lunedì 28 maggio 2012

Eraclito, logos mon amour


Eraclito è in assoluto il pensatore greco più affascinante che io abbia mai incontrato.
Proveniva da una famiglia aristocratica ma non aveva né castelli né soldi né tutte la altre minchiate che noi moderni siamo abituati ad associare alla parola "aristocratico".
Aristocratico deriva dalla parola greca aristoi ed era una distinzione che si dava alle persone che eccellevano nel campo della saggezza, nell’igiene, nel saper consigliare, nel dirimere questioni e litigi, ecc. Insomma era sempre la saggezza, la fronesis che i Greci onoravano.
Eraclito dopo aver vissuto svariati anni ad Efeso e tra gli efesini, mandò tutto e tutti a cacare e si ritirò in disparte, sui monti. Visse in una specie di eremitaggio; è il primo esempio di filosofo solitario. Poteva diventare basileus, ma se ne fregò.
Di lui non ci rimane nessun testo, solo frammenti sparsi di un’opera che Eraclito sotterrò nel tempio di Artemide perché non ritenne i suoi scritti adatti al popolino.
Ci sono varie parole chiave che possono guidarci all’interpretazione di Eraclito: logos, physis, pòlemos, mondo, fuoco, uno-unico, ecc.
Visto che questo è il primo post dedicato a Eraclito, cominciamo dal frammento 1 (secondo l’edizione Diels-Kranz) che contiene la parola logos, nostro termine guida per “entrare in contatto” con Eraclito. Leggiamolo per intero:
“Ora, riguardo al logos, all’ente nel suo essere, gli uomini continuano a rimanere al di fuori di ogni intendimento, sia prima di porgervi orecchio, sia una volta che hanno ascoltato; infatti, mentre tutto accade secondo il logos che dico, essi invece assomigliano a chi è senza esperienza, quando si cimentano in parole e opere tali quali vado spiegando, io che distinguo ciascuna cosa secondo la sua essenza e la dico così com’è. Ma agli altri uomini sfugge ciò che fanno da svegli, proprio come rimane loro celato ciò che era loro presente nel sonno”.
Il frammento 1 viene confermato su questo punto dal frammento 72, come lo riporta Marco Aurelio:
“Ciò a cui soprattutto si accompagnano è ciò da cui si dividono, e perciò: le cose in cui si imbattono ogni giorno sono quelle che ad essi appaiono in una luce estranea (xeina)”.
Il testo sembra contenere un paradosso. Le cose in cui ci si imbatte quotidianamente non sono piuttosto le cose del tutto familiari? In che senso dovrebbero quindi mostrarsi in una luce estranea?
Nel senso che gli uomini, una volta che si sono divisi dal logos, vedono solo un lato di ciò che incontrano, e nella stessa misura la cosa incontrata è per così dire estranea a se stessa.
Il frammento ci parla così degli uomini in quanto si allontanano dall’essere per ricadere da esso nell’ente ( si può confrontare questo allontanarsi dall’essere come decadimento o una caduta [nell’ente] in Essere e tempo di Heidegger).
Ciò che dice Eraclito non ha comunque niente a che vedere con il peccato originale, ma appartiene alla differenza stessa tra essere ed ente, in relazione alla quale gli uomini sono ancora più originariamente riuniti. L’interpretazione della decadenza come peccato originale, al contrario, è in se stessa l’eliminazione di questa differenza. Ma poiché qui viene mantenuta saldamente la differenza tra essere ed ente, anche il platonismo, insieme al discredito che getta sulla mera apparenza, è ancora di là da venire. Gli xéna di Eraclito non sono affatto un qualcosa che è in un senso minore, ma l’ente stesso così estraneo quale si mostra a coloro che si allontanano dalla differenza. Eraclito non nutre ancora, come Platone, sentimenti ostili nei confronti di ciò che è estraneo.
Se adesso dal frammento 72 ritorniamo al frammento 1, possiamo aggiungere che tutto quanto vi si dice degli “inesperti” è parimenti confermato dal frammento 2: “Bisogna dunque seguire ciò è comune. Ma pur essendo questo logos comune, la maggior parte degli uomini vive come se avesse un propria e particolare saggezza”, in cui essi vengono chiamati di nuovo axùnetoi, “coloro che non vanno insieme”. Insieme a che cosa essi non vanno? Insieme al logos da cui sono separati. I “divisi” del frammento 72 sono questi “disgiunti”.
Per questo il logos può essere per noi il filo conduttore per leggere i frammenti di Eraclito.
Ah, un'ultima cosa. Lasciate perdere chiunque traduca o parli di logos traducendo questa parola con "ragione". È gente che parla tramite i romani e che non si sforza di ascoltare l'autentico "parlare greco".

2 commenti:

  1. Non avevo ancora letto questo intevento: davvero buono! Sicuramente Eraclito aveva una percezione del mondo, del senso profondo delle cose (il logos), talmente intensa ed evidente da non poterla condividere con nessuno.Peccato che il suo libro sia nadato perduto (per ora è così).

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    1. sì, è davvero il peccato letterario più grande della storia dell'uomo.
      Socrate lo lesse e disse che non ci capì un tubo.
      Vorrei tanto leggerlo anche io.

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