andrò a Los Angeles per tre mesi, come Elisabetta Canalis. Studierò inglese e recitazione. E spero di avere la sua stessa fortuna perché all'estero è più facile emergere, come dimostra la storia di Monica Bellucci". Un calendario per birra, qualche foto da meteorina del Tg4...poi il rubinetto di Silvio tramite il ragioner Spinelli s'è chiuso...
Manuela e Marianna Ferrera. Fede, presentandole, nel 2005, aveva tenuto a metterne in chiaro la professionalità: "Una si occuperà del bel tempo, una del brutto". Da meteorine a meteoriti. Manuela sul suo sito appare più nuda che anima e una frase non lascia dubbi: "Credo nell'amore che ti consuma".

giovedì 3 maggio 2012

Il giudice democratico


A Los Angeles davanti al giudice che esamina coloro
che vogliono diventare cittadini degli Stati Uniti
venne anche un oste italiano. Si era preparato seriamente
ma a disagio per la sua ignoranza della nuova lingua
durante l’esame alla domanda
che cosa dice l’ottavo emendamento? rispose esitando: 1492.
Poiché la legge prescrive al richiedente la conoscenza della lingua nazionale,
fu respinto. Ritornato
dopo tre mesi trascorsi in ulteriori studi
ma ancora a disagio per l’ignoranza della nuova lingua,
gli posero la domanda: chi fu
il generale che vinse nella guerra civile? La sua risposta
fu: 1492. (Con voce alta e cordiale.) Mandato via
di nuovo e ritornato una terza volta,
alla terza domanda: quanti anni dura in carica il presidente?
rispose di nuovo: 1492. Orbene
il giudice, che aveva simpatia per l’uomo, capì che non poteva
imparare la nuova lingua, si informò sul modo
come viveva e venne a sapere: con un duro lavoro. E allora
alla quarta seduta il giudice gli pose la domanda:
quando
fu scoperta l’America? E in base alla risposta esatta,
1492, l’uomo ottenne la cittadinanza.

mercoledì 2 maggio 2012

Fenomenologia di Mike Bongiorno

(Mike Bongiorno con Totò, nel film Lascia o raddoppia?)

Fenomenologia di Mike Bongiorno è un breve e ormai celebre testo che Umberto Eco scrisse nel 1961 e che è ora compreso nella raccolta Diario minimo edita da Bompiani.
Innanzitutto lo scritto è diretto contro il personaggio Mike Bongiorno non contro la persona Mike Bongiorno e non poteva non essere così visto che si affrontano alcune tematiche inerenti un presentatore televisivo e in televisione ci son sempre e solo personaggi, mai persone.
Il ritratto di Eco è spietato ed è incentrato sull’everyman che Mike Bongiorno incarna e rappresenta. Ovviamente la parole di Umberto Eco possono e devono essere rapportate ai presentatori (Jerry Scotti, Giletti, Magalli…) e agli spettatori di oggi che in fondo, dopo cinquant’anni, non sono cambiati di molto. Si potrebbe dire che Bongiorno è la summa di quello strano personaggio che è il presentatore televisivo e tutti, chi più o chi meno, hanno molte “qualità” che aveva Mike.
Secondo Eco, Bongiorno deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
Per quanto poi riguarda l’amore che Bongiorno sa suscitare nelle mamme, nelle signore in genere ciò deriva in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.
Poi Eco affronta il rapporto tra Mike Bongiorno e la cultura.
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla. Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura.
L’ammirazione per la cultura sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. Mike buongiorno ha una concezione piccolo borghese del denaro e del suo valore.
Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d’Aramegno bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa… oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.
Per quanto riguarda il linguaggio, Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizione subordinate, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi e parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale; non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.

(Umberto Eco, semiologo, scrittore, e chi più ne ha più ne metta)

Mike Bongiorno è privo di senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l’interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione. Insomma, soffre di un esasperato conformismo.
Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulla stranezza dello scibile; ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l’opinione dell’altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.
Porta i clichés alle estreme conseguenze.
Ovviamente non può mancare un accenno alle gaffes per cui Mike era famoso. La gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe in cui Bongiorno “eccelle” nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e della nazione in ascolto.
Il saggio si conclude così:
Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.

lunedì 30 aprile 2012

Patafisica

Baudrillard

Ubu, lo stato gassoso e caricaturale,
l’intestino crasso e lo splendore del vuoto.
Perché ecco che tutto è forse stucco, e toc,
anche un albero di legno – e quel bluff intenso
che fa lievitare la pasta dei fenomeni – niente impedisce
che questo catabase verso il toc e il bla
sia iniziato molto prima della forma che
hanno preso gli oggetti detti veri –
e che tutto fosse prima di essere nato,
allo stato canceroso e immaginario –
non possa nascere che allo stato canceroso e immaginario –
il che non impedisce alle cose di essere meno false di
quanto si pensi cioè…

La Patafisica è la più alta tentazione dello spirito.
L’orrore del ridicolo e della necessità conduce all’infatuazione
enorme, la flatuosità enorme di Ubu.

