venerdì 23 dicembre 2011

Dialogo fra un prete e un moribondo


Ahia…Ho scoperto che da quando c’è il blogghe non mi sono ancora mai occupato del marchese de Sade.
Rimedio subito (e devo dire che il periodo mi sembra il più adatto), parlando di un piccolo scritto intitolato Dialogo fra un prete e un moribondo.
Il moribondo che sta per tirare le cuoia è un ateo. Al suo capezzale arriva un prete che comincia la solita tiritera sui vizi e sugli errori commessi durante la vita e gli chiede di pentirsi dei molteplici e reiterati disordini cui l’hanno addotto e la debolezza e l’umana fragilità.
L’ateo si pente sì, ma non nel modo in cui vorrebbe il prete. Vediamo come: “Dalla natura creato con gusti vivacissimi e robustissime passioni, posto su questa terra all’unico scopo di abbandonarmi a quelli e soddisfar queste, ed essedo cotali effetti della mia creazione bisogni preordinati dalla natura o, se preferisci, conseguenze ineluttabili, visti i progetti della natura sul mio conto, e tutti conformi alle sue leggi, io non mi pento se non d’avere insufficientemente riconosciuto l’onnipotenza di lei, e i miei rimorsi vertono soltanto sul mediocre uso da me fatto delle facoltà, a tuo vedere criminali, semplicissime a parer mio, ch’ella m’aveva dato affinché la servissi; le ho ahimè talvolta fatto opposizione, me ne pento. Accecato dall’assurdità dei tuoi sistemi, ho in virtù loro avversato la violenza dei desideri ricevuti da una ispirazione assai più che divina, e ne son pentito, non avendo mietuto che fiori allorquando potevo far raccolta e amplissima di frutti… Ecco dunque i giusti motivi dei miei rimpianti, e stimami quanto basti per non supporne d’altri.”
Prete: Orrore! non ti vergogni, ragionando così, di offendere il Creatore e di abbandonarti agli effetti di codesta natura corrotta?
Che intendi per creatore e per natura corrotta?
Prete: Il Creatore è il padrone dell’universo, è lui che ha fatto tutto, e che tutto preserva per un semplicissimo effetto della sua onnipotenza.
Perché mai codesto uomo così potente avrebbe fatto una natura corrotta?
Prete: Se Dio non avesse lasciato il libero arbitrio all’uomo, qual merito avrebbe mai avuto a fruirne se non ci fosse sulla terra la possibilità di fare il bene ed evitare il male?
Ah, quindi Dio ha voluto far tutto di traverso, soltanto per tentare o provare la sua creatura; ma non la conosceva dunque? Non aveva certezza dunque del risultato?
Prete: La conosceva senza dubbio, ma voleva lasciarle il merito della scelta.
A qual fine, se sapeva già quale partito ella avrebbe abbracciato e se non dipendeva che da lui, poiché lo dici onnipotente, poiché non dipendeva che da lui, dico io, di farle scegliere il bene?
[ora arriva la risposta classica] Prete: Chi può mai comprendere le immense, infinite mire di Dio sull’uomo? E chi può comprendere tutto ciò che noi vediamo?
Colui che semplifica le cose, è principalmente colui che non moltiplica le cause per meglio imbrogliare gli effetti. A che vai cercando una seconda difficoltà quando non riesci a spiegare la prima, ed essendo possibile che la natura da sola abbia compiuto ciò che attribuisci al tuo dio, perché le vai cercando un padrone? La causa di ciò che non comprendi è forse la più semplice del mondo. Perfeziona la tua fisica e comprenderai meglio la natura, depura la tua ragione, metti al bando i tuoi pregiudizi e farai a meno del tuo dio.
Prete: Vedo che sei ateo e poiché il tuo cuore rifiuta le sconfinate autentiche prove che ogni giorno riceviamo dell’esistenza del Creatore, non ho più niente da dirti. Non si ridà la luce a un cieco.
Ammetti che il più cieco di noi due è quello che si mette una benda sugli occhi e non colui che se la strappa. Tu edifichi, inventi, moltiplichi, io distruggo, semplifico. Tu accumuli errori su errore, io li combatto tutti. Chi di noi è dunque il cieco?
Prete: Non credi dunque in Dio?
[il grande discorso dell’ateo] No, e per una ragione assai semplice; che è assolutamente impossibile credere a ciò che non si comprende. Tra comprensione e fede devono correre rapporti immediati; la comprensione è il primo alimento della fede; dove la comprensione non agisce la fede è morta e coloro che in tal caso pretendessero di averla, si ingannano. Ti sfido a credere al dio di cui predichi, poiché non sei in grado di definirmelo, poiché non sapresti dimostrarmelo, poiché pertanto non lo comprendi; poiché non comprendendolo non puoi fornirmi alcun argomento ragionevole e poiché, in breve, tutto ciò che sta al disopra dei limiti dello spirito umano è o chimera o superfluità; poiché il tuo dio, non potendo essere che o l’una o l’altra, nel primo caso a credergli sarei pazzo, nel secondo imbecille.
Amico mio, dammi la prova dell’inerzia della materia e ti concederò il creatore; dammi la prova che la natura non è sufficiente a se medesima e ti permetterò di supporle un padrone. Frattanto non aspettarti nulla da me, io non mi arrendo che all’evidenza e questa non la ricevo se non dai miei sensi; dove questi si fermano la mia fede perde le sue forze.
Credo al sole perché lo vedo e lo concepisco come il centro in cui si raduna tutta la materia ignea della natura, il suo circuito periodico mi piace senza stupirmi. Si tratta di un’operazione fisica forse semplice quanto quella dell’elettricità, che tuttavia non ci è dato di comprendere. Perché spingermi oltre? Se tu mi avrai alzato l’impalcatura del tuo dio al disopra di tutto ciò, che vantaggio ne avrò mai tratto? Non mi ci vorrà forse altrettanto sforzo per comprendere l’operaio quanto per definire l’opera?
Pertanto, non m’hai reso alcun servigio costruendo la tua chimera, hai turbato il mio spirito senza illuminarlo e ti debbo odio, non riconoscenza. Il tuo dio è una macchina da te fabbricata per servire le tue passioni e l’hai mosso a tuo talento; ma poiché essa disturba le mie, acconciati a vedermela rovesciare e nell’istante in cui la mia debole anima ha bisogno di calma e di filosofia astieniti dallo spaventarla coi tuoi sofismi che la sgomentano senza persuaderla, la irritano senza renderla migliore. Quest’anima, amico mio, è quello che è piaciuto alla natura ch’ella fosse, vale a dire il risultato degli organi che la natura s’è compiaciuta di foggiarmi in vista dei suoi fini e dei suoi bisogni, e poiché ella ha pari bisogno di vizi e virtù, mi ha volto a quelli quando le è parso e quando ha voluto queste me ne ha ispirato il desiderio e io mi sono abbandonato senz’altro, da solo.
Non cercare dunque altro che le sue leggi come unica causa della nostra umana incoerenza e nelle sue leggi soltanto la sua volontà e il suo bisogno.

