martedì 31 gennaio 2012

Discorso del professore Ingestibile


Disprezzo i giovani di questi ultimi trent’anni. Tutto il lager schiamazzante delle rivolte studentesche. Questa sciagurata età (tutt’altro che oisive) pericolosamente volitiva.
Mummie foruncolose e imbellettate che, con la scusa di rivendicare e accattonare un mutamento, una riforma o altro, nidificano nell’autoconservazione. Questa perpetua assemblea è il confort della bestialità del branco. Di giovinazzi e giovinazze che, invece di sequestrare se stessi, “desiderando” (è l’etimo di studio) e progettando in tutto privato, s’illudono di “okkupare” una scuola pubblica allo scopo cretinissimo di conferirle “dignità” ed “efficacia” innovativa.
La scuola, da skolè, è il corpo insegnante, confraternita laddove s’insegna e non mai dove s’apprende. Una palestra dove ci si va a rilassare, a dispetto del corpo insegnante: questa è la scuola. Lo studente o lo studière è colui che desidera: vedi che scuola e studio sono un’antitesi.
Non puoi andare ad apprendere dove si insegna; per apprendere bisogna disapprendere. Altrimenti si fa doppia fatica, ore buttate via. La scuola è ozio, è cretino scioperare per migliorarla. Altre volte la demoliscono questa istituzione, oggi vorrebbero restaurarla. Gli insegnanti demoliti di oggi sono gli studenti demolitori di ieri.
Che cazzo vuole questo verminaio trafelato e confuso? Se non affogare nel baccano collegiale qualunque atto responsabile, ogni solitaria e intima applicazione? Reprimere nella rivolta scioperata e poliziotta la resa dei conti con se stessi. È con se stessi che non intendono intrattenersi: travestono il lavorìo pensante in prospettiva salariata; rivendicano garanzie statali (educazione, famiglia, ricreazione, sindacato, pensione, ecc.) invece di offrirne. È la trafila insensata dei servi che reclamano di “ottimizzare” la propria condizione servile.
Controparte è un regime democratico per definizione tritamasse, sordo-attento alle difficoltà globali, inimico giurato d’ogni impresa individuale. Non bisogna mai invocare lo Stato. Lo Stato deve smettere di governare. Si studia desiderando. Una faccenda molto privata.
Il “giovanilismo mitico” è fomentato dai media che gli assegnano spazio sconsiderato nel trogolo dell’attenzione più equivoca. Chi non finge di interessarsi all’acne giovanile è sospettato di attitudine criminale. E così, vezzeggiato e garantito, il giovanilismo imbecille si accanisce a oltranza. S’accasa parassitario, senza età, nel condominio genitoriale, arrangiandosi nella cameretta quattro per quattro il poster del Che e una multisolitudine da crociera di massa virtuale. Ipernavigano via Internet. Falsa erranza agli antipodi di Swift e inconsapevole sintonia col Robinson di Michel Tournier. Solitudine di branco.

6 commenti:

  1. Risposte
    1. Sì, di storia e filosofia.
      L'anno scorso ho insegnato al triennio del liceo scientifico.
      Quest'anno ho fatto mille domande, ma niente. Spero esca presto il concorso.

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  2. è un periodaccio, anche per gli statali.. In bocca al lupo ;)

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  3. Non sono più i tempi dei "Clerici Vagantes"

    :-)

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    1. Verissimo.
      Sono rimasti o i clerici o i vagantes....

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