Lo spirito patafisico è il chiodo
nel pneumatico – il mondo una veccia
di lupo. La spirale è ben anche una
mongolfiera, una nebulosa, o anche la
sfera perfetta della conoscenza. La
sfera intestinale del sole. Non c’è niente
da ricavare dalla morte. Un pneumatico
muore? Rende la sua anima di pneumatico.
Il peto è all’origine del soffio.

Ubu


Il principio è di emetterne, è così
che la realtà è demolita. Nella tracotanza
di Ubu ci sono la volontà, l’importanza,
la fede e tutto ciò che è portato al parossismo,
in cui ci si accorge molto naturalmente
che è fatto del soffio di cui si fanno i peti,
della carne di cui si fanno il sego e la cenere,
dell’osso di cui si fanno i falsi avori e i falsi universi.
Non è il ridicolo.
È un’inflazione, il passaggio brusco in uno spazio vuoto
che non è il pensiero di nessuno – perché non c’è pensiero patafisico,
non c’è che un acido patafisico che fa inacidire
e imbalsamare la vita come del latte,
gonfiare come una annegato e deflagrare
come il tartufo verdastro delle meningi
del Palotin. Patafisica: filosofia dello stato gassoso.
Essa non può definirsi che in una nuova lingua non trovata,
perché troppo evidente: la tautologia.
Meglio: essa non può esprimersi che tramite
il suo proprio termine, dunque: non esiste.
Gira su se stessa e rimugina l’inconsistente incongruenza,
sorridendo per niente dei canterelli e dei sogni putrescibili.

Le regole del gioco patafisico
sono più terribili di quelle di qualsiasi altro.
È un narcisismo di morte, un’eccentricità mortale.
Il mondo è una protuberanza inane, una masturbazione a vuoto,
un delirio di toc e di cartapesta, ma Artaud, che pensa così,
pensa ancora che da quel sesso brandito per niente
potrebbe un giorno sgorgare uno sperma vero, che da un’esistenza caricaturale
potrebbe sorgere il teatro della crudeltà, vale a dire una virulenza reale.
Mentre la Patafisica non crede più né al sesso né al teatro.
C’è la facciata e dietro niente. La ventriloquicità delle
vesciche e delle lanterne è assoluta.
Ogni cosa è nata infatuata, immaginaria, un edema, un granchio prelibato,
una nenia. Non c’è nemmeno modo di nascere e di morire.
Questo è riservato alla pietra, alla carne, al sangue, a ciò che pesa.
Ora, per la Patafisica tutti i fenomeni sono gassosi.
Anche il riconoscimento di questo stato,
anche la coscienza della scoreggia, e
del prurito e del coito per niente non è seria… e la coscienza
di questa coscienza, ecc.
Senza scopo, senz’anima, senza frasi,
ed esso stesso immaginario ma comunque necessario,
il paradosso patafisico è da scoppiarne, molto semplicemente.

Artaud


Se Artaud, spinto al limite dal
vuoto rinnovato davanti a lui e intorno
a lui, non si è suicidato, è che in qualche modo
credeva a un’incarnazione, a una nascita, a una sessualità, a un dramma.
Il tutto sui puntelli della crudeltà,
poiché la realtà non poteva accoglierli.
C’era una posta e la speranza di Artaud era immensa.
I confini della vescica avevano l’odore di una lanterna della Cina.
Ubu, lui, ha insoffiato tutte le lanterne del suo grosso peto.
E, di più, ha convinto.
Ha convinto tutti di nulla e di costipazione.
Egli prova che noi siamo una complicazione intestinale
del Signore di questi limbi che, quando avrà scoreggiato,
eh come ben potete vedere anche voi,
tutto sarà risolto, tutto sarà in ordine.
Noi non siamo altro che allo stato di peto virtuale,
la nozione di realtà ci è data da un certo
stato di concentrazione addominale del vento
che non è ancora stato lasciato andare.
Gli dei e le mattine che cantano
sono generate da questo osceno gas,
accumulato da quando il mondo è mondo
e da che l’Ubu piramidale ci digerisce
prima di espellerci patafisicamente nel vuoto
offuscato dall’odore di peto raffreddato – ciò che sarà
la fine del mondo e di tutti i mondi possibili…

