mercoledì 25 aprile 2012

Cose da sapere prima di vedere il fim Diaz


Ritengo utile, prima di vedere il film Diaz, fare delle considerazioni preliminari su alcuni fatti che sono succeduti dopo la vicenda Diaz e a quell’altra vergogna di Bolzaneto. Giusto per non dimenticare.
Decine di quegli agenti e dirigenti violenti e deviati sono stati condannati in primo e secondo grado per le mattanze alla Diaz e a Bolzaneto, ma nessuno è stato rimosso dal corpo. Qualcuno anzi ha addirittura fatto carriera.
Come Vincenzo Canterini che, dopo la condanna in primo grado a 4 anni per la Diaz, divenne questore e ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest. O Michelangelo Fournier, quello che al processo parlò di “macelleria messicana”, che dopo la prima condanna a 4 anni e 2 mesi ascese al vertice della Direzione Centrale Antidroga.
O Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un ragazzo di 15 anni, condannato in tribunale a 2 anni e 4 mesi per le sevizie di Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, e subito dopo promosso capo della Questura di Genova e poi dirigente di quella di Alessandria.
Molti di loro avrebbero subìto sanzioni ancor più pesanti se l’Italia avesse recepito il reato di tortura, cosa che non avvenne per la strenua opposizione di quelle merde del Pdl e della Lega, al governo nel 2001 e dunque responsabili politici e morali di quel che accadde.
Non fu cacciato dalla polizia nemmeno il dirigente che portò alla Diaz due molotov ritrovate altrove per giustificare ex post l’ignobile pestaggio di gente inerme. E nemmeno quello che si ferì da solo per simulare un corpo a corpo con i fantomatici “black bloc” che in quella scuola, quella notte, non esistevano. Molti altri, nascosti sotto l’anonimato del casco, non sono stati identificati, dunque l’hanno fatta franca. È ovvio che viene da pensare che gli agenti che si sono macchiati di violenze gratuite negli ultimi anni, per esempio in Val di Susa contro i No-Tav, possano essere gli stessi che la passarono liscia per i fatti di Genova, o altri loro emuli, incoraggiati dall’impunità generale.
Dopo aver ricordato questa infamia nazionale (che ricorderò fino a quando non ci sarà vera giustizia), andrò a vedere Diaz di Antonello Vicari e vi consiglio pure il documentario Bella ciao di Giusti, Torelli e Freccero ovviamente censurato da quell’altra vergogna nazionale di nome Rai.

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