2 commenti:

  1. Vuoi sapere la mia? A me consola che ci sia al posto di genitori nevrotici, di amori paranoici , di amici dispotici una entità che mi ami per quella he sono e che gli piaccio pure! Ecco perchè nei limiti della mia umanità corruttibile, fallace e incoerente credo nella stella cometa, nella croce e nel perdono e soprattutto nell'Amore che consola, risolve, aiuta e che salva e che sia del Cielo, che illumina da dentro anche noi, in una sorta di "namastè" continua.
    Mò posso essere pure una ottimista idiota ma almeno mi fa sorridere e mi dà la forza per andare tra questa merda che è la vita, perchè poi li incontri due occhi che ti fanno capire che Dio esiste ed è lì ( io li ho incontrati- a parte quelli dei mie bambini- e sono tutto il mondo che vorrei e che ho trasformato negli ultimi mesi e sono libera di avere una seconda chance grazie a Dio :-))
    Auguri proff che ha il Vesuvio nelle vene e il mare nei pensieri, Buon Natale a te e ai tuoi cari, quelli vicino al cuore.

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  2. Benissimo!
    Carissima Luce, non badare troppo a me e ai miei vaneggiamenti... :))
    Io amo le discussioni, gli scontri e soprattutto il divin Marchese...

    Auguri a te e a tutti i tuoi cari.

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