L’humour di questa storia è più
crudele della crudeltà di Artaud, il
quale non è che un idealista.
Soprattutto, è impossibile. Esso prova
l’impossibilità di pensare patafisicamente
senza suicidarsi. È, se si vuole, il
raggio di una gidouille sferica sconosciuta
che non ha altri limiti che l’imbecillità
delle sfere ma che quando esplode
diventa infinita come l’humour.
Da questa deflagrazione dei Palotin deriva
l’humour, dal loro modo ossequioso e
ingenuo di tornare alla natura sotto forma di
peti-pietosi, che si credevano
talmente coscienti, gli esseri, e non
solamente dal gas – e uno dopo l’altro
danno scintilla all’humour incommensurabile
che risplenderà alla fine del mondo – dall’esplosione dello stesso Ubu.
Così la Patafisica è impossibile.
Bisogna uccidersi per provarlo?
Addirittura, perché essa non è seria. Ma
se è proprio qui la sua serietà… Alla
alla fine, per esaltare la Patafisica, è meglio
essere patafisici senza saperlo – quel che siamo tutti.
Perché, riguardo l’humour, l’humour vuole l’humour, ecc.
La Patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie.
Artaud è il contrasto perfetto.
Artaud vuole la rivalutazione della
creazione e della messa al mondo.
Sottrae, come Soutine sottrae al suo bue
putrefatto, un’immagine, non proprio
un’idea. Crede che bucando quell’ascesso di stregone
colerà molto pus, ma alla fine
quantomeno buon dio del vero sangue, e che quando il mondo intero
starà ansimando come il bue di Soutine,
il drammaturgo potrà riprendere a partire
dalle nostra ossa per una grande e
seria festa dove non ci saranno più spettatori.

Jarry

Al contrario la Patafisica è esangue
e non si bagna, evolvendosi in un universo
parodico ed essendo il riassorbimento in sè dello spirito
senza una traccia di sangue. E parimenti:
ogni passo patafisico è un circolo vizioso
dove le forme impazzite senza crederci
si mangiano stupide dei granchi in
fondo ai giunchi, si digeriscono come
budda di stucco e non emettono in tutti
gli azimut che un suono fecale di pietra
pomice e di noia seccata. Ciò accade
perché la Patafisica raggiunge una tale
perfezione del gioco e perché concede
così poca importanza a tutto ciò che ne
ha alla fine così poca. In essa tutte le
nullità solenni, tutte le figure della nullità
arrivano a fallire e a pietrificarsi
davanti all’occhio gorgonale di Ubu.
In essa ogni cosa diventa artificiale, velenosa,
e conduce alla schizofrenia, tramite
gli angeli di stucco rosa le cui
estremità si congiungono in uno specchio curvo…
Loyola – che il mondo sia avariato purchè io vi regni.
Se un’anima non resiste all’ascendente delle volute,
delle spirali, delle vertigini stampate,
fissate al momento dell’imbroglio
parossistico, allora essa è consegnata al
sontuoso Ubu, il cui sorriso rende ogni
cosa alla sua inutilità solforosa e alla
freschezza delle latrine…

Tale è l’unica soluzione immaginaria
all’assenza di problemi.

venerdì 27 aprile 2012

Qual è quella poesia...


...che Nanni Moretti legge nel bel film La stanza del figlio? Questo mi chiesi alla fine della scena in cui il caro Nanni la legge a letto alla moglie.
Indagai e scoprii che si trattava di The toes di Raymond Carver. Ovviamente corsi in libreria e acquistai il libro Il nuovo sentiero per la cascata e da allora in poi Carver è diventato uno dei miei scrittori preferiti, anche perché predilige scrivere racconti, genere che io amo alternare con i grandi romanzi.
Non saprei dare un’etichetta a Carver. Non sono bravo con queste cose da critico letterario. So che le etichette piacciono molto alla gente che adora classificare l’arte, la musica e gli scrittori in comode caselle.
Quello che posso dire è che Carver scrive storie di vita quotidiana. I suoi personaggi sono gente comune, gente che vive soffre lavora in ogni angolo di questo fottuto mondo. Scrive di me, di te e di noi.
Ha uno stile semplice, oserei dire normale se non fosse che la gente alla parola "normale" si deprime perché vuole sempre i fuochi d’artificio, l’artista pazzo omicida scopatore.
Regalo questa poesia perché mi piacciono i “dialoghi” che i poeti intrattengono con il proprio corpo. Questo corpo che noi bistrattiamo, che non consideriamo, di cui un po’ ci vorremmo liberare. Personalmente mi capita spesso di ragionare con il mio cervello, soprattutto di sgridarlo quando non capisco le cose e con il mio cuore. A volte mi son sorpreso a dirmi: ehy, vecchio cuore mio, dove sei? che fai?
Ok, passiamo alla poesia di Carver e non so sugli altri che effetto avrà… a me ha fatto venire voglia di farmi un pediluvio rilassante e di accarezzarmi le dita dei piedi.
Poveri piedi miei, quanti kilometri abbiamo fatto… in quanti posti siamo stati, quante camminate passeggiate scarpinate partite a pallone. Quanto vi ho maltrattato con il mio peso eccessivo.
È anche per ringraziarvi di tutto, voi umili e generosi, che posto questi versi.
Buona lettura.

The toes [Le dita del piede]

Questo piede non mi dà altro
che guai. Il tallone,
l’arco, la caviglia… v’assicuro
che mi fa male quando cammino. Ma
sono soprattutto queste dita
che mi preoccupano. Queste
“articolazioni terminali” come sono
altrimenti note. Com’è vero!
Per loro non c’è più il piacere
di tuffarsi a capofitto
in un bagno caldo o
in un calzino di cashmere. Calzini di cashmere
o niente calzini, pantofole, scarpe o cerotti
Ace, ormai è tutto uguale
per queste stupide dita.
Hanno perfino un aspetto assente
e depresso, come se
qualcuno le avesse imbottite
di torazina. Se ne stanno lì rannicchiate,
mute e attonite… oggetti
scialbi e senza vita. Ma che diavolo succede?
Che razza di dita sono queste
che non gliene frega più niente di niente?
Ma sono ancora le mie
dita? Si sono forse scordate
i vecchi tempi, che cosa voleva dire
esser vive allora? Sempre in prima
fila, sempre le prime a scendere sulla pista da ballo
appena attaccava la musica.
Le prime a saltellare.
E adesso, guardatele. Anzi, no.
Non vorrete certo guardarle,
‘ste lumache. È solo a prezzo di dolore
e con difficoltà che riescono a rievocare
i tempi d’una volta, i tempi d’oro.
Forse, quel che vogliono in realtà
è tagliare tutti i collegamenti
con la vita di una volta, ricominciare,
darsi alla clandestinità, vivere da sole
in una casa di riposo principesca
da qualche parte della valle di Yakima.
Eppure c’era un tempo
che si tendevano
per il desiderio,
che veramente
bastava la minima provocazione
per farle inarcare
di piacere.
Sfiorare con la mano
una gonna di seta, per esempio.
Una bella voce, un tocco
sulla nuca, addirittura
uno sguardo di sfuggita. Qualsiasi cosa!
Il rumore di occhielli
sganciati, di corsetti
sbottonati, di vestiti lasciati cadere
sul parquet freddo.

giovedì 26 aprile 2012

Come dimagrire davvero

(compratevi una bilancia per pesare i cibi...)

Io so fare benissimo le lacrime di coccodrillo. Mangio come un porco, faccio il bis di dolci, a casa poi mi viene un attacco di fame e faccio la “colazione di mezzanotte” con latte e colomba pasquale. Poi mi lamento che ho mangiato troppo e guarda che panza e nguè nguè nguè.
Fumo come un turco e me ne fotto, poi quando finisce la sigaretta o il pacchetto, mentre vado dal tabaccaio mi lamento che sono proprio uno stronzo a fumare e nguè nguè nguè.
Potrebbero mettermi sulle magliette della Lacoste al posto di quel coccodrillo che si è fatto parecchio stantio.
Altra mia specialità è piangere sul latte versato. Non faccio nulla per impedire il fattaccio, anzi, spesso sono io a provocarlo, e poi piango. Sono il re delle lamentazioni a posteriori.
Per quanto riguarda il fumo ho comprato È facile smettere di fumare se sai come farlo di Allan Carr, ma per ora non l’ho neanche aperto.
Per il mangiare invece, no. Mi son dato parecchio da fare.
Lunedì scorso sono andato da un amico di famiglia dietologo e ho comprato una bilancia per pesare il cibo.
Non dirò quanto peso, sticazzi, però peso parecchio e fra tre mesi ho il matrimonio del mio migliore amico e l’obiettivo è presentarmi più in forma possibile. Poi, che cazzo, tra poco viene l’estate e non voglio andare in spiaggia con la panza.
Adesso sono quattro giorni che seguo una dieta da 1300 calorie e già mi sento più sgonfio. Una bella sensazione. L’otto maggio farò la prima pesata e vedrò se e di quanto sono sceso col peso.
Voglio dare un consiglio a tutti quelli che desiderano dimagrire: PESATE QUELLO CHE MANGIATE.
Lo so, è una rottura di palle, ma è necessario. Vi faccio un esempio pratico.
Oggi mi toccavano 80 grammi di pasta. Ho aperto la credenza per prendere il boccaccio con le farfalle che avrei mangiato con le zucchine. A vederla lì dentro e poi nel piatto, la pasta mi sembrava davvero poca; l’ho pesata ed erano 120 grammi. Insomma sarebbe sì venuto un bel piatto di pasta (niente di troppo esagerato, in fondo), ma avrei sgarrato di 40 grammi. La sera mangio il secondo e 70 grammi di pane che ovviamente peso. Mettiamo invece che me ne fotto di pesare il pane e mangio tutto il panino di 110 grammi. In totale, tra pranzo e cena, sgarrerei di 80 grammi.
Quanto fa al mese uno sgarro del genere? Sgarrare di 80 grammi, e che sarà mai penserà qualcuno …
Sgarrare di 80 grammi fa la bellezza di 2 chili e 400 grammi al mese, 28 chili e 800 grammi all’anno! E ho contato solo gli sgarri di pane e pasta! Immaginate un attimo a sgarrare con la carne, il pesce, i latticini … metteteci pure le bevande zuccherate, gli alcolici, il fritto, il burro, i cenoni di Pasqua e di Natale! Decine e decine di chili in più! È normale poi che ci venga il panzone!
La gente si trastulla la minchia con la dieta antiglicemica, la dieta a zona, la dieta del pollo, le tisane, le pillole, gli integratori … tutte stronzate.
Volete dimagrire e stare in forma, tenere il peso per sempre?
Tre regole:
1) Pesare il cibo
2) Mangiare tre volte al giorno
3) Quando vi viene fame, mattina pomeriggio notte che sia, addentate un finocchio.


Ci rivediamo l’otto maggio per vedere quanti chili ho perso.

mercoledì 25 aprile 2012

Cose da sapere prima di vedere il fim Diaz


Ritengo utile, prima di vedere il film Diaz, fare delle considerazioni preliminari su alcuni fatti che sono succeduti dopo la vicenda Diaz e a quell’altra vergogna di Bolzaneto. Giusto per non dimenticare.
Decine di quegli agenti e dirigenti violenti e deviati sono stati condannati in primo e secondo grado per le mattanze alla Diaz e a Bolzaneto, ma nessuno è stato rimosso dal corpo. Qualcuno anzi ha addirittura fatto carriera.
Come Vincenzo Canterini che, dopo la condanna in primo grado a 4 anni per la Diaz, divenne questore e ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest. O Michelangelo Fournier, quello che al processo parlò di “macelleria messicana”, che dopo la prima condanna a 4 anni e 2 mesi ascese al vertice della Direzione Centrale Antidroga.
O Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un ragazzo di 15 anni, condannato in tribunale a 2 anni e 4 mesi per le sevizie di Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, e subito dopo promosso capo della Questura di Genova e poi dirigente di quella di Alessandria.
Molti di loro avrebbero subìto sanzioni ancor più pesanti se l’Italia avesse recepito il reato di tortura, cosa che non avvenne per la strenua opposizione di quelle merde del Pdl e della Lega, al governo nel 2001 e dunque responsabili politici e morali di quel che accadde.
Non fu cacciato dalla polizia nemmeno il dirigente che portò alla Diaz due molotov ritrovate altrove per giustificare ex post l’ignobile pestaggio di gente inerme. E nemmeno quello che si ferì da solo per simulare un corpo a corpo con i fantomatici “black bloc” che in quella scuola, quella notte, non esistevano. Molti altri, nascosti sotto l’anonimato del casco, non sono stati identificati, dunque l’hanno fatta franca. È ovvio che viene da pensare che gli agenti che si sono macchiati di violenze gratuite negli ultimi anni, per esempio in Val di Susa contro i No-Tav, possano essere gli stessi che la passarono liscia per i fatti di Genova, o altri loro emuli, incoraggiati dall’impunità generale.
Dopo aver ricordato questa infamia nazionale (che ricorderò fino a quando non ci sarà vera giustizia), andrò a vedere Diaz di Antonello Vicari e vi consiglio pure il documentario Bella ciao di Giusti, Torelli e Freccero ovviamente censurato da quell’altra vergogna nazionale di nome Rai.